“Veritatis gaudium” Mons. Zani: sapienza e annuncio

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Il segretario della Congregazione per l’educazione cattolica, mons. Vincenzo Zani, rispondendo alle nostre domande,  presenta la costituzione apostolica che regolerà le università e facoltà ecclesiastiche nei prossimi decenni.

Mons. Zani, la costituzione apostolica Veritatis gaudium (29 gennaio 2018) sarà il riferimento per le facoltà e le università ecclesiastiche nei prossimi anni. L’impressione, in particolare nel proemio, è duplice: una grande apertura alla ricerca e una connessione diretta con il compito dell’evangelizzazione. È così?

Il proemio di Veritatis gaudium offre le chiavi di lettura e il paradigma a cui si dovranno ispirare gli Statuti delle Università e Facoltà ecclesiastiche, riprendendo peraltro il proemio di Sapientia christiana, che papa Francesco ha voluto includere come appendice alla nuova costituzione. In entrambi, il tema dell’evangelizzazione fa da filo conduttore. Già in Sapientia christiana il particolare collegamento delle Facoltà e Università con l’evangelizzazione chiariva che essa deve tendere a far permeare della virtù del Vangelo i modi di pensare, i criteri di giudizio, le norme d’azione, tutta la cultura dell’uomo.

In Veritatis gaudium papa Francesco riprende e rilancia con grande vigore questa impostazione, puntando sull’universalismo intrinseco al Vangelo, sulla sua forza trascendente salvifica per ogni uomo, per ogni cultura, per l’intera società.

La potenza dell’annuncio e la riscoperta della sua nativa novità devono condurre il destinatario all’esperienza «liberante e responsabile di vivere come Chiesa la “mistica del noi” che si fa lievito della fraternità universale».

Dunque, in continuità con Sapientia christiana, il papa innesta gli studi ecclesiastici nella costante tensione tra due poli essenziali: da una parte, la penetrazione «intellettuale ed esistenziale nel cuore del kerygma, e cioè della sempre nuova e affascinante lieta notizia del Vangelo di Gesù» e, dall’altra, l’immersione nella realtà dell’uomo con l’imperativo di «ascoltare nel cuore e far risuonare nella mente il grido dei poveri e della terra, per dare concretezza alla dimensione sociale dell’evangelizzazione». Occorre, per questo, innalzare la qualità della ricerca scientifica per un avanzamento progressivo del livello degli studi teologici e delle scienze collegate.

Unità della conoscenza – atomizzazione del sapere

Fra i quattro criteri proposti, le chiederei di approfondire quello relativo all’inter e trans-disciplinarità. In particolare, alla domanda di unità del sapere che riemerge sia nel discente che nel docente. Il richiamo a Newman e Rosmini vanno in questa direzione?

Nei suoi discorsi sull’università, Benedetto XVI denunciava come uno degli aspetti della crisi culturale in atto sia l’atomizzazione del sapere e la molteplicità di specializzazioni a cui si deve rispondere riscoprendo l’unità della conoscenza. Inoltre, riallacciava i fenomeni del positivismo galoppante e della riduzione del sapere alla sola utilità, che compromettono i processi della conoscenza, alla rottura del rapporto con Dio.

Dinanzi al “mercato dei saperi” e all’areopago delle culture, Veritatis gaudium propone di rivedere l’architettura e i dinamismi metodologici dei curricula di studi proposti del sistema accademico ecclesiastico, applicando sempre di più il principio vitale e intellettuale dell’unità del sapere come antidoto alla frammentazione.

L’unità del sapere non è assimilabile al concetto di unità della scienza, dal carattere meramente funzionale e tendente ad una ricomposizione dei saperi dall’esterno, ma prospetta l’unificazione del sapere dall’interno, sostituendo un pensiero che “collega” a un pensiero che solo “distingue”. La capacità di collegare e unire richiede che la causalità unilineare sia sostituita da una causalità multireferenziale, che il rigore “logico” sia completato con quello “dialogico”, capace di collegare nozioni antagoniste in modo complementare.

Gli studi ecclesiastici hanno come radice il principio epistemico unico dell’intelligenza della Rivelazione. In questo senso, l’idea di università di Newman e la prospettiva dell’educazione elaborata da Rosmini hanno tracciato una linea oggi particolarmente attuale per gli studi accademici.

Negli elementi esterni che entrano nelle nuove disposizioni vi sono il “processo di Bologna” e le convenzioni con l’Unesco. Perché la Santa Sede vi ha aderito?

Negli ultimi vent’anni, la Santa Sede ha aderito a quattro Convenzioni internazionali, concernenti gli studi superiori, e da queste nasce il “processo di Bologna” che riguarda, in particolare, i paesi europei e occidentali.

L’applicazione dei principi in esse formulati mira, in particolare, all’adozione di sistemi accademici più simili tra loro, pur nel rispetto dell’autonomia normativa di ogni sistema, alla facilitazione della mobilità di docenti e studenti e alla garanzia della qualità delle istituzioni accademiche.

