
Nei mesi scorsi il Parlamento svizzero ha modificato la legge sul servizio militare in caso di guerra, entrata in vigore il 1° giugno 2026. In precedenza, l’articolo 18, che regola i casi e i soggetti dispensati dal servizio militare nel corso di una guerra, comprendeva anche i pastori/e delle Chiese protestanti e i parroci cattolici: anche in caso di crisi bellica, queste figure erano ritenute socialmente indispensabili così che la legge permetteva loro di rimanere presenti nelle comunità per prendersi cura dei membri di esse.
Con la modifica della legge questa dispensa non è più accordata, ossia pastori/e e preti non sono più considerate funzioni territoriali interne a cui la Svizzera non può rinunciare in caso di guerra.
La modifica della legge svizzera sul servizio militare in caso di guerra è stata accompagnata da una serie di colloqui e confronti con varie istituzioni, associazioni e gruppi del paese. A questi incontri, però, non sono state invitate né le Chiese né le associazioni a esse legate. Tra le rappresentanze di organizzazioni svizzere che hanno preso parte a questi colloqui, solo il partito dei Verdi e l’Associazione per una Svizzera senza forze armate si sono espressi contro la soppressione della dispensa dal servizio militare in caso di guerra dei pastori/e protestanti e dei preti cattolici.
In un documento del Parlamento, aggiunto agli Atti del processo di ascolto delle organizzazioni svizzere, si afferma che «la dispensa del personale ecclesiale ordinato serviva ad assicurare la cura spirituale della popolazione civile che si trovava esposta a una situazione fuori dal comune». Si tratta di uno strumento di legge dovuto a situazioni storiche che, secondo il Parlamento svizzero, oggi non constano più: infatti, «a seguito delle numerose uscite dalle Chiese – così il documento che accompagna gli Atti – non si può più parlare di indispensabilità» della funzione pastorale e spirituale di pastori/e e preti.
In ritardo rispetto all’entrata in vigore della modifica della legge sul servizio militare in caso di guerra, si stanno ora pronunciando associazioni ecclesiali e Chiese – ritardo dovuto al fatto che non ci si era accorti di questo cambiamento introdotto dal Parlamento.






E’ un atto col quale la statistica viene eletta a discrimine per una decisione che nega la solidarietà abbassandola a mera economia. I credenti e cittadini sono trattati da semplici numeri e la cristianità ne resta offesa, accadendo una ingiustizia anche nei confronti dell’umano intelletto.
Si direbbe un provvedimento preso in base ai risultati di calcoli economici attuati con l’IA (ingl.: AI). Con questa sigla tecnicamente si intende una imitazione della vera e propria intelligenza artificiale; e trattandosi di imitazione si possono inserire richieste che fingono materie per giudizi e giudizi ottenibili dalle macchine cibernetiche.
Sappiamo che Papa Leone XIV ha duramente rifiutato questa eventualità e con completa ragione; però nella sua Enciclica il tecnicismo IA non è distinto dalla tecnologia e dalle tecniche della autentica Intelligenza Artificiale. Anche quest’ultima è da valutare senza ingenuità acritica; ma secondo una stima diversa, che non confonda false e vere tecnocrazie.
Credere di poter liquidare duemila anni di spiritualità è un errore sciocco. D’altra parte non conosco un paese più triste della Svizzera. Pieno di soldi e tristi. Vivo vicino al confine ci sono stato 4/5 volte ma ogni volta mi viene la tristezza. Li lascio volentieri al loro laicismo agnostico. I soldi non sono tutto.
Quindi, in caso di entrata in guerra della Svizzera, lefebvriani scomunicati e cattolici fedeli a Roma indosseranno la stessa divisa e andranno uniti al fronte. A volte, la realtà supera la fantasia…
Una conseguenza della laicizzazione del clero tanto voluta dai più ferventi modernisti.
Si raccoglie quel che si semina: vale anche in negativo