Polonia: totalitarismo gender o nuovi pogrom?

di: Lorenzo Prezzi

Nella Polonia di Kaczynski, il dominus del partito conservatore Diritto e Giustizia (PiS) attualmente al potere, espressione dei sovranismi in Europa, e alle viste delle elezioni legislative del 13 ottobre prossimo, la discussione sul gender non poteva evitare la declinazione ideologica. Anche per la Chiesa cattolica, coinvolta in un acceso dibattito pubblico.

Tutto nasce dal violento scontro fra una manifestazione di circa 800 attivisti LGBT (gay, lesbiche, bisessuali e transessuali) in una «marcia dell’eguaglianza» a Bialystok (20 luglio), e alcune migliaia di contro-dimostranti, a stento controllata dalla polizia. L’arcivescovo della città, mons. Tadeusz Wojda, il 7 luglio aveva ammonito quanti insultavano i valori cristiani, ne profanavano i simboli e ricorrevano alle bestemmie, e indicava la marcia come «una iniziativa estranea alla nostra terra e alla nostra società».

La violenza degli scontri da parte degli estremisti di destra ha suggerito al vescovo e al portavoce della Conferenza episcopale di prendere distanza da «ogni forma di aggressione». Posizione criticata dal Catholic News Service (24 luglio) come pilatesca, «con dichiarazioni banali sull’opposizione alla violenza». Il clima si era surriscaldato con una quarantina di contro-manifestazioni, una festa popolare a favore della famiglia tradizionale e una raccolta di firme, organizzate da esponenti del partito di governo.

Tra giugno e luglio analoghe marce per i diritti LGBT si erano svolte in 20 città del Paese. Di contro, negli ultimi mesi, una quarantina di comuni e assemblee regionali avevano dichiarato il loro territorio «libero dall’ideologia LGBT». Alle parodie della Madonna, dei simboli cristiani e di presentazioni oscene si contrappongono dichiarazioni del tipo «LGBT significa pedofili, zoofili, necrofili», intenti a «trasformare esseri umani in erotomani sterili», fino a denunciare il pericolo per la nazione: «arrivano con bandiere arcobaleno per strapparci i nostri valori, una minaccia per la Polonia».

denuncia all’ideologia di genere

L’ideologia del passato e la nuova peste

Il 17 maggio, in occasione della giornata mondiale dell’omofobia, la multinazionale Ikea aveva licenziato un dipendente per le critiche formulate nei confronti delle linee guida antidisciminatorie verso gli omosessuali enunciati dall’azienda. In un commento, l’interessato aveva citato Lv 20,13 «Se uno ha rapporti con un uomo come una donna, tutti e due hanno commesso un abominio; dovranno essere messi a morte: il loro sangue ricadrà su di loro». Il Consiglio permanente dell’episcopato ha criticato la decisione dell’Ikea e l’indottrinamento perseguito dall’azienda, difendendo la libertà di pensiero del dipendente.

Il 1° agosto, in occasione del 75mo anniversario della rivolta di Varsavia, l’arcivescovo di Cracovia, Marek Jedraszewski, ha paragonato la «piaga rossa» del comunismo russo con l’«epidemia» della cultura omosessuale. La prima non esiste più, «ma ne sta nascendo una nuova, quella creata dalla cultura LGBT e dalle bandiere arcobaleno, minaccia per i valori e per la solidità sociale e familiare della nostra nazione», un nuovo pericolo per la famiglia e i valori della tradizione popolare.

Le affermazioni hanno sollevato molte critiche dagli ambienti omosessuali, dall’opposizione politica e da alcune voci cattoliche. Una manifestazione davanti all’episcopato e una seconda davanti alla Nunziatura a Varsavia chiedevano le dimissioni del vescovo. A difesa del metropolita è intervenuto il presidente della Conferenza episcopale, l’arcivescovo Stanislaw Gqdecki di Poznan con una dichiarazione dai toni moderati e chiari. Dopo aver riconosciuto alle minoranze sessuali il legittimo titolo cristiano di fratelli e sorelle e il rispetto per tutti, rifiuta di accettare un’ideologia che «mira a rovesciare i costumi sociali e le relazioni interpersonali». Il giusto contrasto alla discriminazione degli omosessuali non può ignorare il crescere di un’ideologia che nega la differenza di genere e persegue il riconoscimento giuridico del matrimonio gay e dell’adozione nelle coppie omosessuali. La forma e l’aggressività delle critiche al vescovo di Cracovia sono indice, a suo dire, di totalitarismo ideologico che pretende una libertà di espressione negandola agli altri.

Attorno alla posizione del presidente dei vescovi polacchi si è formato un consenso molto ampio che lega gli episcopati dei Paesi vicini. Il primo a intervenire è stato l’arcivescovo di Praga, il card. Dominik Duka, evocando una prossimità dell’ideologia gender con programmi atei e satanici. Dopo di lui si sono espressi nello stesso senso il presidente dell’episcopato slovacco, mons. Stanislav Zvolensy, che ha ricordato la particolare sensibilità delle Chiese centro-europee davanti a censure per la libertà di opinione da parte delle ideologie. Poi è stata la volta dell’arcivescovo Andràs Veres, presidente dei vescovi ungheresi. Infine è intervenuto anche il cardinale di curia, Zenon Grocholewski, ex-prefetto della Congregazione per l’educazione cattolica.

Visegrad cattolica?

Un consenso ampliamente e strumentalmente manipolato dall’attuale maggioranza del governo polacco, che già in occasione delle recenti elezioni europee aveva utilizzato la denuncia all’ideologia di genere e il pericolo del riconoscimento delle coppie omosessuali, rifiutando le stesse raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità.

La Chiesa cattolica polacca fa fatica ad uscire dall’ombra delle posizioni più retrive per l’esplosione delle accuse di pedofilia al clero (cf. SettimanaNews: «Polonia, i vescovi, la patria e la pedofilia»), per la resistenza ad un approccio pastorale ai credenti omosessuali e per i troppi silenzi degli anni recenti. In particolare, come ha ricordato su queste pagine il defunto mons. Tadeusz Pieronek, non solo sull’immigrazione, ma anche sullo stato di diritto (cf. SettimanaNews: «La Polonia fuori dell’Unione Europea?»), sull’indipendenza della magistratura, sullo scarso rispetto delle opposizioni e delle minoranze, sulla volontà di limitare la libertà dei media e sulla pretesa di modellare il racconto della storia del paese («Polonia, altro segnale preoccupante»).

In un contesto popolare centro-europeo ancora fortemente critico verso alcuni dei «nuovi diritti», con eccessiva disinvoltura proposti come «evidenti» dalle elites locali ed europee, si esce a fatica dalla contrapposta denuncia di «nuovo totalitarismo» e «nuovi pogrom». A scapito delle minoranze più esposte.

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9 Commenti

  1. Martino 19 agosto 2019
    • Miroslawa 19 agosto 2019
    • Wojtek 20 agosto 2019
  2. Wojtek 19 agosto 2019
    • Ewa Bochocka 19 agosto 2019
    • Marcello Matté 20 agosto 2019
      • Angela 20 agosto 2019
        • Angela 20 agosto 2019
  3. Nino Remigio 18 agosto 2019

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