Manuel Fernandez, arcivescovo di La Plata

di: Antonio Dall'Osto

Il 2 giugno scorso il papa ha promosso arcivescovo metropolita di La Plata – seconda arcidiocesi più importante dell’Argentina, dopo Buenos Aires – il suo teologo personale, il 55enne Victor Manuel Fernandez. Succede all’arcivescovo Héctor Aguer, dopo le sue dimissioni per limiti di età.

Fernandez è un personaggio che ha dietro di sé una lunga carriera. Da giovane, dopo aver studiato filosofia e teologia nel seminario maggiore di Córdoba, ha completato la sua formazione con gli studi teologici presso la Facoltà di teologia della Pontificia università cattolica argentina (UCA), a Buenos Aires. Ordinato sacerdote il 15 agosto 1986, ha conseguito la laurea in teologia biblica con specializzazione presso la Pontificia Università Gregoriana a Roma nel 1988. Nel 1990 ha conseguito il dottorato in teologia presso la Facoltà teologica della UCA con una tesi sul rapporto tra sapere e vita in san Bonaventura.

È stato professore di etica, psicologia, ermeneutica, antropologia, esegesi biblica, Nuovo Testamento, omiletica e teologia spirituale. Attualmente insegnava teologia morale e Vangeli sinottici presso la facoltà di teologia della UCA, dove era docente ordinario stabile. Nella stessa facoltà è stato anche vicepreside dal 2002 e preside dal luglio 2008 al dicembre 2009, quando ha assunto la carica di rettore dell’Università. Da settembre 2007 fino a dicembre 2009 è stato presidente della Società argentina di teologia. Il 13 maggio 2013 papa Francesco lo aveva nominato arcivescovo titolare di Tiburnia.

Fernandez è noto anche per i suoi scritti di spiritualità in cui unisce insieme erudizione, senso pratico, contributi della psicologia, esegesi biblica e il dialogo con le diverse religioni. Ha tenuto anche numerosi corsi e conferenze in Argentina e altri paesi.

Lo stretto rapporto con papa Bergoglio

Ma ciò che lo caratterizza è lo stretto rapporto che ha sempre avuto con l’attuale papa Francesco fin da quando questi era ancora arcivescovo di Buenos Aires. Negli anni ’90 era stato designato da lui consultore in numerose commissioni all’interno della Conferenza episcopale argentina e del Consiglio latinoamericano dei vescovi, il CELAM.

Per la sua grande versatilità nello scrivere, l’aveva portato con sé alla 5ª Conferenza dei vescovi dell’America Latina che si è tenuta nel 2007 presso il santuario mariano di Aparecida in Brasile. Si dice che Bergoglio – che allora era capo del comitato di redazione della Conferenza generale – abbia fatto molto affidamento sulla capacità di Fernandez per cogliere e sintetizzare i diversi punti di vista emersi nella Conferenza.

Una volta papa, Francesco gli affidò l’incarico di stendere la bozza della sua prima esortazione apostolica Evangelii gaudium. Più tardi lo designò vicepresidente della commissione incaricata di redigere il messaggio del sinodo straordinario dei vescovi sulla famiglia dell’ottobre 2014 e successivamente della 14ª assemblea ordinaria del sinodo dei vescovi dell’ottobre 2015. Il papa lo nominò membro della commissione per l’elaborazione del messaggio finale.

Ma Victor Manuel Fernandez fu coinvolto anche nella preparazione della bozza di Amoris laetitia, e da alcuni fu criticato per aver abbondantemente inserito nel documento numerosi suoi scritti.

Intervista a José M. Vidal

Victor Manuel Fernandez, dopo la nomina ad arcivescovo di La Plata, il 2 giugno scorso, in una breve intervista rilasciata a José M. Vidal ha affermato che il suo programma ora consisterà nel prendere sul serio la Evangelii gaudium. Ecco il testo dell’intervista.

– Fernandez, cosa ha provato nel ricevere questa la nomina?

Ho provato due cose mescolate tra loro. Da un lato, la gioia, perché il periodo più felice furono i miei anni come parroco. L’attività accademica che ho esercitato negli ultimi dieci anni mi piaceva, ma la nomina episcopale mi ha portato a desiderare molto una sposa, una Chiesa locale in cui incarnarmi.

Dall’altro lato, nel profondo del cuore c’è un po’ di paura. Spero che sia il santo timor di Dio, o un senso di responsabilità. Chiedo agli amici che preghino per me perché possa dare il meglio di ciò che Dio mi ha donato.

– Vi va disposto a tradurre in pratica questa Chiesa in uscita che chiede Francesco e il suo motto episcopale “In mezzo al popolo”?

Senza dubbio. Il programma è la Evangelii gaudium, ma presa sul serio, non come uno slogan. E stare “in mezzo al popolo” è ciò che desidero. La mia attività principale sarà la visita permanente alle comunità e avviare processi assembleari e di sinodalità.

– Le sue tre priorità?

Non voglio stabilire o imporre priorità ora senza prima ascoltare e conoscere. Ma se penso alle priorità personali, a quelle cose che mi mobilitano in questo momento, direi che sono le seguenti:

  • Stimolare la missione da persona a persona centrata in Cristo
  • Infondere costantemente motivazioni evangeliche e spirituali
  • Collaborare alla promozione dei più poveri e abbandonati

– Nessuna raccomandazione speciale da parte del papa?

No. In realtà egli non è solito chiedere delle cose. Mi ha detto soltanto di curare da vicino il seminario, di chiedere luce allo Spirito Santo e di avere fiducia.

– Dopo anni dedicati al mondo intellettuale e universitario, sente il desiderio di concentrarsi sulla missione e sull’attività pastorale?

Sì, anche se devo riconoscere che i miei anni di attività accademica mi hanno insegnato molte cose e spero di trasfondere ciò che ho imparato in questa nuova missione.

– La Chiesa gerarchica argentina si incammina definitivamente sulla strada della riforma del papa?

Sta diventando più evidente il feeling con Francesco.
Ha paura di trovare delle “resistenze” da parte del clero o dei fedeli?

È una cosa che ci sarà sempre. Ma il mio stile è quello di cercare sempre i punti di contatto. Mi aspetto che sia lo stesso anche dall’altra parte.

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