L’Apocalisse francese: l’inchiesta della CIASE

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Un racconto dal vivo di come ha operato la Commissione antiabusi in Francia (CIASE). L’apporto dell’autrice ai lavori della Commissione.

Il presidente della Commissione, Jean-Marc Sauvé

Nel suo articolo pubblicato ne Le Monde del 19 settembre 2021, qualche settimana prima della presentazione pubblica del rapporto della CIASE da parte di Jean-Marc Sauvé, Cécile Chambraud riporta che “nel settembre 2018, quando una commissione tedesca ha reso pubblica una valutazione della violenza sessuale nella Chiesa cattolica in Germania, Jean-Marc Sauvé ha detto a sua moglie: “Ora i vescovi francesi non potranno evitare di creare una loro commissione. E vedrai che mi chiameranno.”

Un mese dopo infatti, Olivier Ribadeau-Dumas, il segretario generale della Conferenza Episcopale Francese (CEF), lo chiamava[1].

La scelta di mettere Sauvé, ex vice-presidente del Consiglio di Stato, a capo della “Commission Indépendante sur les Abus Sexuels dans l’Eglise” (CIASE) è giustificata dal suo profilo e dalla sua reputazione di indipendenza. Una personalità integra e di alto livello come lui garantiva l’esecuzione di un progetto serio ed escludeva qualsiasi sospetto di una manovra tesa a insabbiare lo scandalo che si indovinava già in prospettiva.

Come si è formata la CIASE

Jean-Marc Sauvé ha formato lui stesso la Commissione scegliendo dei professionisti con una vasta gamma di competenze nei campi del diritto (penale, canonico e protezione dei bambini), psichiatria e psicoanalisi, medicina e salute, educazione e lavoro sociale, storia, sociologia e teologia. I membri sono stati scelti perché avevano acquisito una reale legittimità nei loro rispettivi campi di competenza.

Fatto che ha riunito le condizioni per un lavoro interdisciplinare approfondito. Unica regola, Sauvé non ha voluto che nessun prete o religioso facesse parte della CIASE, per non doversi misurare con dei problemi di appartenenza alla struttura messa in questione. I membri della CIASE erano persone con diverse opinioni filosofiche e religiose: inclusi credenti di diverse confessioni così come non credenti, agnostici e atei.

La Commissione era composta da 12 uomini e 10 donne di diverse generazioni. L’età media era di 57 anni[2]. Fronteggiava i lavori della Commissione un groupe miroir, un gruppo «specchio», formato da vittime di abusi sessuali, operatori sociali, associazioni delle vittime o delle famiglie delle stesse, psicologi e psichiatri che si sono occupati  delle vittime. Si trattava quindi di persone che si trovavano sul “terreno” degli abusi con statuti diversi.

Come si sono svolti i lavori della CIASE

Un invito indirizzato ai testimoni e alle vittime di abusi sessuali è stato predisposto online durante 17 mesi, tutti i giorni, compresa la domenica, dalle 9 alle 21. 2700 vittime e testimoni di abusi sessuali commessi da ministri della Chiesa o da laici con missione ecclesiastica hanno risposto. Grazie allo studio dei documenti presenti negli archivi diocesani di tutte le diocesi della Chiesa cattolica francese, altre 4800 vittime e testimoni di abusi commessi da preti diocesani o da membri di istituti religiosi sono state scoperte.

L’INSERM (Institut National de la Santé et de la Recherche Médicale) aveva già condotto uno studio sulle vittime di abusi sessuali nella società francese. Da questo studio risultava che il 4% delle vittime proviene dalla Chiesa cattolica. Questa cifra, se confrontata con quella riferita agli abusi perpetrati nella famiglia (3,7%), l’ambiente sportivo, la scuola, gli orfanotrofi, gli altri culti, eccetera, rivela che la Chiesa è l’istituzione in cui è stato commesso il maggior numero di abusi sessuali nella società francese. Il conteggio rivelato dall’INSERM corrisponde approssimativamente a quello stabilito dalla CIASE.

