Leone XIV-Teologia: navigare nelle cose del mondo

di:

leo-teo

Il mare aperto fa paura: sia per la vastità incerta che dischiude che per il rischio di smarrirsi perdendo l’orientamento. Eppure questa immagine papa Leone ha evocato incontrando la Facoltà Teologica Pugliese e l’Istituto Teologico Calabro il 2 marzo scorso, sulla scia di un’espressione cara a papa Francesco; ricordando così l’urgenza di una teologia che cerca parole trasformative per abitare con coraggio il nostro tempo.

Non più una teologia specializzata nella ripetizione monotona di cose vecchie, ma esperta in immaginazione di quelle nuove per il futuro del cattolicesimo. La Chiesa missionaria che mette al centro Cristo non ha bisogno di limitarsi a rispettare “obblighi accademici” o di rifugiarsi in “porti sicuri”, ha precisato Prevost, ma di una coraggiosa navigazione attraverso la complessità di questo mondo.

Il Vaticano II

A proposito del corpus conciliare, a cui papa Leone ha inteso dedicare le catechesi del mercoledì, già la mens magisteriale teneva a precisare i termini della sua chiusura: “Il Concilio non ha inteso risolvere tutti i problemi urgenti della vita moderna; molti di essi sono stati presentati in termini molto ristretti e generali, suscettibili perciò di successivi approfondimenti e di diverse applicazioni” (Paolo VI, 7 dicembre 1965).

La svolta cruciale del Vaticano II infatti è stata quella del metodo: meno specializzato nell’apologetica giustificatrice o nel delimitare confini utili a individuare incongruenze e persone da mettere a tacere. Sessant’anni dopo emerge la necessità di una Chiesa che sappia imparare a muoversi nei “successivi approfondimenti e diverse applicazioni”, solo grazie ad un surplus di pensiero teologico.

Nell’epoca in cui convivono l’opinione dell’influencer di turno con la violenza del leader politico, la teologia coglie l’opportunità di immaginare in modo nuovo la sfida essenziale: la trasmissione del Vangelo e non la corsa dietro questioni secondarie che diventano assolute.

La teologia che naviga in mare aperto abilita la Chiesa tutta a ritrovare la radice della sua missione nella trasmissione della Buona notizia in un tempo in cui la paura sembra essere l’unico codice politico e sociale: la sfida vera è l’inculturazione di questo messaggio trasformativo rispetto ai diversi contesti sociali in cui il valore del viaggio umano diventa irrilevante o faticoso.

Inculturare il Vangelo vuol dire correre il rischio di “prendere il largo, andare oltre, scrutare altri orizzonti e trovare forme e linguaggi nuovi” (Leone XIV nel citato discorso del 2 marzo scorso). Senza questo azzardo, che è una vera e propria traversata, non c’è teologia ma ripetizione di linguaggi “fossilizzati”, privi di movimento e travaglio.

La teologia, quindi, appartiene più al sistema aperto che chiuso, dal momento che “non è mai perfettamente conosciuto dalla mente umana […] è una meta mai raggiungibile, un orizzonte che sfugge sempre” (Z. Alszeghy, Sistema in teologia?, Gregorianum 67/2 (1986) 226).

Nel discorso del due marzo scorso, papa Leone affida alla teologia due sfide particolari per prendere il largo nel mare aperto.

Relazioni ecclesiali in stile sinodale

Il pontefice agostiniano individua nelle chiusure della comunità ecclesiale il primo ostacolo alla trasmissione del Vangelo: per ben sei volte nel discorso fa riferimento alla parola ‘insieme’. È anzitutto il plurale popolo dei battezzati che deve essere accolto e valorizzato in una prospettiva non più meramente funzionale, poiché la Chiesa diventa sé stessa quando supera l’introversione di relazioni opprimenti e scopre la diversità come esercizio per completarsi a vicenda.

Per tale motivo i singoli soggetti, ministeri e carismi non esprimono tutta la cattolicità se non entrano in una relazione dinamica ed effettiva tra loro. La soggettualità di catechisti, donne, teologi, pastori, religiose ecc. viene riconosciuta quando, la loro voce teologica ed esperienziale, diventa dirimente per le scelte e le forme pastorali da adottare sinodalmente.

Il giovane Prevost ha vissuto questa forma già in Perù grazie al programma pastorale “Nuova immagine di parrocchia”, come racconta egli stesso nella sua prima biografia tradotta da poche settimane in lingua italiana (Elise Ann Allen, Papa Leone XIV. La biografia, Mondadori).

Voce critica della Chiesa verso le ingiustizie sociali

Pensando alle criticità dei territori meridionali papa Lone riconosce che, la pur attrezzata religiosità popolare, non riesce ad arginare gli effetti devastanti delle piaghe sociali.

In questo senso riconosce che il valore critico del sapere teologico rafforza la sua fondamentale funzione di mediazione sociale e culturale, indispensabile in ogni transizione storica perché il Vangelo non solo sia trasmesso ma anche accolto quale componente trasformativa della realtà.

Una Chiesa che investe nella mediazione teologica riconosce le fondamenta del suo impegno per la pace nel solco della dottrina sociale, pungolo profetico rispetto ad ogni forma di ingiustizia e rassegnazione.

In merito al contributo che ebbe la teologia della liberazione nello sviluppo delle chiese latinoamericane, papa Leone si esprime con queste parole: “Il modo in cui la gente ripensa a ciò che oggi chiamiamo teologia della      liberazione è spesso errato e incompleto, perché il Vangelo predica la liberazione, ci chiama tutti alla libertà. Quindi teologia della liberazione, dal punto di vista di Gustavo Gutiérrez, significa iniziare a guardare con gli occhi dei poveri e insieme ai poveri per capire come Dio è in noi e tra noi” (Elise Ann Allen, Papa Leone XIV. La biografia, Mondadori, p. 44).

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Questo sito fa uso di cookies tecnici ed analitici, non di profilazione. Clicca per leggere l'informativa completa.

Questo sito utilizza esclusivamente cookie tecnici ed analitici con mascheratura dell'indirizzo IP del navigatore. L'utilizzo dei cookie è funzionale al fine di permettere i funzionamenti e fonire migliore esperienza di navigazione all'utente, garantendone la privacy. Non sono predisposti sul presente sito cookies di profilazione, nè di prima, né di terza parte. In ottemperanza del Regolamento Europeo 679/2016, altrimenti General Data Protection Regulation (GDPR), nonché delle disposizioni previste dal d. lgs. 196/2003 novellato dal d.lgs 101/2018, altrimenti "Codice privacy", con specifico riferimento all'articolo 122 del medesimo, citando poi il provvedimento dell'authority di garanzia, altrimenti autorità "Garante per la protezione dei dati personali", la quale con il pronunciamento "Linee guida cookie e altri strumenti di tracciamento del 10 giugno 2021 [9677876]" , specifica ulteriormente le modalità, i diritti degli interessati, i doveri dei titolari del trattamento e le best practice in materia, cliccando su "Accetto", in modo del tutto libero e consapevole, si perviene a conoscenza del fatto che su questo sito web è fatto utilizzo di cookie tecnici, strettamente necessari al funzionamento tecnico del sito, e di i cookie analytics, con mascharatura dell'indirizzo IP. Vedasi il succitato provvedimento al 7.2. I cookies hanno, come previsto per legge, una durata di permanenza sui dispositivi dei navigatori di 6 mesi, terminati i quali verrà reiterata segnalazione di utilizzo e richiesta di accettazione. Non sono previsti cookie wall, accettazioni con scrolling o altre modalità considerabili non corrette e non trasparenti.

Ho preso visione ed accetto