Leone XIV: dalla Francia al continente europeo

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Foto Vatican Media.

Un viaggio articolato e complesso quello compiuto da papa Leone XIV in Francia. Si possono estrarre alcuni passaggi – invitando alla lettura completa dei discorsi sul sito www.vatican.va – e mettendo al centro dell’attenzione la vita della Chiesa in Francia ed in Europa, la laicità, la sofferenza e il fine vita.

Leone XIV è stato chiaro nel proporre la visione della Chiesa. Ed in cambio ha visto accanto e intorno a sé una grande folla (700 mila forse nella messa a Parigi; 150 mila a Lourdes) ed un atteggiamento di grande attenzione da parte del mondo politico. Ecco quindi alcune delle tematiche affrontate.

Parigi

«Il cristiano coinvolto nella vita pubblica, che agisce alla luce della propria coscienza illuminata dalla fede, non può essere considerato un proselitista o una minaccia all’unità della patria. Infatti, la vera laicità non esclude la dimensione religiosa, ma sa al contrario trarne vantaggio come risorsa educativa. È proprio per questo motivo che la scuola cattolica occupa un posto di rilievo nel panorama educativo di un Paese come la Francia. (…) Una giusta laicità non consiste quindi nell’escludere la religione dalla sfera pubblica o dall’istruzione, ma nell’impegnarsi affinché lo Stato e le istituzioni religiose dialoghino tra loro e uniscano le loro forze al servizio del bene comune, affinché il mondo abbia la vita. (…) Effettivamente, l’instancabile opera della Chiesa cattolica, attraverso la ricchezza delle sue espressioni e istituzioni, è certamente preziosa e lodevole per il benessere dell’intera società» (Incontro con le Autorità e il Corpo diplomatico, 26 settembre)

«L’impegno per la cultura e l’educazione. «La pietra di paragone, che permette di valutare questo nostro impegno, è la cura che abbiamo per i più piccoli e per i poveri: bambini nel grembo materno e nei vari teatri di guerra, persone con disabilità fisiche e intellettuali, anziani, migranti e rifugiati, e tutti coloro che la superbia esclude come non produttivi. Sono loro il banco di prova delle nostre affermazioni sul rispetto della dignità umana, la cui tutela e promozione si estendono anche al creato. All’opposto sta una volontà di sfruttamento e di rapina, che mira a spremere quanto più possibile da ogni essere vivente, consumando senza custodire e distruggendo senza coltivare. Dunque, l’attuale crisi ecologica è una crisi antropologica; inoltre, la Chiesa è convinta che ogni cultura rechi in sé una saggezza, che matura in un ecosistema dei popoli. Sì, habitat della persona umana è infatti la società: non un ambiente meramente fisico, come il deserto o l’oceano per gli animali, ma un ambiente morale e relazionale. Nella pace sociale, i popoli prosperano secondo giustizia» (Discorso all’Unesco, 26 settembre).

Omelia della Messa in Place de la Concorde. «Aspirate a riscoprire un orizzonte luminoso, a costruire una nazione rinnovata a partire dalle sue radici irrigate dalla fede. Non tenete la fede in Gesù Cristo solo per voi stessi, ma lasciatela traboccare per dissetare e colmare le persone che incontrate. Spetta a voi portare la speranza là dove regnano lo scoraggiamento e l’aridità spirituale» (26 settembre).

Lourdes

Ai Vescovi: «Vi invito ad essere vigilanti, per difendere la libertà e il diritto della Chiesa a evangelizzare, a educare alla vera libertà e a praticare pubblicamente il culto, affinché, in modo visibile, la carità possa essere esercitata nel nome di Gesù Cristo» e un invito a impegnarsi per l’unità interna e per l’impegno contro gli abusi» (Lourdes, 27 settembre).