Fino a quando i confinamenti legati al coronavirus non glielo hanno impedito, la CIASE si è anche spostata in tutta la Francia per incontrare personalmente le vittime nelle principali città dell’Esagono. In seguito, le udienze sono state organizzate online.

Le udienze si sono articolate secondo due modalità. Quelle che interessavano le vittime sono state condotte da professionisti dell’ascolto di persone ancora traumatizzate: psicologi, vittimologi e psichiatri nonché dai membri della CIASE che hanno seguito una formazione adeguata a questo mandato. Ci sono state anche le udienze in sessione plenaria in cui tutta la Commissione si riuniva al completo per ascoltare degli specialisti di campi diversi che avrebbero potuto chiarire alcuni punti chiave della loro indagine.

Durante una di queste udienze è stata consultata anche l’autrice di questo articolo, in qualità di specialista in strategie della dissimulazione e della manipolazione, degli strumenti comunicativi di cui gli abusatori hanno indubbiamente fatto uso.

L’udienza

Su consiglio e con l’appoggio di Marie-Jo Thiel e Véronique Margron, entrambre impegnate da decenni nel campo degli abusi commessi da pedocriminali, ho proposto à Jean-Marc Sauvé la mia candidatura ad una udienza motivandola con un’argomentazione breve ma circostanziata.

Sulla base delle mie competenze, la segretaria della Commissione ha formulato una serie di domande sugli argomenti di mia competenza che avrebbero potuto interessare la CIASE e mi ha pregato di organizzare la mia udienza articolando delle risposte a tali domande. In questo modo non c’era motivo di disperdersi: l’obiettivo era quello dell’efficacia. L’udienza è durata un po’ più di un’ora. Il mio interlocutore era Jean-Marc Sauvé ma talvolta altri membri della CIASE mi hanno fatto delle domande.

La mia argomentazione verteva sul fatto che l’abusatore si costruisce una realtà fittizia nello stesso modo in cui scriverebbe un romanzo, solo che poi applica il suo racconto alla realtà e crede fermamente che quella sia la realtà. Questo fatto è stato oggetto di studio degli psichiatri che hanno scoperto la facoltà mitopoietica dell’inconscio: personalmente ho cercato di spiegare come questo fenomeno si produce, vale a dire, creando degli “immaginari”.

Per “immaginario” intendo un insieme di argomenti, di retoriche, di pratiche e di prodotti culturali, concepiti per esprimere una porzione di realtà. Ho proposto che una sorta di “messinscena” fosse progettata dall’abusatore. Creava infatti un copione composto da una narrazione, uno spazio, personaggi e parole compatibili con l’immaginario fittizio costruito per raggiungere i suoi obiettivi, a scapito delle sue prede.

Queste vengono abilmente manipolate per essere integrate, malgrado loro, al copione. Gli abusatori sostituiscono questa nuova organizzazione della realtà a quella fornita dalle regole ordinarie della vita sociale e a quella della morale cristiana. Ho proposto di interrogarci su come questo scenario non solo non sia stato sanzionato, ma sia stato reso possibile dal funzionamento generale dell’istituzione ecclesiale.

Ho proposto l’esempio del “copione” creato da Marcial Maciel Degollado per abusare dei piccoli seminaristi della Legione di Cristo. Riceveva la sua preda in infermeria e trasformava lo stupro in un rimedio per la propria malattia. L’infermeria era il “teatro” scelto per la sua messa in scena: un luogo necessario alla costruzione dell’immaginario per giustificare le sue azioni agli occhi della vittima, affinché lei “acconsentisse” al gioco perverso.

Se non avesse concepito e adottato questo immaginario artificiale per interpretare la realtà, arredato come una “realtà fittizia”, cioè un immaginario dove tutti i dettagli delle sue azioni trovano una giustificazione, l’abusatore probabilmente avrebbe percepito la sua incoerenza. Probabilmente l’immaginario perverso, costruito come un modo personale di modellare la realtà, serve all’abusatore per autogiustificare il crimine commesso.

