
Nella grande città di Atene esiste, da una sessantina di anni, una chiesa che raccoglie gli italiani emigrati. La chiesa è intitolata ai santi Francesco e Chiara ma è comunemente conosciuta come «la chiesa degli italiani». La comunità che vi si raduna, con il passare degli anni, è diminuita a motivo delle gravi difficoltà economiche attraversate dalla Grecia, ma la chiesa rimane ancora un punto di riferimento, anche per i turisti.
La chiesa, all’esterno, si prensenta come una elegante villa di inizio ’900. È incassata tra i condomini di via Ghyilfordoy, nella breve fila dei numeri dispari, a poche decine di metri da Piazza della Vittoria e dalla fermata della linea verde della metropolitana, prossimi al centro della città.
La villa fu regalata a padre Giovanni Torquato Morini, un frate minore osservante di origine toscana, che aveva passato gli ultimi anni del suo ministero nell’isola di Mitilene, nel Mar Egeo. Venduto il convento, si trasferì ad Atene con l’intenzione di aprire un luogo di culto.
Qui, ricevuto il rifiuto da parte delle autorità civili di aprire una chiesa cattolica (le norme erano molto restrittive all’epoca per i luoghi di culto che non fossero ortodossi, e lo sono ancora) la presentò come «cappella dell’ambasciata italiana» e la cosa funzionò. Prestissimo la villa si trasformò in chiesa.
Si sviluppa su tre piani: il seminterrato, dove si trovano le aule di catechismo, il piano terra, che funge da chiesa, e il primo piano formato da un grande salone centrale e alcune stanze laterali. Da allora è diventatata il luogo di celebrazione e di incontro per tre, quattro generazioni di italiani.
Agli inizi degli anni ’90, ammalato e ormai anziano, padre Morini lasciò il servizio pastorale e la chiesa ai Frati minori cappuccini.
L’attività che si svolge è quella tipica di ogni parrocchia: la benedizione delle famiglie, il catechismo, la celebrazione dei sacramenti, le sante messe al sabato e la domenica e nelle feste comandate, il dialogo con le persone.
Al martedì pomeriggio, da moltissimi anni, c’è l’adorazione eucaristica che si conclude con la celebrazione della messa, al giovedì, invece, si tiene l’incontro sulla Parola di Dio della domenica.
Il numero di fedeli che vi partecipano non supera le dieci unità, cosa diversa invece per il sabato e la domenica, quando ci troviamo sensibilmente di più, di frequente con la presenza di turisti.
Ben inserite nel contesto parrocchiale ci sono due Comunità neocatecumenali: la prima, piuttosto solida e ben avviata, è formata da italiani, albanesi e greci; la seconda è più giovane e non ancora stabilizzata, è formata anch’essa da fedeli provenienti da paesi diversi.
Ma tutto si vive avvertendo un contesto diverso da quello a cui si è abituati in Italia. Uscendo dalla porta, oltre a trovarti in una nazione straniera, sei anche in un paese ortodosso, dove la presenza cattolica è quasi insignificante. Il dialogo ecumenico non ha una struttura ed è lasciato alle circostanze o alla buona volontà dei singoli. I contatti con i «papàs», i sacerdoti ortodossi, sono di reciproco rispetto e, direi, di curiosità, perchè, di fondo, la lunga divisione ci ha reso sconosciuti gli uni agli altri.
Sicuramente cordiali sono gli incontri con la gente comune che continua a ripetere che, alla fine, «non ci sono differenze» e che sarebbe tempo di ritornare uniti.
Nell’ultimo anno ci sono state diverse iniziative che hanno vivacizzato la vita della nostra piccola comunità che si aggira sulle 250 persone.
Mettendo in circolo i talenti che ci sono, è stato iniziato un corso di lingua greca e un corso di pianoforte.
Abbiamo avuto la visita del direttore dell’Ufficio Migrantes della CEI, mons. Pierpaolo Felicolo.
Durante la Quaresima, abbiamo vissuto il cammino di Abramo, un percorso penitenziale fatto a piedi, che ci ha portato dalla nostra chiesa fino all’aeropago, luogo dove san Paolo ha annunciato Gesù risorto agli ateniesi. Ogni mese, agli «Incontri in parrocchia», abbiamo conosciuto italiani, residenti in città, significativi per tipo di lavoro o percorso di vita.
Questa iniziativa, che certo proseguirà, ha a cuore creare comunione tra di noi, conoscerci e poterci aiutare. Abbiamo incontrato persone fantastiche: una famosa giornalista, una scrittrice, un archeologo espertissimo dello scultore Prassitele…
Anche le celebrazioni per l’ottavo centenario dalla morte di san Francesco sta innescando interessanti collaborazioni, rendendo la nostra chiesa luogo di fede e di manifestazioni mai viste prima.
Usufruiscono della nostra chiesa, da oltre vent’anni, i cattolici albanesi. La domenica pomeriggio, con la preziosa collaborazione delle Missionarie della Carità di Madre Teresa, c’è il catechismo per i bambini e la preparazione ai sacramenti per gli adulti che non li hanno ancora ricevuti. Si celebra anche la santa messa in albanese.
Ringraziamo la Provvidenza per quanto ci concede, lo Spirito non cessi di soffiare dandoci ogni giorno il desiderio di spendere la nostra vita per amore di Dio e il bene della Chiesa.





