Minori stranieri non accompagnati

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Ha sorpreso la posizione del comune di Bologna rispetto all’applicazione della normativa nazionale che, in forza della previsione dell’articolo 19 del DPCM 142/2015, rimanda la prima accoglienza dei minori stranieri non accompagnati a un sistema organizzato dal governo (prefetture). Si tratta di una decisione che è una sconfitta per tutto il sistema dell’accoglienza.

Accoglienza in un vicolo cieco

Come dichiarato dalle istanze comunali: è una posizione dura, non presa a cuor leggero, ma che mira a scuotere dall’inerzia istituzionale tutti gli enti  che, per legge, si devono interessare ai minori – a partire dalla Prefettura, e poi, a seguire, Questura, Procura Minori, Tribunale per i Minorenni, Centro per l’alfabetizzazione della lingua italiana, Centri di Formazione Professionale, Ausl – che tante volte si sono limitati a oggi a svolgere lo “stretto compitino” dovuto per legge, senza intessere rapporti di mutua collaborazione in un’accoglienza già di per sé complessa.

Del resto, il flusso anomalo di minori aveva interessato le regioni del nord già dalla metà del 2021, mettendo a dura prova il sistema di accoglienza per insufficienza di posti. Le principali città del nord Italia si accollano ormai da mesi il 90 % dei minori stranieri non accompagnati presenti nel paese. Da tempo anche l’ANCI invoca la previsione normativa della programmazione e del riparto dei flussi (come avviene per gli adulti), ma senza ottenere alcun riscontro da parte del Governo.

In assenza del riparto dei minori definito a livello centrale, comuni come Bologna, che hanno gestito in autonomia gli arrivi di minori stranieri non accompagnati sui loro territori, una volta saturati i posti nelle accoglienze territoriali (ricordiamo che Bologna ha 350 posti nel progetto SAI riguardante i minori stranieri non accompagnati, che, per numero, è il più grande d’Italia), hanno risposto all’emergenza collocando fuori territorio, già in fase di rintraccio, i minori stranieri non accompagnati che si presentavano e chiedevano di essere collocati.

Con l’annunciato aumento dei flussi del periodo estivo e gli invii di minori stranieri non accompagnati sbarcati nelle ultime settimane nelle regioni del nord Italia (gestiti direttamente dal Ministero), anche i posti nelle realtà di accoglienza fuori territorio si sono presto saturati. Così oggi i comuni non sanno più dove collocare i nuovi arrivi e rimandano il problema al Governo in forza della suddetta previsione normativa.

L’accoglienza deve avere una dignità, e con numeri troppo alti e mal gestiti non si fornisce un buon servizio a livello sociale; cosa che fa perdere senso e motivazione a chi opera nel settore. Fatichiamo da tempo a trovare personale e abbiamo di continuo posizioni lavorative aperte in questo settore.

Si deve pure considerare che il sistema stesso non risponde più in modo adeguato alla tipologia di arrivi, prevalentemente da Egitto e Tunisia, alcuni anche molto piccoli (13-14 anni) -, un sistema che fu pensato nel 2017 quando ancora gran parte degli arrivi era dall’Africa centrale, con caratteristiche molto differenti dagli attuali. Rispetto alle nuove caratteristiche dei minori stranieri non accompagnati occorre immaginare progettualità diverse e innovative, con un maggior investimento educativo. Ancora troppi sono i minori stranieri non accompagnati che non riusciamo a coinvolgere in percorsi progettuali, perché interessati ad altro.

In una situazione complessa come l’attuale occorre riflettere per capire chi accogliamo e come vogliamo accogliere.

I soggetti dell’accoglienza

Chiedendoci chi accogliamo, riscontriamo le seguenti problematiche:

sedicenti minori stranieri non accompagnati: occorre arrivare a definire un protocollo snello e applicabile per definire l’età presunta, concentrandosi solo sui reali minori; per chi è maggiorenne e si trova in una condizione di fragilità esistono altre modalità di presa in carico;

minori stranieri non accompagnati albanesi: che arrivano sui nostri territori, ma è ormai chiaro che molti di loro hanno parenti molto prossimi che vivono nelle vicinanze dei luoghi dove si fanno accogliere. Occorre qui riprendere i rapporti con l’Albania per rallentare i flussi, specialmente lungo la nuova rotta balcanica (passano dall’Ungheria e Orban non dice nulla), o per via aerea con genitori che spariscono immediatamente dopo lo sbarco;

minori stranieri non accompagnati area Maghreb (Marocco, Egitto, Tunisia): facilmente vittime di circuiti devianti e di tratta. Sono minori non accompagnati anche molto piccoli, che, in diversi casi, sono già emarginati nel territorio da cui provengono e, arrivando in Italia, sentono di avere poco da perdere. Occorre chiarire, anche stringendo rapporti intensi con Procura Minori e Forze dell’Ordine, quali siano gli strumenti che possiamo avere per gestire i soggetti più aggressivi e tendenti a delinquere, situazioni non diffusissime ma che arrecano gravi danni al sistema di accoglienza.

