Sesto, non commettere atti impuri

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Comandamenti atti impuri

Per la verità, dai testi del Vecchio Testamento e del Nuovo la proibizione è «Non commettere adulterio» (Es 20,14; Dt 5,19). Uguale richiamo è presente nel Vangelo di Matteo: «Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore».

Nelle lettere di san Paolo si insiste molto sul vizio dell’impudicizia: «Fuggite l’impudicizia» (1Cor 6,18); «Non immischiatevi con gli impudichi» (1Cor 5,9); «In mezzo a voi neppure nominate l’incontinenza, l’impurità di ogni genere e l’avarizia» (Ef 5,3); «Disonesti, adulteri, effeminati e pederasti non possederanno il regno di Dio» (1Cor 6,9); «Fuggite l’impudicizia; qualunque peccato l’uomo commetta, si svolge fuori del corpo, ma il fornicatore pecca sul proprio corpo» (1Cor 6,18). Un passaggio più articolato è in Ef 5,3-11): «Quanto alla fornicazione e a ogni specie di impurità o cupidigia, neppure se ne parli tra voi, come si addice a santi; lo stesso si dica per le volgarità, insulsaggini, trivialità: cose tutte sconvenienti».

Non ci sono dubbi dunque sulle indicazioni della Chiesa rispetto alla sessualità. Molta insistenza è dedicata al matrimonio. «Maschio e femmina li creò» (Gn 1,27). Siate fecondi e moltiplicatevi» (Gn 1,28); «Quando Dio creò l’uomo, lo fece a somiglianza di Dio; maschio e femmina li creò, li benedisse e li chiamò uomini quando furono creati» (Gn 5,1-2).

Il Catechismo della Chiesa cattolica (n. 2335) riassume: «Ciascuno dei due sessi, con eguale dignità, anche se in modo differente, è immagine della potenza e della tenerezza di Dio. L’unione dell’uomo e della donna nel matrimonio è una maniera di imitare, nella carne, la generosità e la fecondità del Creatore: «L’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno una sola carne» (Gn 2,24).

Un cambiamento culturale e sociale

I problemi della famiglia si sono moltiplicati per almeno tre grandi fenomeni: le convivenze prematrimoniali, le seconde nozze di cui un coniuge è divorziato e, infine, le unioni omosessuali. La pastorale ordinaria incontra continuamente questi fenomeni: si riferiscono in genere a proposito del nono comandamento. Nella comune coscienza cristiana, invece, il sesto comandamento è riferito agli atti sessuali: sia individuali sia nel matrimonio.

L’attenzione agli atti impuri è rivolta alla masturbazione, a tutto il mondo della pornografia, alla gestione dei rapporti coniugali non orientati alla prole, ai rapporti tra persone dello stesso sesso. Per il cambiamento culturale e sociale, oramai nessuno più parla in termini dettagliati di tale comandamento. Non i genitori, che non sanno orientarsi con figli e figlie adolescenti; non gli educatori, perché approfondire tali temi è un terreno molto insidioso, addirittura confinante con l’adescamento; nemmeno i sacerdoti hanno l’approccio adeguato a una pedagogia sicura e rassicurante.

I pochi nubendi che si confessano e che hanno convissuto non accennano nemmeno ai rapporti prematrimoniali. Nell’incertezza è sceso il silenzio: i ragazzi apprendono dalla rete di tutto e di più e ognuno reagisce secondo la sua storia; i coniugi sono immersi nell’equilibrio interpersonale, molto attenti alla nascita dell’eventuale prole; persone dello stesso sesso convivono a seconda della possibilità che l’ambiente offre. Il senso di colpa è letteralmente scomparso. Almeno per i singoli atti sessuali.

La purezza di spirito

Sicuramente è da riprendere, su larga scala, la dimensione della purezza di spirito. In altre parole, la sessualità va ricollocata nell’ambito dello stile di vita. Si può vivere una vita sguaiata e godereccia che non riguarda solo il sesso, ma tutte le manifestazioni delle vicende personali: il vestito, il mangiare, i divertimenti, la bramosia delle ricchezze, l’apparire, il potere, le relazioni. È il contesto nel quale parla san Paolo.

