Italia, puntare sulle ”rinnovabili”

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L’Italia non può reggere costi energetici come gli attuali. Rinnovabili ed elettrificazione vanno nel verso giusto e sono attuabili piuttosto in fretta. 

Il 17 settembre scorso, la segretaria dem Elly Schlein ha indirizzato pubblicamente una lettera alla presidente del consiglio Giorgia Meloni con una serie di proposte sui temi dell’energia.

La lettera fa seguito a una recente apertura dell’Unione Europea allo sforamento di bilancio in materia energetica, purché le misure vengano indirizzate a favorire la transizione e non a sovvenzionare ulteriori consumi fossili.

Il governo dovrà a breve stendere la manovra finanziaria per il 2027 e questi soldi – circa 14 miliardi – dovranno essere esplicitamente destinati a provvedimenti concreti, ed è in questa situazione che si inquadra l’inusuale iniziativa della dirigente democratica. Iniziativa che, peraltro, ha preso di sorpresa e amareggiato altri leader del cosiddetto “Campo largo”, ovvero la compagine di partiti che sfiderà il centrodestra alle prossime elezioni generali, al momento previste tra un anno.

La proposta di Elly Schlein

Chi scrive, qualche mese fa aveva firmato una lettera indirizzata agli stessi leader del “Campo largo”, perché le Regioni che essi già governano appaiono in larga misura in ritardo (v. figura 1) nelle installazioni di fonti rinnovabili rispetto a quanto previsto dal Pniec, Piano nazionale integrato energia e clima, che prevede di coprire, entro il 2030, il 69% del fabbisogno elettrico con 131 GW di rinnovabili installate, aggiungendo circa 57 GW di nuovo fotovoltaico e 17 GW di nuovo eolico.

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Ma. concretamente. cosa propone Elly Schlein nella sua lettera? Nel testo, la segretaria dem delineava cinque interventi strutturali immediati basati su strumenti già esistenti.

  • Il raddoppio del Conto Termico (2 miliardi di euro), ovvero uno stanziamento per la sostituzione degli impianti di climatizzazione obsoleti e alimentati a combustibili fossili.
  • Il Fondo Nazionale per l’Efficienza Energetica, con 3 miliardi di euro per la riqualificazione energetica di edifici residenziali pubblici, scuole e ospedali.
  • Il Piano per l’Autoconsumo Rinnovabile e Comunità Energetiche, con 3 miliardi di incentivi per i tetti fotovoltaici di famiglie e piccole o medie imprese, promuovendo la diffusione delle Cer (Comunità Energetiche Rinnovabili).
  • Il sostegno alla Decarbonizzazione Industriale, con 4 miliardi dedicati a grosse imprese energivore come cementifici, acciaierie e chimica, per accelerare la transizione verso l’idrogeno verde e l’elettrificazione.
  • Il Fondo per la Resilienza delle Reti Elettriche, con 2 miliardi per adeguare l’infrastruttura di trasmissione nazionale e prevenire i blackout.

Si tratta, evidentemente, di misure di buon senso, relativamente semplici da attuare e che rispettano le indicazioni della Commissione europea, perché favoriscono la transizione e la decarbonizzazione del Paese.

La mossa di scriverne pubblicamente offrendo una mano virtuale al governo avversario perché faccia “le cose giuste” può apparire ingenua o addirittura scandalosa visto che siamo in un clima preelettorale, così che ci si poteva e ci si può attendere nuovi toni battaglieri e critici, non certo profferte di cooperazione.

Come affrontare la fame di energia

Tuttavia, la lettera dimostra che l’opposizione di centrosinistra sta pensando concretamente alle questioni energetiche e sta elaborando misure che potrebbero portare effettivo sollievo alle famiglie e alle imprese, con un occhio alle necessità finanziarie e un altro alla riduzione delle emissioni, obiettivo essenziale per chiunque abbia preso sul serio la questione climatica.

Si tratta, quindi, di una mossa tutt’altro che ingenua, anzi di una vera e propria sfida al Governo, messo di fronte alla scelta di ignorare quanto proposto da Schlein – e quindi di elaborare altre misure nello stesso solco – oppure di accoglierle, dimostrando così di aver bisogno di idee altrui, visto che le proprie vanno in tutt’altra direzione con gli aiuti a pioggia agli automobilisti e alle futuribili min-centrali nucleari.

