
Ogni 31 luglio l’Africa celebra la Giornata internazionale della donna africana (JIFA), una giornata dedicata al riconoscimento del contributo delle donne allo sviluppo del continente, alla promozione dei loro diritti e alla loro emancipazione. Nel 2026, questa celebrazione assume un’urgenza particolare.
Mentre diverse regioni del continente sono devastate da conflitti armati, le donne continuano a pagare il prezzo più alto della guerra. Dietro i discorsi sulla pace e sulla sicurezza si nascondono milioni di vite segnate dalla paura, dagli sfollamenti forzati, dalle violenze sessuali e dalla precarietà.
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Nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, le violenze perpetrate contro le donne rimangono una delle tragedie umanitarie più allarmanti al mondo. Lo stupro è troppo spesso utilizzato come arma di guerra per terrorizzare le popolazioni, distruggere le famiglie e lacerare il tessuto sociale. Migliaia di donne e ragazze subiscono violenze fisiche e psicologiche, mentre molte di loro sono costrette a fuggire dai propri villaggi con i propri figli, senza accesso al cibo, all’assistenza sanitaria o all’istruzione.
In Sudan, la guerra che da diversi anni dilania il paese ha fatto precipitare milioni di donne in una situazione di estrema vulnerabilità. Sono esposte a violenze sessuali, matrimoni forzati, tratta di esseri umani e a una crescente insicurezza alimentare. Il conflitto le priva inoltre dei loro mezzi di sussistenza e dei loro diritti più fondamentali.
Nelle regioni anglofone del Camerun, i persistenti scontri tra gruppi armati e forze governative hanno provocato una crisi umanitaria di lunga durata. Le donne in queste zone sopportano il peso degli sfollamenti, della perdita dei propri cari e delle violenze di genere. Molte diventano capofamiglia in condizioni estremamente difficili, pur continuando a proteggere i propri figli e a mantenere viva la speranza all’interno delle loro comunità.
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Queste realtà ricordano una verità spesso dimenticata: le donne non sono solo le prime vittime dei conflitti, ma ne sono anche le prime resistenti. Curano i feriti, nutrono le famiglie, mandano i bambini a scuola quando è ancora possibile, ricostruiscono i legami comunitari e partecipano attivamente alle iniziative locali di riconciliazione. Eppure, la loro voce rimane troppo spesso assente dai negoziati di pace e dagli organi decisionali.
In breve, la celebrazione della Giornata internazionale della donna africana non può quindi limitarsi a dichiarazioni di principio. Essa esorta i governi africani, le organizzazioni regionali, la comunità internazionale e gli attori della società civile a trasformare i propri impegni in azioni concrete.
È indispensabile rafforzare la protezione delle donne e delle ragazze nelle zone di conflitto, combattere efficacemente l’impunità degli autori di violenze sessuali, assicurare un sostegno medico, psicologico e giuridico alle sopravvissute e garantire la piena e totale partecipazione delle donne ai processi di pace e di ricostruzione.
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È quindi chiaro che la costruzione di un’Africa più giusta e pacifica richiede che i diritti delle donne siano posti al centro delle politiche pubbliche e delle iniziative di pace. La sicurezza delle donne è un indicatore della sicurezza delle nazioni. Finché le donne continueranno a essere vittime della guerra, non potrà esserci una vera pace.
In occasione di questa Giornata internazionale della donna africana, è tempo di riaffermare con forza che la dignità, la protezione e la partecipazione delle donne non sono né privilegi né favori, ma diritti fondamentali.
Dare alle donne i mezzi per vivere in sicurezza, far sentire la propria voce e partecipare alle decisioni che determinano il futuro del continente significa investire in un’Africa di pace, giustizia e speranza per tutti.





