Le chiese di pietra e l’invisibile

di: Lorenzo Prezzi

«Non c’è Chiesa senza chiesa, per quanto modesta sia»: l’affermazione del card. J.-M. Lustiger può introdurre il frutto di una lunga riflessione della Chiesa di Francia sui propri edifici di culto. Sviluppata fra il 2014 e il 2016, si è conclusa nel colloquio nazionale «Le chiese che fanno la Chiesa. Una sfida per tutti», Collège des Bernardins, 10 marzo 2017 (ripreso integralmente in Documents Episcopat, n. 6-7, 2017).

Il patrimonio di edifici sacri è di 42.258, di cui 1.951 di proprietà diocesana e le altre di proprietà pubblica, ratificata dalla legge sulla libertà religiosa del 1905. Fra il 1905 e il 2015 sono state demolite e ricostruite 2.190 chiese, mentre sono state alienate (vendute o riconvertite) 277, cioè lo 0,6%.

Le grida scomposte sulla dissipazione del patrimonio architettonico ecclesiale sono quindi largamente enfatiche.

edifici sacri

Rouen, Eglise Saint-Nicaise

Il caso francese

Per capire la particolare situazione francese, va specificato il sistema giuridico della «destinazione». Tutte le chiese in funzione nel 1905 sono passate di proprietà dello stato ma, contemporaneamente, sono state «destinate» al culto cattolico, con una situazione giuridica assai complicata da capire per un lettore italiano.

La proprietà è pubblica, ma la gestione del culto e della struttura è ecclesiale; il suono delle campane è in capo al comune, così come la cura degli ambienti esterni, ma all’interno si risponde alla decisione del parroco, come anche negli avvisi all’esterno; la proprietà delle chiavi è condivisa e anche la decisione di porre un’antenna sul campanile; il comune può chiedere una manifestazione culturale ma con l’accordo scritto del parroco; i lavori di gestione sono della parrocchia, ma ogni intervento murario è del comune. La sicurezza è in capo al comune (compresa la vigilanza dopo gli attentati fondamentalisti), ma la decisione di una camera di sorveglianza deve avere il consenso del parroco.

Per «de-destinare» una chiesa vi è una precisa procedura giuridica: domanda del comune su motivazioni determinate, consenso del vescovo, decisione del prefetto. Non si sconsacra una chiesa se prima non è «de-destinata».

Un sistema complesso e articolato – le chiese di proprietà diocesana sono economicamente molto più gravose – che ha permesso alla Francia di mantenere in equilibrio ciò che è cultuale e ciò che è religioso; la memoria visiva della storia del paese e della sua unità. «Le cattedrali non sono soltanto i più bei monumenti della nostra arte, ma i soli che vivono una vita integrale, che siano rimasti in rapporto con lo scopo per cui sono stati costruiti» (M. Proust). «Questa singolarità li destina a una funzione più vasta a livello di collettività: guardiani e trasmettitori della storia profonda da cui abbiamo avuto origine» (M. Gauchet). «La Chiesa cattolica ha quindi la responsabilità di dimostrare che essi sono inseparabili dalla vita attuale dei credenti» (C. Dagens).

Stili e storie

Sostieni SettimanaNews.itL’enorme sviluppo delle chiese in tutti gli angoli del paese si è diversamente prodotto nelle città e nelle campagne. Nelle seconde si è interrotto dopo le due guerre mondiali (ma con le chiese ricostruite).

Nelle città si distingue la capitale con molte chiese al centro, ancora oggi visitate e frequentate, e relativamente poche in periferia.

Nelle città provinciali la trasformazione del centro cittadino per uffici e negozi ha tolto vigore alle comunità cristiane residenti e agli edifici rispettivi.

È agevole riconoscere le grandi stagioni artistiche: dal romanico del XII sec. al gotico, dal gotico fiorito al classicismo post-tridentino. Ma anche quelle costruite nel XX sec. si segnalano spesso fra gli edifici migliori della loro epoca.

«Il principio della “destinazione” esclusiva protegge il culto, ma lo controlla anche, verificando la frequenza d’uso. Più ancora, contribuisce potentemente a proteggere il patrimonio culturale» (S.-M. Leniaud). La proprietà pubblica si àncora alla più antica consapevolezza della proprietà collettiva delle istituzioni pubbliche. «L’idea secondo cui la chiesa appartiene a tutti si combina con l’ideale medioevale secondo cui le risorse della Chiesa costituiscono un bene dei poveri».

Un equilibrio complessivo messo oggi in questione dalla desertificazione demografica delle campagne, dalla secolarizzazione dei costumi, dalla restrizione dei frequentanti e dalla crescita, in particolare nelle periferie cittadine, della popolazione musulmana.

