Parrocchia e comunità

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Nell’intervento programmatico dell’anno pastorale (17 settembre), Ivo Muser, vescovo della diocesi di Bolzano-Bressanone, dal titolo “Sulla tua Parola… vicini e assieme”, ha illustrato il cammino sinodale. Nella parte dedicata alle parrocchie ha sostenuto il cambiamento strutturale in atto (“team pastorali”): esse «avranno un futuro solo se c’è una comunità di persone – anche piccola – che se ne assume la responsabilità».

A questo punto vorrei fare un’osservazione provocatoria. Abbiamo un bel tema per l’anno pastorale, che suona bene e ispira. Abbiamo due punti focali, la Parola di Dio e l’amore concreto al prossimo. Ma non sappiamo come andare avanti nelle parrocchie. Riusciamo a malapena a gestire la vita di tutti i giorni: dove dovremmo trovare ancora spazio per nuovi temi?

Edificare insieme la parrocchia

Gli impulsi provenienti dalla Chiesa universale o dalla diocesi, persino le buone idee che nascono nelle parrocchie stesse, rimangono lettera morta, semplicemente perché siamo già pienamente impegnati a dare forma alla vita quotidiana.

La struttura della pastorale – come l’abbiamo conosciuta finora – si sta dissolvendo. Allo stesso tempo, non possiamo negare che la mancanza di fedeli è ancora più grave della mancanza di sacerdoti! La Chiesa popolare, l’ancoraggio della Chiesa nel popolo, sta vivendo uno sconvolgimento, sta scomparendo, richiamandoci alla mente il drammatico ritiro dei ghiacciai, diventato particolarmente evidente quest’estate.

La Chiesa popolare si ritira, come i ghiacciai

La secolarizzazione, l’individualizzazione e la privatizzazione nel rapporto con la fede e la Chiesa sono diventate una sfida importante.

Meno IO e più NOI – ci farebbe bene. La fede cristiana è personale, ma mai privata! Per sua natura, è legata alla comunità. Cosa faccio affinché la comunità dei credenti possa rimanere viva?

A questo proposito vorrei offrire due suggerimenti. Maria e Marta ci forniscono anche qui l’immagine appropriata. In un tempo di cambiamenti come il nostro, possiamo, anzi dobbiamo prendere esempio da queste due donne.

Maria simboleggia la capacità di non perdersi nella diversità dei compiti e di mantenere lo sguardo lucido su ciò che è necessario: Cristo e la sua Parola. Questo è l’unico senso del nostro tema annuale. “Vicini e assieme” non significa fare qualcosa di speciale, ma farlo con una qualità particolare. Si tratta di dedicare un’attenzione a Dio e agli altri che precede le nostre azioni e le deve accompagnare. I punti focali del tema annuale, la Bibbia e l’amore per il prossimo, illustrano il necessario centro del nostro agire.

Soprattutto quando tutto sembra troppo e troppo confuso, è importante trovare momenti di raccoglimento con Dio e con le persone. Condividere la Bibbia insieme e cercare Dio; il tempo che doniamo alle persone e il nostro esserci gli uni per gli altri non sono un lusso, ma la sola cosa di cui c’è bisogno e che dovremmo cercare e scegliere per prima. Tutto il resto acquisterà forza e gioia a partire da questo.

Marta rappresenta la casa ben ordinata, dove il quotidiano ha una sua regola e l’ospite è il benvenuto. Così dovrebbe essere la nostra parrocchia: ben attrezzata per la vita quotidiana e aperta al nuovo, alle persone che vogliono essere nostre ospiti. Ricordiamo che Gesù non rimprovera Marta per l’organizzazione della casa, anzi. La aiuta però a non perdere di vista la fonte del suo agire, a non perdere l’orientamento nei numerosi compiti.

Una strada condivisa

Oggi è importante prendersi cura delle nostre parrocchie come di una casa ben ordinata, in particolare per quanto riguarda la loro guida. Il cambiamento strutturale è diventato evidente e deve essere affrontato con molta più determinazione di prima. Gli orientamenti sui team pastorali e sulla collaborazione nella guida delle comunità parrocchiali offrono una strada percorribile.

Alcuni dettagli possono essere discussi, le procedure criticate e in alcune questioni diventeremo più saggi grazie all’esperienza. Ma non c’è modo di evitarlo: le nostre parrocchie avranno un futuro solo se c’è una comunità di persone – anche piccola – che se ne assume la responsabilità.

Quando penso ai team pastorali che già esistono o che si stanno costituendo in molte parrocchie, mi viene in mente soprattutto il termine “assieme”. Una parrocchia è viva quando al suo centro c’è un agire comune, una strada condivisa. Non il programma, né i compiti, ma le persone sono il fulcro di una sana cura pastorale.

Il primo compito del consiglio pastorale parrocchiale e del team pastorale è quello di conoscere le persone e di permettere al maggior numero possibile di fedeli di sperimentare il comune servizio alla parrocchia.

San Paolo lo ha raccomandato con forza ai cristiani di Corinto: a ciascuno di noi sono stati dati dei talenti con i quali possiamo costruire la comunità e dare forma alla Chiesa. Nessuno è semplicemente un consumatore, perché ognuno ha un contributo da dare alla Chiesa. Pertanto, il compito più importante e urgente nel governo della parrocchia non è il programma, ma la persona, che aiutiamo affinché i suoi doni e talenti possano sbocciare per il bene della comunità.

La cura per approfondire la spiritualità e lo sforzo per una buona organizzazione non si contraddicono, ma sono reciprocamente dipendenti, proprio come le parole chiave “vicini” e “assieme” si completano e condizionano a vicenda.

La profondità spirituale e l’organizzazione sono i cardini che ci aiutano a superare la sensazione di sopraffazione che oggi spesso ci paralizza. Vorrei quindi che il tema annuale “vicini e assieme” non fosse un compito aggiuntivo, ma un invito urgente a lavorare sulle fondamenta, senza le quali tutto il resto non può avere buon fine».

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