
L’informazione sulla nuova legge federale sull’esercito e l’amministrazione militare con la soppressione del comma b dell’articolo 18 (esenzione dell’obbligo militare per preti e pastori) in ragione di un servizio pastorale non più indispensabile è già stata data. Approvata dal parlamento il 19 dicembre 2026, è entrata in esecuzione il 1° giugno, dopo il consenso del Consiglio federale.
In una lettera al presidente della Confederazione, Guy Parmelin, la Conferenza episcopale svizzera, la Chiesa evangelica riformata, la Chiesa vetero-cattolica e l’associazione conglobante le nuove Chiese (Freikirchen) protestano contro il metodo e la giustificazione per la rimozione dell’esenzione del servizio militare per i pastori.
Quanto al metodo, trovano «incomprensibile» di non essere state né informate né interpellate in ordine al cambiamento violando la tradizionale prassi dell’elaborazione delle leggi federali. Nelle comunicazioni mediali le Chiese sottolineano il “silenzio” che ha accompagnato la modifica anche nel parlamento e nella commissione per la politica della sicurezza. Con l’esito che, nel caso di conflitto, vengono esentati dal servizio militare i medici, i conducenti degli autobus e i poliziotti ma non i preti e i pastori.
Quanto alla giustificazione, ritenere cioè che l’accompagnamento pastorale a causa dei processi di secolarizzazione non sia più una funziona indispensabile, viene rifiutata delle Chiese perché pretende di definire gli ambiti della responsabilità pastorale e «tocca direttamente il lavoro pastorale delle Chiese nelle situazioni di crisi».
Alain de Raemy, vescovo di Lugano e responsabile per la pastorale militare per la conferenza episcopale, parla di «mancanza di rispetto per la popolazione». «Come abbiamo visto durante il Covid o nella catastrofe di Crans-Montana (incendio in una discoteca nel capodanno 2026 con oltre 40 morti e 115 feriti, ndr.) vi è stata l’esigenza di persone disponibili sul piano spirituale. Come potremmo gestire la situazione in tempo di guerra e in occasione di future crisi se i preti devono prestare servizio nell’esercito? Qual è la prospettiva per il Consiglio federale?».
Nella lettera al presidente le Chiese contestano l’affermazione che il personale ecclesiale non sia indispensabile nelle situazioni di crisi e chiedono al Consiglio federale di studiare soluzione viabili in caso di contenziosi.
Secolarizzazione e diritto individuale
Da parte del Consiglio federale si fa notare che il bisogno di cura pastorale si è drasticamente ridotto in ragione dell’abbandono delle Chiese da parte della popolazione.
Il Dipartimento federale della difesa ha sottolineato che il processo di revisione della legge si è svolto in conformità alle direttive della cancelleria federale e che le Chiese non sono state contattate per il numero modesto degli “interessati” e la complessità delle appartenenze. Per il Dipartimento, il personale ecclesiastico può sempre chiedere di entrare nelle cappellanie militari che sviluppano un importante accompagnamento ai militari.
Sulla piattaforma giuridica svizzera Juri UP così si commenta: «L’abrogazione inattesa della norma dimostra l’inflessibilità crescente del legislatore elvetico rispetto ai diritti particolari del personale religioso. Benché il metodo sbrigativo abbia ragionevolmente irritato vescovi e sinodi, questa riformulazione obbedisce a un principio forte del trattamento ugualitario in Svizzera. Di fronte a tale fermezza dello stato centrale, i membri del clero romando non hanno altra scelta che anticipare rigorosamente il loro servizio militare o di scegliere la via impegnativa del servizio civile».





