CNCA: “disobbedienti e presenti”

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L’11 e 12 giugno il Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti (CNCA) si è trovato in assemblea a Verona.

Riflessioni, partendo dal documento politico che aveva per titolo: “Disobbedienti e presenti”. Per essere credibile, un documento con un titolo così impegnativo, doveva stimolare considerazioni convincenti e soprattutto suggerire azioni concrete e coerenti.

Nella sua storia, iniziata nel settembre del 1982, al CNCA non è mai mancata l’operosità e la politica. Credo fosse il 2004 quando, in piazza Navona, eravamo in 5.000 a manifestare sotto lo slogan ’”educare e non punire”.

Quando e perché essere presenti e disobbedienti, oggi?

Interessante una rilettura del fascismo fatta dallo storico Francesco Filippi. Durante il fascismo, chi aveva il potere non si preoccupava degli amici o dei nemici. Gli amici e i nemici erano pochi. Chi ha il potere si interessa della massa. Sono gli 80-85% che fanno comodo a chi comanda.

Una dinamica della storia che sembra ripetersi.

Facile coccolare i pochi amici e altrettanto facile reprimere o sopprimere i nemici che, come i profeti, sono sempre pochi. Occorre affascinare la massa per obnubilare le coscienze.

La parola “assuefazione, esprime quello che può succedere tra gli 85%. Il processo dell’assuefazione, costante nelle dipendenze, è ben conosciuto dai poteri che guidano i sistemi! Sono impegnati a soddisfare i bisogni – aumentando anche la dose quando occorre – per rafforzare l’illusione. Chi esercita il potere deve sopire le coscienze, condizionando il pensare e orientando il credere.

Logiche, allora, le riflessioni sull’essere disobbedienti e presenti. Il non farlo corrisponderebbe a rimanere tra gli 80-85%, rinnegando la propria identità.

Non so quante volte Gesù abbia affermato: “ma io vi dico…”. Occorre “saper stare”, “abitare le fatiche”, “resistere” “restare sulle soglie”. “Rimanere sempre umani!”. “Essere e restare umani” le parole di papa Leone che hanno entusiasmato i giovani allo stadio di Madrid. Il coraggio di uscire dai sistemi, sapendo che questo comporta l’essere marginali.

All’assemblea è intervenuto anche Gherardo Colombo. Già la sua presenza era una comunicazione non verbale! Dice di essere passato dall’essere magistrato al fare l’idraulico. Dalla nobiltà del ruolo alla competenza esplicitata nella presa in carico.

Per essere lievito è necessario stare nella massa, con l’obbligo di diversificarsi, evitando di comunicare sé stessi. I contenuti stanno nella Costituzione e, per chi si dice cristiano, anche nel Vangelo. L’essere e restare umani, è presente in tutti e due.

Né amici e neppure nemici dei sistemi, ma presenti e disobbedienti quando occorre. L’assuefazione, come ogni tipo di dipendenza patogena, blocca o condiziona l’essere liberi. Il Grande Inquisitore ne I fratelli Karamazov condanna Il Vecchio per aver promosso il libero arbitrio.

Personalmente, credo che i sistemi e le istituzioni stiano facendo di tutto per umiliarci, usando una metodologia subdola che funziona come il cloroformio.

È arrivata a proposito l’enciclica Magnifica humanitas di papa Leone. Occorre non perdersi nelle tante affermazioni e saper cogliere le tante riflessioni che sostengono l’importanza dell’essere e del restare umani oggi.

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