È lecito, sì o no?

di: Andrea Paganini

Volto di Cristo, particolare

Vorrei raccontarvi una storia in venti brevi capitoli.

I

Un giorno una folla inferocita colse un’adultera in flagrante e decise di giustiziarla. Gesù passò da quelle parti e la folla ne approfittò per domandargli: «È lecito lapidare questa donna, come prescrive la Legge, sì o no?». Siccome Gesù rimaneva in silenzio, cominciarono a insinuare accuse strane contro di lui: «Di’, Gesù, è lecito, sì o no? Forza, non dirci che hai dei dubbi: sì o no? Non è difficile! Oppure sei un falso profeta?». Divennero talmente insistenti che parevano degli ossessi. «Se non rispondi sì o no, sei un eretico, sarai lapidato anche tu o finirai in croce! E possa Dio perdonare il tuo disprezzo per la Legge!». Gesù non rispose né sì, né no. Restò con il capo chino e si mise a scrivere con il dito per terra. Infine disse loro: «Chi è senza peccato scagli la prima pietra».

II

Un po’ più tardi un uomo uscito da quella medesima folla chiassosa si avvicinò a Gesù per porgli un quesito: «Io voglio ripudiare mia moglie e risposarmi: è lecito, come dice la Legge, oppure no? Chi ha ragione: Mosè o Giovanni il Battista? Lo domando a te, Gesù, perché tu possa illuminarmi. Allora: è lecito, sì o no?». Poi cominciò a fare strane insinuazioni: «Tu stai con la Legge o sei un fuorilegge? Pronunciati: sì o no?». Gesù rimase in silenzio. Poi disse: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di divorziare. Ma in realtà, nel piano di Dio, il matrimonio è indissolubile».

III

Poco tempo dopo, quegli stessi uomini si avvicinarono a Gesù e gli chiesero: «È lecito o no pagare il tributo a Cesare?». Siccome Gesù taceva, lo incalzarono: «Su, dicci onestamente: è lecito, sì o no, pagare le tasse ai Romani? Deciditi: sì o no!». Alla fine, stigmatizzando la loro malizia, Gesù non rispose né sì né no: «Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio».

IV

Di lì a qualche settimana, Gesù incontrò un giovane ricco. Da lui interrogato, gli disse che se voleva essere perfetto doveva vendere tutto ciò che aveva e darlo ai poveri. Allora si fece avanti uno dei soliti e disse a Gesù: «Io posseggo una casa, tre campi, due mucche e dieci pecore: è roba che mi sono guadagnato. Inoltre vado tutti i sabati al tempio. Mi è lecito possedere queste cose e ambire al paradiso? Dimmi: ne ho diritto, sì o no?». Visto il silenzio di Gesù, l’uomo maturò un sospetto di complotto: «Non esitare a rispondere! Perché altrimenti sei un rivoluzionario contro il diritto alla proprietà privata, contro ogni legge e contro la nostra stessa civiltà. Allora, Gesù: sì o no?».

V

Un certo giorno Gesù fu sorpreso mentre guariva un infermo di sabato. Un altro sabato i suoi discepoli furono scorti spigolare grano in un campo: «Abominio! Anatema! È forse lecito», domandarono retoricamente i membri della solita folla, «fare queste cose di sabato? Gesù, rispondi: è lecito, sì o no? Vi abbiamo visti: voi non rispettate il sabato: è lecito ciò che fate, sì o no?». Ancora una volta Gesù restò in silenzio. Poi disse loro: «Il sabato è fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato!». Quelli ritennero che stesse bestemmiando.

VI

Un giorno Gesù narrò la storia di un pastore, proprietario di cento pecore. Una di esse, la meno esperta, si smarrì. Il pastore allora lasciò le altre novantanove e andò a cercarla. Qualcuno dei presenti si scandalizzò: «Con che diritto abbandona le pecore disciplinate per andar dietro a quella ribelle? È lecito questo? Sì o no?». Dopo lungo silenzio, Gesù commentò: «Ebbene, sappiate che si fa più festa in cielo per un peccatore che si converte, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione». Qualcuno dei presenti si chiese se avesse o no bisogno di conversione.

