
Alla [ri]-scoperta delle origini del cristianesimo. Dal Gesù reale al Gesù testualizzato. Gerusalemme e i testi fondatori delle prime comunità gesuane (Phronesis Editore, 2025, Tomo Primo, prefazione di Augusto Cosentino) così è intitolata l’ultima fatica editoriale del biblista don Silvio Barbaglia. Si tratta del primo step, di una ricerca portata avanti da don Barbaglia nell’arco di oltre vent’anni riguardante la questione del Gesù storico.
Un percorso, quello di Barbaglia, caratterizzato dalla condivisione con gli studenti nella sua attività di docenza all’Istituto Teologico Affiliato e all’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Novara. Oltre che con gli amici dell’associazione Nuova Regaldi ETS. Numerosi gli studenti e le persone coinvolte nell’appassionato viaggio attraverso le pagine dei Vangeli e non solo. Proposto, negli ultimi quattro anni, a gruppi di interesse biblico collegati on line e in presenza nella Parrocchia di cui è parroco, San Maiolo Abate di Novara-Veveri.

Pertanto, per i lettori di Settimana News, abbiamo incontrato e intervistato don Silvio Barbaglia.
- Dunque, don Silvio: Dal Gesù reale al Gesù testualizzato. La sua nuova proposta su Gesù sta suscitando molto interesse. Perché?
L’interesse nasce dal tentativo di affrontare in modo nuovo una domanda antica: come si è passati dal Gesù storico ai testi che oggi chiamiamo Vangeli. Il mio lavoro non si limita a discutere il cosiddetto «Gesù storico», ma cerca di comprendere il processo attraverso il quale la memoria di Gesù è stata trasformata in testo all’interno delle prime comunità che si riconoscevano nella sua esperienza.
Il punto di partenza è che i Vangeli non sono semplicemente cronache o biografie, ma forme di elaborazione comunitaria della memoria di Gesù, nate in contesti concreti, soprattutto nell’area di Gerusalemme. La questione centrale diventa allora la «testualizzazione»: cioè il processo attraverso il quale tradizioni, racconti, parole e interpretazioni teologiche sono state progressivamente organizzate in forme narrative che oggi leggiamo come Vangelo.
Questa prospettiva permette di comprendere meglio la dinamica viva della nascita dei testi, senza ridurre i Vangeli né a pura storia né a pura teologia, ma vedendoli come il risultato di un processo comunitario di interpretazione della figura di Gesù.
- Come sarà strutturato l’intero progetto? Sono previsti diversi tomi?
Sì. Il volume pubblicato rappresenta il primo tomo di un progetto più ampio. L’opera è divisa in due volumi, che indicano anche un diverso modo di guardare a Gesù. I titoli lo mostrano chiaramente: Volume 1: Dal Gesù reale al Gesù testualizzato; Volume 2: Dal Gesù testualizzato al Gesù storico.
Nel primo volume si studia come Gesù è stato raccontato nei testi più importanti, soprattutto nei Vangeli, tra il I e l’inizio del II secolo. Nel secondo volume, invece, si parte da questi testi per cercare di ricostruire il Gesù storico: cioè l’immagine di Gesù che lo studioso elabora per avvicinarsi il più possibile al Gesù reale, che però non è raggiungibile in modo diretto.
Ogni volume è poi suddiviso in più parti: il primo è composto da due tomi, il secondo da tre.
- Una “gestazione” lunga. È il lavoro di una vita?
In un certo senso sì.
Questo progetto nasce da molti anni di ricerca sulla tradizione biblica, sulla formazione dei testi e sul rapporto tra oralità e scrittura nel mondo antico. Nel tempo si è progressivamente chiarita l’idea che per comprendere i Vangeli occorre studiare non solo ciò che essi raccontano, ma come e perché sono diventati testi.
Questa prospettiva richiede di mettere in dialogo diverse discipline: esegesi biblica, storia del giudaismo del Secondo Tempio, studi sulla trasmissione delle tradizioni e teoria della testualità. Il libro rappresenta quindi il punto di arrivo di una lunga riflessione, ma anche l’inizio di un percorso di ricerca che continua.
- I Vangeli così come li conosciamo andrebbero riscritti?
No, non nel senso di modificarli o sostituirli. I Vangeli sono testi canonici che appartengono alla tradizione della Chiesa e hanno una funzione insostituibile nella vita della fede. Il mio lavoro non propone di “riscrivere” i Vangeli, ma di comprendere meglio il loro processo di formazione. Capire come un testo è nato non significa relativizzarlo, ma interpretarlo in modo più consapevole. In altre parole, non si tratta di cambiare il Vangelo, ma di leggerlo con maggiore profondità storica e teologica.
- Prospetta un Gesù Cristo più vicino all’umanità?
Più che «avvicinarlo», direi che questo tipo di ricerca restituisce la concretezza storica di Gesù. Gesù non è un personaggio astratto o un’idea religiosa. È un uomo vissuto in un contesto storico preciso, dentro le tensioni religiose e politiche del suo tempo.
Comprendere questo contesto non diminuisce la sua grandezza; al contrario, permette di cogliere meglio la forza della sua parola e della sua esperienza. Il Cristo della fede non è separato dal Gesù della storia: la fede cristiana nasce proprio dall’incontro tra la memoria storica di Gesù e la sua interpretazione alla luce della risurrezione.
- Perché il rischio di interpretare Gesù come un mito e non piuttosto come l’incarnazione del Figlio di Dio?
Questo rischio esiste ogni volta che si separano troppo radicalmente storia e fede. Se si riduce Gesù a pura figura teologica, si perde la sua realtà storica. Se invece lo si considera soltanto un personaggio storico, si perde il significato che la sua vita ha assunto per le comunità che lo hanno seguito.
Il cristianesimo nasce proprio dall’intreccio tra queste due dimensioni: la storia di Gesù e la fede nella sua risurrezione. La ricerca storica non deve distruggere la fede, ma aiutare a comprendere come essa è nata.
- Qual è il guadagno di un Gesù autentico e non visto secondo le proprie comodità?
Il guadagno è molto grande.
Ogni epoca tende a costruire un Gesù a propria immagine: un Gesù moralista, rivoluzionario, spirituale o ideologico. Ma il Gesù reale spesso mette in crisi le nostre categorie. Tornare alla sua figura autentica significa lasciarsi provocare dalla sua parola e dal suo modo di vivere.
In questo senso, la ricerca storica non è solo un esercizio accademico: può diventare un percorso di verità, che libera la figura di Gesù dalle semplificazioni e ci permette di incontrarlo con maggiore autenticità.





