
Si moltiplicano le indiscrezioni giornalistiche – da ultimo l’articolo di Lucio Caracciolo su La Repubblica del 12 aprile scorso – sulle minacce che l’amministrazione americana avrebbe esercitato nei confronti della Santa Sede. Qualora non avesse assunto una posizione diversa in merito alle politiche belliciste del presidente Trump, gli Stati Uniti avrebbero ricondotto il papato alla stagione della «cattività avignonese».
La notizia si riferisce a un colloquio avvenuto, nello scorso gennaio, tra l’allora nunzio apostolico, cardinal Pierre Christophe e una delegazione del Ministero della guerra. Entrambe le parti hanno ufficialmente confermato l’incontro, ma ne hanno smentito il contenuto riportato dai giornali. Si potrebbe osservare che una tale smentita appartiene soltanto alla ritualità diplomatica.
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In effetti i rapporti tra la Santa Sede e il presidente americano sono tutt’altro che distesi. L’attacco che Trump ha appena condotto sul suo social network, sostenendo che il papa è «debole in materia di criminalità e “terrible” in politica estera» (cf. qui su SettimanaNews), porta a un livello senza precedenti lo scontro pubblico della Casa Bianca con il Vaticano.
Resta tuttavia improbabile la narrazione della intimidazione di una «cattività avignonese». Si può con qualche ragione dubitare che i funzionari dell’amministrazione statunitense sappiano cosa sia stato il periodo avignonese nella storia della Chiesa e sa proprio di gangster-movie il racconto che siano giunti al punto di mettere sul tavolo un’arma dell’epoca. Soprattutto è un evidente anacronismo connettere quell’incontro alle minacce di Trump in relazione alle prese di posizione papali sulla guerra.
Nel gennaio 2026 vi erano certo motivi di contrasto tra la Santa Sede e il Governo degli Stati Uniti, in particolare in materia di trattamento dei migranti; ma non era ancora avvenuto, agli occhi vaticani, il passaggio decisivo nella sua politica estera: dall’enunciazione di progetti di violazione del diritto internazionale (ad esempio, con l’annessione manu militari del Canada o della Groenlandia) a un’effettiva pratica bellica contro l’Iran, accompagnata dalla prospettiva di violare il diritto umanitario.
Per cercare di capire la posizione vaticana – ed evitare di arruolare il papa in una campagna anti-trumpiana condotta al di fuori delle ragioni proprie della Santa Sede, dando così vita a una strumentalizzazione della religione, diversa, ma non meno ideologica, di quella finora compiuta dalla destra etnonazionalista – conviene ricostruire, sulla base delle pubbliche dichiarazioni, lo svolgimento dell’atteggiamento della Santa Sede.
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Quando, alla fine dello scorso febbraio, hanno preso avvio le operazioni militari israelo-americane contro l’Iran, al di là dei tradizionali appelli papali alla pace, la Segreteria di Stato ha subito preso posizione in merito a una delle motivazioni date alla guerra: impedire con le armi la nascita di una potenza nucleare. In armonia con la dottrina della guerra giusta, il cardinal Parolin ha affermato che il ricorso alla fattispecie della «guerra preventiva» non aveva alcuna giustificazione etica.
Quando poi la portavoce del Governo statunitense ha sbrigativamente presentato in termini difensivi il conflitto, facendolo così in qualche modo rientrare nei canoni della «guerra giusta», il Segretario di Stato ha ricordato la posizione espressa dal Catechismo della Chiesa in merito ai criteri che legittimano il ricorso alle armi.
Al di fuori di casi in cui sia ben documentata davanti agli organismi internazionali la mancanza di alternative, l’uso della forza militare costituisce una violazione del diritto internazionale, aggravata, nella misura in cui si colpiscono i civili, da una violazione del diritto umanitario.
Nel frattempo all’interno della Chiesa americana si riproponeva, davanti alla nuova guerra del Golfo, la questione dell’obiezione di coscienza del soldato credente. Era stata evocata dall’ordinario castrense Timothy Broglio davanti ad un’eventuale aggressione alla Groenlandia (cf. SettimanaNews). In un’ulteriore intervista lo stesso Broglio, pur ammettendo che era assai difficile far rientrare il conflitto contro l’Iran nei canoni di una guerra giusta, precisava la sua valutazione.
