Don Giovanni Giorgis

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È difficile parlare di una persona non conosciuta dal vivo. Diverso è se con questa persona si è condiviso un lungo tratta di strada. È quello che fa Andrea Lebra, da anni collaboratore di SettimanaNews, presentando la figura del presbitero biblista della diocesi di Mondovì, don Giovanni Giorgis (1925-2015).

Da ogni pagina traspaiono ammirazione e gratitudine per questo prete dalle molteplici attività: docente di sacra Scrittura, prima presso il seminario di Mondovì (1951-1965) e poi a Torino, alla Facoltà di teologia (1965-1985); parroco per 14 anni a Prato Nevoso (Cuneo); appassionato educatore soprattutto nel movimento scout.

Il libro, dopo una breve biografa e i contributi di don Giannino Piana e di don Duilio Albarello, presenta una vasta antologia di pensieri tratta dagli incontri biblici che don Giovanni ha sempre curato con ammirevole dedizione. L’amore per la Parola di Dio e la sua diffusione ha connotato tutta la sua vita, fino a fondare l’associazione “Tenda dell’Incontro”, allo scopo di diffondere la conoscenza della Bibbia.

Il fascino del suo insegnamento consisteva nel rendere viva, attuale e vitale la Parola ascoltata. Ha scritto don Albarello: «Sono convinto che chiunque abbia ascoltato o letto l’esegesi di don Giovanni Giorgis abbia gustato in prima persona la straordinaria forza ispirata e ispirante del Libro biblico», definendo don Giorgis «maestro persuasivo» ma soprattutto «testimone credibile» e attribuendo all’incontro con lui la sua vocazione di presbitero e di teologo.

Il suo discorso era accattivante perché, nell’accostare il Testo Sacro, egli privilegiava un approccio esistenziale, facendo risuonare la Parola dentro la vita. Il suo amore per la Bibbia confluirà nella collana “Incontri biblici”, costituita da 48 opuscoli e da 17 monografie. Ripeteva spesso: «Leggete la Bibbia con amore. Leggete la Bibbia con buon senso. Leggete la Bibbia insieme ad altri», consapevole che, senza una preparazione adeguata o con una lettura fondamentalista, il messaggio biblico può perdere la sua carica liberante ed essere addirittura travisato.

Don Giovanni era uno spirito aperto, innovativo per il suo tempo. Ma proprio questo gli costò alcuni dolorosi esoneri. Il suo vescovo, Carlo Maccari (lo stesso che farà molto soffrire san Padre Pio), lo esonerò dall’insegnamento della sacra Scrittura al seminario di Mondovì, perché non condivideva il suo entusiasmo per il rinnovamento teologico e pastorale avviato dal Vaticano II. Il rettore del convitto vescovile di Mondovì lo esonerò dall’incarico di padre spirituale a causa dei suoi metodi educativi troppo “libertari”. Don Giovanni, infatti, attingendo anche ai principi dello scoutismo, dava fiducia ai ragazzi, li responsabilizzava, li sollecitava ad agire secondo scelte consapevoli e libere.

Nel 1995 denuncia uno scollamento tra il clima ecclesiale e gli insegnamenti del Vaticano II: «Si assiste ad un ritorno di privilegi, di diseguaglianze, di esclusioni, cose che sembravano superate dopo la riscoperta della Chiesa come popolo di Dio e comunione di fratelli». Tanto da concludere con una nota contrassegnata da pessimismo e da speranza insieme: «La conclamata primavera della Chiesa o è già finita o non è ancora cominciata».

Anche sul ruolo della donna nella società e nella Chiesa don Giovanni ha un’opinione precisa: «Finora la teologia è stata fatta dagli uomini. Adesso la donna scopre un modo proprio di fare teologia» e si mostra felice che «la Parola di Dio non sia interpretata soltanto al maschile».

Una frase che don Giovanni ripeteva spesso era: «Fa’ come Dio. diventa uomo!», spiegandola con queste parole: «Facendo come Dio, cioè diventando uomini, capiremo meglio noi stessi, gli altri e Dio», riecheggiando quanto scriveva il grande D. Bonhoeffer: «Non ci interessa un divino che non faccia fiorire l’umano» o quanto, secoli prima, aveva scritto sant’Ireneo di Lione: «Come potrai essere dio, se non sei ancora diventato uomo?».

È proprio questa l’ottica con la quale don Giannino Piana accosta la figura di don Giovanni, soffermandosi su quanto egli scriveva su Dio e soprattutto sulle immagini false di Lui che lo fanno diventare «un dio assurdo», sull’apertura all’altro, sulla passione per la terra, sull’amore per la natura, sull’ottimismo cristiano.

Cosa rimane di don Giovanni Giorgis? In sua memoria è stata costituita un’associazione di cui è attualmente segretario Andrea Lebra, intitolata “La Tenda dell’incontro Giovanni Giorgis”, che vuole continuare il suo stile organizzando ogni anno incontri su temi che si radicano nella Bibbia ebraica e cristiana (cf. www.dongi.it).

Un modo intelligente per non disperdere una preziosa eredità.

Andrea Lebra (a cura), I passi del mio cammino. Giovanni Giorgis uomo, presbitero, biblista, educatore, ed. ArabAFenice, Cuneo 2021, pp. 250, € 19,00.

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