«So che per alcuni di voi, a causa di particolari patologie e di dolori talvolta terribili, l’orizzonte può apparire cupo, incerto, senza via d’uscita. Ma nessuna legge umana deve farvi perdere la certezza della vostra dignità. Al contrario, è proprio in nome di questa dignità inalienabile della persona umana che la tentazione di togliere la vita con il pretesto di una falsa compassione deve essere fermamente respinta. È impossibile considerare normale togliere la vita. Ciò che è legale non è necessariamente morale. (…) Sì, cari amici, siate servitori appassionati della vita! (…) In questo senso, vi invito, da un lato, a sviluppare senza sosta le strutture di cura palliativa e di ricerca; dall’altro ad accompagnare con tenerezza i malati, come avviene qui a Lourdes, dove medici, infermieri, barellieri, cappellani, équipe pastorali dei malati e tanti altri ancora esercitano la loro vocazione al servizio della dignità della persona umana, affinché il mondo abbia la vita. Curando i corpi, voi curate anche le anime». (Lourdes, 27 settembre).

Metz

«La laicità che regola la vita degli Stati non implica solo il carattere non confessionale delle istituzioni civili, ma presuppone una vera collaborazione tra le parti, così come il rispetto, da parte delle autorità statali e comunitarie, dell’autonomia delle Chiese e la promozione della loro libertà di organizzazione, di espressione e di culto. Si tratta di risalire alla fonte dei valori che costituiscono il fondamento della convivenza civile, cioè “i valori universali dei diritti inviolabili e inalienabili della persona, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza e dello Stato di diritto” (Trattato sull’Unione Europea, Preambolo). Nel contesto multiculturale di oggi, l’affermazione dell’universalità di questi valori, essenziale per la sua sopravvivenza, passa anche attraverso una riscoperta delle proprie radici e attraverso l’apertura al dialogo con l’altro. (…)

L’Europa contemporanea, infatti, si trova di fronte a una nuova tappa della sua lunga storia di incontri, con l’arrivo sul continente di tanti uomini e donne in fuga da teatri di guerra e persecuzione, o in cerca di una vita migliore lontano dalla povertà e dalla miseria.  (…) Tutto questo non sarebbe però ancora sufficiente: accogliere una persona significa integrarla come nella propria famiglia, offrendole la possibilità di sviluppare i suoi talenti, le sue capacità e sensibilità, ma anche di entrare nello spirito della casa che la accoglie. Bisogna cogliere la portata storica di ciò che sta accadendo, vale a dire un incontro senza precedenti tra popoli e culture che chiama a una riscoperta creativa delle nostre radici e, allo stesso tempo, a un ascolto attento dell’altro.

L’universalità dei valori fondanti dell’Europa ci assicura che questo dialogo è possibile e che potrà dare una base solida alle nostre società, permettendo di operare in modo più efficace per la pace e per un mondo riconciliato. (…) Il diritto internazionale e il multilateralismo sottolineano l’eguaglianza effettiva degli Stati nelle loro relazioni reciproche e costituiscono il miglior antidoto alla volontà di dominio, che è all’origine di ogni conflitto. Oggi, le relazioni umane e tra gli Stati si fanno sempre più barbare. Il valore della parola data è disprezzato; ci si vanta piuttosto della menzogna e dell’inganno. L’Europa può porre fine a questa spirale grazie al rispetto per l’altro che ha saputo coltivare e preservare, poiché ha ampiamente dimostrato negli ultimi ottant’anni che è possibile far valere opinioni, rivendicazioni e interessi divergenti, incontrandosi invece di scontrarsi» (Metz, 28 settembre).

Echi di stampa

Il quotidiano francese progressista Le Monde ha sottolineato il ruolo unificatore del Papa e della religione nella società. Il conservatore Le Figaro si concentra sul ruolo e gli appelli per i giovani, il fervore, sorprendente vitalità cattolica; a sinistra Libération mette in luce il fenomeno mediatico e politico della visita. In Gran Bretagna, The Guardian enfatizza il tema dell’intelligenza artificiale e la crisi degli abusi.

