Tradizionalisti-Lefebvriani: lo sport di ordinare vescovi

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vescovi-scismatici

Ordinazione illecita e invalida di p. Michael Mary.

Ci siamo interessati della galassia confusa dei vescovi illecitamente (o invalidamente) ordinati prima della recente ordinazione dei quattro vescovi lefebvriani. Dà chiarezza alle ordinazioni e successioni episcopali anomale e scismatiche l’articolo di Felix Neumann apparso su Katholisch.de il 25 luglio, identificando i due ceppi maggiori: quello di Lefebvre (1905-1991) e quello di Pierre Martin Ngô Đình Thục (1897-1984).

Lo stesso giorno in cui è apparso l’articolo veniva illecitamente (e invalidamente) ordinato p. Michael Mary, responsabile dei “redentoristi transapini”, una delle schegge del mondo tradizionalista. Michael Mary era già stato scomunicato e dimesso dallo stato clericale dal suo vescovo, Hugh Gilbert (Aberdeen, Scozia). È incorso in una seconda condanna latae sententiae per l’ordinazione episcopale ricevuta da tre vescovi “sedevacantisti” la cui ordinazione episcopale è molto dubbia: Pierre Roy (ordinante) e Rodrigo Ribeiro da Silva con Fernando Altamira (co-ordinanti).

Diventare vescovo è sorprendentemente facile. Basta un vescovo validamente consacrato che imponga le mani su un candidato (maschio) e reciti correttamente la preghiera di ordinazione. Che il vescovo consacrante sia o meno autorizzato a farlo è irrilevante ai fini della validità dell’ordinazione – ed è proprio qui che inizia il problema.

Se tutto si risolve bene, i nuovi vescovi vengono integrati nella comunità gerarchica della Chiesa: vengono sì consacrati senza il papa ma non contro la sua volontà. In ogni caso, il diritto canonico considera la consacrazione episcopale illecita un reato grave, per il quale sia il consacrante sia il consacrato incorrono nella scomunica.

Le consacrazioni episcopali illecite sono quindi rare nella Chiesa cattolica, eppure quest’anno se ne sono verificati due. All’inizio di luglio, la Fraternità Sacerdotale San Pio X ha consacrato quattro nuovi vescovi nel piccolo centro svizzero di Écône. Poco più di tre settimane dopo, il superiore dei Redentoristi Transalpini sull’isola scozzese di Papa Stronsay è stato consacrato vescovo. In entrambi i casi contro la volontà del papa.

Le filiere di consacrazione garantiscono la successione apostolica

Il papa è sempre coinvolto in una legittima consacrazione episcopale cattolica. Nella Chiesa latina, cioè nella Chiesa occidentale, il papa nomina liberamente i nuovi vescovi o conferma quelli eletti nelle diocesi in cui, ad esempio, il capitolo della cattedrale ha il diritto di eleggerli. Nei territori tradizionali della Chiesa cattolica orientale, i sinodi eleggono i vescovi da una lista di candidati per i quali il papa ha dato la sua approvazione; al di fuori di questi territori, il papa nomina liberamente i vescovi anche nella Chiesa orientale. Coloro che vengono nominati o eletti possono poi legittimamente ricevere la consacrazione episcopale.

I vescovi si collocano nella successione apostolica: le loro ordinazioni risalgono, attraverso una catena ininterrotta, dai rispettivi ministri ordinanti agli apostoli. Storicamente, nella Chiesa latina sono documentate quattro linee di successione, ovvero catene che possono essere ricondotte a un unico ministro ordinante documentato. La più riconosciuta oggi risale al cardinale Scipione Rebiba, che divenne vescovo nel 1541. Esistono, inoltre, linee di successione provenienti dalle Chiese orientali, alle quali possono essere ricondotte alcune ordinazioni episcopali nelle Chiese cattoliche orientali.

