
Marianne Arndt è un’operatrice pastorale e predica. Svolge questa attività durante le celebrazioni della Parola, nelle catechesi… e anche durante l’eucaristia. E vorrebbe poter continuare a farlo. L’intervista, curata da Madeleine Spendier, è stata pubblicata il 30 giugno 2026 in www.katholisch.de
«I fedeli laici non possono predicare durante la celebrazione eucaristica nel momento riservato per l’omelia». Lo ha ribadito di recente il card. Arthur Roche, prefetto del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, in una lettera al vescovo Heiner Wilmer, presidente della Conferenza episcopale tedesca.
La decisione riguarda anche Marianne Arndt, operatrice pastorale nelle parrocchie di Höhenberg e Vingst a Colonia, dove da anni predica in alcune celebrazioni. Parliamo con lei in merito a questa decisione.
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– Signora Arndt, Roma è stata chiara: lei non può pronunciare l’omelia durante una celebrazione eucaristica. Come ha accolto questa decisione?
Con delusione e indignazione. Non posso accettarla e basta. Noi, cosiddetti teologi laici, riceviamo una formazione tanto solida quanto quella dei preti. In Germania ci sono sempre meno preti e quelli che rimangono devono servire un numero crescente di parrocchie. Sarebbe logico e necessario che gli operatori pastorali collaborassero anche al ministero della predicazione durante la messa. In questo senso la Chiesa aveva già fatto più progressi.
– A cosa si riferisce?
Lavoro come operatrice pastorale dagli anni ’80. Tra il 1974 e il 1983 in Germania era consentito ai laici di predicare durante la messa. Ho vissuto questa tappa. Con l’entrata in vigore del nuovo Codice di diritto canonico questa possibilità è scomparsa. Tuttavia, col tempo, molti colleghi e colleghe sono riusciti a recuperare questo spazio in diverse diocesi. Oggi, in alcuni luoghi è abituale che teologi laici predichino durante l’eucaristia.
Nel 2020 l’Associazione cattolica femminile di Germania (kfd) ha lanciato la cosiddetta Giornata delle predicatrici, invitando le donne a predicare durante la messa. È stato un passo importante. Ora temo che, dopo questa lettera da Roma, alcuni vescovi facciano marcia indietro per eccesso di zelo.
– Lei predica durante l’eucaristia?
Sì, certo. Prima parlavamo di catechesi o di esortazione, ma, a partire dall’iniziativa della Giornata delle predicatrici, dico chiaramente che predico. A volte, lo faccio durante le messe per le famiglie e, altre volte, in occasione di celebrazioni per adulti. Predico anche durante le celebrazioni della Parola, ai funerali e alle esequie.
– Perché può farlo? Perché il suo parroco glielo consente?
Esattamente, e penso che questa dipendenza sia un problema. Non dovremmo dipendere dalla buona volontà del parroco, ma piuttosto essere invitate e incoraggiate a esercitare il ministero della predicazione.
Il mio parroco, Franz Meurer, mi ha sempre sostenuto con forza e gliene sono molto grata. Negli ultimi dieci anni, ho potuto predicare normalmente. Presto lui andrà in pensione e confido che, con la nuova équipe pastorale, io possa continuare a farlo. Tuttavia, ho anche vissuto periodi in cui mi è stato proibito di predicare. Come teologa, è stata una ferita profonda.
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– Quando ha tenuto la sua prima predica?
Nel 1983, durante il mio tirocinio pastorale. Faceva parte della mia formazione predicare durante la messa davanti alla comunità. Ho ricevuto molto sostegno e quello mi ha dato la forza di continuare. Ho scoperto di avere qualcosa da comunicare, quando proclamavo il Vangelo.
– Cosa significa per lei annunciare il Vangelo?
Per me la predicazione è interpretare la sacra Scrittura alla luce della vita quotidiana. Ma l’annuncio passa anche attraverso la propria vita, il proprio atteggiamento e la propria fede.