La Santa Sede ha ritenuto che l’adesione a queste Convenzioni può costituire una provvidenziale opportunità in ordine alla qualità delle proprie istituzioni, alla ridefinizione della loro identità e missione e, soprattutto, al dialogo da intrecciare con le istituzioni accademiche civili nella prospettiva dell’evangelizzazione dei processi di conoscenza e di ricerca. Per queste ragioni e per il riconoscimento civile dei titoli accademici ecclesiastici, si spiega perché all’art. 1. § 2. sia stata inserita l’Agenzia AVEPRO, con il compito di valutare e promuovere la qualità delle istituzioni accademiche “ad intra” e “ad extra” del sistema di studi ecclesiastici.

Riordino delle facoltà romane

Fra i dati da lei forniti vi sono quelli dell’insieme degli studenti (64.500) e dei docenti (12.000). Non è un rapporto “sproporzionato” rispetto alle università statali?

Se analizziamo questi dati, emerge chiaramente la sproporzione del rapporto tra studenti e docenti. Dobbiamo, tuttavia, dire che le statistiche relative agli studenti sono parziali e risultano da una banca dati ancora in fase di strutturazione che trova non poche difficoltà a reperire informazioni precise e in tempi rapidi dalle varie istituzioni distribuite nel mondo e che fanno riferimento a calendari accademici diversi tra di loro. Anche quando si avranno i dati completi emergerà, comunque, un rapporto studenti-docenti ben diverso delle istituzioni accademiche ecclesiastiche rispetto alle università pubbliche e civili.

Oggi le università sono un fenomeno di “massa” per l’accesso molto esteso di studenti e per la loro offerta disciplinare, che si è molto articolata; le istituzioni ecclesiastiche avranno sempre una dimensione più ridotta e diversa sia per i suoi obiettivi specifici sia per il fatto che in esse è di fondamentale importanza garantire un rapporto più diretto tra la componente docente e quella discente.

Inoltre, va ricordato che il compito dell’evangelizzazione della cultura attraverso i diversi saperi, che costituisce una delle finalità del sistema di studi della Chiesa, è affidato altresì alle Università cattoliche presenti in tutti i continenti, le quali sono rette dalla costituzione apostolica Ex corde Ecclesiae, e che hanno un numero di studenti molto superiore.

Quanto ai compiti da affrontare nel prossimo futuro, lei ha accennato al riordino delle Istituzioni accademiche ecclesiastiche a Roma. Che cosa significa?

Da alcuni anni i superiori maggiori delle congregazioni religiose, che hanno la responsabilità diretta anche su diverse Istituzioni romane, evidenziano alcuni elementi che li obbligano a ripensare l’impegno in ambito accademico. Tra questi, hanno notato che la creazione, negli ultimi anni, di diverse Facoltà ecclesiastiche nei continenti li obbliga a garantire personale docente specializzato per qualificare l’ambito degli studi nelle Chiese locali; allo stesso tempo, registrano il calo di vocazioni in varie zone geografiche.

Alla luce di questi argomenti, essi hanno chiesto alla Congregazione di porre mano ad un riordino delle Istituzioni accademiche romane, riducendo i doppioni di alcune Facoltà e puntando su nuove specializzazioni per offrire un servizio sempre più qualificato alla Chiesa universale.

Gli studi ecclesiastici a Roma sono un bene prezioso e un valore aggiunto per tutti. La CRUPR (la Conferenza dei rettori delle università pontificie romane) ha avviato da tempo la propria riflessione in merito, riscontrando un parere unanime dei rettori sulla necessità di rivedere l’assetto degli studi superiori a Roma, ottimizzando l’offerta accademica, con le specializzazioni e la ricerca. Si sta costituendo un gruppo di lavoro per studiare un progetto concreto sulla base della nuova costituzione.

I casi di tensione

Nel recente passato vi sono stati momenti di grande tensione attorno ad alcune università. Penso all’Università cattolica di Lima, per rapporti tesi con il vescovo locale e con il governo, e a quelle belghe per la ricerca sugli embrioni. Come sono stati risolti?

In entrambi i casi, e in particolare per la situazione dell’Università di Lima, sono stati condotti numerosi incontri di dialogo presso gli organismi della Santa Sede per approfondire le problematiche emerse e precisare, a livello di Statuti, gli aspetti controversi allo scopo di garantire, da una parte, l’ispirazione cristiana e, dall’altra, la solidità di un’istituzione accademica che è stata e continua ad essere un qualificato punto di riferimento per le università in Perù.

Per accompagnare una corretta attuazione dei punti concordati, che sono stati bene accolti e approvati dagli organi accademici di Lima, papa Francesco ha nominato come Gran Cancelliere di quella Pontificia Università il card. Giuseppe Versaldi, prefetto della Congregazione per l’educazione cattolica.

Anche per le università del Belgio sono stati promossi a suo tempo vari incontri con i massimi esperti internazionali nel campo della ricerca sugli embrioni per un confronto sui metodi e sulle tecniche più avanzate da portare avanti nel rispetto dell’etica cristiana. Gli incontri sono stati apprezzati e hanno permesso di intavolare un dialogo molto costruttivo.