VII

In un’altra parabola Gesù narrò di un figlio il quale, dopo aver sperperato i beni ricevuti dal padre, trovandosi in miseria, decise di tornare a casa. Il padre lo accolse calorosamente, con tutti gli onori, senza sottilizzare sul motivo che l’aveva spinto a tornare. Il fratello maggiore però andò su tutte le furie: «Com’è possibile che tu, padre, ricompensi questo figlio infedele, che ti ha defraudato dei tuoi averi, e ora torna come un pezzente perché non ha più da mangiare? Mentre per me, che ti sono sempre stato fedele, non hai mai organizzato una festa come questa! Ti sembra forse giusto? Ti sembra forse lecito nei miei confronti, sì o no? Dimmi: sì o no?». Il padre chinò il capo e rimase a lungo in silenzio. Poi gli disse: «Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».

VIII

Passò un po’ di tempo e un certo giorno Gesù narrò ai suoi un’altra parabola in cui si parlava di vignaioli assunti a giornata. Uno dei lavoratori, al momento della retribuzione, si presentò alla cassa e disse al proprietario della vigna: «È lecito o no, che io riceva di più del mio collega che ha lavorato per meno tempo? È lecito – anzi è doveroso – sì o no? Forza, rispondi: sì o no? Non c’è altra via d’uscita: o sì o no!». Il proprietario della vigna chinò il capo restando in silenzio. Poi disse: «Io ti avevo promesso un denaro e un denaro ti ho dato. Non basta forse un denaro per il pane quotidiano tuo e della tua famiglia? Ebbene, io voglio dare anche a quest’ultimo collaboratore quanto a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono? Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi».

IX

In uno dei suoi viaggi, giunto nei pressi del pozzo di Giacobbe, Gesù si intrattenne in amabile conversazione con una donna samaritana che aveva avuto cinque mariti. Quando i discepoli di Gesù li videro conversare, ne furono sconcertati e si chiesero in cuor loro: «Con chi sta parlando? Perché indugia con quella donna? È conveniente quello che sta facendo, sì o no? È lecito, sì o no?». Ma la Samaritana aveva capito che Gesù era un grande profeta, anzi il Messia. E grazie alle parole di quella donna molti Samaritani credettero in lui e in lui trovarono il salvatore del mondo.

X

Un giorno, mentre si trovava con i suoi discepoli nei pressi di Cesarea di Filippo, Gesù chiese loro: «Voi chi dite che io sia?». Simon Pietro rispose: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Allora Gesù gli mise una mano sulla spalla, lo guardò negli occhi e disse proprio a lui: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Tre o quattro dei presenti si guardarono e mormorarono: «Perché questo privilegio? Perché proprio a Pietro? È un semplice pescatore! È forse lecito questo, sì o no?».

XI

In un’altra occasione alcune persone uscite dalla folla rumorosa chiesero a Gesù: «È lecito o no uccidere per legittima difesa? Cosa dice la legge: è lecito o no? Dai, non esitare, Gesù: di’ sì o no! Se non dici sì o no, non difendi la verità e dopo di te non ci saranno mai più né santi né martiri. Sì o no?». Anche in questo caso Gesù stette in silenzio. Ma qualche tempo dopo, quando starà per essere ingiustamente arrestato, Pietro estrarrà la spada per difenderlo e colpirà un servo del sommo sacerdote. Gesù lo fermerà: «Pietro, rimetti la spada nel fodero!». E, per quanto a malincuore, non opporrà alcuna resistenza al suo arresto e alla sua uccisione.