Ricordava che l’ordinamento giuridico statunitense, consentendo l’obiezione di coscienza per ragioni religiose all’uso delle armi, comporta che, una volta accettato l’arruolamento, il soldato cristiano non possa sottrarsi, nel corso di una guerra in cui è coinvolto, a un ordine dei superiori. Esiste una sola eccezione: il caso che tale ordine sia palesemente immorale, cioè preveda la distruzione di intere città o regioni.
Se ne deduce che, nella fattispecie bellica in cui gli Stati Uniti risultavano in quel momento coinvolti, l’obiezione di coscienza non appariva praticabile, perché, pur comportando vittime civili – e al proposito Broglio sosteneva, con stupefacente serenità, che i cappellani militari avrebbero offerto, come di consueto, tutto il supporto spirituale a superare i traumi da ciò provocati nei soldati – la guerra americana non giungeva agli estremi di violare il diritto umanitario.
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Domenica 5 aprile, il presidente Trump ha espresso, in un linguaggio particolarmente sguaiato – in evidente spregio di una linea papale che ha molto insistito sull’eliminazione della violenza dalle parole come via per il raggiungimento della pace – la minaccia che, in mancanza di una adesione iraniana alle trattative avrebbe distrutto quella civiltà, facendola ritornare all’età della pietra.
Il lunedì successivo, Leone XIV, uscendo da Castelgandolfo, ha asserito che la messa in pratica di queste minacce renderebbe la guerra «inaccettabile». Infatti non si tratterebbe più di una trasgressione del diritto internazionale, ma di una violazione dei criteri morali che impongono, nella conduzione delle operazioni belliche, la tutela degli innocenti.
L’inusuale ripetizione in lingua inglese dell’intervento sembra attenuare la portata del discorso: la frase «una guerra che molti hanno definito ingiusta» ridimensiona infatti il giudizio, espresso invece in italiano, sul carattere «veramente inaccettabile», proprio perché giudicato ingiusto dalla Santa Sede, del conflitto.
È probabile che la variante – pur lasciando immutata la delegittimazione etica di ogni pratica bellica a danno dei civili – trovi ragione nella volontà di mantenere aperto un canale di dialogo diplomatico con gli Stati Uniti. Il riguardo peraltro non è stato apprezzato dal presidente.
Nella dichiarazione sul suo social network, al di là del giudizio negativo sul papa, cerca di precostituirsi una posizione di forza nei riguardi della Santa Sede attraverso due propagandistici travisamenti della realtà: l’auto-attribuzione del merito dell’elezione di Prevost e la disponibilità vaticana ad accettare l’armamento nucleare dell’Iran. Ci si può chiedere cosa abbia portato Trump ai limiti del delirio.
A suo dire il papa avrebbe presentato la sua amministrazione come un «fear», un pericolo. In realtà, sul piano pubblico, Leone ha soltanto invitato i cattolici a due iniziative: intervenire presso i rappresentanti del popolo al Congresso al fine che inducano il Governo americano ad assumere una diversa posizione in merito a una guerra diretta contro i civili innocenti; mobilitarsi per una veglia di preghiera indetta per sabato 11 aprile allo scopo di pregare per la pace.
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Il tema del ricorso al Congresso è stato ripreso, con forza, anche dall’arcivescovo di Washington, cardinal Robert McElroy, nella sua omelia per la veglia per la pace. È probabile che qui stia la ragione principale della esternazione presidenziale: il suo potere potrebbe vacillare. Vedremo gli sviluppi. Ma sul piano generale interessa sottolineare un altro aspetto dell’omelia tenuta sabato scorso da Leone XIV.
Nella tradizione della preghiera per la pace in tempo di guerra, inaugurata da Benedetto XV durante il primo conflitto mondiale, essa si legava alla dottrina della guerra giusta. Intendeva infatti tener aperto nella coscienza dei credenti il nesso tra pace e Vangelo, anche quando essi dovevano, per dovere, esercitare la virtù dell’obbedienza all’ordine di uccidere. Insomma la Chiesa, nel momento in cui giustificava il ricorso alla violenza bellica, non voleva si dimenticasse il valore della pace.