Costruisce quello che, nel lessico dell’analisi del testo, si chiama un “programma narrativo” e con esso sostituisce le relazioni ordinarie tra gli individui. Nel programma narrativo perverso, ogni persona, ogni atto, ogni luogo, assumono un ruolo ben preciso, utile alla strategia di controllo della vittima. L’abusatore conduce il gioco (come il narratore onnisciente nelle tecniche di analisi del testo), facendo assumere alle vittime un ruolo che finiscono per accettare a causa della strategia manipolatoria, dello stato di siderazione e dell’autorità che l’abusatore esercita sulla vittima.

Ho inoltre sottolineato il pericolo rappresentato dallo spostamento di proprietà tra l’alterità della sfera divina e la figura del sacerdote come mediatore, che così si sacralizza e si pone al di sopra degli altri credenti. Questo statuto di autorità si instaura nei confronti dei fedeli che non hanno mezzi per interpretare criticamente, personalmente e autonomamente questo slittamento simbolico. La sacralizzazione dello statuto del prete agli occhi dei fedeli agisce anche come un “omologatore” di qualsiasi tipo di discorso del prete, incluso il discorso perverso.

L’argomento dell’udienza si è poi spostato sulla questione degli usi più o meno pertinenti della comunicazione segreta nella Chiesa. Questa domanda mi ha permesso di esprimermi su una delle abitudini diffusissime in alcuni ambiti della Chiesa francese, quella delle “testimonianze personali” in cui il credente rivela davanti ad un vasto pubblico, del quale alimenta le tendenze ad un voyeurismo spirituale, le proprie esperienze spirituali che dovrebbero competere esclusivamente al suo foro interno. In questo caso il ricorso alla discrezione eviterebbe di promuovere la ricerca di emozioni religiose esagerate che denaturano il percorso spirituale ordinario del cristiano.

Ho percepito un ascolto attento da parte della Commissione: si è instaurato un dialogo che spero sia stato produttivo per i lavori della CIASE, nonostante l’esiguità rappresentata dalla mia competenza nei confronti della complessità di questa tragedia.

I risultati dell’inchiesta

216.000 è il numero approssimativo delle vittime di abusi sessuali da parte di ministri della Chiesa in Francia tra il 1950 e il 2020. Si sale a 330.000 vittime se contiamo anche gli abusi commessi da laici con missione ecclesiale. L’inchiesta che ha rivelato gli abusi commessi nel passato, mostra anche che il processo è ancora in corso.

Jean-Marc Sauvé ha confrontato i risultati francesi con ricerche analoghe fatte in altri paesi del mondo e con i materiali non ancora analizzati seriamente in paesi in cui la Chiesa è ancora nel diniego della sistematicità degli abusi sessuali commessi nel suo contesto. Secondo una prima stima, Sauvé afferma che nonostante il fenomeno disastroso constatato nella Chiesa francese, la Francia sarebbe da situare tra le ultime posizioni dell’eventuale “lista” dei paesi in cui degli abusi sessuali sono stati commessi in ambito ecclesiastico.

Alla fine del rapporto, appare una serie di raccomandazioni sulle precauzioni consigliate per evitare che in futuro si riproduca la stessa catastrofe.

Tra le osservazioni che vi si leggono, una tra le più importanti è quella che mostra che la Chiesa non ha saputo fare una distinzione chiara e adeguata tra il livello della misericordia e del perdono dei peccati e quello della sanzione. Le nuove norme contro gli abusi enunciate dal magistero nel 2000 in cui si annuncia la “tolleranza zero” non sarebbero state applicate efficacemente in Francia. Questo nonostante il processo di Monsignor Pican, accusato di non aver denunciato un prete pedocriminale.

Si trattava del primo vescovo giudicato da un tribunale civile dopo la Rivoluzione francese. Questo fatto ha suscitato la reazione delle vittime del Padre Preynat che ha abusato di un certo numero di giovani scout nella diocesi di Lyon durante gli anni ‘80. Un’associazione delle vittime è stata creata sotto il nome di La parole libérée che ha agito concretamente in favore del riconoscimento dei crimini commessi da Preynat e della mancata denuncia degli stessi da parte del cardinal Barbarin, che è stato spinto a dimissionare.