La comunità mi conosce: sono una madre, una nonna, e ne faccio parte. Ascolto le persone, sono presente e condivido la loro vita. Anche questo è evangelizzazione. Posso dialogare con una comunità solo se ne conosco i membri e instauro relazioni con loro. L’eucaristia è il centro e la fonte della nostra vita ecclesiale. Tuttavia, continuiamo a identificare questo momento quasi esclusivamente con la predicazione e, ufficialmente, ritorna ad essere riservato unicamente a uomini ordinati.
Quando un prete celebra tre messe al giorno e si sposta da una parrocchia all’altra, accade ciò che il vescovo Heiner Wilmer ha sottolineato nella sua lettera al Vaticano: spesso non conosce veramente le esigenze specifiche di ogni comunità. Questo è un problema importante.
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– Il Vaticano sostiene che solo l’omelia durante la messa è riservata al prete e che esistono molti altri modi di annunciare il Vangelo aperti ai laici. Non è sufficiente?
No. Nel corso della mia vita professionale ho considerato la predicazione essenziale per aiutare la comunità a leggere la propria vita alla luce della Scrittura e a scoprire motivi di speranza. Inoltre, la predicazione permette alla comunità di conoscere chi la serve e, a partire da lì, di costruire legami e una vita comunitaria. Non dovremmo rinunciare a questa possibilità.
Parliamo costantemente di partecipazione e di corresponsabilità. Questo significa coinvolgere attivamente l’intera comunità, non limitarla a un ruolo passivo. Quindi, coloro che hanno la formazione e la vocazione per farlo, dovrebbero poter anche predicare durante la celebrazione eucaristica.
– Si tratta di una questione che riguarda esclusivamente la Germania?
Ho vissuto in Brasile per un periodo negli anni ’80. Lì il prete riesce a visitare le comunità solo una o due volte all’anno a causa delle enormi distanze. Quando arriva, tutti sono felici di ascoltare la sua predicazione. Ma, alla vigilia, egli si riunisce con la comunità per scoprire quali problemi la preoccupano, in modo da poter predicare in un modo che sia veramente vicino alla loro realtà. Quando lui è assente, sono i catechisti a spiegare le Scritture alla domenica.
Ho assistito, di recente, in Tanzania, a una messa funebre che è durata sei ore. A un certo punto, una suora si è avvicinata all’ambone per dire qualche parola sul defunto. Il parroco l’ha interrotta, dicendole che aveva già parlato abbastanza. Lei ha risposto che aveva ancora molto da dire per onorare la memoria del defunto, e ha continuato. Mi è sembrato un gesto molto significativo.
Nell’ambito del movimento Maria 2.0[1] e dell’Incontro mondiale delle donne tenutosi a Lipsia, è emerso con chiarezza che le donne di diversi paesi chiedono una partecipazione più piena alla liturgia e all’eucaristia, anche attraverso la predicazione. Dalla mia esperienza nella Chiesa universale, credo che questo desiderio esista anche in molte altre parti del mondo.
– Cosa farebbe se, in futuro, un parroco le proibisse di predicare durante l’eucaristia?
Dovremmo discuterne. Laddove esiste già una tradizione consolidata, questa dovrebbe poter continuare a svilupparsi. I teologi laici hanno la preparazione necessaria per predicare e i membri delle comunità che possiedono questo carisma dovrebbero essere formati anche per questo ministero.
La messa è al servizio del popolo di Dio e Cristo ci invita tutti. Non è più accettabile che le comunità debbano ascoltare omelie che non comprendono, mentre, a volte, alcuni preti leggono schemi di sermoni preparati da altri. Un numero sempre maggiore di fedeli si reca là dove le celebrazioni sono di vera qualità, e penso che questo sia positivo.
Abbiamo molti laici ben preparati nelle nostre parrocchie. Perché impedire loro di fare ciò per cui sono stati formati e inviati? Con questo tipo di divieti priviamo i giovani sia teologi sia teologhe di una parte del loro futuro e corriamo il rischio di continuare a perdere fedeli.