Sebbene le linee di successione possano essere storicamente accertate con sicurezza solo in epoca relativamente tarda, esse sono fondamentali per l’ufficio episcopale: solo coloro che appartengono alla successione apostolica sono veramente vescovi. Questo ha portato alla nascita di movimenti scismatici, che si considerano ancora cattolici (o addirittura l’autentica Chiesa cattolica), a dare grande importanza alla documentazione delle proprie linee di ordinazione, non solo per i vescovi, ma per tutti i ministri ordinati.

Da alcune divisioni nascono nuove Confessioni

Attraverso vari scismi storici, sono emerse oggi intere linee di ordinazione scismatiche: catene di consacrazioni episcopali sorte da uno scisma originario. In ogni caso, il consacrante principale è considerato colui che definisce la linea di successione. I co-consacranti, ovvero gli altri vescovi coinvolti nell’ordinazione, non sono considerati i ministri effettivi del sacramento, come si può notare, ad esempio, dal fatto che i co-consacranti delle ordinazioni illecite all’interno della Fraternità Sacerdotale San Pio X furono scomunicati non a causa di una consacrazione episcopale illecita, ma unicamente a causa della loro disobbedienza scismatica.

Alcune divisioni hanno portato alla formazione di Chiese e denominazioni. Nel dialogo ecumenico odierno, queste non vengono discusse sotto la voce “scisma”, bensì, in seguito al decreto del Concilio Vaticano II sull’ecumenismo, “Unitatis redintegratio“, vengono definite “Chiese e comunità separate”. La Chiesa vetero-cattolica ne è un esempio. I vescovi vetero-cattolici fanno risalire la loro successione apostolica all’arcivescovo Cornelius Steenoven, consacrato nel 1723, eletto dal capitolo della cattedrale di Utrecht senza il permesso di Roma e consacrato dal vescovo missionario sospeso Dominique Varlet.

Poiché la Chiesa vetero-cattolica stessa si trovò a confrontarsi con il problema dei vescovi itineranti e quindi con la questione di quali consacrazioni episcopali riconoscere, all’antico principio ecclesiastico “nulla Ecclesia sine episcopo” (“nessuna Chiesa senza vescovo”) fu affiancato il suo corrispettivo “nullus episcopus sine Ecclesia”: “nessun vescovo senza Chiesa”, il che significa che non vengono riconosciuti i vescovi puramente itineranti senza parrocchia, ma solo quelli consacrati per una diocesi o parrocchia effettivamente esistenti.

Nella sua forma attuale, la Chiesa vetero-cattolica è emersa dopo il concilio Vaticano I (1869-1870) come una “Chiesa d’emergenza”, che non si considerava una Chiesa o una denominazione separata, bensì la Chiesa che garantiva la “vera” Chiesa antica. Questa concezione di Chiesa d’emergenza ha poi lasciato il posto alla sua consapevolezza di Chiesa indipendente con propri diritti; l’Unione di Utrecht, l’associazione delle Chiese vetero-cattoliche, si pone come Chiesa in dialogo con la Chiesa cattolica.

La situazione è diversa per le linee strettamente scismatiche, per le quali non si è (ancora) formata una Chiesa o denominazione separata. Due sono particolarmente rilevanti: la linea Lefebvre, nata dalle consacrazioni episcopali illecite dell’arcivescovo Marcel Lefebvre (1905-1991) per la Fraternità Sacerdotale San Pio X nel 1988, e la linea Thục, fondata dall’arcivescovo vietnamita Pierre Martin Ngô Đình Thục (1897-1984). Dal 1976 in poi, Thục consacrò illecitamente numerosi vescovi, ai quali oggi fanno riferimento molti gruppi tradizionalisti e sedevacantisti.

Esistono, inoltre, altre linee di consacrazione meno significative, poiché non è chiaro se alla loro origine vi siano effettivamente delle ordinazioni autentiche. Una caratteristica tipica dei rappresentanti di queste linee di ordinazione è che si tratta per lo più di piccole comunità sparse o addirittura di vescovi itineranti completamente indipendenti. Solo la Fraternità Sacerdotale San Pio X ha dimensioni considerevoli.