XII

Un giorno Gesù venne invitato a pranzo da un certo Simone. Entrò nella casa anche una peccatrice, la quale si inchinò davanti a Gesù e, piangendo, gli bagnò i piedi di lacrime. Poi li asciugò con i capelli, li baciò più volte e li unse con un olio prezioso. Il padrone di casa si indignò: «Cosa fa questa peccatrice in casa mia? È forse lecito questo comportamento, sì o no?». Gesù allora gli fece questo ragionamento: «Un creditore aveva due debitori; l’uno gli doveva cinquecento denari e l’altro cinquanta. E poiché non avevano di che pagare condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più? Ebbene, io ti dico: i molti peccati di questa donna le sono perdonati, perché ha molto amato; ma colui a cui poco è perdonato, poco ama». Quelli che erano a tavola con lui, cominciarono a bisbigliare tra loro: «Chi pensa di essere costui che perdona anche i peccati? È forse lecito tutto questo, sì o no?».

XIII

Pochi giorni dopo gli stessi signori dell’alta società gli chiesero: «Dicci, Gesù, è lecito avere rapporti con persone impure? Oppure bisogna tenerle lontane dai nostri ambienti? È lecito, sì o no?». E continuavano, martellando cocciutamente e spingendo un cuneo dentro una fessura per spaccare un albero forse vulnerabile, ma in realtà immortale: «Forza Gesù: di’ sì o no! Da che parte stai? Stai con noi o sei sacrilego? Gesù… ehi, Gesù… Ma dov’è andato?». Mentre parlavano, Gesù aveva incontrato un lebbroso e l’aveva guarito. Poi era stato sfiorato da un’emorroissa e l’aveva guarita. Infine era entrato nella casa di un peccatore e si era seduto a tavola con pubblicani, prostitute e divorziati, certo che questi sarebbero passati avanti nel regno di Dio. «Come?», chiesero i benpensanti scandalizzati. «A tavola con quelli? Ma allora è un criminale, non solo un eretico, anche un ladro, un bestemmiatore, finirà all’inferno! Cosa pensa di fare? Crede forse che sia lecito comportarsi in questo modo? Sì o no?». Ma Gesù, avendoli sentiti mormorare, spiegò: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

XIV

Allora alcuni studiosi venuti da Gerusalemme si riunirono attorno a Gesù e accusarono i suoi discepoli di non osservare la tradizione, non purificandosi correttamente prima di mettersi a tavola. «O tu ritieni forse che sia lecito partecipare alla mensa senza i debiti riti: è forse lecito trascurare le buone regole, sì o no?». Ma Gesù rispose loro: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, / ma il suo cuore è lontano da me. / Invano essi mi rendono culto, / insegnando dottrine che sono precetti di uomini”. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». E aggiungeva: «Siete veramente abili nell’eludere il comandamento di Dio (l’amore), per osservare la vostra tradizione e le vostre regole».

XV

Quando venne arrestato per essere giustiziato, Gesù fu portato davanti al sommo sacerdote, il quale lo interrogò: «Sei tu un profeta? Sei forse tu il Messia? Sì o no?». Gesù rispose: «Io ho parlato apertamente al mondo, nelle sinagoghe e nel tempio; e non ho detto nulla in segreto. Domanda a quelli che mi hanno udito, quello che ho detto loro…». Ma una delle guardie dette uno schiaffo a Gesù: «Così rispondi al sommo sacerdote?». Gesù gli disse: «Se ho parlato male, dimostra il male che ho detto; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?».

XVI

Poi, davanti a Caifa, Gesù fu accusato da un paio di testimoni di aver detto: «Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni». «È forse lecito questo?», gridò forte il sommo sacerdote, ben conoscendo la risposta. «È forse lecito questo? Sì o no?». Anche questa volta Gesù tacque. Allora Caifa disse: «Non rispondi nulla? Non senti quello che testimoniano costoro contro di te? Ti scongiuro per il Dio vivente di dirci se sei il Cristo. Basta un monosillabo: sì o no! Sei tu il Figlio di Dio?». Gesù rimase con il capo chino. Poi, con una calma surreale, rispose: «Tu l’hai detto». Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti urlando: «Ha bestemmiato! Avete sentito tutti! Perché abbiamo ancora bisogno di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». E gli altri presenti risposero: «È reo di morte!». Gli sputarono in faccia e lo schiaffeggiarono; altri lo bastonavano, dicendo: «Indovina, Cristo! Chi è che ti ha percosso? Sono stato forse io? Sì o no? Sì o no? Sì o no?».

