Sinodo: fine della prima sessione

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Con una inusuale conferenza stampa tenutasi alle 21.30 di sabato 28 ottobre è stata presentata la Relazione di sintesi dei lavori svolti dall’Assemblea sinodale. Sono intervenuti il card. Mario Grech, Segretario Generale; il card Jean-Claude Hollerich, Arcivescovo di Lussemburgo, Relatore Generale; il p. Giacomo Costa, S.I., Segretario Speciale; il prof. Riccardo Battocchio, Segretario Speciale, Rettore dell’Almo Collegio Capranica e Presidente dell’Associazione Teologica Italiana.

Questo pomeriggio la XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, al termine della sua prima Sessione, ha approvato il testo finale della Relazione di Sintesi, che – come sappiamo – orienterà il cammino ecclesiale fino alla seconda e ultima Sessione, prevista per l’ottobre 2024.

Si tratta di un testo ampio, ma agile. Ampio perché affronta un ventaglio di questioni estremamente ricco, agile perché i temi sono organizzati con chiarezza in venti paragrafi, ciascuno dei quali inizia precisando le convergenze raggiunte, prosegue illustrando le questioni da approfondire e termina avanzando alcune proposte. Per il tempo compreso tra le due Sessioni, il compito delle Chiese locali è così già definito: a partire dalle convergenze raggiunte, le Comunità saranno chiamate ad approfondire le questioni e le proposte, combinando discernimento spirituale, approfondimento teologico ed esercizio pastorale.

I venti paragrafi, a loro volta, sono organizzati in tre parti, tra loro strettamente consequenziali. La prima parte (“Il volto della Chiesa sinodale”) presenta i principi teologici che illuminano e fondano la sinodalità. La seconda parte (“Tutti discepoli, tutti missionari”) si occupa dei soggetti che, ai diversi livelli, formano il Popolo di Dio e che sono chiamati, ciascuno per la sua parte, ad assumere la sinodalità come concreto stile ecclesiale. La terza parte (“Tessere legami, generare comunità”) si concentra sui processi e organismi che, in una logica sinodale, consentono lo scambio tra le Chiese e il dialogo con il mondo.

Nella consapevolezza che il termine “sinodalità” non è ancora chiaro a molti, suscitando di volta in volta confusione, preoccupazioni o aspettative improprie, la Relazione prova a offrirne fin dall’inizio una definizione essenziale. «La sinodalità – si legge nel n. 1 – può intendersi come camminare dei cristiani in comunione con Cristo e verso il Regno, insieme a tutta l’umanità; orientata alla missione, essa comporta il riunirsi in assemblea ai diversi livelli della vita ecclesiale, l’ascolto reciproco, il dialogo, il discernimento comunitario, la creazione del consenso come espressione del rendersi presente di Cristo vivo nello Spirito e l’assunzione di una decisione in una corresponsabilità condivisa» (lettera h).

È evidente, in un testo come questo, come il Sinodo si situi nel solco della Tradizione della Chiesa, facendo tesoro della visione ecclesiologica del Concilio Vaticano II e del suo ulteriore sviluppo propiziato dal Magistero di Papa Francesco. Lo dimostra l’attenzione alle dimensioni cristologica e pneumatologica della Chiesa, che rinviano alla sua origine trinitaria; la tensione escatologica verso il compimento ultimo del Regno di Dio; la concezione di una Chiesa che non sta semplicemente “di fronte” al mondo, ma che vive “nel” mondo e cammina “con” l’umanità, partecipe delle sue gioie e dei suoi travagli; l’idea che la Chiesa si costituisce nell’intreccio tra uguaglianza battesimale, che rende tutti i fedeli corresponsabili della missione, e differenza ministeriale, che esprime le diverse vocazioni a servizio dell’evangelizzazione.

Nella Relazione di Sintesi trova spazio il tema dell’iniziazione cristiana, come sorgente sacramentale della sinodalità: la comunione, la partecipazione e la missione dei cristiani nascono dal fonte battesimale, si accrescono con la Confermazione e si alimentano continuamente alla mensa dell’Eucaristia, la cui celebrazione manifesta l’unità e insieme la diversità della Chiesa.