Nel diritto canonico è possibile levare la prescrizione, fatto che ha permesso la sospensione dallo stato clericale di Preynat. Ma a partire da questo scandalo, la gerarchia ecclesiastica avrebbe dovuto capire che ormai si sarebbe dovuta sottomettere alle regole della prescrizione civile e penale e denunciare il crimine di abuso sessuale.

Altro enorme problema sollevato dal rapporto è quello della giustizia retributiva. Per quanto riguarda un’eventuale indennizzazione delle vittime, si parte dall’assunto che il pregiudizio subito dalle vittime è irreparabile, per questo motivo una riparazione forfettaria è improponibile.

Ciò che si vuole evitare è il fatto di disporre una somma equivalente alla gravità dell’abuso. Si prenderà invece in considerazione il pregiudizio legato alla sofferenza psicofisica della vittima, alla salute compromessa delle persone abusate che hanno avuto ricorso e pagato di tasca propria una psicoterapia o altre cure per decenni.

Una relazione da causa a effetto tra l’abuso sessuale e il celibato dei preti non è comprovata dai lavori della Commissione. I predatori, conclude la CIASE, presentano una struttura patologica e hanno scelto deliberatamente la carriera ecclesiastica perché permetteva la prossimità con le prede auspicate: i bambini.

Purtroppo, la Chiesa[3] invece di denunciarli, ha tutelato i predatori e, seguendo le raccomandazioni del decreto Crimen sollicitationis (1922-1962, ma preceduto da decreti analoghi risalenti ai secoli precedenti in cui la tutela dei diritti della vittima non è mai evocata), ha imposto il segreto sui crimini sessuali per non creare scandali e per proteggere l’istituzione, limitandosi a spostare gli abusatori in un’altra sede. Dove questi ultimi hanno potuto ricominciare a praticare indisturbati la loro perversione.

Ora, visti i risultati di questo stato di cose, la CIASE ha dichiarato il che il problema degli abusi sessuali nella Chiesa dipende da un difetto sistematico inerente specificamente alle regole interne della Chiesa.

Qualche reazione alla catastrofe

Un altro argomento scottante sollevato dai lavori della CIASE è quello del segreto professionale in relazione al segreto della confessione. La Commissione auspica che in futuro chiunque venga a sapere in confessione o al di fuori della stessa che dei crimini sessuali sono perpetrati su di un minore o su di una persona vulnerabile debba denunciarlo alle autorità civili sotto pena di violazione della legge di mancato soccorso a persona in pericolo.

Questo argomento ha dato adito a discussioni infinite sui social e ad articoli vari pubblicati sui quotidiani nelle scorse settimane[4], nonché a una convocazione da parte del Ministro dei culti indirizzata al presidente della Conferenza dei vescovi francesi, Monsignor Eric de Moulin Beaufort, in seguito ad una sua affermazione pubblica sull’inviolabilità irrevocabile del segreto della confessione, in barba alle raccomandazioni della CIASE[5].

Tra le altre infelici affermazioni di Eric de Moulin Beaufort[6], vale la pena di ricordare anche un appello lanciato all’indomani della consegna del rapporto della CIASE in cui chiedeva ai fedeli di contribuire con le loro offerte all’indennizzazione delle vittime. Affermazione che ha causato delle reazioni violentissime non solo da parte dei laici, ma anche da parte dei fedeli in questione che non vedono proprio perché dovrebbero pagare di tasca loro per la cattiva gestione degli abusi sessuali da parte della Chiesa francese.

Numerose reazioni a questo stato di cose in cui teologi, sociologi, professori di etica e specialisti nel campo degli abusi argomentano cercando di mettere delle parole sull’indicibile dolore che a partire dalle vittime si trasmette ormai a tutti gli spettatori di questo disastro, si leggono ogni giorno in Francia su riviste e giornali[7].

Chi volesse avere un eccellente resoconto della situazione attuale e di quello che ci si aspetta nel prossimo futuro in Francia dopo la presa di coscienza della catastrofe, dovrebbe visionare l’intervento di Jean-Marc Sauvé all’Assemblée Nationale, la camera dei deputati francese, in cui per tre ore tutti i problemi inerenti al rapporto sono sviscerati e commentati dal presidente Sauvé e dai deputati presenti[8].