In Germania Deutsche Welle titola: «Pope fever» e analizza l’impatto della visita sulla Francia secolarizzata, come anche in Spagna El Pais. Dal mondo arabo, Al Jazeera rileva l’importanza dei discorsi sull’intelligenza artificiale e sui temi del fine-vita mentre l’agenzia Reuters ritorna su credibilità della Chiesa e abusi.

Le fonti concordano quindi su quattro grandi assi, pur attribuendo peso diverso: la sorpresa della partecipazione popolare in una Francia secolarizzata che pare affatto priva di domanda religiosa; la questione della laicità; AI e dignità umana in quanto il papa utilizza la Francia e soprattutto l’UNESCO per inserire la riflessione cattolica sull’intelligenza artificiale dentro un dibattito internazionale; gli abusi, piaga che non si cancella nonostante le folle. Quindi nella Francia secolarizzata si verifica una riscoperta del papa, mentre la Chiesa è chiamata a confrontarsi con il proprio passato e con il futuro dell’intelligenza artificiale.

Nel discorso al Centro congressi Robert Schuman, Leone XIV ha collegato in modo diretto radici cristiane, costruzione europea, democrazia, diritto internazionale, migrazioni e pace. Ha detto che l’Europa va considerata anzitutto come una realtà culturale e storica e ha affermato esplicitamente che non si può parlare dell’Europa senza parlare del cristianesimo. Ma il passaggio politicamente più rilevante è quello sulla guerra.

Leone ha parlato del ritorno della guerra in Europa come di una nuova «inutile strage», richiamando implicitamente Benedetto XV, e ha messo in guardia dall’idea che il riarmo possa essere la risposta ai conflitti. Ha invece indicato negoziato, diritto internazionale e multilateralismo come strumenti fondamentali. L’agenzia Reuters considera questo discorso come la formulazione più compiuta finora della visione politica di Leone XIV sull’Europa.

L’agenzia Associated Press segnala che all’incontro erano stati invitati i leader dei 27 Paesi UE, ma alla fine erano presenti soltanto alcuni rappresentanti di Stati più piccoli, fra cui Monaco, Andorra e Lussemburgo, oltre a Macron. Così la forza simbolica del discorso è maggiore della sua immediata partecipazione politica istituzionale. La lettura vaticana è naturalmente più teologica.

Vatican News presenta Metz come il momento nel quale Leone propone di riscoprire le radici cristiane dell’Europa non per restaurare un’Europa confessionale, ma per recuperare valori come dignità della persona, responsabilità, libertà, solidarietà, diritto e giustizia. Il papa parla di libertà religiosa e cooperazione fra Chiesa e Stato, ma contemporaneamente richiama democrazia, uguaglianza e stato di diritto come valori condivisibili in una società multiculturale. Quindi non una riproposizione dello slogan delle «radici cristiane»: il cristianesimo viene presentato come una delle matrici storiche dalle quali derivano valori che oggi devono essere tradotti in un contesto pluralista.

Se a Parigi il pontefice aveva affrontato soprattutto il rapporto fra tecnologia, intelligenza artificiale, dignità umana e società contemporanea, e a Lourdes aveva posto al centro la vita, la sofferenza e le ferite provocate dagli abusi nella Chiesa, nella città di Robert Schuman ha proposto una vera e propria riflessione sull’Europa. Il papa ha collegato le radici cristiane del continente ai valori della democrazia, dello Stato di diritto, della libertà, dell’uguaglianza e della dignità della persona, chiedendo contemporaneamente di non confondere la pace con il riarmo e indicando nel dialogo e nel multilateralismo gli strumenti per affrontare i conflitti.

La stampa internazionale ha colto soprattutto questo passaggio: Leone XIV non si è limitato a parlare dell’Europa come realtà geografica o politica, ma ha cercato di proporre una narrazione culturale dell’Europa e del suo futuro. Metz è probabilmente la tappa che dà senso retrospettivo alle precedenti. Il viaggio cominciato come visita alla Francia cattolica e secolarizzata finisce con un discorso rivolto, di fatto, all’intero continente.

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