Covid: le proteste dei filosofi e la lezione dei fatti

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cacciari

Ha avuto ampia risonanza mediatica il breve video in cui mons. Carlo Viganò – già nunzio apostolico negli Stati Uniti – sferra un durissimo attacco alla politica dei vaccini: «In tutte le parti del mondo in cui vige la psico-pandemia» dice l’arcivescovo, «il popolo scende nelle piazze e manifesta il proprio dissenso. I media di regime, in pratica tutti, tacciono sistematicamente quello che però possiamo vedere su Internet. Ci siamo svegliati un po’ tardi, è vero, ma stiamo cominciando a capire che ci hanno ingannato per quasi due anni, raccontandoci cose che non corrispondevano alla realtà, dicendo che non c’erano cure, che si moriva di Covid, mentre uccidevano deliberatamente i contagiati per farci accettare mascherine, lockdown e coprifuoco. In nomine Patris, et Filii, et Spiritui Sancti» (Corriere della Sera on line del 10 novembre 2021).

Intellettuali «negazionisti»

Probabilmente neppure la maggioranza dei no-vax si sentirebbe di sostenere che i cinque milioni di persone morte per la pandemia (o almeno un certo numero di esse) sono state uccise «deliberatamente» (da chi? dai medici negli ospedali?) per far accettare le misure restrittive. Anche perché, a suffragare una affermazione così grave, c’è, come unica prova, la parola di mons. Viganò, che, come dice lui stesso, ha scoperto tutto questo cercando «su Internet».

Per quanto estremo, l’intervento dell’arcivescovo è la conferma che la rivolta contro i vaccini e contro il green pass non può essere liquidata come un fenomeno marginale, semplice frutto di ignoranza, ma coinvolge in prima persona esponenti di una élite culturale, oltre che del mondo politico, evidenziando una profonda frattura all’interno della stessa classe intellettuale.

La posizione di Agamben…

È nota la presa di posizione, in questo senso, di un filosofo del calibro di Giorgio Agamben, che sia pure senza parlare di omicidi intenzionali come Viganò, ha anticipato la sua analisi, parlando di «invenzione di un’epidemia», frutto, secondo lui, della drammatizzazione di «una normale influenza, non molto dissimile da quelle ogni anno ricorrenti», e ha denunziato le «frenetiche, irrazionali e del tutto immotivate misure di emergenza per una supposta epidemia dovuta al virus corona».

Coerentemente, Agamben ha espresso una decisa critica alla vaccinazione di massa, chiamando in causa la pretesa incoerenza di uno Stato che impone il vaccino, ma al tempo stesso non si assume la responsabilità delle sue conseguenze: «Voi sapete che il Governo, con un apposito decreto legge, il numero 44 del 2021 detto “Scudo penale” ora convertito in legge, si è esentato da ogni responsabilità per i danni prodotti dal vaccino». E cita l’art. 3 del decreto.

A prima vista l’obiezione è molto convincente. Solo che è fondata su una lettura del tutto falsante del testo legislativo. Perché l’art. 3 del decreto legge 44, a cui Agamben fa riferimento, non riguarda lo Stato, ma la responsabilità penale del medico o dell’operatore sanitario che somministra il vaccino.

E comunque nel testo si precisa espressamente che ciò è vero solo a precise condizioni: «La punibilità è esclusa quando l’uso del vaccino è conforme alle indicazioni contenute nel provvedimento di autorizzazione all’immissione in commercio, emesso dalle competenti autorità e alle circolari del Ministero della Salute relative alle attività di vaccinazione».

Ciò che dunque lo Stato, in questo testo, non si assume (o, meglio, esclude per medici e operatori sanitari) non è la responsabilità della somministrazione del vaccino, ma quella che deriverebbe da un suo uso scorretto. Nel caso, invece, che il vaccino, pur somministrato nelle modalità previste, produca dei danni, in Italia esiste già una legge, la n.210 del 1992, che prevede un “risarcimento” per danno accertato da vaccino obbligatorio (perché dei danni possono derivare, occasionalmente, da qualunque vaccino!).

Ad oggi i vaccini anti Covid-19 non sono obbligatori, ma dalla sentenza n.118/2020 della Corte Costituzionale – e dalla successiva sentenza n. 7354 del 2 dicembre 2020 della Suprema Corte di cassazione – l’eventuale risarcimento potrebbe essere comunque riconosciuto anche per quei vaccini “fortemente raccomandati”.

… E quella di Cacciari

Decisamente più circoscritta – e più corretta – è la contestazione di un altro noto pensatore, Massimo Cacciari, che non ha mai negato l’esistenza della pandemia e neppure l’utilità dei vaccini, ma solo la loro obbligatorietà. «Questa storia che il vaccino va bene a tutti e comunque non è scientifica: è chiaro che ogni farmaco si adatta meglio ad una persona e non ad un’altra. Per alcuni è ad altissimo rischio».

Da qui anche la denunzia di una opinione ufficiale che soffoca, di fatto, le voci dissenzienti. «So benissimo che il vaccino serve, ma so bene che tutti i dubbi posti da alcuni scienziati sono tacitati. Punto».

Ciò su cui Agamben e Cacciari concordano, invece, è la critica al green pass e al suo «uso politico». Insieme, essi hanno firmato una lettera in cui denunziano il pericolo che l’introduzione dell’obbligatorietà del green-pass dia luogo alla «discriminazione di una categoria di persone, che diventano automaticamente cittadini di serie B», creando una situazione che è tipica dei regini totalitari. «Un fatto gravissimo, le cui conseguenze possono essere drammatiche per la vita democratica».