A novembre si riunisce la Conferenza dei vescovi francesi (CEF) e la Conferenza dei religiosi e religiose in Francia (CORREF) che sono i mandanti dell’inchiesta della CIASE. Saranno loro a stabilire come applicare concretamente le raccomandazioni suggerite dal rapporto della Commissione di Jean-Marc Sauvé.

Guardando con ammirazione l’eccellente lavoro svolto in favore delle vittime di abusi in Francia, non ci resta che auspicare che un analogo omaggio alla verità possa vedere presto la luce anche in Italia.


[1] (tr.d.a.) https://www.lemonde.fr/m-le-mag/article/2021/09/19/jean-marc-sauve-le-confesseur-des-violences-sexuelles-de-l-eglise_6095190_4500055.html

[2] https://www.ciase.fr/mission-de-la-commission/

[3] La sollicitazione, sollicitationis in latino, corrisponde all’atto criminale commesso da un ecclesiastico che ha abusato sessualmente di una persona che si è rivolta a lui per ricevere il sacramento della confessione o in sede dell’accompagnamento spirituale.

[4] https://www.lemonde.fr/idees/article/2021/10/20/veronique-margron-sauver-une-vie-l-emporte-sur-tout-secret_6099162_3232.html

[5] https://www.marianne.net/societe/laicite-et-religions/abus-sexuels-a-leglise-moulins-beaufort-fait-partie-du-probleme-et-doit-demissionner?utm_term=Autofeed&utm_medium=Social&utm_source=Facebook&Echobox=1634230066&fbclid=IwAR183O6eLJCeCmrhmJcxOg1rNAl7exmekX1nrOCcEpkWsVyKyvPTp2_i68U#xtor=CS2-4

[6] https://www.midilibre.fr/2021/10/06/indemnisation-des-victimes-dabus-sexuels-dans-leglise-jespere-que-des-fideles-voudront-bien-nous-aider-9834453.php

https://www.francetvinfo.fr/societe/religion/pedophilie-de-l-eglise/video-pedocriminalite-l-eglise-n-a-pour-le-moment-rien-mis-de-cote-du-tout-pour-indemniser-les-victimes_4796881.html

https://actu.orange.fr/france/pedocriminalite-le-president-de-la-conference-des-eveques-compte-sur-les-fideles-pour-indemniser-les-victimes-magic-CNT000001F47TI.html

https://www.liberation.fr/societe/religions/ciase-derriere-limbroglio-des-reparations-un-episcopat-qui-ne-veut-pas-entendre-parler-dindemnisations-20211006_GICEEM2IYVEH3PK6E2FTEHTBUQ/

[7] https://www.choisir.ch/religion/eglises/item/4232-rapport-sauve-bilan-d-un-desastre?fbclid=IwAR2Yk5gimA6FXWqWcxu2EjNNSmFaBvRekucI3C4yxNmq5Qw4aYSh2Rcdk2o

https://www.lavie.fr/christianisme/eglise/apres-le-rapport-sauve-des-laics-exigent-des-reformes-et-veulent-simpliquer-78409.php?fbclid=IwAR2za6fxhTuX0cYlvWa0GsfOvC7IKjk6lqEKCl-VfJAki1MHVH66rnm4lno

https://www.lemonde.fr/idees/article/2021/10/07/pedocriminalite-plus-que-des-mesures-ponctuelles-l-eglise-doit-engager-une-conversion-de-ses-pratiques-et-de-ses-structures_6097511_3232.html?fbclid=IwAR2PbfpIzUeiBLpdLVle9Af7j1KvWToLqQroUx5WRYFVix9xWS8dKIjjTf4

https://www.lemonde.fr/idees/article/2021/10/20/pedocriminalite-dans-l-eglise-le-rapport-sauve-a-mis-en-pleine-lumiere-les-ravages-de-la-sacralite-excessive-placee-sur-le-pretre_6099136_3232.html

[8] https://event.assemblee-nationale.fr/video.11352276_616fca9f113b0

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