[1] Si tratta di un’iniziativa cattolica femminile nata in Germania nel 2019 che promuove una maggiore partecipazione delle donne alla vita e ai ministeri della Chiesa, tra le altre riforme (ndt).






Un conto è la predicazione/testimonianza, un conto l’omelia.
L’omelia può essere fatta da un laico? Si, ma solo se intendiamo laico come non-sacerdote e passiamo al Ministero permanente di Diacono. Il Diaconato a tutt’oggi non è concesso alle donne.
La predicazione/testimonianza/esortazione non è preclusa a nessun laico/a quand’anche ne sia riconosciuta la capacità, formazione, teologica e ortodossia, quindi non si comprende perché il contrasto si debba accendere proprio ed esclusivamente sull’omelia.
Conosco personalmente un valentissima e innamorata di Cristo teologa (non cito il nome non voglio tirarla in ballo) che predica – fuori dall’omelia – anche a fior di Vescovi.
Piaccia o non piaccia l’odierna situazione e che non tutti i sacerdoti facciano omelie degne di nota (meglio sarebbero molti laici preparati e di provata fede), poco cambia in una Tradizione che seppur non immutabile, si regge (anche) sull’obbedienza.
Sempre pericoloso creare gruppi-movimenti “pro”, che finiscono per diventare “contro”.
Meglio affidare a Dio le proprie speranze, attese e anche sofferenze visto che « …nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili.», nell’attesa che si compia la sua volontà.
Trovo molti di questi commenti inqualificabili. alcuni ancora legati all’idea della donna angelo del focolare, che francamente non si può proprio più sentire. È chiaro che la chiesa in Germania pone le Questioni? Alle quali in altre parti del mondo non si è ancora preparati. Lì la presenza dei laici è veramente forte ed attiva e prima di commentare bisognerebbe conoscere la situazione. In questo caso non si è trattato di disobbediezza, ma di un percorso ecclesiale che porta in quella direzione.
La lascino continuare a predicare, del resto sappiamo da Rossini che i voleri di una donna non si possono contraddire :
( Piano e dolce) : Io sono docile /son rispettosa/mite obbediente /dolce amorosa /Ma !( inizia il CRESCENDO)
Ma ….se mi toccano /dov’e’ il mio debole /saro’ una vipera sarò/ e mille trappole / prima di cedere / e
mille trappole / faro’ scattare si’ si’ ( il Crescendo arriva al suo apice)… E mille trappole Faro’ scattare!
Dalla disobbedienza SOLO frutti cattivi.
Sono un sacerdote. Mi sono licenziato a 35 anni perché il Signore mi ha chiamato, non per sete di potere, né perché avessi “necessità” o desiderio di predicare. Negli ultimi tre mesi, per esigenze date dall’obbedienza della Congregazione a cui appartengo, ho potuto presiedere alla messa domenicale solo una volta. L’articolo che ho letto lo trovo diseducativo, racconta una serie di disobbedienza e mancanze di rispetto nei confronti di una Tradizione che non siamo noi umani ad avere stabilito. Lo dico con tutto il rispetto per le donne, che sempre hanno testimoniato valorosamente il Vangelo, senza bisogno di dover ” fare l’omelia”. Rischiamo di trasformare la celebrazione eucaristica in uno sfoggio di retorica.
Sulla preparazione della Signora non mi permetto di dire nulla. Non ho capito, però, il senso di una frase: “La messa è al servizio del popolo di Dio”.
Cosa vuol dire?
Che se la S. Messa non piace al popolo allora non vale?
Che il popolo è il “proprietario” della S. Messa?
Che la S. Messa è sostanzialmente uno spettacolo per il popolo?
