La cooperazione sociale a un bivio storico

di: Giovanni Mengoli
francesca cavalli

©Francesca Cavalli

L’applicazione del Decreto Sicurezza, ormai legge dello stato da dicembre 2018, assieme alla recente uscita dei bandi delle Prefetture per la gestion dei Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS), pone la cooperazione sociale, che fino ad oggi ha gestito i CAS accompagnata dall’accusa strisciante di lucrare sull’accoglienza, davanti alla scelta se partecipare o meno alle nuove gare prefettizie.

Come ampiamente preannunciato dal Ministro dell’Interno i nuovi capitolati ribassano le tariffe dell’accoglienza limitandosi a riconoscere poco più che il vitto e l’alloggio: 19 € pro capite pro die.

La scelta politica alla base dei nuovi capitolati è quella di ridurre drasticamente i servizi a disposizione dei richiedenti asilo per il percorso di protezione e inserimento sociale, intendendoli come qualcosa di inutile o non essenziale. Non saranno infatti riconosciuti la tutela legale, qualsiasi percorso di inclusione sociale e di inserimento lavorativo, la formazione linguistica e professionale, il sostegno e il supporto psico-sociosanitario per le categorie più fragili.

L’esito di tutto ciò è abbastanza evidente sui territori: persone che ozieranno tutto il giorno senza fare nulla, esposte al facile gioco del lavoro nero o della delinquenza. Il disegno politico è altrettanto chiaro: si potrà affermare, con ancora più forza, che i migranti sono un pericolo per le nostre città, aumentandone l’insicurezza! Insomma, si produce istituzionalmente il «problema» denunciato dalla politica partitica.

Il ricatto del Ministero

Che farà la cooperazione sociale, tradizionale gestore dei Centi di Accoglienza Straordinaria, davanti ai nuovi bandi?

Non è pensabile acconsentire al vile ricatto del Ministero partecipando ugualmente alle gare, in nome della responsabilità verso il proprio personale dipendente, o del fatto che comunque qualcuno parteciperà ugualmente.

Significherebbe chiaramente avvalorare la tesi di Salvini che il lavoro svolto precedentemente offriva ampi margini di lucro, oltre che svalutare la professionalità dei servizi offerti fino a ora verso i migranti, pur nella contraddizione di un sistema di accoglienza sempre perfettibile.

Siamo oggi di fronte a una chiara scelta politica, che finalmente potrà dare un segnale a un governo che si è misurato solo con gli umori dei social.

La cooperazione non può porgere il fianco a un sistema che farà stare molto peggio i richiedenti asilo all’interno dei Centri di Accoglienza Straordinaria, oltre che ad aumentare il degrado nelle città.

Chi parteciperà ai bandi prefettizi dovrà metterci la faccia, implicitamente dichiarando che nei bandi precedenti ha lucrato sulle spalle dei migranti. A costo di perdere opportunità lavorative per i propri dipendenti non è possibile cedere al ricatto.

Se la cooperazione saprà essere compatta nel mandare deserte le gare, allora le prefetture saranno costrette a trattare nuovi capitolati, più rispettosi degli ospiti e della professionalità impiegata in ambito sociale nel nostro paese.

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