Chiesa-Donne-Partecipazione: stecchini e steccati

di:

elsa-doc

Nell’epoca dei microchip evocare l’immagine dello stecchino che blocca l’ingranaggio non è proprio avvincente, ma è la prima cosa che viene alla mente quando si legge il documento Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione – Gruppo di studio n. 5: la partecipazione delle donne alla vita e alla guida della Chiesa.

Il risultato dello studio è suddiviso in un testo e 3 appendici che riguardano le donne nella Scrittura, nella storia e nell’oggi della Chiesa.

La presenza di quest’ultima parte è interessante e mi sembra anche nuova. In questi numeri si elencano diverse esperienze in cui le donne sono delegate del vescovo per ambiti precisi o generali. Il tutto avviene all’interno delle coordinate fondamentali, anche se i singoli vescovi sanno di percorrere vie che non hanno una norma precisa. È però loro facoltà e lo fanno.

Sorge spontanea la domanda: si può pensare a un adeguamento del diritto?

***

Sempre risalendo c’è poi il paragrafo delle donne presenti nella storia della Chiesa, decisamente le più famose e descritte in modo piano. C’è però nella conclusione un’affermazione posta, e non dimostrata, che lascia davvero sbalordite, ma spero anche sbalorditi: accompagnate da uomini che le hanno fatte maturare – dopo leggiamo anche che eventuali distanze con la gerarchia sono da addebitare ai caratteri delle donne.

L’immaginario della donna isterica e sempre “minore” si dimostra intatto e operante.  Primo stecchino.

Poi c’è la presentazione delle donne bibliche. Che ci fossero donne nei racconti biblici nessuno ha mai avuto dubbi. Il tema approfondito da tanta letteratura esegetica di genere è se queste presenze sono presenze d’obbligo per una narrazione sensata o se essa fa parte strutturante del testo.

La presenza delle donne aiuta a far comprendere il volto di Dio e il suo agire verso il popolo di Israele?

***

Di questo non si ha traccia, e a dire il vero ci sono passaggi che andrebbero discussi esegeticamente. Sembra che il testo voglia dire: stiamo ai fatti e non alle interpretazioni, ma non sempre si può. E così di Rebecca dire che «Dio sembra andare incontro e quasi assecondare la strategia di Rebecca» (App I, 12) un po’ stupisce.

Alla fine del racconto la donna ottiene per il “suo” Giacobbe l’eredità della promessa, unitamente alla benedizione del padre. Ridurre tutto ciò a un’apparenza di fatto è annullare la portata del gesto di Rebecca, e non tener conto che nel racconto visto che sarà Giacobbe a essere chiamato Israele e che la primogenitura di fatto resta a lui. Un po’ più che una concessione da parte di Dio. Secondo stecchino.

Per le donne del Nuovo Testamento viene da registrare che si ricorda il detto di Luca 8,1-3, per le quali si parla di eventuale discepolato; mentre si omettono le donne di Marco delle quali è detto chiaramente che lo seguivano dalla Galilea (Mc 15, 41).

Si sottolinea anche che il vissuto femminile appare nelle parabole, ma se per questo appare anche il mondo vegetale.

E poi con irenismo che non aiuta si ricorda la collaborazione di Febe citata in Rom 16, 1-2 con il termine diacono. Questo è uno dei passaggi citati a testimonianza per la presenza di un ministero diaconale femminile nelle prime comunità. È l’avvio della riflessione e della richiesta circa il ministero diaconale.

Così, senza dichiarazioni altisonanti non solo non si prende posizione, e del resto forse il gruppo non poteva, ma si cancella come inesistente la domanda. Quarto stecchino.

***

Poi il testo vero e proprio. Al numero 6 si raccomanda che la questione si «coniughi con analisi specifiche dei contesti ecclesiali locali». Attenzione rara che tralascia una considerazione.

Se siamo d’accordo che una considerazione paritaria di uomini e donne appartiene alla visione offerta dalla Scrittura, e il testo lo è perché afferma che «ciò vuol dire che la partnership tra uomo e donna precede qualsiasi istituzione storica, essendo radicata nella stessa volontà di Dio» (15), non sarebbe il caso di far riferimento agli sforzi delle donne a far sì che in quelle regioni si proceda in questo senso?

Non è che di certe regioni si vede solo ciò che frena, ma non ci si cura delle voci di molte teologhe che ovunque lavorano per superare lo status quo? Quinto stecchino.

Al numero 12 un esercizio di grande equilibrio: si raccomanda di non avere paura e neppure fretta. Però ad oggi è la paura che prevale – e dunque poche/i diranno “non avere paura”, molti/e diranno “niente fretta”. Siamo sempre sollecitati da questioni urgenti e, invece, la silenziosa uscita delle donne dalle chiese, ma anche dalla Chiesa, non chiede fretta. Quinto stecchino.

