Peter Hünermann, dogma e resistenza

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Lo studio dove svolgeva il suo lavoro lo aveva in alto, proprio sotto il tetto, nella vecchia canonica sveva dove abitava. Il che significava dover salire quotidianamente diverse rampe di scale. Fino in tarda età si manteneva in forma, muovendosi e anche facendo salti con la corda. Peter Hünermann non si è mai tirato indietro di fronte alla necessità di fare uno sforzo; e ha lavorato fino alle ultime settimane. Era uno dei «grandi vecchi» della teologia cattolica. Ora Peter Hünermann, a quasi 97 anni, è morto e ha lasciato il risultato di un immenso lavoro di una vita.

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Negli ultimi tempi Hünermann era immerso, in quanto dogmatico e ricercatore del Concilio, in un monumentale progetto: collegato in rete a livello mondiale con più di cento altri teologi e teologhe, elaborava e coordinava «Ereignis und Auftrag» (evento e compito) – uno dei dodici volumi della progettata storia del Concilio Vaticano II. Di fatto: la prima storia complessiva scritta a livello intercontinentale della Chiesa cattolica nel XX secolo.

Nei processi partecipativi conciliari o sinodali Hünermann vedeva sempre una forma di organizzazione/direzione della Chiesa molto più conforme al Vangelo rispetto al centralismo romano o alla concezione dogmatica autoritariamente imposta, di cui egli vedeva con dolore caratterizzati gli oltre trent’anni di papa Giovanni Paolo II e Joseph Ratzinger/Benedetto XVI.

Francesco, che sbloccava la situazione e che voleva riorganizzare la Chiesa in senso sinodale, era il suo papa! Hünermann lo conosceva già dai suoi viaggi in America Latina, dagli incontri con la teologia della liberazione e con l’apprendimento comune di quali novità e forme dell’essere-chiesa diventavano possibili proprio nelle comunità di base. Lo apprezzava e lo amava molto, ma questo non gli impedì di scrivere a papa Francesco, in una lettera aperta, di spingere maggiormente e di compiere passi più decisi.

A suo avviso la Chiesa deve porsi apertamente di fronte al «peccato strutturale» della sua «problematica degli abusi» e prenderla come concreto punto di partenza per perseguire con forza l’approfondimento sinodale. Per Hünermann, che non si lasciava mai tappare la bocca, questo è un presupposto anche per il futuro.

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Che Peter Hünermann, prete, professore di dogmatica a Münster (1971-1982) e poi a Tubinga fino a diventare emerito nel 1997, avesse qualcosa contro la Chiesa e il papato, a questa idea poteva arrivare solo Joseph Ratzinger. Quando nel 2018 il Vaticano chiese al già emerito papa Benedetto XVI una prefazione a una piccola collana teologica sulla teologia del suo successore Francesco, Ratzinger rifiutò con la motivazione che anche Hünermann era uno degli autori.

Costui, affermava Ratzinger, nel periodo del suo pontificato aveva condotto in modo maligno iniziative contro il papa e il magistero – perché Hünermann, come molti altri teologi riformatori, aveva firmato la «Dichiarazione di Colonia Per una cattolicità aperta contro una cattolicità messa sotto tutela». Questo era avvenuto nel 1988! Ma Ratzinger lo rinfacciava a Hünermann ancora vent’anni dopo.

Forse era anche per il fatto che Hünermann era uno dei primi grandi teologi che si esprimeva pubblicamente e molto chiaramente a favore della consacrazione diaconale femminile. Rimandava al mittente gli argomenti contrari tratti dalla storia dei dogmi e della Chiesa; conosceva la materia meglio di molti gerarchi in Vaticano che si basavano sulla pura e semplice negazione e – a propria discrezione – spazzavano via alla leggera anche i risultati di commissioni di studio.

Il giudizio di Hünermann sul modo di lavorare in Vaticano era al contempo laconico e rivelante: «La gran parte dei membri della commissione non aveva nessuna idea dei risultati delle ricerche storiche; anche il cardinale italiano e presidente della commissione non sapeva nulla». Poi è arrivato un singolo chierico «che ha affermato che tale consacrazione è esclusa». Questo prete ha ribaltato le regole della commissione – secondo le quali sulle singole questioni avrebbero dovuto di volta in volta discutere una donna e un uomo – e il presidente si è messo dalla sua parte. «E ha detto: se non si può fare, dobbiamo semplicemente scrivere così».

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Quello che la Chiesa nella sua bimillenaria storia ha stabilito e ha respinto come magistero, Peter Hünermann, con un lavoro di decenni, lo ha raccolto, distinto, riordinato e – per la prima volta – trasferito dal latino al tedesco, meglio accessibile: il «Kompendium der Glaubensbekenntnisse und kirchlichen Lehrentscheidungen» (Compendio delle professioni di fede e delle decisioni dottrinali della Chiesa) è l’opera di riferimento a livello mondiale per eccellenza. «Il Denzinger» si chiamava la corposa opera col nome del suo primo autore; in seguito, negli ambienti specifici, via via attraverso le molte edizioni, è stato chiamato «Denzinger-Hünermann» (la traduzione italiana dell’opera è stata curata e pubblicata dalle Edizioni Dehoniane Bologna ed è ancora presente in catalogo − ndr).

Solo quattro settimane fa, Hünermann ha lasciato la redazione e l’ha consegnata al teologo dogmatico di Münster Michael Seewald. È stato un passaggio molto significativo tra due generazioni della teologia, tenendo conto delle età: il più vecchio dogmatico tedesco ha passato la mano al più giovane.

Nonostante il suo silenzioso e incessante lavoro su testi e documenti, Hünermann non era un tipo di studioso chiuso o lontano dal mondo. Si impegnava per le nuove leve di ricercatori, era presidente del KAAD, Katholischen Akademischen Ausländerdienst (Servizio estero accademico cattolico) che sostiene (con borse di studio) giovani studiosi talentuosi in tutto il mondo.

Hünermann viaggiava molto, era attento alla cooperazione e alle relazioni. I suoi occhi sono rimasti sempre vivaci e brillanti, esprimevano una gioia al contempo umile e avvincente. Aveva humor. Non sapeva solo sorridere, ma anche ridere di cuore. È mancato la quarta domenica d’Avvento in una casa di cura vicino a Ludwigsburg.

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4 Commenti

  1. Anna Rita Tracanna 2 gennaio 2026
  2. Roberto Mela 2 gennaio 2026
  3. Una donna 2 gennaio 2026
    • Andrea Vitali 2 gennaio 2026

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