La normativa attuale fortemente garantista rende le comunità impotenti senza strumenti a disposizione per fermare i comportamenti aggressivi. Ci si domanda se sia possibile ipotizzare, per esempio, la sospensione dell’accoglienza e lo spostamento di questi minori in strutture per adulti (Centri di accoglienza straordinaria, dormitori, e così via). Oppure, per quelli che non aderiscono a nessun progetto (aprogettuali), chiedersi se non sia possibile applicare lo statuto giuridico dell’emancipazione. Cioè, sebbene siano, minori trattarli da adulti, perché così nei fatti chiedono di essere considerati.

Come accogliere

Nel domandarci come accogliere, sarà importante prevedere una revisione delle previsioni normative a tutti i livelli (nazionale e regionale), ricordando che la norma dev’essere al servizio dell’educazione altrimenti si peggiora solo quanto siamo obbligati a fare:

ripensare in senso utile il ruolo del tutore volontario previsto dalla legge 47/2017. Può essere un’opportunità se viene abbinato con oculatezza al minore giusto, mentre non è pensabile che il tutore si affianchi ai minori in modo totalmente casuale (prassi attualmente in essere in Emilia-Romagna).

Ha senso che inizialmente la tutela sia di un soggetto pubblico, per espletare velocemente tutte le pratiche necessarie alla regolarizzazione (permesso di soggiorno, residenza ecc…), e solo in un secondo momento, una volta conosciute le caratteristiche del minore, avvenga il passaggio al tutore volontario più appropriato;

aumento di opportunità formative mirate all’inserimento lavorativo. Nel contesto del flusso anomalo, l’assenza o la riduzione di possibilità formative accentua la difficoltà dell’accoglienza. Siamo consapevoli che il nostro paese ha assolutamente bisogno di questa futura “forza lavoro”, se vogliamo conservare l’attuale modello di Welfare, e riconosciamo che l’inserimento lavorativo è la chiave per integrare questi nuovi cittadini. In questo contesto i Centri di Formazione Professionale (CFP) segnalano la mancata coincidenza tra i tempi dell’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati e quelli della conclusione del percorso formativo a qualifica, che mette a rischio la remunerazione dei percorsi.

Inoltre, per il fatto che in questo momento la situazione del disagio minorile e la dispersione sono molto forti, i Centri per la Formazione Professionale hanno l’obbligo primario di riservare i primi posti disponibili ai minori territoriali (figli di italiani o stranieri di seconda generazione). Registriamo, in previsione del prossimo anno scolastico, la mancata iscrizione di minori stranieri non accompagnati del 2007 e del 2008, ragazzi che avrebbero senza problemi la possibilità di concludere la formazione nei tempi previsti dall’accoglienza. La mancata iscrizione preclude ai minori un diritto dovuto per legge.

Accoglienza e formazione

In positivo, infine, segnaliamo nella Regione Emilia-Romagna l’avvio, dal mese di giugno, di corsi regionali legati alla DGR n. 109 del 30/01/2023 per i minori stranieri non accompagnati infra-diciasettenni con un solo anno di tempo davanti prima dell’uscita dall’accoglienza.

Sarà importantissimo che il fondo regionale che alimenta questa formazione venga rifinanziato. Inoltre, potrebbe essere utile, in prospettiva nazionale, che regioni come l’Emilia-Romagna possano derogare rispetto all’attivazione di tirocini formativi per minori stranieri non accompagnati con 17 anni che non possono attestare l’assolvimento dell’obbligo formativo, come avviene già in altre regioni quali il Veneto e la Toscana.

previsione di strumenti normativi di carattere “premiale” nel percorso di riconoscimento del permesso di soggiorno per quei minori che si impegnano maggiormente nei percorsi di alfabetizzazione e formazione professionale;

previsione di strumenti normativi obbligatori che possano consentire al Servizio Sociale di far rispettare ai minori il collocamento individuato. Accade, infatti, di frequente, che i minori scelgano in quale comunità essere collocati; mentre il Servizio non ha strumenti che gli consentano di individuare il collocamento e far sì che il minore rispetti e aderisca alla progettualità individuata;

previsione di strumenti normativi più incisivi per la repressione di condotte devianti e a rilevanza penale. I criteri applicati ai minori – questo vale tanto per i minori stranieri non accompagnati quanto per gli italiani –, prima di attuare la misura cautelare sono troppo elevati e determinano un senso di impunità nei minori che legittima le loro azioni. Si deve, in questo senso, considerare che il fatto che le condotte illegali dei minori non abbiano nessuna conseguenza, finisce per indurre anche un aumento del flusso di minori stranieri non accompagnati aprogettuali, che, a loro volta, richiamano sul territorio i loro amici, vantandosi di rimanere impuniti;

previsione di strumenti normativi per i minori per cui, a seguito di indagine penale, viene individuato il parente del minore presente sul territorio. In questi casi, in sede civile, viene disposto l’affidamento al parente e il contestuale trasferimento della tutela che però rimane vincolato alla volontaria adesione del parente. Nel caso in cui il parente, seppur idoneo all’affidamento, non accetti il minore, il Servizio non ha strumenti per procedere e il minore rimane collocato in comunità. Si legittimano, quindi, prassi nelle quali minori che hanno parenti sul territorio rimangano accolti in comunità. Non è possibile, ad esempio, che l’Affidavit, che i minori non accompagnati albanesi devono avere per poter entrare in Italia non abbia valore una volta che il minore potrebbe essere affidato al parente che era stato individuato nella dichiarazione richiamata, se questo non lo vuole.

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