
«Benedico tutti voi, chi vi ha accompagnato, le vostre comunità: tutti e anche questa città che oggi mi sembra particolarmente confusa e arrabbiata». Dice così l’arcivescovo Delpini in una Cattedrale nella quale risuonavano le sirene e i rumori della guerriglia urbana che all’esterno stava devastando piazza del Duomo a Milano. Sabato 17 ottobre, l’arcivescovo di Milano ha presieduto l’istituzione di sei catechisti, cinque accoliti e tre lettori. Nelle parole rivolte loro ha offerto alcune indicazioni molto concrete per accompagnare la comunità nei momenti di preghiera, nelle celebrazioni, nelle visite alle famiglie e negli incontri di catechesi. Lo ha fatto declinandole come piccoli esercizi di immaginazione. Riprendiamo di seguito le sue parole.
Ecco che cosa mi immagino: un servizio per il lettore istituito
La messa delle 10,00 comincia alle 9,50: infatti prima della messa il lettore presenta la didascalia essenziale per inquadrare le letture. La Bibbia è troppo difficile. La proclamazione delle letture nella celebrazione liturgica è troppo difficile. Il lettore talora impreparato, il lettore legge male, come se leggesse per sé stesso un testo che non gli interessa.
Il lettore istituito concorda con il responsabile della comunità ed è disponibile per le due parole necessarie per chiarire che cosa si leggerà.
La messa della 10,00 (o di qualsiasi orario) comincia alle 9,50 per dedicare qualche minuto a predisporre l’assemblea a cantare con prove di qualche canto e qualche istruzione commenti.
Dieci minuti, dice l’esperto o lo scettico, non servono a niente. Forse non servono a niente, ma tu che sei esperto prepara i sussidi adeguati e tu che sei scettico considera che non si tratta di dieci minuti, ma di dieci minuti ogni domenica, per ogni domenica dell’anno, per ogni anno della vita…
Ecco che cosa mi immagino: un servizio per l’accolito istituito
Che la comunità cristiana sia una comunità che prega ogni giorno; che in ogni chiesa ogni giorno la comunità si raduni per pregare, secondo le possibilità di ciascuno. Ho l’impressione che la comunità preghi troppo poco, indaffarata in molte cose è invitata a scegliere la parte migliore, quella che tiene viva la gioia e la passione per tutto quello che si fa.
Mi immagino che le chiese siano sempre aperte e che ogni giorno in orario conveniente ci sia una preghiera comunitaria: la messa, se possibile, una celebrazione della parola, se c’è il lettore istituito che se ne fa carico, una adorazione eucaristica, se c’è un accolito istituito che se ne fa carico. Ogni giorno la comunità prega, ha bisogno di un luogo per pregare insieme, perché la casa che il Signore vuole è casa di preghiera. Né museo, né monumento per i grandi eventi. Casa di preghiera.
Ecco che cosa mi immagino: un servizio per il catechista istituito
Che la visita alle famiglie nel tempo natalizio o pasquale sia immaginata come una occasione di annuncio e di catechesi. Le attività pastorali si svolgono sotto la responsabilità del parroco, ma non si avviano in rapporto al numero dei preti, ma all’ardore missionario. Per esempio, la visita alle famiglie non dipende dal numero dei preti, ma dal numero delle famiglie da visitare e dai preti, laici, consacrate disponibili.
Mi immagino che la preparazione e la organizzazione della visita sia affidata al catechista istituito: non per il banale e necessario adempimento di predisporre un calendario e un orario, ma per preparare parole da dire, messaggi da consegnare, stile dell’incontro, verifica delle reazioni.
La visita alle famiglie è solo un esempio, ma è uno delle poche iniziative che non chiama la gente a radunarsi negli ambienti della chiesa, ma invia i membri della comunità disponibili a casa della gente.
I ministeri istituiti: dall’imbarazzo della giustificazione alle necessità della «missione»
L’indicazione di Papa Francesco di istituire i ministeri del lettore, dell’accolito, del catechista ha messo in imbarazzo i vescovi e i loro collaboratori. A che serve l’istituzione se svolgono da sempre lo stesso ministero senza l’istituzione?
Una Chiesa chiusa in sé stessa, preoccupata dell’organico da completare rischia di non vedere quanti ambiti di missione sono disertati da cristiani abituati a farsi servire, piuttosto che a servire. Ma una rinnovata, lieta, coraggiosa disponibilità allo Spirito incoraggia piccoli esercizi di immaginazione e l’avviarsi di percorsi inediti per rinnovare l’annuncio del vangelo e la convocazione dei fratelli.





