
«Riconoscere, accogliere, annunciare e condividere il bene che Dio opera in noi e tra noi – e che in definitiva ha il volto di Gesù Cristo – è la missione della Chiesa»: attorno a questa figura di missione si esprime la lettera pastorale del vescovo di Vittorio Veneto, Riccardo Battocchio, dal titolo “La comunità, la casa, la strada”, unita agli Orientamenti pastorali, “Il dono e l’azione”, per il biennio 2026-2028.
È il riconoscimento del bene, quindi, la prima azione ecclesiale: la Chiesa di Dio è una realtà viva e da vivere, e ha come scopo quello di riconoscere e aiutare altri a riconoscere il bene che è presente in questo mondo, anche se segnato da oscurità; la fede è ciò che permette di dare un volto al bene presente, in quanto dono di Dio, e a renderlo luce per tutti.
Nella Lettera sono affrontate due questioni. Prima di tutto, è messo a fuoco come il soggetto della missione è l’intera comunità, intesa come l’insieme dei battezzati che fa riferimento ad uno stesso territorio. Il suo compito non è prima di tutto quello di “fare” qualcosa: in principio, sta la presenza di legami profondi che nascono dalla condivisione della fede, della speranza e della carità perché uniti in nome di Cristo.
In particolare, la Lettera desidera mettere fuoco quella particolare forma di comunità che è la parrocchia: «già l’attuale situazione ci permette di capire come a definire la parrocchia non sia tanto la presenza fisica di un presbitero quanto la presenza in un territorio di una comunità di cristiani e cristiane, tutti corresponsabili, in modo diversi, della missione della Chiesa, ossia della testimonianza da rendere al Vangelo di Gesù Cristo».
Il parroco è descritto, prima di tutto, nel suo legame con il vescovo e, quindi, nel suo compito di custodire la radice apostolica di quella comunità.
Per esprimere la missione della parrocchia, il vescovo Riccardo propone due immagini. La parrocchia è casa, in quanto è chiamata prima di tutto ad essere segno di ospitalità; è strada, perché la cura delle relazioni si esprime nella missione in quel territorio.
Gli orientamenti pastorali
Da questa premessa, seguono gli orientamenti pastorali. Sono il frutto dell’ascolto del Consiglio pastorale diocesano, del Consiglio presbiterale, dei presbiteri radunati nelle giornate di fraternità, dei parroci, dei corsi di aggiornamento a Cavallino; nascono dopo un lavoro comune tra il vescovo, il vicario per il Coordinamento delle attività pastorali, la Segreteria del Consiglio pastorale diocesano e la Segreteria del Consiglio presbiterale. Hanno lo scopo di accompagnare la diocesi verso due appuntamenti importanti: l’avvio della visita pastorale (2028-2030) e l’indizione del Sinodo diocesano (2030-2031).
Sono strutturati in sei momenti. Al primo posto, è descritta la priorità della preghiera, in maniera articolata e con attenzioni concrete, attraverso il riconoscimento che il primo protagonista è lo Spirito Santo. Tra le varie proposte, oltre a dare valore alla capacità di preghiera propria di ogni casa, si sottolinea la profonda e diffusa ricerca di interiorità, che chiede di offrire almeno una chiesa aperta, accogliente, abitata.
Seguono alcune indicazioni per il rinnovo degli Organismi di partecipazione. Sono identificati come «vere e proprie “strutture di sinodalità ecclesiale”», nelle quali esercitare una corresponsabilità differenziata, dove tutti sono chiamati a servire, e nessuno può comandare. Oltre alla definizione dei tempi di elezione, con la promessa di ulteriori Linee-guida più specifiche, si annuncia una formazione specifica, integrale, continua e condivisa.
Al terzo punto, è approfondito il ruolo della comunità cristiana (cura delle relazioni; ministerialità laicale; scambio di doni tra Chiese sorelle; pari dignità tra uomo e donna).
Il vescovo, i presbiteri, i diaconi, uomini e donne insieme, sono coinvolti nell’azione di Dio che genera la comunità.
