Chronicon – 5. In fondo alla chiesa

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Il sacrestano è in ferie da una settimana. A dire il vero il disagio mi sembra minimo; un po’ di volontari stanno egregiamente sopperendo alla sua mancanza. A me tocca il compito di aprire la chiesa al mattino. Devo dire che non mi dispiace. Mi costa alzarmi prima del solito, ma ne vale la pena. Scendo in chiesa e la prima cosa bella è che sono il primo a salutare Gesù. Poi mentre recito il breviario sosto o cammino in fondo alla chiesa. Prendo nota su queste pagine, semplicemente di quello che ho visto in questa settimana dal fondo della chiesa, e che mi ha dato conforto.

Già mi ha fatto bene guardare le cose da un altro punto di vista. Cambiare la prospettiva fa bene. Sono abituato a vedere la chiesa dall’altare e ad avere di fronte l’assemblea. Stare in fondo e guardare di spalle è un’altra cosa. Non meno bella: vedi cose che dall’altra parte non puoi scorgere. Sarebbe bello permettere ai fedeli di fare il contrario e metterli nelle condizioni di guardare dall’altare! Ma sono sogni che tengo per me.

Ma intanto dal fondo della chiesa che cosa ho visto? Arrivano per primi quelli che poi scapperanno al lavoro. In questi giorni mi ha sorpreso vedere tanti uomini. Sono abituato ad un’assemblea al femminile e mi fa piacere vedere presente anche l’altra metà. Mi sembra di scorgere nella loro visita veloce il desiderio di consegnare la giornata, il lavoro, la fatica nelle mani di Dio. Lo faccio anch’io con loro. Contemplo la mobilità e la varietà delle presenza. A sentire tanta gente, in chiesa non ci viene nessuno! È vero il contrario: sono molti quelli che passano. Qualcuno per accendere un cero alla Madonna: mi chiedo per chi sta pregando, quale grazia sta domandando alla madre di Dio, e mi unisco alla sua preghiera. Qualcuno entra e si ferma anche a lungo a pregare. Alcuni lo fanno in silenzio, qualcuno dice il rosario, c’è chi invece apre un libro di meditazione oppure semplicemente il Vangelo. Capitano spesso volti sconosciuti. Mi verrebbe voglia di avvicinarmi e chiedere chi sono e da dove arrivano. Poi penso che sono venuti in chiesa non per incontrare me ma il Signore, e li lascio in pace. Stamattina ho visto anche qualcuno piangere. Mi sono sentito riempito da quel dolore silente, che una volta portato in chiesa diventava del Signore, ma in piccola parte anche mio. Non ci siamo scambiati parole ma è bastato uno sguardo: lui sa che io pregherò per lui.

Il vantaggio di aprire la chiesa ogni mattina è quello di comprendere che sono tanti i “fedeli”, quelli che non mancano mai all’appuntamento, li vedi tutti i giorni e potresti stabilire con esattezza l’orario in cui entrano. Mi fa bene sentire la forza e la continuità di una fede che è più tenace della mia. Mi viene alla mente un’immagine. Iniziare così una giornata è come immergersi nel letto di un fiume. Tra le mille vicende e le mille faccende so che la corrente mi porterà a destinazione, e non da solo. Sarà bene non dimenticarlo durate le ore della giornata: non sono solo, sono parte di un popolo che prega.

Qualche volta ho provato anche a chiedere esplicitamente a qualcuno dei più fedeli, di pregare: per una persona, per una situazione, a volte semplicemente di “pregare per me”. Hanno gradito questa richiesta, non mancano di dirmelo e di confermare che fanno la loro parte. Nel suo piccolo è un assaggio della comunione dei santi, è la bellezza di sentire una comune intercessione: non ci si salva da soli, e non si vuole perdere nessuno!

Settimana prossima torna il sacrestano e io so già che non ce la farò ad essere qui tutte le mattine ad aprire e custodire la soglia della mia chiesa. Anche se non ci sarò sempre io ad aspettarli loro lo sanno: il Signore li attende.

Rileggo le righe che ho scritto e mi viene da chiedermi che cosa c’entrino queste note con la vita di una parrocchia. O forse è vero che in questi “non eventi” scorre la linfa dello Spirito che tiene viva una chiesa. È una corrente nascosta di fede e di umanità variegate. Il bello è che io non devo fare proprio nulla, ma lasciare soltanto che questa corrente scorra e vivifichi. Non devo porre ostacoli, non occorre che pretenda di guidarla e governala o indirizzarla a mio piacimento. Mi è chiesto solo di ringraziarne, di gioirne e di lasciarmi vivificare da questo fiume di grazia.

Don Giuseppe

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