
Uno degli incontri avuti da mons. Gallagher in occasione della sua visita in Ucraina per conto della Santa Sede. Nella foto di copertina la delegazione del CEC recatasi in Ucraina.
A metà di luglio si sovrappongono tre rilevanti visite ecclesiali in Ucraina: una delegazione dei vertici del Consiglio ecumenico delle Chiese (CEC; 14-17), di mons. Paul Richard Gallagher, segretario per i rapporti con gli stati e delle organizzazioni internazionali della Santa Sede (17-21) e del card. Matteo Zuppi, inviato pontificio (13-16). Mentre il paese, nonostante la guerra, solennizza la festa nazionale, il battesimo di Vladimir a Kiev (15 luglio).
La visita del CEC
La delegazione del CEC prende l’occasione del 30° del Consiglio ucraino delle Chiese e delle organizzazioni religiose (in sigla UCCRO), che rappresenta la quasi totalità dei credenti del paese.
L’aggressione russa aveva provocato una forte reazione dell’assemblea generale del CEC a Karlsruhe (Germania) nel 2022. Si discusse se escludere dall’organismo la Chiesa russa, la più consistente delle 356 chiese rappresentate. Si decise per il no, ma con una dichiarazione fortemente critica verso il governo russo. Il segretario generale ad interim volò a Mosca per un possibile confronto diretto fra le Chiese interessate alla guerra, che poi non si realizzò, ma che sedimentò una forte attenzione verso quelle Chiese.
L’attuale segretario che presiede la delegazione, Jerry Pillay, ricorda la sua precedente visita nel 2023 e riconosce la straordinaria forza di una popolazione provata da una guerra difensiva da cinque anni: «Siamo colpiti della sua resilienza, dalla determinazione e dalla speranza che la gente dimostra».
L’incontro con l’UCCRO rende evidente la fecondità della collaborazione delle Chiese locali e il loro ruolo nell’emergenza bellica. Vengono denunciate le violenze contro le Chiese nei territori occupati dai russi.
L’arcivescovo maggiore dei greco-cattolici, Sviatoslav Shevchuk, chiede che la Chiesa ortodossa autocefala di Epifanio sia riconosciuta come membro del CEC per portare nell’organismo la voce ucraina, testimoniando in questo modo il senso di un “ecumenismo esistenziale” favorito dall’emergenza attuale.
Emergono anche le tensioni perché la Chiesa non autocefala del metropolita Onufrio non è presente, ma è incontrata a parte. Il metropolita Melety di Chernivtsi afferma con decisione che la sua Chiesa ha reciso ogni legame con Mosca, i preti e i fedeli sono attivi nell’esercito e nella difesa e che «non siamo agenti russi».
Heinrich Bedford-Strohm, presidente del CEC, rispetto all’incontro con Melety, riconosce in un’intervista a Evangelische Zeitung (22 luglio): «Alti rappresentanti di questa Chiesa (non autocefala) hanno espresso in modo credibile la loro opposizione a questa guerra […] Negano che la Chiesa ortodossa (di Onufrio) sia segretamente sostenitrice di Mosca». «È ragionevole supporre che in quella Chiesa ci siano persone che collaborano con Mosca, soprattutto nei territori occupati dalla Russia, ma questo non dove indurre a sospettare che un’intera Chiesa sia una marionetta di Mosca».
Richiesto sull’opportunità della presenza della Chiesa moscovita nel CEC risponde: «Non dobbiamo chiudere gli ultimi pertugi rimasti tra la propaganda russa e altre prospettive. In questo momento è fondamentale rimanere in contatto con persone in Russia con cui possiamo dialogare […] anche se la Chiesa russa non è diventata una forza di resistenza (alla guerra) nel paese, è più diversificata di quanto non suggerisca la figura di un singolo individuo a capo di essa».
La delegazione affronta anche il problema della discussa legge sulle religioni e dei suoi recenti emendamenti che i “filorussi” accusano come persecutori. Dopo aver incontrato Viktor Yelensky, responsabile del servizio statale per la libertà di coscienza, e la vice-capo dell’ufficio del presidente, Pillay afferma: «Riguardo alle nostre preoccupazioni abbiamo ricevuto conferma che … il nuovo emendamento non minaccia la libertà religiosa in Ucraina».
Davanti alla prospettiva di un altro inverno di guerra, la delegazione, per la voce di Karin van den Broek, richiama tutte le Chiese partecipanti (Russia compresa) «a esprimersi finalmente contro l’aggressione, l’invasione illegale e ingiustificata, affinché la violenza cessi».
Diplomazia, pastorale e intenti umanitari
Paul Richard Gallagher, segretario per i rapporti con gli stati e delle organizzazioni internazionali della Santa Sede, arriva nel paese per celebrare i 35 anni del ripristino delle strutture della Chiesa cattolica di rito latino.
La decisione di Giovanni Paolo II porta la data del 16 gennaio 1991e consente il ritorno alla piena attività di una Chiesa cattolica fortemente penalizzata dal regime comunista. Da allora le comunità di ceppo polacco e rito latino sono tornate ad aprire chiese, centri formativi e culturali.
L’elemento pastorale della sua visita è visibile nella celebrazione al santuario di Berdychiv, dove migliaia di persone testimoniano una devozione mariana carica di attesa per la fine della guerra.
Il versante diplomatico è invece riscontrabile nella convinzione diffusa di una resistenza che non è solo per l’Ucraina ma per l’Europa e nell’incontro con il presidente, Volodymir Zelenski, e con il ministro degli esteri, Andrii Sybiha.
Il ringraziamento per la disponibilità del Vaticano ad ospitare un dialogo di pace si accompagna alla richiesta di un suo intervento per perorare la piena adesione dell’Ucraina all’Unione Europea.
Di interesse strettamente umanitario è stata la visita del card. Matteo Zuppi che, come inviato pontificio, si preoccupa soprattutto del ritorno dei prigionieri alle loro famiglie e in particolare di rientro dei bambini sottratti dai russi nei territori occupati ai loro genitori. In occasione della festa nazionale, ha accompagnato Zelenski e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nella celebrazione pubblica.
Emblematica la visita ai prigionieri “russi”, fra cui molti mercenari provenienti dall’Africa e dall’America Latina. Nella celebrazione in un monastero ortodosso, ha pregato per una pace giusta: «Che i prigionieri possano tornare a casa, che i bambini possano riabbracciare le loro famiglie, che i dispersi vengano ritrovati e che tutti abbiano la possibilità di piangere i propri cari defunti».