Leone XIV ha mutato questa impostazione. Ha presentato la preghiera non solo come via per l’accoglimento del dono della pace nella vita interiore del credente, ma anche come canale per l’educazione dei fedeli a una concreta azione. Partendo dalla cancellazione di ogni traccia di violenza nelle relazioni della vita quotidiana, essa giunge a fare dei cristiani fattivi operatori di pace sulla scena pubblica.
Al di là dei contingenti rapporti diplomatici tra Santa Sede e Stati Uniti – certamente tesi, anche senza immaginare scenari di improbabili minacce – la semplice realtà dei fatti ci restituisce un aspetto rilevante del presente ecclesiale: nella guerra aperta da Trump, il papa americano ha compiuto un altro passo nel processo, aperto da Francesco, verso un superamento della dottrina della guerra giusta.






https://www.cittanuova.it/usa-il-dissenso-cattolico-contro-trump/
Segnalo questa intervista a Massimo Faggioli che mi sembra interessante.
Trump – un megalomane per il quale vale solo il danaro e la legge del più forte – è persona esecrabile sotto tutti i punti di vista ma, verosimilmente, non è uno stupido; se così è, perchè sta portando avanti questo attacco furioso ( coadiuvato dal cattolico Vance) contro un Papa che si è limitato a dire le cose che hanno detto tutti gli ultimi Papi? Perchè ha dichiarato “”inaccettabile “” il suo proposito di cancellare dalla faccia della terra la civiltà iraniana? Attacco che, tra l’altro, potrebbe nuocergli alle prossime elezioni di mid term. E’ inverosimile allora ipotizzare che possa avere in mente un ardito disegno quale quello – stante la diffusa presenza di posizioni fortemente di destra tra i cattolici americani, chierici e laici – di favorire la nascita di una sorta di chiesa cattolica parallela (non uno scisma)? Sarebbe una chiesa dai connotati fortemente conservatori e nazionalistici ,avente il fine il fine di condizionare l’atteggiamento vaticano verso la politica trumpiana che ormai non riconosce più il diritto e persegue esclusivamente i propri interessi. Un Sistema che, forte di una superiorità tecnologica, militare e finanziaria impressionante ritiene di essere al di sopra di qualsiasi regola, per cui non accetta critiche
Ma come fa ad esistere una Chiesa Cattolica parallela? Se è parallela non è più cattolica.
I vescovi americani sono compatti con il Papa in questo momento, quindi perchè dovrebbero seguire Trump nella creazione di una Chiesa cattolica parallela? Detto ciò lo stato italiano è nato prendendo a cannonate Porta Pia nonostante le condanne dei Papi, e non erano nemmeno i conservatori a cannonare..
L’atteggiamento vaticano non cambierà.
Una chiesa “parallela” che potrebbe far proprio il modello “gallicano”
Sulla compattezza dei vescovi americani ho più di un dubbio
Come la Chiesa Tedesca e il suo sinodo? Facciamo che più ci si allontana dai bordi più si diventa porosi.
Non si tratta di strumentalizzazione notare che in questo momento il Papa si trova immerso, diciamo come chiunque e in particolare qualsiasi cristiano, in una situazione che guardata nel suo accadedimento storico offre motivo di pensiero sia dal punto di vista del meritorio superamento da parte della Chiesa dell’ avallo civile alla possibilità di cosiderare “giusta” e dunque magari materialmente addirittura benedire un’ azione bellica di tipo revanscista o comunque aggressivo che per il fatto che Sua Santità stessa è stato di fatto con molta sfrontatezza sfidato a dare risposta a un attacco personale e ingannevole riguardo ai comportamenti (da parte loro pacifici) connessi al proprio ministero. Trump ha in questo contesto espresso la sua frustrazione per non avere ricevuto il “servo encomio” che alla sua rudimentale brutalità appare normale a seguito delle ormai ripetitive esibizioni muscolari armate nei confronti di migranti, di cittadini americani indifesi, di Stati esteri unilateralmente attaccati. Il precedente offerto in senso negativo della vidimazione mai venuta meno dai prelati della Chiesa ortodossa al criminale atteggiamento di Putin è è illuminante in quanto in senso inverso ha supinamente quanto invariabilmente accettato di dare il suo appoggio al potere in un modo che contemporaneamente da’segno di ignorare il diritto internazionale cui ogni nazione è, a fini di convivenza. soggetta. Leone XIV non ha taciuto nemmeno a proposito di quest’ultimo punto mentre ha pubblicamente quanto esemplarmente obbedito all’ invito e evaangelico di “non temere” nell’ ascoltare la retta ragione della coscienza.
