
Riprendiamo dal sito Katholisch.de (9 febbraio 2026) l’intervista che Madaleine Spendier ha fatto al teologo pastoralista Paul Michael Zulehner. Uno dei più noti fra i pastoralisti austriaci e di area tedesca, già docente di Teologia pastorale alla Facoltà di Teologia a Vienna, apre ad un ministero di presidenza ecclesiale diverso dall’attuale figura del prete celibe, il ministero laicale delle “personae probatae”. Solo comunità ecclesiali vive e coinvolgenti saranno in grado di coltivare e riconoscere quanti e quante potranno essere al servizio del Vangelo e dei credenti.
- Professor Zulehner, molte comunità ecclesiali si trovano ad affrontare la questione di cosa fare quando non c’è un sacerdote…
In effetti, sempre più parrocchie devono far fronte alla carenza di sacerdoti. Il celibato è una delle ragioni di questa carenza. È teologicamente incomprensibile che questo stile di vita per i sacerdoti sia per noi più importante della capacità delle comunità credenti di celebrare l’eucaristia. Se è vero che l’eucaristia è il cuore pulsante della fede, allora dobbiamo affrontare questo problema.
Come possono le comunità credenti in generale continuare a celebrare? La riserva di sacerdoti maschi celibi si sta lentamente prosciugando. È qui che entra in gioco il nuovo modello, che si concentra sulle persone nelle parrocchie. Oltre al sacerdote celibe, questo introduce un’altra forma di ministero sacerdotale.
- Si riferisce ai “viri probati”, cioè uomini esperti che un giorno potrebbero essere ordinati sacerdoti?
No, perché con i “viri probati” si intendono uomini di provata virtù, da ordinare sacerdoti secondo le modalità tradizionali. Io, invece, insieme al recentemente scomparso vescovo sudafricano Fritz Lobinger, parlo di “personae probatae”.
L’idea che vi sta alla base è la seguente: passare da una “Chiesa sacerdotale”, che concepisce la comunità parrocchiale a partire dal sacerdote, a una “Chiesa della vocazione battesimale”, sostenuta dal Popolo di Dio. Le comunità dei fedeli scelgono, ad esempio, tre persone con esperienza nella vita comunitaria — uomini o donne, sposati o celibi. Queste ricevono una formazione e vengono ordinate come parte di un’équipe sacerdotale locale.
Le “catechiste e i catechisti esperti” già attivi, ad esempio nella regione amazzonica, sarebbero tali “personae probatae”. Come “équipe sacerdotale”, esse guidano poi le comunità e presiedono le celebrazioni sacramentali. In questo modo nascono “sacerdoti di nuovo tipo”.
- Ciò significa che queste “personae probatae” saranno principalmente volontari?
Nelle comunità che visito dico: se volete che il Vangelo continui a essere trasmesso, sono necessarie comunità vive. Esse diventano come un “vivaio vocazionale”: le vocazioni nascono e crescono là dove i cristiani vivono il Vangelo con gioia. Da questo humus vengono poi scelte persone esperte per questo nuovo servizio, che svolgono a titolo volontario. Così prende forma un nuovo cammino ministeriale nelle comunità.
In concreto, il processo potrebbe svilupparsi così: anzitutto, occorrono comunità in cui un numero sufficiente di fedeli abbia accolto e assunto la propria vocazione battesimale. Del resto, il vescovo Lobinger mette in guardia dal tentativo di risolvere rapidamente la carenza di sacerdoti — ad esempio, abolendo il celibato o introducendo l’ordinazione delle donne — senza curarsi dello sviluppo di comunità realmente credenti.
La chiave per il futuro non è la presenza di molti sacerdoti, ma l’esistenza di comunità composte da membri convinti e impegnati. Senza comunità vive, anche il sacerdote non ha futuro.
- Ma cosa succederebbe se non ci fossero abbastanza volontari nelle parrocchie perché si sono allontanati delusi perché la Chiesa non ordina le donne?
