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Martin M. Lintner è Professore di Teologia morale presso lo Studio Teologico Accademico di Bressanone e Presidente di ATISM (Associazione Teologica Italiana per lo Studio della Morale). Qui risponde alle domande di Giordano Cavallari sul documento della Commissione Teologica Internazionale “Prendersi cura della nostra Casa comune”, in particolare riguardo al punto 2.3: “Una diagnosi audace: il peccato contro il creato e il Creatore”.
– Caro professore, vuole esprimere una sua valutazione globale sul documento della Commissione Teologica Internazionale sulla cura del creato? Ragioni, opportunità, elementi di novità, vuoti…
Ritengo che si tratti di un documento importante che, a mio avviso, segnala un cambiamento di mentalità. Precisamente, il rapporto con la natura, che alla luce della fede cristiana interpretiamo come creazione di Dio, ha un significato profondamente teologico. La tutela dell’ambiente non è solo una sfida socio-etica, ma anche una necessità teologica.
Quando la Chiesa si impegna in favore della tutela ambientale o della protezione degli animali, le viene spesso rimproverato di comportarsi come una «ONG verde» anziché occuparsi della salvezza delle anime. Il documento in questione confuta questa argomentazione.
Come ci rapportiamo alla natura, intesa come creazione e habitat per tutti gli esseri viventi, secondo la nostra fede? Il racconto della creazione in Genesi 1 chiarisce sin dall’inizio che la creazione consiste nell’atto con cui Dio ordina il caos, rendendo possibile la vita. Attraverso il ritmo del giorno e della notte e delle stagioni, la separazione tra acqua, aria e terraferma, vengono creati spazi vitali popolati da esseri viventi. Noi, esseri umani, condividiamo questo spazio con gli altri esseri viventi.
Nella Laudato si’ (2015), papa Francesco era essenzialmente mosso dalle conseguenze negative del riscaldamento globale per le popolazioni di molte regioni del mondo. Il suo approccio etico-ambientale era quindi basato su considerazioni di etica sociale. Tuttavia, ha gettato le basi per una riflessione più profonda sul significato teologico della tutela ambientale, sottolineando il valore intrinseco di ogni essere vivente, che riflette in parte la bontà e la grandezza del Creatore. Questo tema viene ulteriormente approfondito nel presente documento.
– «… intendere il peccato contro l’ambiente in modo analogo a come si sono consolidate le nozioni di peccato sociale e di strutture di peccato»: può spiegarci la genesi e il significato di questo passaggio?
Giovanni Paolo II ha coniato le espressioni «peccato sociale» e «strutture del peccato» nella sua dottrina sociale a partire dagli anni ’80 per sottolineare che, sia come individui sia come società, operiamo inevitabilmente in contesti già caratterizzati da un impatto negativo su persone, animali, piante ed ecosistemi. Queste strutture sono il risultato di scelte sbagliate e ognuno di noi contribuisce a consolidarle. Poiché la condotta immorale ha sempre, in un modo o nell’altro, ripercussioni sui propri simili e sulla società, ha sottolineato la dimensione sociale di ogni peccato.
Oggi sappiamo che le conseguenze negative di una condotta umana scorretta e delle strutture di peccato non colpiscono solo i propri simili, cioè gli esseri umani, e le strutture sociali, ma anche l’ambiente e, di conseguenza, le condizioni di vita sia di esseri umani sia degli animali e delle piante.
A mio avviso, qui viene giustamente esteso in modo coerente il concetto di responsabilità a tutta la natura non umana. Ritengo sia coerente e giusto integrare nelle strutture di peccato anche quei comportamenti e quelle dinamiche d’azione che riguardano l’ambiente e che hanno un impatto negativo su di esso, come il cambiamento climatico.
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– È, dunque, esclusa – o inclusa e in che modo – la responsabilità individuale? E, se sì, quali potrebbero essere, secondo lei, le conseguenze in fatto di formazione della coscienza e di confessione sacramentale del peccato?
Quando parliamo di strutture del peccato, ci riferiamo sempre anche ai singoli individui. Come ha giustamente sottolineato papa Giovanni Paolo II, queste strutture non sono solo forze anonime, ma la conseguenza dei peccati dei singoli individui e delle istituzioni sociali che, a loro volta, sono sempre costituite da persone. Allo stesso tempo, affrontare il tema delle strutture del peccato evidenzia che queste vanno oltre il margine di manovra dei singoli individui. È proprio in questa tensione che ci troviamo e ci muoviamo.