Il Documento presta poi attenzione alla pluralità delle culture in cui si incarna l’unico Vangelo, dal che scaturisce l’esigenza di un salutare decentramento e di una valorizzazione delle istanze locali. Questa pluralità si esprime, in particolare, nella feconda coesistenza di diverse tradizioni ecclesiali, in Occidente e in Oriente, lasciando affiorare la richiesta di valorizzare meglio il ricco patrimonio delle Chiese Orientali, con le sue forme specifiche di sinodalità. Pure la domanda di avanzare nel cammino ecumenico, confrontandosi con le tradizioni sinodali delle altre Chiese e Comunità Ecclesiali, è ben presente nella Relazione di Sintesi, anche grazie al contributo fondamentale dei Delegati Fraterni durante l’intera Sessione.

Altri temi importanti toccati dal testo sono la valorizzazione del genio delle donne nella missione ecclesiale, con la richiesta di renderle sempre più participi dei processi decisionali ai diversi livelli; l’apprezzamento per il contributo profetico della vita consacrata e delle aggregazioni laicali al rinnovamento della Chiesa; l’esigenza di approfondire la natura e l’esercizio del ministero diaconale e presbiterale; il ruolo chiave del Vescovo in una Chiesa sinodale concepita come comunione di Chiese locali; una comprensione rinnovata dello stesso Ministero petrino e del servizio svolto alla comunione ecclesiale dalla Curia Romana.

In conclusione, senza avere la pretesa di avere offerto una presentazione esauriente del testo, desidero suggerire tre istanze che, sebbene affrontate in paragrafi specifici, sono in realtà disseminate in tutto il Documento:

1) la dimensione missionaria, come emerge già dal titolo (“Una Chiesa sinodale in missione”), nella chiara consapevolezza che, se la Chiesa “è” missione, ogni rinnovamento ecclesiale è autentico e utile solo se promuove la missione, rendendo la Comunità cristiana più aperta e accogliente, più disponibile ad annunciare il Vangelo e a suscitare la fede in Gesù Cristo;

2) l’esigenza della formazione, perché la sinodalità è una “cultura”, una “forma di Chiesa”, uno “stile di vita cristiana”, che pervade ogni ambito e che non si può improvvisare. Alla sinodalità devono formarsi tutti i membri del Popolo di Dio, a cominciare dai ministri ordinati e da quei laici e laiche che sono chiamati ad assumere ruoli di responsabilità ecclesiale;

3) la solidarietà con l’umanità e i suoi drammi, accresciuta dal fatto che, solo pochi giorni dopo l’inizio dell’Assemblea, un terribile conflitto è scoppiato in Terra Santa, aggiungendosi alla lista dolorosa delle guerre del nostro tempo, che aggravano la povertà, costringono alla migrazione, conducono alla morte. Durante questo mese i partecipanti al Sinodo non si sono rinchiusi in una “bolla”, in cui era impossibile ascoltare il grido dell’umanità sofferente. Al contrario, tanti membri dell’Assemblea, a cominciare dai Pastori delle terre insanguinate dai conflitti, hanno costantemente tenuta accesa l’attenzione su queste tematiche, aiutandoci a comprendere che la sinodalità deve consentire sempre più alla Chiesa di assumere una voce comune contro ogni violenza.

Ora questa Relazione di Sintesi, consegnata al Santo Padre, viene affidata alle Conferenze Episcopali perché ne promuovano la restituzione al Popolo di Dio che vive nelle Chiese locali. Molti membri hanno suggerito che la Relazione sia tradotta nel maggior numero possibile di lingue e che di essa si elaborino delle sintesi, ad esempio adattate al linguaggio e alla sensibilità dei giovani.

La conclusione del Documento, ispirandosi a una parabola evangelica, paragona il lavoro compiuto a «un seme piccolo, ma carico di futuro», che potrà crescere grazie all’opera dello Spirito Santo e alla generosa collaborazione di tutti alla sua azione misteriosa. L’augurio è che i mesi che ci separano dalla seconda Sessione dell’Assemblea siano un tempo di grazia e di maturazione, per il bene della Chiesa e per la vita del mondo. Grazie!

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