Il dibattito è attivo da molti decenni ed è condiviso ben oltre i confini dei cristiani praticanti. Il fenomeno del turismo di massa ha trasformato i visitatori delle chiese, ma sarebbe frettoloso parlare di una semplice migrazione fra oranti e turisti. Gli sguardi estetici, curiosi e credenti spesso si confondono. Un’inchiesta del 2012 mostra come il 37% dei francesi abbiano visitato un monumento religioso nel corso del 2011, rispetto al 32% che hanno visitato castelli, musei, palazzi o fortificazioni.

La tensione spirituale e teologica di «confondersi con la massa» degli anni ’60 ha posto domande radicali alla costruzione delle chiese: è ancora necessario costruirle? P. Antoine scrive nel 1967 su Études la proposta di trasformare direttamente le cattedrali in musei, di togliere alla radice l’ambiguità di visitatori che non sono credenti e sono solo curiosi. Un giudizio che sopravvive non tanto per le cattedrali, quando per alcune chiese di campagna dove l’eucaristia è celebrata raramente. Negli anni ’80 si è registrato un «ritorno del monumentale», secondo l’intuizione di V. Hugo: «Dio non è tale se non nella pietra. È necessaria una casa per metterci la preghiera».

Turisti e pellegrini

Negli anni ’70 prende forma un utilizzo pastorale della visita turistica alle chiese. Nascono le Communautés d’accueil sur le sites artistiques (Casa). Gli edifici sacri possono essere visitati in ordine sia alla storia e all’arte, ma anche alla spiritualità. Dei volontari si mettono a disposizione dei turisti e visitatori.

Dopo qualche tempo nascono altre associazioni come Sprev (Sauvegarde du patrimoine religieux en vie) o Ars et fides, ma soprattutto prende forma la pastorale del turismo in ogni diocesi. Le discussioni che attraversano gli interessati sono, da un lato, nella polartà fra catechesi e proselitismo (escluso) e, dall’altro, fra cultura e catechesi. Se l’ambiente laico della Repubblica esclude ogni forma di manipolazione proselitistica, il doppio accento fra proposta di spiritualità e più esplicita proposta di fede ha attraversato questi decenni.

Un altro elemento di tensione si è prodotto nei confronti delle guide turistiche professionali che pretendono di avere spazio anche nelle visite alle chiese. «Non si tratta semplicemente di opporre una presentazione storica e culturale a una di tipo spirituale e catechetico. Dopo gli anni ’90 l’accento è stato sistematicamente posto sulla necessità di prendere in conto negli studi storici e di storia dell’arte la dimensione religiosa delle opere» (I. Saint-Martin). Delle molte discussioni oggi rimane una diversa accentuazione fra chi privilegia l’«epifania del monumento» e chi persegue una dimensione più direttamente pastorale.

Un più recente fenomeno che interessa soprattutto le cattedrali e le chiese storiche cittadine è la «notte delle cattedrali» poi divenuta «notte delle chiese»: un insieme di attività (visiva, concertistica, teatrale, di preghiera ecc.) che viene svolto nell’arco della notte.

L’iniziativa è partita sull’asse Germania-Austria, ma si è presto espansa su quella Belgio-Francia, con alcuni esperimenti in Ungheria e Polonia e in Italia e Spagna.

Nel 2013 in Francia sono state coinvolte contemporaneamente oltre 600 chiese. «L’evento deve aiutare a riscoprire la dimensione cultuale primaria della chiesa, facendo prendere coscienza al più vasto pubblico della sua ricchezza patrimoniale. Nella “notte delle chiese” vi è certo anche un’intenzione missionaria» (J. Legrez).

Una comprensione accurata e di grande profondità del senso dell’edificio sacro è consegnata al rituale della consacrazione. Esso affronta il paradosso di considerare una spazio limitato come il segno di un Dio che non è “contenibile”. «La cosa ci sembra evidente oggi, ma facciamo fatica a trasmetterla, a capire questa articolazione fra trascendenza e immanenza» (O. de Cagny).

Ogni edificio sacro, anche il più modesto, può essere compreso sotto cinque angolature: la fraternità che rivela, la cultura che testimonia, la pace che diffonde, il Cristo che permette di incontrare, il legame fra visibile e invisibile che mostra.

image_pdfimage_print
Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedintumblrmail

Lascia un commento

UA-73375918-1

Navigando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie. Clicca per avere maggiori informazioni.

Questo sito utilizza i cookie di servizio ed analisi per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Cliccando su "Accetto", acconsenti al loro utilizzo.

Chiudi