La parola ai fatti

Per quanto riguarda le affermazioni di mons. Viganò e di Agamben, condivise peraltro da tanti, sui social, e da qualcuno perfino in Parlamento (penso all’on. Cunial, ex 5Stelle), è difficile conciliarle con i fatti che sono sotto i nostri occhi.

Per dimostrarne la totale infondatezza, basta andare alle nude cronache di questi due anni, che parlano (dati aggiornati al 10 novembre 2021) di 758.000 decessi dovuti al Covid negli Usa, 610.000 in Brasile, 462.000 in India, 290.000 in Messico, 245.000 in Russia, 143.000 in Indonesia, 142.000 nel Regno Unito, 132.000 in Italia, 119.00 in Francia, 127.000 in Colombia, 116.000 in Argentina, 97.000 in Germania, 87.000 in Spagna. Senza dire di tanti altri Paesi di tutti continenti, dove il numero dei decessi è più basso, ma non certo insignificante.

E non si tratta di un dramma che ormai sta alle nostre spalle: per citare solo un esempio, in questi giorni la Russia registra un record di casi: quasi 41 mila contagi e 1.237 decessi solo il 10 novembre. Giustificando il grido d’allarme della vice premier Tatiana Golikova che ha segnalato che oltre l’80% dei 301.500 posti in ospedale, destinati ai pazienti malati di Covid-19, è occupato.

Un’influenza simile a quella stagionale? Chi conosce persone che hanno avuto il Covid sa bene quali pesanti strascichi esso comporti, spesso anche per i guariti, al punto da giustificare l’espressione «long-Covid».

I «negazionisti» dicono che le cifre relative alla mortalità da Covid sono gonfiate, perché includono in realtà le vittime di altre patologie. Ma dovrebbero spiegare l’aumento della mortalità registrato in coincidenza con la pandemia rispetto alla media dei decessi nei cinque anni precedenti. Senza dire che, in quasi tutti i Paesi, questa «mortalità in eccesso» in realtà supera quella delle vittime ufficiali del Covid: in Italia secondo l’analisi dell’Economist è di 150.000 vittime contro le circa 130.000 attribuite al Coronavirus.

«Colpa» del green pass

Quanto alle accuse riguardanti la politica seguita dai due governi che si sono succeduti in Italia nella lotta contro la pandemia, esse sottolineano come l’Italia sia l’unico Paese dove sono rigorosamente obbligatori sia il green pass che le misure di precauzione sanitaria, come le mascherine e il distanziamento. Ed è verissimo. Ma è così sicuro che questo sia un motivo di critica e non una scelta che si sta rivelando vincente?

Potrebbero essere già indicative le parole del notissimo virologo Anthony Fauci, consigliere medico della Casa Bianca sotto due presidenti di tendenze politiche opposte, il quale ha espresso il suo pieno apprezzamento per la gestione della pandemia da parte del nostro Paese: «L’Italia», ha detto Fauci «è stata uno dei Paesi colpiti più severamente dal Covid-19 e dal vostro Paese abbiamo imparato molto. Siete all’avanguardia e nei vaccini siete più avanti degli Usa».

Ma anche a chi non vuol dare credito a Fauci, nei critici ad oltranza, dovrebbe far nascere qualche dubbio il fatto che l’Italia – all’inizio il Paese d’Europa e del pianeta (dopo la Cina) di gran lunga più colpito dalla pandemia – nel corso di questi 20 mesi abbia perduto questo triste primato e si collochi ormai tra il quindicesimo e il ventesimo posto al mondo.

E che sempre si riscontri un rapporto tra il basso tasso di vaccinazione e/o l’assenza di misure precauzionali (è il caso del Regno Unito, che ha vaccinato gran parte della sua popolazione, ma dove non ci sono restrizioni ai comportanti sociali) e la diffusione del virus, con i suoi effetti letali.

Analoga conferma viene dal rapporto con la situazione italiana prima dei vaccini e quella odierna. Una tabella pubblicata due giorni fa dal Corriere dice tutto sulla situazione attuale: il 5 novembre del 2020 i nuovi casi erano 34.505, alla stessa data di quest’anno sono stati 6.764. E la differenza è ancora più alta se si considerano i ricoveri (23.256 di allora contro 3.124 del 5 novembre 2021), le terapie intensive (2.391 di un anno fa contro 395 del 5 novembre appena trascorso) e i morti per Covid (445 del 5 novembre 2020 contro i 51 del 5 novembre 2021).

Certamente, si sono ammalate anche persone che avevano fatto le due dosi di vaccino. Ma normalmente la malattia colpisce in forme meno gravi e fa un numero enormemente inferiore di vittime. Mentre è significativo che le percentuali più alte di ricoverati in gravi condizioni siano non vaccinati (a volte accaniti no-vax).

L’Italia non è un lager!

Se le cose stanno così anche il richiamo alle pretese violazioni della libertà perde molto del suo significato. In una situazione di emergenza è chiaro che ci sono delle restrizioni, ma non indiscriminate e incontrollate.

Avere paragonato quelle introdotte per il green pass ai campi concentramento è stata un’infamia, che ha giustamente sollevato le proteste indignate della comunità ebraica. È il nostro Parlamento, eletto dal popolo, che nel pieno rispetto della Costituzione – come conferma l’avallo incondizionato del presidente della Repubblica – esige da tutti dei sacrifici nell’interesse di tutti.

Forse ogni tanto anche i filosofi dovrebbero sforzarsi di guardare meglio la realtà.

  • Pubblicato sul sito della Pastorale della cultura della diocesi di Palermo (www.tuttavia.eu), 12 novembre 2021.

 

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