XVII

Il mattino dopo gli anziani del popolo, i capi dei sacerdoti e gli scribi si riunirono e condussero Gesù nel sinedrio. «Che facciamo? Quest’uomo fa molti segni. Se lo lasciamo andare avanti così, tutti crederanno in lui, e noi perderemo i nostri privilegi». Il sommo sacerdote decretò: «Conviene per noi che un sol uomo muoia per tutti». Si rivolsero quindi a Gesù: «Se tu sei il Cristo, diccelo. Sei il Cristo, sì o no? Dillo: sì o no!!». Ma egli non rispose: «Anche se ve lo dicessi, non credereste; e se io vi facessi delle domande, non rispondereste, né mi lascereste andare».

XVIII

Fu poi condotto davanti a Pilato, dove lo accusarono asserendo: «Noi abbiamo sorpreso costui che sovvertiva la nazione e proibiva di dare i tributi a Cesare, affermando di essere un re, il Cristo». Pilato però non trovò nessuna colpa nell’imputato, per cui si rivolse alla solita folla, alla turbe, la quale affermò: «Egli solleva il popolo. È forse lecito questo, sì o no? Sì o no?! Sì o no!». La domanda, nelle loro grida, non era più una domanda, era diventata uno slogan, una pretesa di condanna. Pilato chiese allora quali accuse portassero contro Gesù. Gli accusatori risposero con logica stringente: «Se non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato». «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra legge». Ma quelli gli dissero: «A noi non è lecito far morire nessuno. Mentre a te è lecito. Sì o no? Sì o no?! Sì o no!».

E mentre i sommi sacerdoti e gli anziani lo accusavano, Gesù continuava a tacere. Allora Pilato gli disse: «Non senti quante cose attestano contro di te?». Ma Gesù non rispose, neanche una parola, con grande meraviglia del governatore, il quale gli domandò nuovamente: «Tu sei il re dei Giudei? Sì o no?». Gesù rispose con una domanda: «Dici questo da te oppure altri te l’hanno detto sul mio conto?». E poi: «Il mio regno non è di questo mondo».

Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re? Sì o no?». Rispose Gesù: «Tu lo dici. Per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». Gli disse Pilato: «Che cos’è la verità?».

Poi sentì di nuovo gli accusatori: «Lui ha detto di essere un re, mentre noi non abbiamo altri re che Cesare. Noi abbiamo una legge, e secondo questa legge egli deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio». Quando udì questa parola, Pilato ebbe paura; rientrato nel pretorio, disse a Gesù: «Di dove sei tu?». Ma Gesù non rispose. Allora Pilato gli disse: «Non parli? Non sai che ho il potere di liberarti e il potere di crocifiggerti? Lo sai sì o no?»

XIX

In seguito Gesù fu portato da Erode, il quale gli rivolse molte domande chiedendogli una risposta netta – sì o no? –, ma Gesù non gli rispose nulla. «Costui non parla chiaro», dissero allora tutti. «È un truffatore! Un impostore!». Infine Gesù venne condotto sul Golgota, dove fu inchiodato a una croce. La gente, beffandosi di lui, urlava: «Se lui è il re d’Israele, scenda ora giù dalla croce, e noi crederemo in lui. Sì o no! Sì o no! Sì o no!…».