Anche il cattolico Vance, come tanti altri cattolici, chiede al Papa di limitarsi alle “questioni morali”; ma quali sarebbero queste questioni “morali”, solo quelle che riguardano il sesso e l’inizio e fine vita? Ma Vance (e quelli che la pensano come lui) ha mai sentito parlare delle Beatitudini i cui protagonisti sono i miti, i misericordiosi, i poveri, gli operatori di pace, gli amanti della giustizia? E ha mai letto la pagina del Vangelo relativo al Giudizio Finale? “Ho avuto fame, ho avuto sete, ero forestiero, ero nudo, ero carcerato”. Certo, per gli stramiliardari ora al potere in America sono parole strane
è sempre più comodo parlare di sesso, profilattici, omosessualità, masturbazione, aborto, fine vita, fedeltà coniugale, di queste “questioni morali” ….. e ignorare il Vangelo …. non c’è ipocrisia più grande. Tanto poi in camera sua ciascuno fa quello che vuole, alla faccia delle Beatitudini e degli affamati, degli assetati, degli ignudi, degli stranieri e dei carcerati, cioè del “prossimo” in carne ed ossa. Come se una guerra non fosse una “questione morale”. Il profilattico sì, la guerra no? Troppe volte anche la Chiesa ha fatto della morale sessuale una comoda morale alternativa a quella evangelica (“quante volte? tre volte, padre!”). Comoda perchè in fondo costa molto poco … e ci permette di crederci cristiani perfetti e di dimenticare il Vangelo.
Mi stupisce e non poco questo attacco scomposto al Papa. Forse un americano si aspettava approvazione da un americano come lui. Forse, dopo essere stato benedetto da evangelici e anglicani, si aspettava la benedizione da parte di un cattolico e invece…
Non mi meravigliano le parole di Trump, perché sono nel suo stile. Mi meravigliano invece molto le dichiarazioni del cattolico Vance che ha detto che il Vaticano dovrebbe attenersi alle questioni morali. Vance dovrebbe ritornare a catechismo e studiare e meditare meglio sul Vangelo e la dottrina sociale della Chiesa e dovrebbe sapere, e comunque andrebbe informato, che il Vaticano, piaccia o no, è uno Stato che gli USA. riconoscono.
Disturba e molto un papa statunitense che segue il suo predecessore nel magistero contro la guerra e a favore dei poveri. Da mesi i siti conservatori alzano il tiro, proliferano gli account contro il Vaticano e fiancheggiatori di Washington, per irritare e influenzare l’elettorato cattolico, e non solo, negli USA. A giugno Leone XIV ha convocato di nuovo i cardinali per analizzare le sfide della Chiesa nel mondo. Chissà se il tema di una comunicazione efficace entrerà al primo posto nell’ordine del giorno.
Veramente l’opposizione alla guerra ingiusta è tradizionale del cattolicesimo e risale a ben prima di Francesco.
Idem per la preferenza per i poveri.
Certo che Trump riuscirebbe a far venire il nervoso a chiunque.
Esprimo piena solidarietà al santo padre Leone, araldo del Vangelo e paladino di giustizia e di pace.
E vediamo la nostra Meloni come se la cava ora. Ha puntato sul cavallo sbagliato.
Siamo sull’orlo del baratro e pensiamo alle nostre beghe condominiali?
Ci penso eccome. Non ha detto una parola contro i mostri che ha sempre difeso e che ora stanno devastando il mondo. Anche lei ha contribuito a tutto questo. Anche noi siamo colpevoli di un po’ di tutto questo male.
Ora vedrà, visti i risultati elettorali, che dirà molte parole contro Trump.
Le parole purtroppo, non bastano.
La situazione è veramente drammatica e neppure Mandrake potrebbe far qualcosa se fosse al posto della Meloni.
Il problema non è la Meloni ma il fatto che l’Italia non conta un fico secco.
Non contava un fico secco ai tempi di Bersani, Renzi, Franceschini, Conte, Berlusconi e non conta un fico secco neppure ora.
E, se vuole la mia opinione, non conterà un fico secco neppure dopo la Meloni.
Le dico di più nemmeno la Germania conta qualcosa, nemmeno la Francia e neppure la Spagna.
