
Tutto come previsto. L’11 maggio i vescovi georgiani hanno eletto il 142° patriarca confermando l’indicazione al momento delle candidature. È stato eletto con 22 voti su 39 il metropolita Shio (Mujiri), vescovo di Senaki e Chkhorotsqu. Nove voti sono andati al metropolita Jobi (Akiashvili), vescovo di Ruisi e Urbisi, e sette voti per il metropolita Grigol (Berbichashvili), vescovo di Poti e Khobi (cf. qui su SettimanaNews).
Accanto ai vescovi, unici elettori, vi era l’assemblea del “sinodo allargato”: 1.200 persone fra monaci, preti, invitati, autorità politiche ed esponenti delle 43 diocesi. Tutto è stato trasmesso sui canali televisivi, eccetto il momento dello scrutinio.
Il metropolita Anania (Japaridze) ha annunciato l’esito della votazione. Migliaia di persone assistevano nella piazza e, all’annuncio, il suono delle campane si confondeva con il grido di augurio “Axios” (è degno).
Il giorno dopo (12 maggio) si è celebrata l’intronizzazione di Shio III. Nell’omelia il nuovo patriarca, dopo aver confessato il suo timore per la grandezza e il peso dell’onore ricevuto e i molti ringraziamenti (ai vescovi, alla comunità monastica, alle autorità e all’intero popolo), ha sottolineato alcuni punti: l’apostolicità della Chiesa che rimonterebbe all’apostolo Andrea e il grande ruolo svolto dal suo predecessore, Ilia II (cf. qui su SettimanaNews).
I valori tradizionali e i giovani
Alcuni elementi dell’intervento hanno il tono di un programma.
La riaffermazione dell’internità della Chiesa alla storia, alla nazione e al popolo che «ha fatto del cristianesimo l’orientamento della sua identità, del suo pensiero e della sua autostima» impegna la comunità ecclesiale a «condividere la gioia e i dolori del popolo, servendolo e sostenendolo, perché la forza della Chiesa non è solo nelle parole. La sua vocazione è l’amore “cristiforme” e il sostegno condiviso dei pesi. Dobbiamo spalancare le porte della Chiesa a tutti. Non impediamo al prossimo di accostarsi all’ambone». Si guarda con preoccupazione a quanti si sono allontanati e alle mille tentazioni che erodono i valori morali e familiari.
Il patriarca sottolinea fortemente la questione giovanile, perché l’avvenire è nelle mani dei giovani: «La fede in Cristo, i valori nazionali, il rispetto delle tradizioni, il senso di responsabilità verso la nazione e la Chiesa devono trovare consenso in loro».
Accanto al tema della secolarizzazione e della frattura generazionale, non appare la consapevolezza della spinta alla religione civile di una Chiesa che ha ritrovato centralità pubblica.
L’intero spettro politico si è pronunciato a favore e le massime autorità hanno partecipato alla cerimonia. Fra esse il fondatore e sostenitore del partito di maggioranza (Sogno georgiano), l’oligarca filo-russo Bidzina Ivanischvill, che ha progressivamente spostato l’orientamento della forza politica verso Mosca.
Shio III è nato a Tbilisi nel 1969. Dopo gli studi musicali, prende i voti monastici nel 1993. Diventa prete nel 1996. Soggiorna a Mosca ed è vescovo dal 2003. Ilia II lo nomina “locum-tenens”, cioè il suo sostituto, nel 2017 e, nell’ultimo decennio, ha governato di fatto il patriarcato con qualche tensione anche coi vescovi.
È considerato il successore “naturale” di Ilia II, ma non potrà giovarsi dell’autorevolezza del suo predecessore e sarà più legato dal sinodo. I critici addebitano all’ex numero due del sinodo moscovita, Hilarion, la sollecitazione a Ilia II di nominarlo “locum tenens”. Più prevedibile e condizionabile del metropolita Jobi (Akiashvili), espressamente criticato in un comunicato anomalo dei servizi segreti esteri della Federazione Russa.
Una fragile neutralità
Verrà ignorato l’invito di alcuni esponenti del Movimento nazionale unito, la forza di opposizione che, oltre al consenso a Shio III, hanno fatto presente l’opportunità di riconoscere il tomo autocefalo alla Chiesa ucraina. Non solo in ragione ecclesiale, ma anche per evidenziare l’occupazione strisciante e indebita dei russi nelle regioni dell’Ossezia e Abkazia.
Maggiore consenso avrà la richiesta di sostenere e tutelare il complesso monastico di Tao-Klarjeti oggi in area turca.
Più immediata e viabile la richiesta di liberazione per i prigionieri politici, i leader delle forze politiche di minoranza. Il responsabile delle relazioni pubbliche del patriarcato, Andrea Jagmaidze, ha dichiarato che la questione verrà sollevata nel dialogo col governo.
L’aggressione militare russa all’Ucraina ha acutizzato lo scontro politico tra filo-russi e filo-europei e l’approvazione da parte della maggioranza di una legge, scritta sulla falsariga di quella russa, che impedisce sostegno e aiuti internazionali alle iniziative civili (giornali, attività sociali e iniziative civili) ha scatenato vaste proteste nel 2024 di cui hanno fatto le spese i leader (cf. qui su SettimanaNews).
Ilia II era riuscito a mantenere un’immagine di neutralità nonostante la Chiesa non sia mai stata lontana dagli orientamenti ideologici della Chiesa ortodossa russa. C’è chi teme la traduzione in georgiano del Russkij Mir, dell’ideologia egemonica russa.
Non casualmente il parlamento francese ha approvato una mozione che chiede all’Unione di sospendere ogni sostegno economico al governo di Tbilisi fino all’abrogazione della legge e alla liberazione dei prigionieri.
Le generazioni giovanili che sono state le protagoniste delle proteste civili costituiscono un interlocutore esigente anche per la Chiesa e per il nuovo patriarca.





