Il sogno di una nuova maturità

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Ore 8.30. La puntualità del plico telematico ministeriale è ineccepibile. Prima di far preparare le fotocopie, ho il tempo di scorrere velocemente le tracce che il ministero ha predisposto per la prova di italiano. Volto e cuore mi si allargano in un sorriso incredulo.

Delle due tracce della Tipologia A (Analisi e interpretazione di un testo letterario italiano), la prima, che muove dalla poesia di Alda Merini Ho bisogno di silenzio, invita a riflettere sul modo in cui scrittori e artisti in generale proiettano i propri sentimenti sull’ambiente circostante e sulla natura. La seconda chiede, invece, di riflettere sulla tematica della memoria e sulla sua capacità di collegare fra loro le generazioni, a partire da un passo di Lessico famigliare di Natalia Ginzburg.

La Tipologia B (Analisi e produzione di un testo argomentativo) prevede, come al solito, tre proposte, che riguardano tre diversi ambiti di riflessione. Quest’anno i temi toccati sono la democrazia; il legame tra scoperte scientifiche e creatività; i confini generazionali e il significato della crescita e del passaggio all’età adulta.

Per la proposta B1, il testo di riferimento è estratto da un discorso tenuto in sede di Assemblea Costituente dall’onorevole Nadia Gallico Spano in occasione della prima celebrazione ufficiale della Giornata Internazionale della Donna in Parlamento, sabato 8 marzo 1947; per la proposta B2, viene citato un articolo di Sara Sesti dedicato ai «geni che saltano» di Barbara McClintock; per la B3 è offerta un’ampia citazione da Passaggi di vita – Le crisi che ci spingono a crescere, della psicologa Alba Marcoli.

Le due tracce della Tipologia C (Riflessione critica di carattere espositivo-argomentativo su tematiche di attualità) propongono, infine, una riflessione sulla capacità umana di provare meraviglia – qui lo spunto viene da L’uomo con lo scandaglio. Storie di mare, abissi e meraviglie di Patrick Svensson – e sull’idea di «fatica» – con riferimento all’autobiografia di Rita Levi-Montalcini, Elogio dell’imperfezione.

Che dire? Sono senza parole. Valditara e i suoi collaboratori (e collaboratrici) si sono superati, quest’anno. Si è fatto tanto di quel parlare delle novità della maturità 2026 – dal ritorno del nome «maturità», liberato finalmente dell’altisonante e poco significativa titolazione «esame di Stato», alla riduzione da sei a quattro del numero dei commissari e, conseguentemente, delle materie da studiare per l’esame, fino alla bocciatura per chi avesse l’ardire di fare scena muta all’orale.

Ma, certo, non mi aspettavo che fosse proprio la prima prova di italiano a dichiarare, da subito, a chiare lettere, il vero e decisivo cambio di passo, con sei tracce su sette firmate da un’autrice. Alda Merini, Natalia Ginzburg, Nadia Gallico Spano, Sara Sesti, Alba Marcoli, Rita Levi-Montalcini: sei firme di donne, e tutte italiane italianissime, per di più. Unica, marginale, presenza maschile, quella del giornalista svedese Patrick Svensson.

Davvero non chiedevamo tanto. Non è che, per scardinare, scalzare e sradicare la secolare e inveterata modellizzazione maschile dell’immaginario letterario, linguistico e culturale dei nostri studenti e delle nostre studentesse, avessimo la pretesa di costruire un’escludente controproposta declinata tutta o quasi al femminile. Anche se… a pensarci, certo, potrebbe essere interessante…

Ve lo immaginate? Somministrare a maschi e femmine, indistintamente, per tutta la durata del tempo scuola, dalla primaria alla maturità – arrivando perfino all’università, magari, perché no? –, solo testi di scrittrici. Sempre e solo testi firmati da autrici, concedendo, eventualmente, se mai restasse del tempo, qualche marginale inserzione o approfondimento del tipo «Voci maschili nella letteratura del Novecento».

Ma… dov’ero rimasta? Ah, già. Ero al momento in cui la delegata del dirigente mi consegna la stampa della prova di italiano, appena estratta dal plico telematico; prima di consegnarla ai bidelli che devono preparare le fotocopie, do una rapida occhiata ai testi e agli autori. Nessun sorriso incredulo, tranquilli. Cesare Pavese, Vitaliano Brancati, Giuseppe Saragat, Piero Bianucci, Frank Furedi, Wenke Husmann, Mario Calabresi. Tutto regolare, tutti maschi.

Ah, no, mi sono sbagliata. Wenke è un nome femminile e Wenke Husmann è una giornalista tedesca contemporanea. Hanno scelto una donna, per parlare di meraviglia.

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