La Fraternità di San Pio X e la sua frattura scismatica

La linea di successione di Lefebvre è relativamente riconoscibile: nel 1988, Marcel Lefebvre, fondatore della Fraternità Sacerdotale San Pio X, consacrò vescovi Alfonso de Galarreta, Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais e Richard Williamson. Tutti e quattro hanno a loro volta consacrato altri vescovi.

Nel 1991, il defunto Tissier de Mallerais consacrò Licínio Rangel a vescovo dell’associazione sacerdotale di San Giovanni Maria Vianney. Questa consacrazione rappresenta un raro esempio di come uno scisma possa essere risolto: Rangel e la sua associazione sacerdotale rientrarono in piena comunione con la Chiesa nel 2002, e l’associazione sacerdotale divenne una struttura cattolica a tutti gli effetti,  un’amministrazione apostolica personale.

A causa della grave malattia di Rangel, Fernando Areas Rifan fu nominato vescovo ausiliare nello stesso anno. Tuttavia, la consacrazione episcopale di Rifan fu celebrata dal cardinale Castrillón Hoyos, prefetto della Congregazione per il clero; Rangel era solo un co-consacrante – pertanto, non esiste propriamente una linea episcopale Lefebvre che sia tornata dallo scisma.

Le più recenti consacrazioni episcopali della Fraternità Sacerdotale San Pio X sono state celebrate da Alfonso de Galarreta come consacrante principale e da Bernard Fellay come co-consacrante.  Sono stati consacrati vescovi Pascal Schreiber, Michael Goldade, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier, continuando così la linea di successione di Lefebvre. Fellay non ha mai fatto consacrazioni episcopali in qualità di consacrante principale.

La situazione si complica con Richard Williamson, che lasciò la Fraternità Sacerdotale San Pio X nel 2012 a seguito di una disputa, o meglio, fu espulso per disobbedienza. Fino ad allora, non aveva consacrato alcun vescovo, ma era stato il segretario di fiducia di Rangel. Williamson fondò una “Comunità sacerdotale Marcel Lefebvre”, nota anche come “Resistance” della Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX Resistance). Essa è composta principalmente da dissidenti all’interno della Fraternità che temevano il crescente avvicinamento alla Chiesa di Roma.

Williamson consacrò diversi vescovi: il numero esatto non è chiaro, così come non è noto se queste consacrazioni abbiano portato a ulteriori consacrazioni episcopali. Il primo fu Jean-Michel Faure, come Williamson membro della “Resistence”, espulso dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X. Divenne vescovo nel 2015.

Nel 2016, Williamson consacrò vescovo padre Tomás de Aquino Ferreira da Costa, priore del monastero benedettino di Santa Cruz a Nova Friburgo (Brasile), affiliato alla Fraternità Sacerdotale San Pio X. Prima della consacrazione, i media riportarono che anche un domenicano tradizionalista, frate Innocent-Marie, il cui vero nome era Jean-François Chassagne, sarebbe stato consacrato vescovo nella stessa cerimonia, ma ciò non sembra essere avvenuto. Williamson consacrò altri membri della “Resistence” nel 2017, 2021 e 2022: Gerardo Zendejas, Giacomo Ballini, Paul Morgan e Michał Stobnicki.

Non è chiaro se esistano altre ordinazioni attribuite a Williamson e ai ministri da lui consacrati. Tra le altre cose, circolavano voci secondo cui l’arcivescovo scismatico Carlo Maria Viganò si sarebbe fatto consacrare vescovo “sub conditione” da Williamson nel 2023, due anni prima della morte di quest’ultimo, presumibilmente per il timore che la sua effettiva consacrazione episcopale, conferita dopo la riforma liturgica, fosse invalida.