Aprire alle donne l’accesso ai ministeri sacramentali nella Chiesa è un’istanza che procede, purtroppo, con eccessiva lentezza e avrebbe dovuto essere realizzata già da tempo. Non esistono ragioni realmente fondate per escludere in modo permanente le donne dall’ordinazione sacerdotale. Se le donne ricevono il battesimo, esse rappresentano il Cristo risorto esattamente come gli uomini, non il falegname maschio di Nazaret. I ministri ordinati, inoltre, rappresentano anche la Chiesa nella sua dimensione femminile. Nessuno ne deduce, per questo, che si dovrebbero ordinare soltanto donne.
- Attualmente, nella Chiesa cattolica solo gli uomini non sposati possono essere ordinati sacerdoti. Secondo il suo modello, i sacerdoti sposati potrebbero coesistere con quelli celibi?
Sì, in questo modo alla figura del sacerdote celibe si affianca una nuova forma di ministero sacerdotale.
Molti considerano la Chiesa come un luogo da cui ricevere qualcosa, senza però offrire alcun contributo personale. La vedono come una Chiesa di servizi, dalla quale si attendono prestazioni impeccabili, come la celebrazione del battesimo, del matrimonio o delle esequie dei propri familiari. Allo stesso tempo, queste persone sono troppo poco disposte a impegnarsi attivamente nella vita della comunità.
Il futuro della Chiesa dipende dal passaggio da una “Chiesa di servizi” a una “Chiesa della vocazione battesimale”, nella quale molti si assumano responsabilità e partecipino attivamente. Questo corrisponde maggiormente a quanto richiesto dal Concilio Vaticano II: che numerosi fedeli accolgano la propria vocazione e si impegnino nella comunità. Alcuni tra questi membri di comprovata esperienza saranno poi ordinati.
- Non sarebbe una soluzione più rapida abolire il celibato obbligatorio per i sacerdoti, anche per evitare di promuovere doppi standard?
- Questo nuovo modello di sacerdozio potrebbe alimentare il clericalismo?
Un accompagnamento solido e qualificato dei sacerdoti volontari potrà evitarlo. È possibile che alcuni sacerdoti della forma tradizionale temano che il loro ministero venga in qualche modo svuotato. Questa paura di perdere rilevanza li rende, per così dire, “secondariamente clericali”.
Nei miei studi sul sacerdozio ho constatato che alcuni chierici sono preoccupati per il proprio potere decisionale e per la propria autorità. A causa di tali timori, tendono ad assumere atteggiamenti autoritari. Già Papa Francesco aveva stigmatizzato questo comportamento.
Il clericalismo dei sacerdoti, tuttavia, è solo una faccia della medaglia. Vedo piuttosto un “clericalismo dell’attesa” tra i fedeli nelle comunità: molti restano ancora troppo comodi, aspettandosi dalla Chiesa ogni genere di servizio da parte di un sacerdote o di persone ufficialmente incaricate, invece di mettersi personalmente in gioco.
- Questo nuovo modello di “personae probatae” potrebbe competere con i sacerdoti precedentemente ordinati da un vescovo…
Non vedo alcuna concorrenza. Nel caso auspicabile si tratterà di una collaborazione creativa, capace di unire la forma tradizionale del sacerdote e la nuova figura di sacerdoti volontari. Entrambe porteranno ricchezza alla Chiesa. Sarà però certamente necessario un ripensamento dell’attuale modello di sacerdote con formazione accademica. Essi diventeranno una sorta di “mini-vescovi” per diversi gruppi di sacerdoti volontari di nuovo tipo. È qualcosa di paragonabile a ciò che già oggi fanno alcuni sacerdoti responsabili, quando guidano grandi parrocchie e accompagnano uno o più gruppi di volontari nel loro servizio.
- Ritiene che questo possa porre fine alla carenza di sacerdoti?
Se si riesce a far sì che molti battezzati accolgano la propria vocazione — o che alcuni la riconoscano più tardi e scelgano di ricevere il Battesimo —, se si formano comunità impegnate nel Vangelo, nelle quali molti si coinvolgono attivamente e fanno esperienza di vita comunitaria, allora al loro interno emergeranno “persone provate”, che potranno essere scelte, formate e ordinate in un’équipe sacerdotale. Esse potranno così celebrare l’Eucaristia con le comunità, nella quale vengono “trasformate” per il loro servizio nel mondo.