Questo sempre imho.
Premesso che il comportamento di Trump verso il Papa – ma non solo verso il Papa – è esecrabile, bisogna però aver presente che il problema che quest’uomo rappresenta non scomparirà una volta che egli non ci sarà più. Il vero problema, credo, è rappresentato dal fondamentalismo cristiano, di cui Trump si è servito per i suoi fini, che si è ormai radicato in larghi strati della società americana (lambendo anche la Chiesa Cattolica) ed che ha stretto una sorta di alleanza con l’industria high tech/digitale, industria dalle incalcolabili risorse finanziarie, destinata verosimilmente a dominare il mondo. Il governo del futuro in America potrebbe essere un governo cristiano-nazionalista con gli imprenditori della Silicon Valley ad imporre le linee guida. E questa non mi pare una prospettiva auspicabile.
Papa Leone Magno, pur disarmato, vestito soltanto delle insegne pontificali, ma con la forza del suo carisma ha immobilizzato Attila con le sue orde costringendolo e ritirarsi, per poi morire poco dopo. Non prevalebunt.
Vestito delle insegne papali si, ma anche con dietro un bel po’ di oro da dare in cambio.
Al di là di chi ha ragione, e certamente ha ragione il papa e non Trump, vorrei far riflettere come tutto questo sia causato dal modo di porsi estremamente politico della Chiesa. Non l’ha ordinato il dottore, nè tantomento Gesù Cristo, che la forma istituzionale della sua “Chiesa”, ovvero “comunità” di persone credenti in lui, dovesse assumere la forma di uno stato, con tanto di diplomazia, sedi diplomatiche e servizi segreti. Ciò manifesta un profondo contrasto con il messaggio evangelico fatto di semplicità, trasparenza, vicinanza agli ultimi. In particolare, il supposto vantaggio di avere la libertà di annunciare il Vangelo in contesti lontani e con un potere di negoziazione maggiore, tutelando gli interessi dei cristiani, viene annullato dalla contro testimonianza di essere seduti al tavolo dei potenti, di fare proclami che finiscono per avere un impatto politico, a discapito però della credibilità. Se combatti con il mondo con le loro armi perdi e ti sta pure bene perchè non hai ascoltato il Salvatore. Gesù ci ha mandato come agnelli in mezzo ai lupi. Dire le parole di un agnello, ma dirle con la pelle e con i denti di un lupo, non è proprio la stessa cosa che essere agnelli. Occorre una profonda riforma della chiesa e che si rinunci a tutta questa pompa vaticana.
Da non credere che l’aggressione trumpiana dia occasione per certi insipienti distinguo: l’esistenza del minuscolo Stato vaticano esprime la piena indipendenza e libertà del Papa
A me sembra impossibile che qua dentro non riescano a capire che Trump non è un fenomeno tradizionale ma ultrapop liquido e postmoderno. Ma bon, amen.
Quando Benedetto XVI aprì il profilo ufficiale del Papa su Twitter, sotto ogni tweet vi erano orde di gente ‘simpatica e intelligente’ che lo prendeva in giro, lo insultava, bestemmiava etc, e venivano celebrati da tanti.
Ecco, Trump è sulla stessa scia.
I social network hanno tolto alla gente i freni inibitori e cancellato il rispetto e la moderazione.
Un po’ come successe con Lutero e la stampa, “Erasmo ha deposto l’uovo, Lutero l’ha covato”.
In ogni caso non sembra Attila al massimo il Nerone di turno, con tanto di coniglio di Pasqua come fossimo in un videogioco..
La struttura statale Vaticana, insieme alla struttura gerarchica assolutista che ormai, è assodato, favorisce strutturalmente la piaga degli abusi, non sono affatto insipienti distinguo, ma riguardano la sostanza stessa della credibilità e azione ecclesiale. Il Papa può fare giusti proclami di pace, ma la struttura istituzionale scelta pone ogni sua parola inevitabilmente sul piano anche politico e questo è il risultato. Lo stato vaticano è minuscolo, ma molto più potente di stati più grandi e gli esperti di politica lo sanno bene. E’ una pia illusione che lo stato vaticano esprima indipendenza e libertà, è proprio il contrario: la forma statale e diplomatica scelta dalla chiesa la costringe a compromessi e costituisce un prezzo da pagare altissimo in termini di credibilità, indipendenza del pensiero, della parola e dell’azione rispetto al messaggio puro e disinteressato che si intende annunciare.