Particolarmente interessante la declinazione della sinodalità circa la pastorale vocazionale: «Da molti decenni è chiaro che non può essere pensata come un “reclutamento” di nuove leve (…); la cura per le vocazioni al ministero ordinato può diventare innanzitutto cura della vita battesimale, in senso personale e comunitario, e cura di tutte le vocazioni, insieme!».
Al centro sta la conversione delle relazioni, anche con altre Chiese e confessioni: «che non stia proprio in questo modo nuovo di essere comunità parrocchiali la chiave per una pastorale giovanile e vocazionale efficace? Non perché “recluta” ma perché ha cura del terreno nel quale lo Spirito Santo pone i semi delle vocazioni al matrimonio cristiano, alla vita consacrata e missionaria, al ministero ordinato, secondo la specificità di ciascun fiore».
Seguono alcune indicazioni precise e puntuali per la pastorale giovanile-vocazionale.
Al quarto posto degli Orientamenti, la santa messa della domenica. Il rapporto tra liturgia e missione della Chiesa è intrinseco, non giustapposto. Per questo motivo la cura della liturgia, per una «celebrazione eucaristica domenicale dignitosa, ben animata e partecipata» è sostenuta da una proposta formativa per tutti coloro che sono coinvolti in questo delicato compito. Tra le numerose indicazioni, è sottolineata anche la possibilità di proporre momenti di preghiera comunitari in forma diversa rispetto alla celebrazione eucaristica così come la bellezza della benedizione alle case, anche se organizzata per zone o quartieri.
Al quinto punto, la fede pensata, trasmessa e vissuta nella carità. Il Vangelo è una persona, Gesù Cristo, che parla anche attraverso la vita buona della Chiesa. La gioia di evangelizzare è il motivo della missione. Per questo è necessaria una formazione: sono elencate molte proposte, a partire dall’ascolto della Scrittura, in forma anche comunitaria, fino al ripensamento dell’iniziazione cristiana, o all’importanza della via della bellezza come luogo di annuncio. La fede vissuta nella carità è una sfida permanente per la vita della Chiesa ed è la prima via per la testimonianza della bontà del Vangelo, nella reciprocità.
Al sesto e ultimo punto degli Orientamenti è affrontata la delicata e importante questione delle strutture pastorali. «Nonostante la buona volontà di molti collaboratori, le quotidiane e concrete incombenze gestionali ricadono alla fin fine sui presbiteri».
Nel contesto delle unità pastorali, i battezzati si trovano ad avere molteplici luoghi, per il culto, per il gioco, per l’incontro ecc. «e ci si chiede: come riusciremo a mantenere tutto? Ma… ci serve proprio tutto? Talvolta si sente dire: “Non bisogna vendere niente! Queste strutture sono state costruite con i sacrifici dei nostri padri e nonni, non siamo disposti a rinunciarvi”. In realtà, se non saremo capaci di sostenerle comunque nel tempo cadranno e questo non solo complicherà la vita a chi dovrà affrontare questa situazione, ma inciderà negativamente sulla testimonianza ecclesiale». «Saremo messi alla prova sulla nostra capacità di credere concretamente che l’essenziale della vita della Chiesa non siamo noi e le nostre strutture, ma l’incontro con Dio Padre in Cristo, suo Figlio e nostro Salvatore, che ci chiede di aprirci ad una fraternità fattiva anche tra comunità cristiane appartenenti alla medesima diocesi».
Il documento prosegue con alcuni passi concreti (come l’individuazione per un gruppo di parrocchie di un professionista di riferimento per le principali incombenze e il Fondo di solidarietà diocesano tra parrocchie).
In sintesi, il testo è articolato e desidera prima di tutto dare un respiro diocesano a ciò che esiste, per orientarlo verso una Chiesa più generativa, quindi relazionalmente significativa, capace di perdere ciò che impedisce la missione, senza snaturare il suo ruolo.
La descrizione di precisi appuntamenti formativi permette di dare forma a quanto proposto, perché sono le persone a favorire un cambiamento, non le idee.
Il testo è una recezione articolata e ragionata delle assemblee sinodali (internazionale e nazionale), in dialogo con Evangelii gaudium e il Concilio Vaticano II. Si desidera avviare dei passi, perché questa Chiesa locale possa fare compagnia a donne e uomini che in quel territorio cercano una casa e una strada.





