
Un secolo fa il compito di Rerum novarum era difficilissimo, quasi impossibile, di resistenza. Bisognava trovare uno spazio della Chiesa nello scontro in atto contro capitalismo e socialismo, entrambi con forti spinte anticattoliche. Riuscì a trovare un angolo. Affermò l’esistenza e la resistenza della Chiesa ma poco altro. Per oltre un secolo capitalismo e socialismo si combatterono tra di loro facendo emergere alla fine il capitalismo moderno, attuale.
Magnifica humanitas ha un compito, invece, a primo acchito più facile: si oppone a una tendenza montante ma con pochi amici e poco consenso sociale: quello del turbo-tecno-capitalismo, che offre risposte algoritmiche a domande umane ed esistenziali. Solo guardando il posizionamento del messaggio, si vede che oggi la Chiesa non è in difesa, come allora, ma all’attacco.
***
Gli stessi tecno miliardari spesso si arrampicano sugli specchi per cercare di dare una prospettiva umanistica alle loro invenzioni, e cercano un rapporto con la Chiesa – basti pensare agli interessi teologici di Peter Thiel, o alla sfilata di ultramiliardari a farsi fare una foto con papa Francesco, da Elon Musk a Mark Zuckerberg.
Papa Leone, peraltro, non è contro i tecno miliardari per principio. Anzi, ha dato un segnale di essere aperto a parlare con loro. Ha invitato alla presentazione il più giovane di loro, Chris Olah di Anthropic, nato nel 1992, una generazione più avanti, forse in tutti i sensi, rispetto agli altri tecno miliardari suoi colleghi.
Olah, più degli altri suoi colleghi rappresenta il futuro del settore – e ha posto domande molto inquietanti, che la Chiesa non ha evidentemente rifiutato o nascosto: sembrano esserci bagliori di coscienza dentro l’IA.
Il dubbio, che una volta sarebbe stato messo al rogo come eretico rispetto a millenni di insegnamento cristiano, oggi è apparso come centrale nell’enciclica del papa. È servito a sottolineare il punto cardine dell’enciclica: la centralità dell’umano.
La cosa è un principio di realtà banale, gli uomini sono uomini, non macchine. Al limite, se anche le macchine hanno una forza e coscienza, diventano umane e smettono di essere macchina.
L’umanità è centrale, perché è vera, concreta, verificabile secondo per secondo. Il sogno invece di superare l’umanità, trasformando l’uomo in macchina, è solo questo, un sogno appunto, una illusione. Essa è tanto più forte in quanto la macchina sembra dare segni di umanità mentre l’uomo non smette di essere uomo.
Il messaggio allora è chiaro: lo sviluppo scientifico e tecnologico è benvenuto, santo, ma l’umanità è innegabile. Se viene negata lo si fa per scopi disumani, o ingenui.
L’ambizione disumana della tecnologia non è limitata a un gruppetto di iper-privilegiati americani. La tecnologia è il terreno di scontro, il confine militare tra potenze grandi e piccole. Per questo c’è l’appello drammatico a disarmare l’intelligenza artificiale.
***
Con realismo, visti i tempi e le condizioni del momento, il disarmo dell’intelligenza artificiale probabilmente non ci sarà. Ma l’appello della Chiesa a tale disarmo non sarà stato vano, anzi. Si tratta di un monito, un freno in una corsa al riarmo tutta nuova. Qui il pericolo maggiore non è solo dello sterminio nucleare, ma dell’annientamento elettronico e tecnologico che accompagnerebbe l’apocalisse atomica.
La bandiera del papa per la pace e il dialogo diventano tanto più fondamentali quanto più si alzano i venti di guerra. Sono un freno a tutti e per tutti – e una voce per la santità della vita e la centralità dell’uomo. In questo, oggi la Chiesa è più grande di un secolo fa, perché è sola a parlare per l’uomo comune quando tutti corrono a pensare e parlare per gli stati e i loro leader politici o di impresa. Così calpestano e ignorano l’uomo comune, l’umanità.
Ma gli Stati e i loro leader vivono e si reggono per l’uomo comune, per quell’umanità sofferente e tormentata, una massa di “perdenti” che fanno gli stati e i loro leader. E se stati e leader vogliono continuare a esistere devono pensare, non disprezzare ma prendersi cura degli uomini comuni. Senza di loro ci sarebbe niente.
***
La Chiesa, banalmente pensando agli uomini e all’umanità, pensa anche agli stati e ai loro leader che altrimenti sarebbero persi. Leader che ignorano che i propri clienti o cittadini sono autistici o paranoici, hanno perso l’equilibrio umano, e quindi rischiano di perdere sé stessi. Per salvarsi devono ritrovare la propria umanità e senso comune.
Così la Chiesa oggi ha opportunità e responsabilità uniche, gravissime. È sola, non schiacciata fra avversari che vogliono eliminarla, ma questa solitudine è insieme un vantaggio e un rischio. Nessuno è davvero nemico, ma quanti sono i suoi amici tra i potenti della terra che fanno marciare le cose giorno per giorno?
Del resto, se la Chiesa cattolica non parla per otto miliardi di persone, chi parlerà per loro? Nessuno, neppure i più potenti, possono permettersi il lusso di ignorare la gente, il popolo, le persone, i singoli individui per le strade. Quindi si costruisce un nuovo percorso sottile per la Chiesa, per portare questa umanità, tutta insieme, al di là di un guado possibile.
La Chiesa sembra stia uscendo da una sua tradizione di “ortodossia” quasi autoreferenziale, per allargarsi a parlare a tutti, quelli con fede o senza fede. Ciò senza perdere la sua fede, perché afferma e sottolinea che l’uomo è fatto a immagine di Dio – e questa idea, più di ogni teoria, spiega la sacralità dell’uomo nella ricerca del suo futuro.