Trump è un leader guerrafondaio che sta trascinando il mondo al baratro. Il nostro santo Padre però, che sinceramente stimo, cosa si aspettava quando ha detto: Dio non benedice la preghiera di chi fa le guerre? Ed altre frasi in sequenza che erano frecciate evidentemente rivolte a Trump, dette in un momento preciso? SI aspettava che Trump tacesse in religioso rispetto? oltretutto non è neppure cattolico. Se deve condannare un criminale che faccia pure nome e cognome, se invece invita alla pace, che lo faccia con parole generiche rivolte a tutti i coinvolti, visto che tanto i tiranni e i criminali che scatenano guerre non hanno mai ascoltato le prediche del papa nè mai le ascolteranno e tutta la chiesa ogni volta che scende nell’agone politico ne esce solo sconfitta. Infatti il papa ha ripreso Trump quando ha detto “una intera civiltà sarà cancellata”, non ha però mai ripreso direttamente affermazioni di quelli che dicevano che Israele deve sparire dalla cartina geografica o affermazioni arroganti di Putin. Il Papa non è lì per fare il “pacere” o la “ONLUS” del mondo, ma per riformare la chiesa e renderla luminosa. Quando poi dice “il mio messaggio non è politico ma è il Vangelo”, allora forse non ha capito che se dice parole evangeliche in risposta diretta ad azioni politiche o parole dei leaders a livello globale, sta strumentalizzando il Vangelo e puramente facendo politica agli occhi dei non cattolici e dei non credenti.
Non è un ragionamento conforme al senso cattolico
Come nel prologo al libro di Giobbe la malizia satanica ha la sua funzione purificatrice: concordo con lo stridore del potere clericale rispetto all’Annucio.
Comincio a pensare che la ragione principale per cui questo papa è diventato tale è proprio per combattere il pericolo turbo-tecno-capitalistico rappresentato dagli USA come GPII fu eletto per combattere il comunismo.
Non era difficile da capire nemmeno un anno fa.
Per lei estremamente preparata certamente. Ma io non ho la sua brillantezza. Porti pazienza se le tocca stare fra gente che non ci arriva subito.
Primo è un sito con ambizioni intellettuali, Menozzi è uno storico e ho pure un libro suo a casa (quarto volume Storia della Chiesa Edb) quindi mi attengo al tono della discussione (fino a che non mi banneranno dato che si sta come d’autunno sugli alberi le foglie in questo mondo). Secondo, è un anno che apostrofano Prevost come Leone il Papa fifone. Solo perché “non fa gesti eclatanti” ed è americano. Lo ha capito Trump che l’elezione di un Papa americano lo riguardava, può capirlo chiunque. Che sia vera o no la storia di Avignone è interessante, a istinto sarebbe da approfondire..
“Trump è fuori controllo”, dicono.
Ignorando che è perfettamente in linea con le filosofie, anzi, le teologie, dell’ultradestra, che fondano gli abusi di altri autocrati: Milei, Netanjahu, Putin.
Tutti non cattolici; alcuni neanche cristiani.
Eppure la Chiesa cattolica tradizionalista, ferma al Concilio di Trento, ha finanziato e appoggiato questi leader.
E Trump, ai funerali di Papa Francesco, ha staccato un cospicuo assegno, che di fatto ha orientato il conclave: tutto, ma non un altro Francesco!
La Chiesa Cattolica, che l’attuale Papa ha dichiarato gerarchica ed infallibile, ha compiuto scelte ben precise.
Ed è giusto che qualcuno gliene chieda conto.
Fosse anche un pazzoide come Trump, che in realtà parla a nome dei Cardinali che hanno scelto Prevost.
Lei ha la ricevuta dell’assegno di cui parla?
Ah ah ah!!!! Ben detto
Si tratta di una notizia pubblicata sul quotidiano “La Nazione”.
Basta andare a cercare
Se il conclave è stato manipolato dagli Usa allora è nullo.
Lei, conseguentemente, è un sedevacantista.