La svolta e la conversione ecologica di cui c’è bisogno devono, quindi, avvenire a diversi livelli, sia a livello individuale sia a livello sociale e politico. Spesso commettiamo l’errore di affermare che tutto dipende dal comportamento dei singoli oppure che il singolo non può incidere e che sia la politica a dover reagire. La verità è che è necessario un cambiamento di mentalità a ogni livello.
La politica deve, finalmente, avere il coraggio e la determinazione di decidere e attuare le condizioni quadro per una svolta ecologica, ma, allo stesso tempo, il singolo non deve abdicare alle proprie responsabilità. Ognuno di noi dovrebbe chiedersi in che misura il proprio stile di vita influenzi le altre persone e l’ambiente e agire di conseguenza.
L’esame di coscienza deve, quindi, comprendere anche il rapporto con l’ambiente. Si tratta, infatti, sempre delle relazioni che instauriamo in quanto esseri umani: con Dio, con il prossimo e con l’ambiente. Agostino afferma che dobbiamo amare tutti e tre questi aspetti, sebbene in modi diversi. Solo Dio deve essere amato per sé stesso, mentre l’uomo e la natura devono essere amati perché ci conducono a una comunione più profonda con Dio.
Parte dell’esame di coscienza deve quindi consistere nel verificare se utilizziamo la natura e il creato non umano nel rispetto della loro bellezza e del loro valore intrinseco, doni di Dio. È, quindi, sicuramente sbagliato considerarli come semplici cose che possiamo usare per i nostri scopi.
– In ogni caso, come le comunità in quanto tali potrebbero esprimere la coscienza di un tale peccato?
Sono convinto che, come Chiesa in generale e come comunità ecclesiali in particolare, abbiamo un enorme potenziale per agire in modo molto più incisivo di quanto non abbiamo fatto finora nella sensibilizzazione su questo tema. Le parrocchie, gli ordini, le comunità religiose e le diocesi che gestiscono beni immobili possono dare un esempio positivo in questo ambito.
Questo cambiamento può iniziare dalla gestione ecologica dei propri terreni, che troppo spesso viene ancora concepita principalmente in un’ottica economica. La sostenibilità richiede di mettere in relazione gli aspetti economici con le esigenze sociali ed ecologiche, e di prendere coscienza del fatto che l’ecologia è alla base sia delle esigenze sociali sia di quelle economiche. Senza ecologia, senza un ambiente intatto, tutto crolla. Consideriamo ancora troppo poco questa interdipendenza tra il sociale, l’economico e l’ecologico.
Le possibilità di agire sono molte: una parrocchia, per esempio, può curare orti comunitari; possiamo ridurre drasticamente il consumo di carne durante i pasti, dato che la produzione di carne nelle quantità attuali contribuisce in modo significativo al riscaldamento globale ed è da mettere in discussione anche dal punto di vista dell’etica animale.
La fantasia, poi, non conosce limiti. Le parrocchie o le comunità di base potrebbero formare delle carpooling (condivisione di un’automobile da parte di più persone che devono fare lo stesso percorso, ndr). Anche la ristrutturazione di edifici ecclesiastici secondo criteri ecologici gioca un ruolo importante, così come il fatto che gli edifici ecclesiastici sono anche luoghi di residenza e habitat per gli animali. In questo ambito si potrebbero adottare molte misure a favore dell’ambiente e degli animali.
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– Il passaggio del documento sul «peccato contro il creato» ha suscitato l’attenzione o la curiosità dei media “laici”. Propriamente o impropriamente? A chi parla questo documento?
La mia esperienza mi dice che il documento Laudato si’ di papa Francesco è stato accolto con molta più attenzione e serietà al di fuori della Chiesa che all’interno di essa. Il papa ha parlato soprattutto al cuore di chi si impegna già per la tutela dell’ambiente. La conversione ecologica richiede, però, un cambiamento dei nostri comportamenti. Francesco ha cercato di indicare anche motivazioni attinte alla fede cristiana a questo scopo.
Tuttavia, proprio all’interno della Chiesa ha incontrato delle resistenze. Ciò conferma, in parte, il pregiudizio secondo cui il cristianesimo sarebbe ancora percepito come una religione che non si oppone a un approccio sfruttatore nei confronti della natura e degli animali. Alcuni critici vanno oltre e ci accusano di continuare a legittimare questo approccio negativo. Non è, quindi, sorprendente che il mondo laico presti tanta attenzione a questo documento, in cui si riflette chiaramente il cambiamento di paradigma da parte della Chiesa e della teologia.
Questo documento si rivolge naturalmente a tutti gli uomini, ma in particolare a noi cattolici e cristiani, in quanto chiarisce i fondamenti teologici della conversione ecologica. La conversione ecologica non riguarda solo la tutela dell’ambiente, ma anche la nostra fede, come risulta in modo evidente. La credibilità della Chiesa agli occhi del mondo laico si misura anche in base al modo in cui ci comporteremo in futuro, sia come comunità ecclesiale sia come singoli credenti.
