
Il prossimo 24 aprile il sinodo della Chiesa georgiana sceglierà i tre nomi da sottoporre al sinodo allargato (previsto entro il 15 di maggio). I 39 vescovi dovranno scegliere il successore del patriarca Ilia II (1933-2026; cf. un suo profilo su SettimanaNews) che ha presieduto per 49 anni la Chiesa ortodossa, a cui appartiene il 70% di quattro milioni e mezzo di abitanti.
Le condizioni previste per l’elezione del successore: essere cittadino georgiano, vescovo con significativa esperienza, teologicamente qualificato, monaco, con una età compresa fra i 40 e i 70 anni. Al primo turno è richiesta la maggioranza assoluta, al secondo turno vanno al ballottaggio i due candidati più votati.
Fra i candidati più quotati: il locum tenes, il metropolita Shio. Scelto in questo ruolo da Ilia II nel 2017, considerato filorusso, ha presieduto i funerali ed è sostenuto dal governo e dai media vicini al partito di maggioranza. Altri nomi sono: il metropolita Giobbe (di Ruisi e Urbnisi), il metropolita Daniele (Sachkhere e Chiatura), il metropolita Teodoro (Akhaltsikhe), il metropolita Isaia (Tskhinvali). Tutti sono stati eletti e consacrati da Ilia II.
Le dialettiche interne non riguardano il ruolo della Chiesa nella società così emblematicamente rappresentato del patriarca defunto, quanto dalla vicinanza o meno con Mosca o Costantinopoli (la prima è prevalente), il giudizio sulle spinte culturali occidentalizzanti (poco condivise a livello di vescovi, ma vive nelle generazioni giovanili), la rivendicazione o meno sulle aree separatiste (Ossezia e Abkazia, sono sotto la giurisdizione ecclesiastica moscovita), la posizione rigida o prudente verso forme di religiosità popolare paganeggiante nelle aree periferiche.
Possibili interferenze
Vanno emergendo sospetti e denunce sulle possibili interferenze circa la scelta dei candidati e dell’eletto. Il vescovo Giacobbe di Bodbe ha censurato i pretesi condizionamenti dei media: «Nessuno ha diritto di interferire in questa faccenda […]. Vi assicuro che il futuro patriarca non ha bisogno dell’aiuto né del governo né dell’opposizione. Tutto viene da Dio». E l’arcivescovo Spiridone di Hkhalta ha aggiunto: «Il sinodo è unito, siamo molto uniti e non c’è forza che possa dividere la Chiesa georgiana».
Insistenti anche le voci sul prevedibile interesse di Costantinopoli e di Mosca. «Fonti georgiane affermano che la Russia sta già cercando di influenzare la successione» scrive il sito informativo del Fanar Orthodox Times (4 aprile). È conosciuta l’amicizia fra il patriarca e il vescovo Hilarion, già numero due del sinodo moscovita e ora in esilio a Budapest, presente ai funerali. Si dice che dopo una sua visita Ilia abbia deciso per il ruolo affidato al metropolita Shio. La sorpresa maggiore giunge dall’altra sponda. Sono i servizi segreti per l’estero della Russia che accusano Bartolomeo di interferenze: «Negli ambienti ecclesiastici si osserva che la brama di potere è diventata una costante campagna dello scismatico di Costantinopoli».
Le reazioni locali oscillano nel considerare la cosa inconcepibile o addirittura falsa. Per il metropolita Nicola di Akhalkalaki: «Non credo che i servizi segreti russi abbiano rilasciato una dichiarazione del genere. Non li penso così sciocchi».
Iconografo, musicista e pater patriae
Difficilmente il successore potrà ottenere lo stesso prestigio raggiunto da Ilia II. Non tanto per la straordinaria lunghezza temporale del suo servizio o per le sue spiccata doti personali (iconografo e musicista), quanto per i risultati a cui ho portato la Chiesa ortodossa: crescita istituzionale, riconoscimento legale del suo ruolo nella vita della nazione, piena autocefalia, grande rispetto dalle altre Chiese cristiane.
Quando divenne patriarca, nel 1977, Ilia poteva contare su 15 diocesi e 40 chiese “attive”. Oggi le diocesi sono 43, 2.000 le parrocchie, 3.000 i chierici e i preti formati in numerosi istituti e accademie. Ha editato una Bibbia in georgiano rinnovando il patrimonio musicale (oltre alle sue opere la riscoperta dell’antica musica georgiana negli anni ‘80) e liturgico.
Dal punto di vista politico Ilia è sceso in piazza nel 1989 per manifestare contro la dominazione sovietica ma anche per garantire l’ordine, invitando quanti prolungavano la manifestazione a rifugiarsi in chiesa per evitare il peggio. Questo equilibrio lo ha reso credibile anche nei disordini successivi, durante la guerra contro la Russia per l’Abkazia e l’Ossezia (2008) e negli scontri interni. Nel 2002 raggiunge con il presidente Eduard Shevardnadze una intesa su una legge per garantire alla Chiesa uno statuto legale in ragione del suo ruolo nella storia e nella società georgiana.
La Chiesa riconosce le proprie origini nel terzo secolo e nell’VIII risulta una provincia dipendente dal patriarcato di Antiochia. Il suo metropolita riceve il titolo di Katholikos e la Chiesa vive di fatto una piena autonomia fino 1811 quando viene annessa alla Russia e sottoposta alla Chiesa moscovita. Torna la domanda di autocefalia nel 1917 ma riceve il consenso da Mosca solo nel 1943 e da Costantinopoli nel 1990 grazie all’opera di Ilia II. Assieme alla Chiesa russa quella georgiana non ha partecipato al Concilio di Creta nel 2016. Ilia ha preso distanza dall’indirizzo del Consiglio ecumenico delle Chiese in ragione delle tensioni interne alla sua Chiesa, ma era stato co-presidente dal 1978 al 1983 e ha ricevuto con cordialità la visita di papa Francesco nel 2016.
Alle sue esequie e ai suoi funerali ha assistito una folla innumerevole di persone e davanti alle sue spoglie mortali si sono succedute tutte le autorità del paese oltre che molti esponenti delle Chiese cristiane. Presiedendo la celebrazione funebre il patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo, ha qualificato Ilia come saggio e degno pastore, consigliere delle più alte cariche dello stato, colui «che ha identificato il proprio nome con la Chiesa e la nazione».