XX

Sono quasi alla fine della storia che volevo raccontarvi. Come dite? È una storia vecchia di 2000 anni? Oh, no, vi assicuro: è attualissima! Per capirlo basta considerare la gragnola di pietre che sta volando in questi giorni. C’è anzi da pensare che ci sia in giro un sacco di lapidatori senza peccato, apparentemente immacolati.

Bisogna sapere che la sera prima di morire, Gesù si era offerto per tutti nel pane e nel vino della sua ultima cena. Pensate: da quella Comunione non escluse nessuno, nemmeno Giuda, benché questi non fosse degno di partecipare alla sua mensa, visto che aveva in animo di tradirlo. Sì, perché Gesù è venuto per salvarci, ma non per merito nostro: nonostante le nostre colpe, anzi, proprio per rimediare a quelle. Tocca a noi accogliere la sua grazia, se vogliamo; se non lo facciamo, la responsabilità è nostra, la condanna la firmiamo noi. Ma lui non nega la grazia – che essendo grazia è gratis – a chi gli si avvicina. Dio non ci ama perché noi siamo degni: semmai noi siamo degni perché Dio ci ama: è un capovolgimento di prospettiva.

L’eucarestia non è un premio per i vincitori di una gara, e nemmeno un contratto feudale. No! L’eucarestia è un modo con cui Gesù prolunga la sua presenza in mezzo a noi, in noi. Davvero!

PS1

Scusate, quasi dimenticavo: a me, onestamente, piace proprio un sacco questo Gesù che non risponde alle provocazioni e non cade nelle domande trabocchetto, che scrive per terra e perdona i peccatori con misericordia, senza condizioni, raccomandando poi di non peccare più e indicando lui stesso, con la sua vita e con le sue parole, la via da seguire. Esattamente come sta facendo papa Francesco, seguendolo fedelmente e ascoltando lo Spirito Santo: in continuità con i papi precedenti come, ad esempio, Giovanni XXIII, il quale sottolineò la distinzione tra l’errore e l’errante, o come Giovanni Paolo II, il quale evidenziò che è l’uomo «la via della Chiesa». Non ci sono santi senza passato, né peccatori senza futuro.

PS2

Un’ultima osservazione per coloro che dicono: «Il papa faccia come Gesù: sì o no!». Ben prima che infuriasse la polemica, Francis Rocca, un giornalista del Wall Street Journal, chiese al papa a proposito dell’esortazione apostolica Amoris Laetitia: «Alcuni sostengono che niente sia cambiato rispetto alla disciplina che governa l’accesso ai Sacramenti per i divorziati e i risposati, e che la legge e la prassi pastorale e ovviamente la dottrina rimangono così; altri sostengono invece che molto sia cambiato e che si sono tante nuove aperture e possibilità. La domanda è per una persona, un cattolico che vuole sapere: ci sono nuove possibilità concrete, che non esistevano prima della pubblicazione dell’esortazione o no?». Siamo sicuri che Gesù avrebbe risposto solamente «sì» o «no»? Il papa rispose così: «Io potrei dire “sì”, e punto. Ma sarebbe una risposta troppo piccola. Raccomando a tutti voi di leggere la presentazione che ha fatto il cardinale Schönborn, che è un grande teologo. Lui è membro della Congregazione per la dottrina della fede e conosce bene la dottrina della Chiesa. In quella presentazione la sua domanda avrà la risposta. Grazie!». Questa fu la risposta del papa. E nei mesi successivi ne ha date molte altre sulla stessa linea. Chi ha orecchi per intendere…

Andrea Paganini, (Poschiavo, 1974) è laureato in lingua e letteratura italiana, storia e storia dell’arte all’Università di Zurigo, dove ha conseguito il dottorato in letteratura italiana. Docente di italiano presso il CFSS di Coira e presso il Centro di Formazione Surselva, ricercatore e scrittore; vive a Coira con la sua famiglia. Dal 2009 dirige le edizioni L’ora d’oro.

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2 Commenti

  1. Enrico 30 gennaio 2017
    • Andrea 1 febbraio 2017

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