
Lavori del Grande e santo concilio delle Chiese ortodosse a Creta (2016).
Dopo dieci anni dal “grande e santo concilio” delle Chiese ortodosse in Grecia, a Creta (19-26 giugno 2016), vescovi e teologi si sono ritrovati a Chantilly (Svizzera; 5-8 ottobre 2026).
Guidati dal metropolita Emmanuel, uno dei gerarchi di maggior rilievo nel patriarcato di Costantinopoli, oltre una trentina di relatori hanno illuminato i testi e la recezione dell’evento conciliare.
Dopo quello del 1872, in cui si era condannato il filetismo e cioè la riduzione nazionalistica delle Chiese con la conseguente pretesa di antonomia-autocefalia, l’avvio della preparazione al concilio di Creta corre in parallelo all’esperienza del Vaticano II.
Prende vita, infatti, con la conferenza panortossa di Rodi nel 1961, ma la preparazione faticosa e contrastata si allunga per oltre cinquant’anni e arriva alla conclusione grazie alla convinta spinta di Costantinopoli e di Bartolomeo in particolare.
Nonostante la preparazione condivisa fra tutte le 14 Chiese autocefale, poche settimane prima della celebrazione quattro di esse si sono ritirate: Antiochia, Mosca, Georgia e Bulgaria.
Uno dei risultati dell’attuale convegno è stata la partecipazione di tre delle Chiese assenti, mentre la Chiesa russa ha confermato la sua decisione di non partecipare.
Evento ecclesiale decisivo
Del convegno riprendo qualche elemento del discorso introduttivo di Bartolomeo I e della tavola rotonda finale (i testi sono in buona parte recuperabili sul sito Ortodoxie.com).
Il patriarca qualifica il concilio come «l’evento ecclesiale determinante per l’autocoscienza e il cammino dell’ortodossia contemporanea», capitolo rilevante della storia conciliare della Chiesa.
Gli otto testi approvati, assieme all’enciclica finale e al messaggio, costituiscono un patrimonio ormai largamente condiviso dalle Chiese, in particolare nella diaspora: dalla vita liturgica alla spiritualità, dal matrimonio al digiuno, dalla struttura canonica alla vita sacramentale, dall’ecumenismo alla missione nel mondo attuale. E soprattutto nella conferma che il culto, come l’insegnamento e la predicazione, vivono nell’esperienza del convenire, della sinodalità. «La conciliarità è il modo di esistenza e di funzionamento della Chiesa, è il suo ethos».
Una parola severa è dedicata agli assenti di allora: «Non esisteva alcuna ragione teologica o ecclesiologica per impedire la celebrazione del concilio. Rimandare la convocazione (come chiedeva la Chiesa russa, ndr.), avrebbe significato l’abbandono definitivo del progetto, e forse è proprio questo che alcuni auspicavano e cercavano».
Importante fu il ruolo della teologia e dell’apertura ecumenica, in piena fedeltà alla tradizione ortodossa. Nel decennio il tesoro del concilio è stato tradotto in molte lingue con significativi approfondimenti teologici, anche se la recezione va continuamente sollecitata.
Il domenicano p. Hyacinthe Destivelle ha sintetizzato gli orientamenti conciliari fissati nell’enciclica finale come un’ecclesiologia eucaristica che fa emergere la natura conciliare della Chiesa.
La sua missione nel mondo è espressa come “ecclesializzazione” della realtà, che significa la trasformazione della creazione nel corpo di Cristo che è la Chiesa. In conseguenza a questo impianto teologico, emerge un’antropologia indissociabile dell’ecclesiologia. Infine, emerge dai testi, una scelta ecumenica che, pur nel suo limite, è foriera di sviluppi ben maggiori di quelli già raggiunti.
Le sfide future
Nella tavola rotonda finale il metropolita Job di Pisizia, del patriarcato ecumenico, ha ricordato tre questioni che rimangono aperte dopo lo scavo prezioso dell’assemblea di Creta.
Va precisato il riconoscimento delle altre Chiese cristiane che non possono essere ricondotte solo alla loro presenza nella storia senza riconoscere il loro carattere propriamente ecclesiale.
In secondo luogo, va alimentata la ricerca sulla questione antropologica ben oltre la prudente riserva emersa dai testi conciliari, restii a indicare l’umano come “persona” per non oscurare la qualità personale attribuita alla Trinità.
Infine, va meglio calibrata la corrispondenza fra acribia, cioè il giudizio ecclesiale formalizzato in norme, con l’economia, cioè la misericordia come eccezione. In realtà, l’economia-misericordia designa l’intero del mistero della salvezza per l’uomo.
Il professore John Chryssavgis, dell’istituto ecumenico Huffington, ha ricordato un elemento prezioso di continuità rispetto al concilio e cioè la pubblicazione di un testo dal titolo Per la vita del mondo, verso un ethos sociale della Chiesa ortodossa.
Il testo, pubblicato nel 2020, identifica le principali sfide sociali e culturali delle comunità ortodosse e si è rivelato un punto di riferimento per una dottrina sociale ortodossa costruita con l’apporto di molte Chiese e scuole teologiche.
L’arcivescovo Giovanni di Tirana e di tutta l’Albania ha rinnovato la denuncia del pericolo nazionalista per le Chiede dell’ortodossia e la necessità urgente della pratica della sinodalità. «Il fondamento teologico della sinodalità ci porta a coltivare la comunione nel concreto. E l’esperienza sinodale ci aiuta a comprendere in profondità ciò che professiamo rispetto alla Chiesa e alla sua identità».
È toccato al dott. Cerol Saba, portavoce dell’assemblea dei vescovi ortodossi di Francia, ricordare le drammatiche sfide che si aprono davanti alle comunità cristiane: dai conflitti al nuovo disordine mondiale, dai messianismi politici alla fine del multilateralismo, dalla fine del diritto internazionale alla rivoluzione dell’intelligenza artificiale. Assieme a molte altre voci, ha invocato l’assoluta urgenza dell’unità fra le Chiese ortodosse. «Sono convinto che il mondo ortodosso ha oggi più che mai bisogno di mettere in opera dei nuovi processi di mediazione».
Davanti alle domande condivise di un nuovo concilio, il prof. Nicolas Kazarian, prete ortodosso e professore a Boston, ha smorzato le attese in un’intervista a La Croix (8 ottobre): «Per ipotizzare un nuovo concilio bisognerebbe investire tutto ciò che è richiesto dal segretariato preconciliare, dalle nomine dei rappresentanti delle Chiese nei diversi comitati… Strutturalmente siamo ancora molto distanti. L’incontro con i primati delle antiche Chiese della “pentarchia” nel prossimo novembre potrà permettere di avanzare in questo senso».





