
«La mia famiglia italiana» è una bellissima espressione che appare spesso sulle labbra degli studenti ucraini che vengono a Mantova per imparare la lingua e la cultura italiana, come è successo dal 21 giugno al 12 luglio, anche quest’anno.
Tre intense settimane hanno coinvolto dieci studenti ucraini dell’Università Cattolica di Leopoli in un rapporto di amicizia tra Chiese sorelle che dura dal 1999: infatti, in quell’anno, la nostra diocesi mantovana ha iniziato ad ospitare i giovani che avrebbero studiato a Roma per poi consolidare il loro neonato polo universitario cattolico, là dove era stato cancellato ogni segno della Chiesa cattolica.
L’amicizia tra Mantova e Leopoli è portata avanti da molti volontari, da famiglie accoglienti e da parrocchie generose che generano un circuito virtuoso di bene in grado di evangelizzare chi vi partecipa a vario titolo.
Nella recente edizione hanno preso parte le parrocchie di Castelgoffredo, Mantova e Suzzara, insieme ai volontari di altri paesi che hanno accompagnato in pulmino gli studenti dalla loro città fino a noi, quindi per almeno 15.000 chilometri.
Questa grande distanza e lo scoglio della guerra non hanno fatto perdere valore a questo gemellaggio, anzi cresce sempre di più e, da amicizia, diventa «famiglia», come amano dire i giovani di Leopoli.
Costruire il futuro sui giovani ucraini
«Il futuro dell’Ucraina dipende in buona parte da voi e dalle responsabilità che saprete assumervi. Dio non mancherà di benedire i vostri sforzi, se imposterete la vostra vita sul servizio generoso alla famiglia e alla società, anteponendo il bene comune agli interessi privati»: così disse 25 anni fa san Giovanni Paolo II ai giovani nella sua visita a Leopoli, esattamente 20 anni dopo che gli ucraini si erano riappropriati del loro paese e della loro storia per cercare di costruire il futuro sulla base dei principi cristiani della dignità della persona e del bene comune.
Il papa polacco dava i suoi consigli a quei giovani in cerca di una società a misura d’uomo con questa conclusione: «La vera civiltà, infatti, non si misura solo dal progresso economico, ma principalmente dallo sviluppo umano, morale e spirituale di un popolo».
Per tutti noi rileggere dopo 25 anni il discorso di san Giovanni Paolo II a quei giovani fa aprire gli occhi: spiega perché gli ucraini hanno speso tante energie per ricostruire i loro centri di studi e hanno sposato la causa della responsabilità sociale di ogni cristiano nello sviluppo del paese.
Noi ci siamo presi cura dei giovani ucraini di ieri, come quelli che inizialmente erano ospitati a Solferino, Ostiglia o Bondeno di Gonzaga, e di oggi: facciamo la stessa cosa per chi desidera sostenere il proprio paese con l’esercizio serio di una professione e con la condivisione delle competenze che in Italia si possono mettere a punto. Se il futuro dell’Ucraina dipende dai giovani, noi stiamo con questi giovani!
Ospitare per formare competenze
Il Gemellaggio Mantova-Leopoli testimonia il Vangelo dell’ospitalità per formare e dare competenze a chi le ricerca, ecco perché, come obiettivo principale, è la crescita culturale e professionale delle persone che cercano strumenti nuovi e già collaudati per migliorare le condizioni di vita in Ucraina.
Un esempio di ciò è l’accoglienza di professionisti del centro per disabili adulti Internat Grushinskij di Hlyniany; lo scorso aprile hanno soggiornato nel mantovano 9 operatori di questo centro che si è trovato improvvisamente ad accogliere molti disabili – profughi di guerra –, superando i 120 utenti nella stessa struttura.
Grazie alle strutture mantovane Casa del Sole, Simpatria, Fiordaliso, La Quercia, Rossonano – che hanno mostrato quali terapie e servizi offrono –, la solidarietà dei mantovani ha donato ulteriori capacità per trasformare l’emergenza in laboratorio di nuove forme di assistenza alla disabilità in Ucraina.
Prospettive
Lo scorso anno si è aperta una nuova esperienza di accoglienza di adolescenti ucraini provenienti dalla parrocchia di Hlyniany che la Caritas diocesana di Mantova sostiene. La visita ripetuta a questa comunità sperduta nelle campagne ucraine ci ha aperto gli occhi sulla realtà dei minori; da qui è nato il desiderio di regalare a 8 ragazzi o ragazze di là una vacanza per sollevarli dal peso della guerra e dare loro un po’ di gioia. Saranno ospitati dall’Unità pastorale Beato Giovanni Bono e dall’Azione Cattolica nella seconda metà di agosto.
Il loro parroco, p. Andrij Lukachyk, è entusiasta di questa proposta, soprattutto perché dimostra alle educatrici che li accompagnano come fare attività pastorali per gli adolescenti, categoria non seguita con cura in una fase della vita così delicata, per ovvi motivi.
Infine, è maturato il desiderio di condividere con i partner ucraini un “fiore all’occhiello” dell’attività culturale mantovana: il Festivaletteratura. A questo grande evento prenderanno parte 4 professoresse e bibliotecarie dell’Università Cattolica Ucraina, al fine di acquisire informazioni e aprire orizzonti sul campo letterario internazionale. Ci auguriamo che possano trarre spunto da quanto verranno a conoscere, in modo da ampliare l’offerta letteraria a Leopoli.
Tutti noi ricordiamo dove abbiamo imparato una cosa importante per la nostra vita: così è per le persone ucraine, che ringraziano per quanto hanno ricevuto a Mantova.