Caro Sig. Adelmo :quid quid latet apparebit. I nodi arriveranno al pettine. Ti metto in copia tre miei commenti di Maggio 2025 prima del conclave, Perciò gli atti di Trump per la istituzione vaticana non sono nulla di nuovo o di pauroso se le esigenze degli equilibri politici che orbitano intorno alla Santa Sede sono le stesse dai tempi primigenii.
3 maggio 2025
Si ma per il Papa, non esistono i vicini o i lontani, non esistono i nemici o gli amici, non esistono i favorevoli o gli avversari, non esistono i cristiani o i non cristiani, non esistono gli atei abortisti o i religiosi. San Luca 6, 27-38. Per il Papa le differenze non esistono mentre voi lo definite con le parole
3 maggio 2025
Ecco, come non detto, sul sito della Casa Bianca, Donald Trump si è mostrato vestito da Papa e ciò che potrebbe sembrare un gioco della intelligenza artificiale può anche portare recondito un più serio auspicio che il prossimo Papa gli assomigli nel rapporto culturale e di pensiero relativo. Più o meno come Carlo II d’angiò che si prese Celestino V e se lo portò a Napoli.La storia del potere è sempre identica
5 maggio 2025
Erdö, Burke, Sarah, Eijk, od invece piuttosto che essere eletto Papa lui stesso, Donald Trump sta lanciando dei messaggi di contorta antifona, come il ritorno di oggi sulla Groenlandia, che appaiono propendere a richiamare una figura europea del Nord di uno stesso ritmo, e possibilità intellettuale di colloquio, già Presidente della Conferenza Episcopale della Scandinavia dove la Groenlandia attiene, e, che, sarebbe in grado di fermarlo e farlo desistere già in terra groenlandese alla testa delle sue truppe , come sul Mincio Papa Leone I fermò Attila. Comunque, se siamo cattolici, per primi dovremmo sapere, anche per insegnamento di Tommaso che persino il demonio che può fare di tutto, non può prevedere il futuro.
L’incipit di molte delle frasi di “accusa” di Trump al Papa inizia con un : “non voglio un papa…” – come se ci fosse un rapporto di subordinazione ! – linguaggio tipico di chi ritiene che la Chiesa debba stare “nelle chiese” e non interessarsi di quello che succede al di fuori di esse. Per cui se e quando questo accade, il potente oggetto di critiche ha il dirittodi rimettere in riga chi si comporta “male”, come un professore severo con un alunno ribelle
Forse la Chiesa ha trovato in Trump l’evidenziatore necessario per farci vedere che è ultima istituzione globale in un mondo che si vorrebbe governare col diritto della forza e non con la forza del diritto. Cosí Trump dimostra che il papa ha un’altra grammatica e ne rafforza la leadership morale globale.
Neanche l’ateo Stalin si permise di usare contro Pio XII il linguaggio abominevole che il sedicente “cristiano” Trump ha usato e sta ancora usando contro Papa Leone, reo di non appoggiare la sua politica razzista, guerrafondaia, inumana. Le parole di Trump: “”””Papa Leone è DEBOLE sulla criminalità, ed è pessimo in politica estera”, Mi piace molto di più suo fratello Louis, perché Louis è totalmente MAGA. Lui capisce, mentre Leo no! Non voglio un Papa che pensi che vada bene per l’Iran avere un’arma nucleare. Non voglio un Papa che pensi che sia terribile che l’America abbia attaccato il Venezuela, E non voglio un Papa che critichi il presidente degli Stati Uniti quando sto facendo esattamente ciò per cui sono stato eletto, con una VITTORIA SCHIACCIANTE, creando il più grande mercato azionario della storia. Leo dovrebbe essere riconoscente perché, come tutti sanno, è stato una sorpresa scioccante. Non era in nessuna lista per diventare Papa ed è stato messo lì dalla Chiesa solo perché era americano, e si pensava che quello fosse il modo migliore per trattare con il Presidente Donald J. Trump. Se io non fossi alla Casa Bianca, Leo non sarebbe in Vaticano. Sfortunatamente, Leo è debole sulla criminalità, debole sulle armi nucleari, e questo non mi piace affatto, Leo dovrebbe rimettersi in carreggiata come Papa, usare il buon senso, smettere di compiacere la sinistra radicale e concentrarsi sull’essere un grande Papa, non un politico. Questo lo sta danneggiando molto e, cosa ancora più importante, sta danneggiando la Chiesa cattolica! Presidente DONALD J. TRUMP”. “”