– Quali potrebbero o dovrebbero essere alcuni passaggi ecclesiali successivi?
La visione approfondita della natura come creazione, presentata in questo documento, e la responsabilità morale nei suoi confronti, fino al punto di considerare il comportamento ecologicamente scorretto come un peccato, devono essere applicate sia alla dottrina sia alla pratica.
Ritengo che questo tema debba avere maggiore spazio nella predicazione, non solo nel «Tempo del Creato», dal 1° settembre al 4 ottobre, ma durante tutto l’anno, e che si debbano valutare e realizzare iniziative a livello locale, di cui ho citato alcuni esempi in precedenza.
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– Del creato sono parte rilevanti gli animali – della cui etica lei si è occupato – e come quanto ci sta dicendo ben testimonia. Ma in questo documento mi pare che ci sia poco o nulla in proposito. Gli animali non sono forse parte rilevante contro cui si riversa questo peccato?
Ritengo che il fatto che questo documento fa riferimento agli animali in diversi punti, in particolare nelle interpretazioni bibliche di Genesi 1 e 2 e del comandamento del sabato, secondo cui anche gli animali devono riposare il sabato, sia un passo avanti. Nel complesso, però, concordo pienamente con lei sul fatto che la responsabilità morale dell’uomo nei confronti degli animali nel mondo odierno sia ancora poco sottolineata.
Ciò riguarda l’allevamento degli animali da reddito e le grandi estensioni di terreno necessarie per la produzione del loro foraggio, di cui la stragrande parte potrebbe essere utilizzata in modo molto più efficace per la coltivazione di piante destinate all’alimentazione umana.
Si tratta anche della responsabilità nei confronti degli animali selvatici, ai quali continuiamo a sottrarre habitat con il disboscamento e lo sfruttamento della natura, per il tempo libero, lo sport e il turismo.
Si tratta degli animali usati nella ricerca medica e militare. E degli animali da compagnia che, per molte persone, hanno un’importante funzione sociale, ma che spesso diventano anche un surrogato delle persone, sollevando importanti questioni etiche.
Spero che i membri della Commissione Teologica Internazionale o della Pontificia Accademia per la Vita leggano questa intervista e che ne traggano ispirazione per trattare seriamente e con autorevolezza queste specifiche questioni etiche relative alle molteplici relazioni tra uomo e animale che, come giustamente menzionato nella domanda, mi stanno molto a cuore.
Sarebbe davvero auspicabile dedicare un documento proprio agli animali, creature meravigliose, nostri coabitanti e compagni di viaggio su questa terra, che san Francesco d’Assisi, di cui quest’anno ricorre l’ottocentenario della morte, ha chiamato con affetto “sorelle e fratelli”.






Gesù nel vangelo di marco elenca i peccati:
• Prostituzioni (o fornicazioni)
• Furti
• Omicidi
• Adulteri
• Avarizie (cupidigie)
• Malvagità
• Inganno
• Scomodezza (dissolutezza / scelleratezza)
• Invidia
• Bestemmia
• Superbia (orgoglio)
• Sciocchezza (stoltezza / comportamento dissennato)
Inserirei il peccato contro il creato all’interno dei peccati di stoltezza o stupidità.
Cupidigia.
Se penso al numero di imballi che produciamo penso più alla stupidità che alla cupidigia che comunque metterei al secondo posto dopo la stupidità.
Metti tanti imballi perchè il consumatore vuole il pezzo intero. Se gli arriva la merendina un po’ in frantumi poi passa ad un’altra ditta. Quindi di base c’è sempre la cupidigia, che mi importa se gli imballi producono molto scarto? Basta che arrivi tutto perfetto altrimenti faccio una brutta recensione ad Amazon.
La stupidità se vuoi può essere cupidigia razionalizzata. (Che è quello che intendeva GPII con strutture sociali di peccato, tutti vogliono il prodotto perfetto il risultato è tanto scarto ottenuto, perchè le azioni individuali hanno ricadute collettive.)
Cioè non è che si distrugge il creato perchè si è stupidi, lo si distrugge perchè si è avari e cupidi. La cupidigia può alimentare anche l’intelligenza con un calcolo razionale ma cinico.
