
Al termine dei lavori dell’Incontro in occasione del decimo anniversario di Amoris laetitia, papa Leone XIV ha inviato un messaggio ai partecipanti. «Leggerò i frutti del vostro lavoro e delle vostre discussioni, e a suo tempo offrirò le mie riflessioni. Intanto vi incoraggio a cominciare a condividere con le vostre Conferenze Episcopali e Diocesi ciò che avete vissuto e ricevuto, e a continuare a proclamare il Vangelo insieme alle famiglie, attingendo alla ricchezza di Amoris Laetitia. In particolare, spero che le famiglie stesse siano sempre attivamente coinvolte nella vita e nella missione delle vostre Chiese locali, e che vi aiutino a discernere le vie da percorrere. Tornando a casa, vi prego di assicurare a tutti i membri delle vostre comunità la mia vicinanza spirituale e il mio incoraggiamento».
La sera stessa del 14 ottobre, la Sala Stampa della Santa Sede ha ospitato una conferenza stampa per fare il punto su quanto è stato detto. Si è parlato di un Rapporto di Sintesi, che verrà presentato al Papa insieme alla documentazione completa e ai resoconti di questa settimana, come ha confermato p. Giacomo Costa, consultore della Segreteria generale del Sinodo, responsabile per la metodologia. Una settimana in cui, ha detto, abbiamo assistito «al desiderio di ascoltare e imparare prima ancora che giudicare». Quanto alle proposte, «ce ne è una che ritorna: coinvolgere le famiglie nella formazione dei seminaristi e degli altri operatori pastorali».
Mons. Charles Jude Scicluna, vescovo di Malta, ha sottolineato che «Amoris laetitia ci chiama ad ascoltare prima di giudicare» e «accogliere le persone là dove sono. Questo è il tesoro che l’Esortazione ha portato nella Chiesa».
Il cardinale Luis Gerardo Cabrera Herrera, OFM, ecuadoregno, ha evidenziato due impegni emersi dal convegno: «formare agenti di pastorale – come li chiamiamo noi – cioè laici e laiche e famiglie che accompagnano le diverse componenti della Chiesa e istituire il ministero del matrimonio e della famiglia, basato su ascolto, discernimento, integrazione nelle parrocchie».
Il prof. don Stanislaus Chu Ilo, nigeriano, ha notato come esista «uno spostamento di paradigma nella teologia quando la Chiesa ascolta le sofferenze delle persone. E se accogliamo e ascoltiamo le fragilità, allora la Chiesa potrà andare avanti, verso le persone». Gli hanno fatto eco i due coniugi brasiliani Solange Gregory Schila e Alisson Roberto Schila, nel dire che «torniamo a casa e diremo ai nostri tre figli che siamo partecipanti e protagonisti al tempo stesso di una visione di Chiesa che mette la famiglia al centro dell’attenzione e dei dibattiti».
È toccato al prof. mons. Philippe Bordeyne, in qualità di Preside del Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia, e Coordinatore degli esperti, cercare di fornire una visione di sintesi. In questo senso, «non si può parlare di famiglia senza parlare di Chiesa e viceversa. Abbiamo oggi nella Chiesa universale la ricezione di un modo di parlare di Chiesa come famiglia di famiglie, che è venuto dall’Africa, e ci arricchisce attraverso un apprendimento reciproco tra famiglie e comunità cristiana».
Rispondendo poi ad una domanda specifica sulle situazioni di fragilità, come indicate nel capitolo VIII di Amoris laetitia, che a suo tempo suscitò un vivace dibattito e richiesto in particolare di dire se il convegno abbia prodotto qualcosa di nuovo, mons. Bordeyne ha notato che «non dobbiamo restringere la fragilità al tema del fallimento e alle difficoltà ricordate nel capitolo VIII. In Amoris laetitia il termine “fragilità” in italiano appare 18 volte. In inglese il termine “fragility” compare 3 volte mentre in altri casi si traduce con “weakness”. Il Rapporto di Sintesi – ha proseguito – parla di fragilità come condizione umana comune, all’interno della visione dell’Enciclica Magnifica Humanitas. Quindi non parliamo di fragilità limitandola a situazioni difficili, o da integrare nella pastorale, ma ad una condizione umana comune».
Nel corso della conferenza stampa è stata ricordata l’importanza della preghiera e di una vita spirituale intensa. Nell’omelia preparata da Leone XIV e letta dal cardinale Tagle a conclusione dell’incontro, si dice in proposito che «la preghiera comune e i Sacramenti hanno un ruolo molto rilevante nella vita familiare, perché, aprendo i cuori all’agire di Dio, permettono di giungere insieme anche là dove da soli non si arriverebbe mai. Sono un nutrimento solido e una medicina salutare; perciò esorto calorosamente tutti a riscoprire e promuovere questa pratica».