L’ampia rete di ordinazioni dell’arcivescovo Thục

La linea di successione che inizia con Marcel Lefebvre è già abbastanza complessa a causa delle conseguenze dell’espulsione di Williamson dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X. Diventa del tutto intricata se si considera la linea di ordinazione a cui fa risalire la propria successione una gran parte dei vescovi itineranti odierni: quella di Pierre Martin Ngô Đình Thục, il primo arcivescovo dell’arcidiocesi vietnamita di Huế. Difficilmente si può parlare di qualche scandalo ecclesiastico “curioso” senza ecclesiastici che rivendicano l’ordinazione nella linea di Thục: dal vescovo che sovrintende alle Clarisse scismatiche a Belorado (Spagna), alla “Chiesa Cattolica Palmariana”, al “Vescovo di Pegida” Markus R. e a Ralph N. con il suo movimento “Maria 3.0”, contro il quale i vescovi tedeschi mettono in guardia da anni, la lista è lunga – e persino la consacrazione episcopale dei Redentoristi Transalpini è conferita da un vescovo della linea di Thục.

Thục era vescovo dal 1938, anno in cui divenne vicario apostolico di Vĩnh Long. A quel tempo, il dominio coloniale francese stava per concludersi in modo sanguinoso. Si dice che papa Pio XI (1922-1939) gli abbia concesso carta bianca, attribuendogli “tutti i poteri necessari per gli scopi a Noi noti”, inclusa la facoltà di consacrare vescovi senza mandato papale; si dice che tale autorità, se effettivamente esistita, non sia mai stata revocata.

Nel 1968 Thục si dimise da vescovo diocesano per protestare contro gli sviluppi del Concilio Vaticano II. A causa della guerra del Vietnam, non visse più in Vietnam, ma in Italia e successivamente in Francia. In esilio, strinse contatti con altri oppositori del Concilio. In Francia, grazie alla mediazione del professore di diritto canonico del seminario della Fraternità Sacerdotale San Pio X, entrò in contatto con il movimento legato alle presunte apparizioni mariane di El Palmar de Troya, in Spagna. Lì, Thục celebrò la sua prima ordinazione illegale: Clemente Domínguez y Gómez, al quale si presumeva fosse apparsa la Vergine Maria, e altri membri del suo seguito furono ordinati sacerdoti la notte del 1° gennaio 1976. Dieci giorni dopo, Thục consacrò Domínguez e altri quattro uomini come vescovi.

Quando Domínguez y Gómez si proclamò papa nel 1978, Thục prese le distanze dai Palmariani. Tornò brevemente in comunione con la Chiesa, ma non per molto. Dal 1981 in poi, consacrò nuovamente nuovi vescovi – non è chiaro quanti. I registri della sua linea di discendenza indicano almeno 15 vescovi che sarebbero stati consacrati da Thục, e decine di vescovi che affermano di seguire questa linea. In alcuni casi, le linee si intersecano a causa di dispute e dubbi che hanno portato a nuove consacrazioni “sub conditione“.

Le consacrazioni di Thục sono valide?

Il grande interrogativo nel caso di Thục riguarda la validità delle sue ordinazioni. La scomunica di Thục fu sancita nel 1976 da un decreto della Congregazione per la Dottrina della Fede, emesso in seguito alle ordinazioni palmariane. Il decreto è inizialmente strutturato come previsto: il primo punto afferma che sia il vescovo ordinante che quello ordinato incorrono nella scomunica attraverso l’ordinazione. Il secondo punto stabilisce che le ordinazioni sacerdotali illegittime in questo contesto comportano la sospensione dei sacerdoti. Il terzo punto è interessante: “Per quanto riguarda la validità delle ordinazioni di coloro che hanno già ricevuto ordinazioni in questo modo illegittimo, o che potrebbero riceverle, la Chiesa non riconosce né riconoscerà tali ordinazioni e considera queste persone appartenenti allo stato che occupavano prima di questi eventi”.

