
Il quotidiano è un luogo rischioso: è nella trama ripetitiva della quotidianità e non nella sporadicità di un’alea avventurosa che le energie dell’esistenza, la tenuta delle relazioni e la credibilità delle scelte vivono il loro cimento più arduo. Il quotidiano può ingrigirsi: la polvere della ripetitività, depositandosi sui giorni, giorno dopo giorno, può offuscarne i contorni, sbiadirne il disegno e metterne a repentaglio la chiarità.
Può ammalarsi, il quotidiano; può soffocare, disperarsi, morire.
Antonella Cattorini Cattaneo, nel suo libro Quotidiano illuminato (Ancora, Milano 2026, 200 pp.) racconta un modo sapiente di abitare lo spazio-tempo del giorno-dopo-giorno, un modo capace di non farsi travolgere dalle angosce perennemente in agguato dietro le porte delle nostre case e delle nostre vite.
È una sapienza filosofica nel senso primo della parola, giacché filosofia, presso gli antichi, come ricordava Pierre Hadot, indica non un insieme di teorie astratte e accademiche, ma una vera e propria arte di vivere:
La filosofia appare, nel suo aspetto originario, non più come una costruzione teorica, ma come un metodo inteso a formare una nuova maniera di vivere e di vedere il mondo, come uno sforzo di trasformare l’uomo.[1]
Vivere in modo filosofico chiede di apprendere e consolidare pratiche quotidiane che, lavorando sulla nostra percezione del mondo, agiscono un’azione di trasformazione e guarigione della nostra interiorità: consapevolezza a sé e al momento presente; buone letture; meditazione; sguardo dall’alto, ossia quell’esercizio di immaginazione che permette di ridimensionare le cose umane allargando lo spirito alla grandezza dell’universo; controllo dei pensieri e delle percezioni.
La professoressa Cattaneo, a lungo docente di storia e filosofia nei licei, attraverso le laboriose «paginette» del suo Quotidiano illuminato dà dimostrazione concreta di una filosofia che non si limita alla dimensione teorica e speculativa ma, nel suo farsi ars vivendi, permette di abitare il mondo con sapiente serenità.
«Paginette» è parola utilizzata dall’autrice, prima per introdurre gli articoli pubblicati su SettimanaNews e poi ripresa nella Presentazione del libro che questi articoli raccoglie, riordinati secondo i tre ambiti esistenziali Casa, Scuola, Chiesa. È un diminutivo, «paginette», che, nella sua tonalità affettuosa, ricorda l’incipit del libellus catulliano: Cui dono lepidum novum libellum? A chi dono questo nuovo grazioso libretto?
Nelle paginette di Antonella, così come nel libellus di Catullo, sentiamo tutto l’affetto e la cura che gli autori dedicano alle loro creature letterarie. La poesia, che sia in prosa o in versi non conta, non si misura a chilometri, ma sta sospesa nel filo di voce, si intravede nella fessura, e chiede dedizione e tempo sia nel darle forma, sia nell’accoglierla in sé.
Possiamo accogliere queste paginette di Antonella Cattorini Cattaneo gustandole come un distillato sapienziale, un esercizio di buona lettura che, facendosi esercizio spirituale, ci mostra come il quotidiano sia illuminato ogniqualvolta lo sguardo si posa luminoso sulle cose, gli oggetti, i volti, le storie, i luoghi, i ricordi, i pensieri.
Antonella Cattorini Cattaneo, Quotidiano illuminato, Ancora, Milano 2026, 200 pp., 18,00 euro
[1] Pierre Hadot, Esercizi spirituali e filosofia antica, Einaudi, Torino, 2005