La costituzione umana è composta dalla fisicità e dalla dimensione superiore dell’intelletto e della volontà. L’identità delle persone nella quale convivono le due componenti (fisica e spirituale) porta a “gestire” sia la parte sensuale che quella spirituale. Il “peccato” è il non equilibrio, o meglio – come direbbe s. Agostino – saper distinguere tra il «sentire e il desiderare disordinatamente». Il sentire fa parte della creazione, il disordine è la prevalenza del desiderio non giustificato. Questa distinzione non è più vissuta: da qui la non colpevolizzazione di ogni manifestazione sensuale, non solo a proposito di sesso.

Il punto di equilibrio non è facile: sicuramente è diverso a seconda della storia delle persone: la conformazione fisica, l’età, la famiglia, gli amici, l’habitat, gli incontri, la formazione, la vocazione. Nella morale corrente è prevalsa l’attenzione ad ogni singolo atto sessuale, con il rischio di perdere la complessità dei comportamenti morali. Fissarsi sui singoli atti di impudicizia può aver valore se collocati sul vivere della vita dello spirito. La sottolineature degli atti fisici diventa inefficace se non debitamente ricollocata. Probabilmente per l’accentuazione della condizione del clero, nel difficile rispetto del celibato.

A partire da una spiritualità evangelica

Il cristianesimo ha suggerito una dimensione interiore molto delicata e per questo difficile: uno stile che eleva la dimensione del vivere in un clima di spiritualità alto. Seguendo il Vangelo, il cristiano assume una visione della vita che coinvolge ogni manifestazione della propria vita, in termini fisici e spirituali.

Soltanto in questo stile la purezza di spirito assume il significato profondo e pieno. In fondo, la non coscienza della peccaminosità degli atti impuri è parte integrante di una vita cristiana diventata purtroppo marginale.

Il Catechismo di san Pio X usa un’espressione adeguata a questo concetto: «Il sesto comandamento ci ordina di essere “santi nel corpo”, portando il massimo rispetto alla propria e all’altrui persona, come opere di Dio e templi dove egli abita con la presenza e con la grazia» (n. 202). Definendo la temperanza aggiunge: «La temperanza è la virtù che frena le passioni e i desideri, specialmente sensuali, e modera l’uso dei beni sensibili» (n. 258).

L’opera della nuova evangelizzazione, di cui parla spesso papa Francesco, va orientata a scelte di vita consone alla visione cristiana. Uno stile di vita che abbia la capacità di attrarre perché lineare, puro, sostanzialmente umano. Ritorna il grande problema della concezione della vita. Saper collegare i problemi dello spreco alimentare, degli eccessi dell’apparire, dell’acquisto delle cose superflue, del rispetto della natura è parte dell’impegno della proposta cristiana. In questo contesto anche la sessualità riassume il ruolo di un dono di Dio da non sciupare e di cui non abusare.

Non appaia strano, ma il cristianesimo è l’unica forza morale che rispetta la natura e la conserva. Di fronte alla deriva del mondo occidentale, ai problemi di una crescita economica che poggia esclusivamente sul consumo e sul falso benessere, la riscoperta di una vita sobria, rispettosa, delicata ed equilibrata è un messaggio positivo e necessario. In questo equilibrio l’uso della sessualità ha un grande peso.

Ad una condizione: che gli scandali che hanno coinvolto il clero sull’abuso della sessualità e – cosa orribile sui minori – sia non solo combattuta, ma preventivamente impedita.

Gli abusi sessuali non hanno nessuna giustificazione se non con la distorsione non solo della vocazione, ma dell’equilibrio umano. Se l’abuso di potere può aver tenuto nascosta la pedofilia, la riflessione più profonda deve rispondere al perché del sorgere di questi abusi, con la sovrapposizione di personalità: la prima, falsa, ma attenta ai doveri di rappresentanza, l’altra ai comportamenti abominevoli.

Recuperare la spiritualità evangelica aiuta a collocare i sensi al loro giusto posto, compreso il sesso.

Vinicio Albanesi: I Comandamenti

Decimo, non desiderare la roba d’altri.

Nono, non desiderare la donna d’altri.

Ottavo, non dire falsa testimonianza.

Settimo, non rubare.

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2 Commenti

  1. Giovanni Giavini 5 febbraio 2020
  2. giavini giovanni 5 febbraio 2020

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