***

Al numero 24 si contestualizza la possibilità di un ruolo di corresponsabilità delle donne nella Chiesa all’interno della più ampia corresponsabilità dei laici, a si specifica che sia in una modalità «che non è quella della mera rivendicazione», timore ricorrente quando ci fa riferimento alle donne. Ma se si fanno presenti orizzonti paritari, per altro condivisi nelle righe sopra, alla fine un po’ rivendicazione ci dev’essere. Sesto stecchino.

Al numero 38 rispunta la lettura di Maria come riferimento per la dimensione carismatica, con sottintesa la figura di Petro come riferimento alla dimensione gerarchica o ministeriale in senso stretto. Ora, già Andrea Grillo è entrato nel merito di questo principio, che principio non è ma solo la riduzione a slogan di un’affermazione problematica del teologo von Balthasar, qui basti una considerazione di metodo.

Da sempre – se così si può dire – la riflessione della teologia di genere ha sottolineato il pericolo di questa generalizzazione. Negli incontri di papa Francesco e i nove cardinali con cui si consigliava è stata affrontata la questione[1] e soprattutto il testo di Vantini sottolinea come far riferimento a questo detto sia stato di fatto foriero di fatiche non indifferenti, di disagio delle donne, perché è sempre con loro che viene richiamato.

Allora perché non limitarsi a dire, come fatto per cui i carismi, «non sono una realtà soggettiva e marginale, ma un dono oggettivo di fronte a tanti urgenti bisogni della gente ordinariamente non esauditi dalle vie strutturali della Chiesa» (35). Sesto stecchino.

***

Il testo fa affermazioni più che condivisibili e note. È positiva la loro recezione in uno studio istituzionale. È interessante l’auspicio a una revisione della riflessione sulla potestà, ma il documento porta in sé punti che permetteranno alle pur belle parole che non mancano di restare ferme, non produrre processi, perché ci si concentrerà sugli elementi che inceppano.

Donne mai contente? Sì, perché il tema non è farle contente ma generare processi che limitino il clericalismo/patriarcale o, se volete, il patriarcato/clericale. È interessante che sia Ildegarda sia santa Teresa d’Avila, a circa tre secoli di distanza l’una dall’altra, sentano il bisogno di ribadire che i loro segretari rivedono solo la lingua latina dei loro scritti e non i contenuti, benché facciano atti di umiltà in quanto donne che scrivono. Di parole le donne ne hanno dette e ascoltate tante, vorrebbero vedere processi.

Molte donne hanno esperienze positive, ma il tutto è ancora troppo consegnato alla buona sorte. E se, invece, capitano un parroco, un vescovo, un po’ meno illuminati allora le parole buone del documento non possono muovere nulla perché sono bloccate dagli stecchini.


[1] Gli interventi sono riportati nel testo Samschilizzare la Chiesa, ed Paoline , 2024, L.Vantini, L. Castiglioni, L. Poecher.

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Questo sito fa uso di cookies tecnici ed analitici, non di profilazione. Clicca per leggere l'informativa completa.

Questo sito utilizza esclusivamente cookie tecnici ed analitici con mascheratura dell'indirizzo IP del navigatore. L'utilizzo dei cookie è funzionale al fine di permettere i funzionamenti e fonire migliore esperienza di navigazione all'utente, garantendone la privacy. Non sono predisposti sul presente sito cookies di profilazione, nè di prima, né di terza parte. In ottemperanza del Regolamento Europeo 679/2016, altrimenti General Data Protection Regulation (GDPR), nonché delle disposizioni previste dal d. lgs. 196/2003 novellato dal d.lgs 101/2018, altrimenti "Codice privacy", con specifico riferimento all'articolo 122 del medesimo, citando poi il provvedimento dell'authority di garanzia, altrimenti autorità "Garante per la protezione dei dati personali", la quale con il pronunciamento "Linee guida cookie e altri strumenti di tracciamento del 10 giugno 2021 [9677876]" , specifica ulteriormente le modalità, i diritti degli interessati, i doveri dei titolari del trattamento e le best practice in materia, cliccando su "Accetto", in modo del tutto libero e consapevole, si perviene a conoscenza del fatto che su questo sito web è fatto utilizzo di cookie tecnici, strettamente necessari al funzionamento tecnico del sito, e di i cookie analytics, con mascharatura dell'indirizzo IP. Vedasi il succitato provvedimento al 7.2. I cookies hanno, come previsto per legge, una durata di permanenza sui dispositivi dei navigatori di 6 mesi, terminati i quali verrà reiterata segnalazione di utilizzo e richiesta di accettazione. Non sono previsti cookie wall, accettazioni con scrolling o altre modalità considerabili non corrette e non trasparenti.

Ho preso visione ed accetto