Spiritualità e musica: addio a Franco Battiato

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Si è spento nella sua villa di Milo, tra gli alberi di un bosco scosceso tra l’Etna e il mare, Franco Battiato. In una sua opera lirica cantava la sua ricerca di un “giardino dove morire”, e questo giardino lo aveva trovato proprio nella sua Sicilia non molto lontano dai luoghi che lo hanno visto nascere.

Qui ha vissuto i suoi ultimi anni di vita tra meditazione, musica e pittura. Battiato, infatti, non è stato solo un musicista e un regista cinematografico, ma un artista poliedrico che ha comunicato nelle opere un’autentica ricerca di Dio e una vera sete di assoluto. Canzoni come E ti vengo a cercare o L’ombra della luce, sono dei veri e propri concentrati teologici che alcune suore gli confessavano di utilizzare nei loro momenti di preghiera.

Malato da tempo, nei suoi ultimi lavori sembrava aver presagito la fine, come lasciano intendere canzoni come Testamento o Torneremo ancora. La cultura musicale italiana non può che piangere quello che è forse stato il suo genio più innovativo, eclettico e originale. Dev’essere ricordato, però, anche il suo impegno civile, come l’impegno in politica senza stipendio, o il suo contrasto alla mafia da artista, con una canzone come Povera patria.

Nato a Iona nel 1945, nei primi anni Sessanta si è trasferito a Milano dove ha iniziato una carriera musicale che lo ha portato a essere uno dei musicisti di maggiore successo del panorama italiano.

Attraversando diversi generi musicali, è passato dalla musica sperimentale alla canzone commerciale. Il grande successo lo ha ottenuto con l’album “La voce del padrone” del 1981. Numerose sono state le collaborazioni artistiche, come quelle con Alice, Milva e Giuni Russo. E vari sono stati i riconoscimenti, tra i quali spiccano quelli al premio Tenco.

Soprattutto a partire dagli anni Ottanta, Battiato ha trasformato la canzone italiana, o quantomeno si è distinto all’interno di essa, con i suoi intimisti spiritualmente impegnati. I testi delle sue canzoni sono originali, persino unici, perché prendono spesso la forma del diario spirituale. Alcune sue canzoni sono sintesi teologiche o espliciti inviti all’interiorità meditativa.

Battiato ha condiviso con i fan il proprio cammino esistenziale. Rimarrà uno dei suoi grandi meriti quello di aver portato nel cinema e nella canzone la spiritualità. Egli è riuscito a rendere popolari tematiche che prima non avevano mercato, inserendo nelle canzoni temi filosofici e teologici. In questo ha influito senza dubbio la sua lunga collaborazione con il filosofo Manlio Sgalambro e l’amicizia con l’amico e collega, già monaco benedettino, Juri Camisasca.

Battiato non si dichiarava cattolico. La sua ricerca religiosa si è mossa sulla scia dell’insegnamento di Georges Ivanovic Gurdjieff, che a sua volta univa sincreticamente sufismo, meditazione, cristianesimo e religioni orientali. Pur senza dirsi cristiano, però, Battiato ha musicato una “messa arcaica”, ha suonato davanti al papa e ha inserito nelle sue canzoni numerose citazioni cristiane.

C’è un Battiato teologo ancora da valorizzare, anche se molti suoi testi a tema spirituale si potrebbero vagliare criticamente. Di sicuro, però, dalle sue canzoni promana una ricerca spirituale autentica, che testimonia l’universalità dello spirito al di là di ogni parzialità e confessionalità. Alla cultura italiana il compito di valorizzarlo e di conservarne viva la memoria artistica.

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