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Con il nome di Sette pani è stata costituita il 30 marzo una società consortile che riunisce le principali strutture sanitarie e socio-sanitarie cattoliche italiane: villa Salus (Mestre), don Calabria (Negrar-Verona), Poliambulanza (Brescia), san Francesco (Bergamo), istituto Serafico (Assisi), casa Sollievo della sofferenza (san Giovanni Rotondo – Foggia), clinica Assunzione (Roma).
Non si tratta di una fusione o di unificazione, ma di un polo di riferimento aperto ad altre istituzioni che, nel rispetto delle autonomie gestionali e di indirizzo, è strumento di mutuo soccorso e di collaborazione. L’intento è di proteggere la specifica missione di servizio e di missione delle istituzioni sanitarie nate dal carisma fondazionale cristiano. La società offre una centralizzazione degli acquisti di forniture e servizi, è un aiuto per la partecipazione ai bandi pubblici e alle misure del PNRR, supporto per la prevenzione e gestione delle crisi aziendali, per la consulenza legale, fiscale e strategica.
Nasce dopo tre anni di confronti e ricerche sotto l’egida della Pontificia commissione per le attività del settore sanitario delle persone giuridiche pubbliche della Chiesa, fortemente voluta e sostenuta dal segretario di Stato Vaticano, card. Pietro Parolin. In una lettera al coordinatore della commissione, don Marco Balladelli del presbiterio di Mantova, il cardinale sottolinea la disponibilità degli istituti interessati e la particolarità dello strumento (società consortile) che, nel rispetto dell’autonomia di ciascuno può promuovere un movimento di integrazione identitaria fra le diverse strutture sanitarie operanti sul territorio italiano.
«Con la sua costituzione non abbiamo la certezza assoluta di poter risolvere tutte le cause che sono alla base dell’attuale crisi in cui versa la sanità cattolica in Italia, ma proprio per la gravità delle sue dimensioni ci siamo resi conto che non si poteva continuare a restare inermi, limitandoci solamente a lamentarci e a deplorare, e che era invece giunto il momento di proporre qualcosa di concreto, come segno di una volontà di invertire la tendenza degli ultimi decenni, nei quali abbiamo assistito all’erosione di un importante patrimonio non soltanto economico, ma prima di tutto spirituale, umano, professionale e sociale».
Difendere assieme la sanità di tutti
È in sofferenza l’intero e prezioso servizio sanitario nazionale che è sottoposto ad una contrazione finanziaria e a una crescente pressione sociale: liste di attesa in crescita, carenza di personale, invecchiamento della popolazione, risorse pubbliche sotto stress e preoccupanti comportamenti aggressivi da parte di alcuni utenti che mostrano di non capire il valore del servizio. L’apporto delle istituzioni sanitarie ecclesiali non è in alternativa, ma di collaborazione e aiuto. Esse non rispondono all’imperativo di arricchimento proprio della sanità privata ma svolgono un’azione parallela e integrata con le istanze pubbliche.
Nel loro insieme le strutture sanitarie di ispirazione cattolica sono 300 e coinvolgono 33.000 addetti e altre professionalità, fino a 50.000 persone. 297 di tali strutture afferiscono a 78 persone giuridiche pubbliche nella Chiesa (43 istituti religiosi e 35 diocesi). 65 di esse sono strutture di ricovero, 53 centri di riabilitazione, 179 sono strutture territoriali residenziali e semiresidenziali. I posti letto accreditati sono 11.669, che rappresentano il 5,3% del totale nazionale. Rappresentano l’11% dei posti letto di riabilitazione residenziale e il 12.9% delle giornate di assistenza riabilitativa erogate in Italia. Sono 580.000 gli accessi annui al pronto soccorso in 16 strutture.
I servizi ospedalieri e di cura cattolici sono presenti in 14 Regioni italiane, in particola nel Lazio, Puglia, Veneto e Lombardia. C’è una forte specializzazione nella riabilitazione e nel socio-sanitario, con alcune strutture di eccellenza riconosciute a livello nazionale. Fra questi i policlinici universitari.
Il passo compiuto è una risposta all’emergenza e alla crisi, ma potrebbe diventare una rinnovata spinta all’innovazione della sensibilità carismatica cattolica al servizio dei malati e dei fragili.






Mi sembra cosa molto buona.
Da profano sull’argomento, non mi è chiaro cosa significhi “sensibilità carismatica cattolica”.
Un tempo, quando la sanità pubblica era del tutto aleatoria, indubbiamente poteva avere un senso che le comunità cristiane si occupassero di aprire ospedali e RSA.
Ma ora che questi stessi enti ecclesiastici per stare in piedi vengono necessariamente sovvenzionati dal SSN (o dai ricconi che se lo possono permettere), ha ancora senso che la Chiesa (anche tramite enti che si richiamano esplicitamente ad essa) si occupi di gestire cliniche, ospedali, RSA e quant’altro?