Chiaramente, l’Italia non può reggere a lungo costi energetici così alti come quelli attuali, e deve assolutamente ridurre la propria dipendenza energetica dall’estero per evitare i continui contraccolpi interni di eventi esterni sui quali purtroppo non ha alcun controllo.

Rinnovabili ed elettrificazione vanno nel verso giusto e sono attuabili piuttosto in fretta, se lo si vuole davvero.

Di fronte a questo scenario, sempre più complesso dopo la chiusura, anche solo parziale, dello stretto di Bab-el-Mandeb e l’accesso al Canale di Suez, continua a mancare quella svolta nella politica energetica italiana ed europea che sarebbe veramente auspicabile.

Per quanto tempo ancora dovremo continuare a fare guerre per i combustibili fossili e non sostenere decisamente gli impegni presi dopo l’Accordo di Parigi del 2015?

Dobbiamo applaudire alla “moral suasion” esercitata dal Governo italiano su ENI, compagnia petrolifera partecipata dallo stato italiano e vero motore della politica energetica, di calmierare i prezzi, distorcendo la concorrenza?

Si stima che, per ENI, questi prezzi calmierati significheranno una perdita di utili pari a circa 100 milioni di euro al mese, a fronte di un utile totale di circa 600 milioni, probabilmente incrementato da un aumento dei clienti alle sue pompe. Non è questa una specie di mancia caritatevole ai suoi “sudditi”, che rinforza il suo prestigio e che permette di mantenere il primato dei fossili? Non di diverso tenore sono poi le regalie di altre compagnie petrolifere che si sono accodate ad ENI.

Come non vedere che si sta combattendo una guerra senza quartiere per mantenere il primato di forniture energetiche che saranno sempre più prossime ad esaurirsi, e ancor più, stanno devastando il pianeta?

Il castello economico costruito sulla disponibilità di queste energie – dal carbone al petrolio e successivamente al gas – ha contribuito in modo sostanziale al progresso, ma i danni dell’inquinamento e i cambiamenti climatici che già hanno generato – e che continuano ad accumularsi – possono mettere fine alla presenza umana sulla Terra: a questo siamo!

La proposta del PD e di noi scienziati – pur con differenze – va in questo senso: diamo finalmente una svolta alla politica energetica che guardi al futuro e non rimanga ancorata alle tecnologie del passato! La transizione energetica all’elettrico, quale vettore, consente di ottimizzare l’efficienza nell’industria, nelle forniture domestiche, nella mobilità.

La via per raggiungere ciò è la semplificazione delle procedure per gli impianti domestici e “utility scale” di produzione di energia pulita, con una campagna di comunicazione che faccia finalmente capire agli italiani che gli impianti di energie rinnovabili sono necessari per mantenere la bellezza del “Bel Paese”, superando assurdi vincoli paesaggistici che limitano l’accesso alle tecnologie pulite.

Ancora: che una politica a sostegno delle energie rinnovabili è il modo più sicuro per evitare la povertà energetica alla quale il crescente prezzo dell’energia ci sta condannando. Stiamo parlando di tutta l’energia, non solo quella fossile! La dipendenza del prezzo dell’energia dal prezzo del gas – con il gas di Trump che ci costa un occhio! – finisce per far pagare a tutti gli italiani i ritardi nella realizzazione di impianti di energie rinnovabili.

L’illusione del nucleare

Non possiamo cullarci nell’idea che tutto verrà risolto dal nucleare di cui il governo si è fatto sponsor. Se mai arriverà – con costi astronomici, come insegnano tutti i Paesi nei quali si cerca ancora di svilupparlo e in tempi immani, come è stato per la costruzione delle ultime centrali divenute operative –, sarà sempre troppo tardi, e troverà un Paese, l’Italia, ormai devastato dalla crisi climatica, oppure troverà un Paese e un mondo nel quale le rinnovabili potrebbero averlo già reso inutile.

Soprattutto: arriverà in un mondo devastato dalle guerre – che avremo continuato a combattere per la sopravvivenza dei fossili – o sarà un mondo passato ad un’energia pulita e democraticamente condivisa? Sole, acqua e vento sono ovunque, non occorre fare la guerra per averne la disponibilità. «La disuguaglianza nell’accesso all’energia è la disuguaglianza nell’accesso al futuro» (Amartya Sen).

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