È un’espressione difficile da decifrare.
la frase in tedesco è questa
Die Messe ist für die Gemeinde da und Christus lädt uns alle dazu ein!
https://katholisch.de/artikel/69248-gemeindereferentin-zu-predigtverbot-bin-enttaeuscht
chiedo perchè è stato tradotto ‘Gemeinde’ con ‘popolo di Dio’…
Quando leggo queste interviste o opinioni ci vedo spesso una buona dose di autoreferenzialità. Spostare poi il problema sull’essere donna (Associazione cattolica femminile di Germania… Giornata delle predicatrici…) penso sia un chiaro errore metodologico e logico visto che nel documento del Vaticano si parla di laici (donne e uomini) oltre a essere un concetto che deriva dal pensiero attuale (associazioni differenziate per sesso per qualunque cosa) e che non ha a che fare con la fede.
Infine un appunto: “vorrebbe poter continuare a farlo”. Anch’io vorrei entrare in un convento femminile… posso? E’ opportuno?
Molti commenti che leggo mi sembrano solo privi di giustizia e quindi di misericordia. Le donne nei vangeli fanno una figura nettamente più bella e significativa dei discepoli maschi, ricordiamocelo. Tutte le persone sono fatte a immagine di Dio, quindi sono uguali tra loro, con uguale e massima dignità, senza distinzioni di nessun tipo. Il resto a me sembra solo volontà di mantenere un potere, esattamente il contrario di quanto dice Gesù, giustificato con ridicole arrampicate sui vetri, uno stile che nei vangeli certo non si trova.
In Tanzania una messa funebre è durata 6 ore. Il parroco ha interrotto la suora, dicendole che aveva già parlato abbastanza. Lei ha risposto che aveva ancora molto da dire per onorare la memoria del defunto, e ha continuato. Bella maleducazione
Sono certo che ci arriveremo, se non per convinzione battesimale e carismatica, per necessità evidenti in quanto teniamo presente che conosco persone di entrambi i sesso, molto, molto preparate….
A me sembra che si stia andando fuori di testa. La signora faccia la madre e la nonna, e faccia bene questi ruoli. Non basta essere moglie, mamma e nonna? E anche lavoratrice in tanti casi? Non basterà mai, ci sarà sempre un limite in più da raggiungere. Ma allora il problema è forse il tormento che questa persona ha per non essere vista, apprezzata, riconosciuta come moglie, madre e nonna.
Io sono stata istruita dai testimoni di geova, quindi benissimo, c’è una gerarchia da rispettare ,la preghiera la comincia il padre di famiglia e in adunanza l’anziano, ma Gesù ha dato molta importanza alle donne ,e in quella epoca era molto contraria questa cosa alla mentalità’ di quel tempo, quindi ai nostri tempi è solo maschilismo, le donne sono rispettate e considerate nella bibbia, quindi come accade molto spesso, non si rispetta la parola di dio.
Ai testimoni di geova l’ unica cosa che interessa è istruire a dar soldi a torre di guardia.
E se qualcuno non è molto d’ accordo lo eliminano socialmente dal gruppo fosse pure loro figlio o figlia.
…. Ogni signore faccia il marito, il padre, il nonno, il lavoratore e faccia bene questi ruoli…. e si accontenti di ciò senza avanzare altre pretese!!
Gentile signor Ranieri, voglio solo immaginare che il.suo commento su una questione SERIA E VERA sia purtroppo frutto di un annebbiamento di lucidità e di piena avvertenza…. E mi fermo qui. Anzi credo che lei debba molto scusarsi con chi ha posto il problema…
Una polemica inutile.
Se non può predicare durante la messa lo faccia dopo, cosa cambia? Nulla.
I laici non possono dire l’ omelia e va bene pace, ma non è mica impedito di predicare e annunciare il vangelo fuori dalla messa, se poi sono preparati e hanno il consenso del vescovo perchè no?
Invece bisogna aggrapparsi al pusillis, al cavillo della messa e far polemiche inutili.
Il punto è che la signora non avrebbe mai dovuto iniziare a tenere l’omelia. Semplicemente