La sua Congregazione è il punto finale per il nulla osta ai docenti, per la conferma dei presidi, per l’allontanamento dei professori, per la stesura degli statuti e delle regole, per il riconoscimento dei diplomi per seminari e istituti religiosi… Non le pare sia in atto un processo di accentramento romano? Quali gli elementi di contrappeso?

Le norme applicative annesse alla nuova costituzione apostolica ribadiscono quelle di Sapientia christiana (1979). Una delle ragioni per cui si è reso necessario elaborare una nuova costituzione è stata anche quella di recepire le disposizioni del Codice di diritto canonico del 1983, successivo a Sapientia christiana, e soprattutto i canoni riguardanti le università cattoliche e le facoltà ecclesiastiche (cf. can. 807-821). Una delle norme del Codice concerne il nulla osta per la nomina dei docenti, con cui si richiede che debbano essere idonei a livello scientifico e pedagogico ed eccellano per integrità di dottrina e per probità di vita (cf. can. 810). Veritatis gaudium include necessariamente questi principi di valore universale.

Ovviamente, quanto predisposto dalla costituzione apostolica dovrà essere riportato negli Statuti di ogni Università e Facoltà ecclesiastica che, attraverso i propri organi istituzionali, avrà il compito di fare rispettare.

Non parlerei, dunque, di accentramento romano, quanto di un servizio vigile della Congregazione per l’educazione cattolica affinché ogni istituzione si doti degli strumenti giuridici necessari per il corretto funzionamento di ogni singola realtà accademica, quale espressione di un sistema unitario di studi, coeso a livello universale e adeguatamente gestito a livello locale sotto la responsabilità del proprio Gran Cancelliere, secondo un sano principio di sussidiarietà.

Il rispetto degli Statuti, redatti dalle singole istituzioni e approvati dal Dicastero, è anche la condizione indispensabile perché la Santa Sede possa aderire ad accordi e convenzioni bilaterali e multilaterali e sottoscrivere concordati con vari Paesi, per consentire la spendibilità dei titoli accademici.

Nel pluralismo col dialogo

L’insieme del testo è ispirato a una forte identità spirituale e confessionale. Come può essere recepito in contesti dove la struttura confessionale è slabbrata o dove la pluralità delle fedi è normale?

Papa Francesco, nel Proemio, sottolinea la ricchezza scaturente soprattutto dal concilio Vaticano II e dal magistero pontificio successivo, come contributo più attuale al necessario rinnovamento della vita della Chiesa «per una più incisiva missione in questa nuova epoca della storia».

Riproponendo i contenuti di Sapientia christiana, che esortava a collegare lo studio della Rivelazione cristiana e delle discipline che vi sono collegate con la missione evangelizzatrice della Chiesa, egli vuole porre l’impegno di questo rinnovamento dentro le linee tracciate dall’esortazione apostolica Evangelii gaudium, che ha, come sfondo, il contesto mondiale profondamente segnato da un diffuso pluralismo culturale, religioso e socio-economico.

In ogni contesto, le istituzioni ecclesiastiche di studi superiori sono investite della grande responsabilità di offrire a tutti strumenti accademici che contribuiscano ad «allargare gli orizzonti della razionalità» per confrontarsi con la totalità del reale, includendo soprattutto la dimensione trascendente. Il dialogo tra fede e ragione «se non vuole ridursi a sterile esercizio intellettuale, deve partire dall’attuale situazione concreta dell’uomo, e su di essa sviluppare una riflessione che ne raccolga la verità ontologico-metafisica».[1]

Si capisce, dunque, l’incipit della nuova costituzione con cui papa Francesco ha voluto riprendere non in modo casuale il gaudium della sua esortazione apostolica. Egli ricorda che la Verità non è un’idea astratta, ma è Gesù e che è dall’incontro con lui che «il cuore dell’uomo sperimenta già sin d’ora, nel chiaroscuro della storia, la luce e la festa senza più tramonto dell’unione con Dio e dell’unità coi fratelli e le sorelle nella casa comune del creato di cui godrà senza fine nella piena comunione con Dio».

Da questa preoccupazione deve scaturire il compito delle singole istituzioni accademiche a mettersi dentro l’impegnativo processo di “dia-logos” a tutto campo, come affermava il Concilio, rivedendo «l’architettonica e la dinamica metodica dei curricula di studi proposti dal sistema degli studi ecclesiastici, nella loro scaturigine teologica, nei loro principi ispiratori e nei loro diversi livelli di articolazione disciplinare, pedagogica e didattica» (Proemio, 4, b).

La costituzione apre, dunque, una nuova tappa nella quale il Dicastero sarà impegnato ad accompagnare le istituzioni accademiche nel rispondere alle nuove sfide con un’offerta formativa sempre più aperta alla nuova evangelizzazione.


[1] Benedetto XVI, Discorso ai partecipanti al VI simposio europeo dei docenti universitari, Roma, 7 giugno 2008.

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