
Dato l’alto numero di suore residenti a Wartburg, è stato messo a loro disposizione uno spazio che hanno adattato a cappella per la preghiera personale e comunitaria (foto New York Times).
Gli anni immediatamente dopo la II Guerra Mondiale sono stati i più prolifici per gli ingressi di giovani donne nelle comunità religiose degli Stati Uniti. A metà anni ’60, le suore americane erano circa 180.000 – oggi il numero si è ridotto a circa 35.000 con un’età media superiore agli 80 anni. Per moltissime congregazioni femminili è nato un percorso di riflessione e presa d’atto della «fine» della propria esistenza. Il nome scelto dalle suore americane per questo processo è «compimento».
Non si tratta di fatalismo, rassegnazione, abbellimento di quanto sta accadendo – si tratta di leggere la propria storia, di congregazione e personale, alla luce del Vangelo e della missione che la comunità ha avuto nella Chiesa locale, e di fare del tempo ultimo della vita un vero e proprio esercizio di missione e annuncio del Vangelo.
Le suore americane hanno svolto un ruolo imprescindibile per il paese nell’educazione, in ambito sociale, nella cura sanitaria, verso i poveri e gli emarginati – trovando, di volta in volta, la destinazione verso cui orientare il proprio carisma. A questo stile di vita religiosa hanno scelto di rimanere fedeli fino alla fine, per questo la possono leggere e presentare come «compimento».
Gli ambiti in cui le suore americane hanno svolto il loro ministero evangelico sono ambiti oggi forse ancora più cruciali che in passato, anche alla luce delle politiche portate avanti dall’amministrazione Trump col supporto di ampia parte degli americani stessi. Mentre le suore continuano a essere sé stesse in mutate condizioni di vita religiosa, sembra invece mancare una adeguata riflessione da parte delle società americana su cosa ne sarà di questi ambiti (che in primo luogo sono storie, persone, volti) nell’immediato futuro – quando esse lasceranno sguarnite amplissime aree di questi settori nevralgici di umano in cerca di attenzione, cura, dedizione – praticate nella luce della fede in Gesù.
Si tratterà di un cambio radicale, con grosse conseguenze sulla società americana. Non solo perché gli ambiti di esercizio pastorale del ministero delle suore sono sempre più sottoposti a tagli selvaggi da parte dell’amministrazione in carica a Washington; ma anche perché le eventuali professionalità che potrebbero prendere il posto delle suore non porteranno con loro quell’umanesimo della fede che ha caratterizzato per più di mezzo secolo la loro presenza nella società americana.
Almeno a livello di informazione qualcosa si sta muovendo. Il New York Times ha dedicato un pezzo sensibile e ben scritto alla residenza per anziani di Wartburg (di fondazione luterana), dove le suore cattoliche sono a oggi più della metà degli ospiti. Cosa si vede andando lì a trovare le suore? «Una visione incoraggiante e promettente dell’età anziana: comunitaria, significativa, radicata nel servizio agli altri – e, soprattutto, capace di accettare i cambiamenti». Oltre a una presenza che è un servizio a Wartburg e alle persone che lì vivono, le suore hanno portato con sé una grande capacità di adattamento, di fare di questo ultimo «capitolo» ancora una pagina di Vangelo per e insieme agli altri.
«Hanno assorbito così tanto nel corso degli anni, dal Vaticano II alle lavagne digitali, inserendo tutto nella loro missione. Così Wartburg è solo un adattamento in più». La missione continua, appunto, proprio nel tempo dell’estinzione delle loro congregazioni e negli anni finali della loro vita.
Dalle parole delle suore emerge un giudizio estremamente positivo di questa condizione «finale»: sia per ciò che riguarda con sorelle di altre congregazioni, sia per il vissuto quotidiano con persone laiche. L’appartenenza alle rispettive congregazioni, in passato, era anche un fattore di distinzione e concorrenza; oggi «siamo tutte semplicemente suore» – ha affermato una di loro.
Il direttore della residenza per anziani di Wartburg ha detto che la presenza delle suore è estremamente significativa per la vita del centro: attenzione delicata sociale, punto di riferimento per gli altri residenti, vivacità «in un luogo in cui isolamento e disperazione sono sempre rischi incombenti. Le suore sono vivaci e vitali, hanno una ottima cultura, e sono orientate al servizio. Quello che fanno non ha nulla di straordinario, ma in una comunità di persone anziane che hanno dovuto lasciare le proprie case e i luoghi cari, questa dedizione al servizio e questa compassione umana fanno molto, moltissimo».