Premetto di non essere un letterato, poiché ho fatto solo la quinta elementare. Mi capita spesso di leggere queste lunghe lettere teologiche . Ma ho capito che di teocratico non c’è proprio nulla. Mi spiego meglio, per Teocratico intendo dire , che non citate mai nemmeno una sola scrittura Profetica della Parola di Dio . La preghiera profetica per eccellenza è proprio quella che ci ha insegnato proprio Gesù Cristo, È proprio quella che viene recitata chissà quanti milioni di volte da Tutta la Cristianità, ma che perde tutto il suo significato, proprio perché i Teologi non hanno mai messo in risalto che solo tramite il Regno di Dio, compiendo la Sua volontà sulla Terra come in Cielo, eliminerà Tutti i guai causati mediante il Peccato che ha coinvolto tutto il genere umano. Di conseguenza Dio il libererà dal maligno, satana il diavolo. ( Apocalisse o Rivelazione cap. 12 vers. 12 ) . Tutti coloro che sono coinvolti nel sostenere i Governi umani, come ha sempre fatto la chiesa cattolica, che ancora oggi continua a mandare i propri Capellani Militari a benedire gli eserciti, mi chiedo, come mai i Teologi , nei loro lunghissimi discorsi , non ne parlano mai. Hanno preferito fare scomparire la parola ” Peccato ” , in base a ciò che insegna la Bibbia, poiché sento dire spesso, dire che Dio perdona tutti. Mentre Dio ci perdona solo se abbandoniamo le pratiche errate di questo mondo, come insegna Gesù Cristo. Una profezia che fa capire come sarà risolta dal Regno di Dio la questione dell’inquinamento Globale la Potete trovare nel libro Profetico ispirato da Dio Apocalisse o Rivelazione, capitolo 11 versetto 18 .
Per questo motivo Gesù Cristo ha detto che quando la Buona Notizia del Regno, sarà predicata in Tutte le Nazioni, allora verrà la Fine di questo sistema di cose malvagio.
Cordiali saluti da Lucio.
Sono d’ accordo con questo articolo che trovo molto corretto ed esplicativo. Finora la natura e’ stata considerata a nostra disposizione e noi ne abbiamo usufruito in abbondanza. Pensavamo di esserne i padroni..Ma con il.progredire delle scienze, soprattutto in campo chimicio e fisico , abbiamo stravolto la natura e le sue leggi ed ora ci troviamo a pagarne le conseguenze, fiumi e mari inquinati, territori disboscati e desertificati..
Il problema e’ che l equilibrio naturale si e spezzato, perché secondo me, l’uomo ha preso troppo il sopravvento e distrutto tanto ecosistemi..inoltre la popolazione umana e aumentata troppo e la Terra non può più mantenere questo carico.
Da 5 miliardi del 1950 siamo arrivati al triplo e la superficie terrestre non e aumentata. Alla lunga la terra esaurisce le sue risorse
Sì ma il problema non è se sia giusto oppure no, il problema è che non può diventare un peccato! Questa non è la missione della Chiesa istituita da Cristo, per la salvezza delle anime non è importante fare bene la raccolta differenziata! Tutte cose giuste sì, ma la Chiesa deve occuparsi di altro, non dell’ecologismo… Ci sono già troppi problemi al Suo interno di cui dovrebbe occuparsi.
Temo che San Francesco non sarebbe d’accordo con lei.
Comunque c’è una generale non conoscenza del catechismo e della dottrina sociale della Chiesa. Chi per un verso chi per un altro è convinto che le questioni etiche e sociali non siano Vangelo. Nel non rubare per dire, rientra sia il pagamento delle tasse, sia la destinazione universali dei beni.
https://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s2c2a7_it.htm
Anche “Il rispetto dell’integrità della creazione”. Ci sono tante pagine più o meno cattoliche che si lanciano in continue revisioni della teologia praticamente zero che ne mettono in evidenza la ricchezza già presente.
Basta che non faccia la fine di tutti gli altri peccati che ognuno si aggiusta da sé…
Buongiorno, vorrei sottolineare fortemente che il peccato è un’altra cosa. Nella Chiesa istituita da Cristo i peccati sono altri. Gli uomini non hanno il potere di cambiare niente della Chiesa di Cristo, altrimenti diverrebbe di istituzione umana, non Divina. La Chiesa di Cristo è quella che salva, non i precetti degli uomini, non perché non sia giusto preservare il creato, ma perché non è quello il compito della Chiesa. Per quel abbiamo già Greta Tumberg….
In verità puoi tranquillamente fare rientrare questo peccato nel primo comandamento, volersi sostituire a Dio e crearsi idoli. Oppure Bergoglio in un ciclo di catechesi sui vizi capitali lo collegò alla gola:
https://www.avvenire.it/chiesa/papa/il-papa-il-peccato-della-gola-sta-uccidendo-il-mondo_72201
Niente di nuovo sotto il sole cambiano i mezzi ma gli uomini vogliono sempre le stesse cose.