La formulazione è ambigua: da un lato, la frase inizia con “Per quanto riguarda la validità […]”, mentre dall’altro non afferma esplicitamente che le ordinazioni siano invalide. Poiché Thục è un vescovo validamente consacrato e le ordinazioni, per quanto ne sappiamo, sono state conferite nella forma corretta, dovrebbero in realtà essere valide. Se la Congregazione per la Dottrina della Fede dichiara che non sono riconosciute per quanto riguarda la loro validità, e se ciò viene interpretato come se fossero invalide, esiste una sola spiegazione: Thục, a causa del suo stato mentale, era incapace di conferire ordinazioni valide. Tuttavia, ciò non è stato esplicitamente affermato nel decreto, né è mai stato dichiarato in modo definitivo. La linea di successione all’ordinazione di Thục è quindi dubbia nella sua interezza.

Successioni aggrovigliate

Le due principali linee di ordinazione scismatica di Lefebvre e Thục si sovrappongono regolarmente, soprattutto per quanto riguarda i sacerdoti ordinati da vescovi di questa cerchia. Alcuni vescovi della linea di Thục sono ex membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X, ordinati preti da vescovi di San Pio X. Le comunità scismatiche a volte si dividono anche su questioni di validità. Un esempio significativo è la Fraternità Sacerdotale San Pio V (FSSV), una scissione dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX). La FSSV nacque nel 1983 quando Lefebvre espulse dalla sua comunità diversi sacerdoti americani che si rifiutavano di riconoscere persino la messa pre-concilio Vaticano II del 1962 e insistevano nel celebrare solo secondo il messale del 1920. La FSSV, da loro fondata, non riconosceva le ordinazioni nella forma della riforma liturgica e richiedeva ai nuovi membri ordinati in questo modo di sottoporsi a una nuova ordinazione “sub conditione“.

In origine, la SSPV era composta da nove sacerdoti, ma la comunità si divise ben presto ulteriormente. Alcuni di questi sacerdoti furono ordinati vescovi secondo la linea di successione Thục – con ordinazioni di validità controversa. La SSPV era guidata da Clarence Kelly, che non aveva ricevuto l’ordinazione Thục: nel 1993 fu consacrato vescovo dal vescovo emerito di Arecibo, Alfredo Méndez-Gonzalez, regolarmente ordinato nella Chiesa cattolica. Méndez-Gonzalez istituì così la linea di successione che rimane attiva ancora oggi, alla quale la SSPV fa tuttora riferimento e che sembra essere limitata alla SSPV stessa.

Tra gli ex sacerdoti della SSPV che sono diventati vescovi nella linea di ordinazione di Thục c’è Daniel Dolan. Con questo ex membro della Fraternità Sacerdotale San Pio X, il cerchio si chiude, e ci porta alla consacrazione episcopale tra i “Redentoristi transalpini”. Dolan fu ordinato sacerdote da Marcel Lefebvre nel 1976. Nel 1993, ricevette la consacrazione episcopale da Mark Anthony Pivarunas, che, a sua volta, era stato consacrato vescovo da Moisés Carmona y Rivera, consacrato da Thục. Nel 2021, Dolan ha consacrato vescovo Rodrigo Henrique Ribeiro da Silva. Ribeiro da Silva era stato ordinato sacerdote da Richard Williamson nel 2017 ed è noto soprattutto per aver vissuto per un periodo con le Clarisse scismatiche di Belorado. Servirà come co-consacrante per i “redentoristi transalpini”. Il principale consacrante è il vescovo canadese Pierre Roy, che egli stesso ha consacrato.

La consacrazione di padre Michael Mary a vescovo dei “Redentoristi transalpini” si inserisce dunque in una tradizione scismatica che, da decenni, causa malumori nella Chiesa e che segue ripetutamente lo stesso schema: divisione genera altra divisione, scisma genera scisma. Michael Mary è nato nel 1954 – è probabile che presto troverà un successore.

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