
Presentazione della Lettera pastorale “Nella tua luce vediamo la luce” della Conferenza episcopale venezuelana.
Venerdì scorso, 23 ottobre, la Conferenza Episcopale Venezuelana ha pubblicato una Esortazione Pastorale importante. Non ripeteremo ciò che i vescovi hanno già affermato con estrema chiarezza e in modo comprensibile a tutti. Ci limiteremo a formulare un paio di osservazioni.
In primo luogo, i vescovi raccolgono il malcontento popolare per quello che sembra ormai un processo troppo lungo e troppo lento, vista la situazione spaventosa in cui versano le maggioranze popolari in materia di reddito, istruzione, sanità, acqua ed elettricità. Su questo punto i vescovi concordano con alcuni sondaggi che sono circolati in maniera diffusa sui social network.
La soluzione di alcuni di questi problemi costituisce innanzitutto una questione politica, come indicano gli stessi vescovi. Non sarebbe sensato indire elezioni senza disporre di un Consiglio nazionale elettorale e di un Tribunale superiore di giustizia (TSJ) che offrano garanzie oggettive che non vi saranno ineleggibilità ad hoc, che i voti saranno conteggiati con precisione e che i risultati saranno pubblicati in ogni dettaglio.
Prima di votare è necessaria una ri-istituzionalizzazione di base, affinché la volontà popolare non venga distorta e il governo che ne deriverà possa contare su una legittimità autentica fondata sulle urne. La fretta con cui si sta procedendo alla nomina del nuovo TSJ, prevista per la metà del prossimo dicembre, sembra andare in questa direzione. Speriamo che ciò porti a un potere giudiziario affidabile per tutti e non a una nuova frustrazione.
***
Tuttavia, parte dei problemi che colpiscono maggiormente la popolazione possono essere affrontati con un percorso amministrativo che le autorità competenti possono avviare. I danni ai servizi pubblici sono talmente strutturali che non potranno essere risolti prima della fondamentale riorganizzazione politica necessaria per elezioni libere ed eque.
Ma ciò non significa che non si debba iniziare subito ad affrontarli. I vescovi citano, ad esempio, un patto educativo nazionale che non necessita di attendere le elezioni. Il governo può convocare tutti gli attori presenti nella vita educativa venezuelana per trovare i termini di un accordo da attuare fin da subito, senza attendere mesi che altri aspetti vengano risolti.
Qualcosa di simile si può dire degli investimenti necessari per l’elettricità, l’acqua e la sanità. Qualunque sia la propria posizione politica, nessuno si lamenterà se, con l’aumento delle entrate petrolifere, ciò si tradurrà nel massimo investimento possibile affinché nell’entroterra del Paese l’elettricità non venga a mancare per ore ogni giorno e in tutto il Paese l’acqua corrente non manchi per giorni ogni settimana.
***
Non bisogna parlare, la gente non crede più alle parole: bisogna agire. Si tratta di un’azione amministrativa che spetta allo Stato e non ha bisogno di attendere i tempi dei processi politici. Un’altra questione che non può attendere è quella dei prigionieri politici: se si è riusciti a liberarne fisicamente centinaia e a chiudere molti procedimenti senza modificare le istituzioni giudiziarie, si può portare a termine il lavoro e liberarli tutti completamente in una volta sola.
Il secondo punto che volevamo commentare riguarda i diversi ruoli che i vescovi assumono per la Chiesa cattolica in queste circostanze. Qualunque siano le debolezze e i limiti dell’istituzione ecclesiale in Venezuela, è certo che nessun’altra organizzazione di carattere non politico (che non sia né lo Stato né i partiti) ha una presenza su tutto il territorio nazionale con vocazione e volontà di servizio pubblico.
I paragrafi a, b, d, e, f, g e h del punto 13 dell’Esortazione contengono missioni che coinvolgono l’intera istituzione ecclesiale in Venezuela o parte di essa, come protagonista diretta o a sostegno della leadership laica.
La Chiesa cattolica ha svolto un ruolo importante nei processi di riconciliazione di molti paesi latinoamericani afflitti da gravi conflitti politici. Una parte di tale ruolo può essere intesa come mediazione per il raggiungimento di un accordo su richiesta delle parti in conflitto. Non sembra essere questo il caso in Venezuela, dove la mediazione è affidata a una potenza che dichiara apertamente di avere interessi geopolitici ed economici in gioco.
Possa Dio far sì che tutto vada per il meglio. Tuttavia, poter contare su qualcuno che, senza pretendere potere politico né economico, facesse da portavoce delle voci plurali della popolazione così come si sentono in tutte le parrocchie cattoliche del Paese, costituirebbe un importante valore aggiunto affinché gli accordi politici riflettessero sentimenti che vanno al di là di quelli dei politici e fossero poi meglio accolti.
Ma non è questo l’oggetto di questo secondo commento, perché la mediazione politica richiede la volontà di tutte le parti, e se questa manca, non c’è nulla da fare. Vogliamo piuttosto concentrarci sui punti 13. a/d. Ecco qualcosa che dovrà essere realizzato, per una volta, in modo serio e completo, affinché il processo politico non zoppichi in futuro. Bisogna ascoltare le vittime delle violazioni dei diritti umani, e anche i carnefici pentiti di aver causato sofferenze illegittime.
***
Questa è proprio una questione in cui né lo Stato né i partiti possono assumere un ruolo di primo piano. Si risveglierebbero i fantasmi della paura e della manipolazione politica, che potrebbero facilmente vanificare gli effetti risanatori della riconciliazione sul tessuto sociale e sul futuro della convivenza. Il ruolo della Chiesa, presente in tutto il Paese e interessata più alle persone che ad altri aspetti, può essere decisivo.
Nella Letter dei vescovi si trovano gli elementi fondamentali (vicariati episcopali, parrocchie) per organizzare progressivamente l’ascolto e documentarlo in vista del momento in cui verrà avviato un processo formale di verità e riconciliazione. E poi, in tale processo, i vari operatori pastorali – clero, religiose, catechisti, laici impegnati… – dovranno mettersi a disposizione attraverso le proprie diocesi affinché non rimanga alcun angolo del Paese, per quanto povero o remoto, in cui manchino le opportunità di ascolto e riconciliazione.
Questo sarà un grande servizio, al tempo stesso umanitario e cristiano, della Chiesa cattolica al futuro del Venezuela.
- Pubblicato nel quadro della collaborazione con Revista SIC (originale spagnolo, qui).