Sono convinto che il futuro della Chiesa dipenderà dal fatto che esistano comunità del Vangelo che abbiano accolto la propria vocazione battesimale. Se si intraprenderà questa strada, la fine della carenza di sacerdoti si avvicinerà realmente.






Non so fino a che punto sia giunto o addirittura se sia auspicabile l’allinearsi di più tipi di ordinazioni: a me sembra difficile che non si dia così luogo alla creazione di fatto di collaboratori di serie B. Se la riconsiderazione del sacrerdozio ministeriale femminile ritrovasse spazio in un contesto similmente urgente e vivace forse sotto il profilo numerico ci avvicineremmo a una soluzione più plausibile, equanime e lineare.
Ritengo che questa proposta sia interessante. Credo che prima sia necessario aprire ai laici, femmine e maschi, delle porte. Frequento incontri e corsi su aperture di servizi ministeriali a favore dei laici, ma trovo sempre da parte dei responsabili della curia, tante regole, tanto precetti. Ad es. si può, ma….!. Allora, secondo me, si dovrebbero aprire porte con “atteggiamenti fiduciosi”. Un altro punto da considerare è che manca nelle parrocchie una forte proposta di Formazione sulla Parola. I bravi cristiani disponibili conoscono pochissimo la Sacra Scrittura. Proprio l’origine e la sorgente di ogni servizio nella comunità. Solo persone profondamente innamorate di Gesù, potrebbero diventare missionarie nei vari servizi. In una parrocchia, assieme ad altre persone, curiamo la Liturgia della Parola una volta alla settimana nei giorni feriali. Lascio immaginare se abbiamo trovato la strada spianata. Malgrado la preparazione e la nostra buona volontà e disponibilità. Secondo me, dovranno mancare ancora presbiteri in servizio, almeno nelle diocesi del Nord, prima che si aprano delle porte…. alle laiche e ai laici che desiderano servire.
La Chiesa sconta oggi l’ipertrofia del sacramento dell’Ordine, che nei secoli, un passo dopo l’altro, da gruppo di servitori (e servitrici) delle comunità è divenuto prepotente, intollerante e settaria casta gerarchica (maschile), che tutto controlla e tutto commisura a sé stessa.
Fino al punto di coprire ogni abuso e di oscurare il valore del Battesimo.
Prova del nove: nessun voto di castità o povertà.
Ma niente paura
Concordo con alcuni commenti. Ma si sono accorti che il problema non è la carenza di sacerdoti ma la carenza di cristiani? Dovremmo avere comunità folte senza pastori ma così non è. Allora il problema non è il celibato o l’ordinazione delle donne, ma il modo stesso con cui comunichiamo e trasmettiamo la fede.
Pochi cristiani, pochi preti? Mi sembra che il Vangelo dica altro: “La messe è molta” (otto miliardi di persone!). Se ho un ristorante e gli avventori diminuiscono, dovrei chiedermi cosa sbaglio, come incontrare e soddisfare il gusto dei clienti, anziché dirmi:” Non hanno più fame”.
Non vedo motivo di criticare, La responsabilità di una comunità con annessa presidenza liturgica è un problema vivo. Le soluzioni proposte mi sembrano serie. Mi pongo piuttosto una domanda: ci sono ancora queste famose comunità vive? Una questione “vitale”. Se ci sono, e io credo di si, ci sono gli strumenti di sopravvivenza e /o di ripartenza. In caso contrario si pone il tema della missione.
Il tema della missione è la cenerentola di tutte le istanze sul tavolo, pur essendo fra le tre fondamentali del Sinodo. Io, cresciuto in un clima (immediatamente post-conciliare) in cui l’apostolato dei laici era la chiave di volta di tutte quelle allora chiamate adunanze degli adolescenti e dei teenager. Oggi abbattuta dall’intimismo vigente
Conciso e perfetto. All’arrivo de kmer tutti i missionari occidentali furono invitati a lasciare, ma Paolo VI fece ordinare presbiteri tutti i diaconi laotiani coniugati, con la motivazione che il celibato è tradizione ecclesiastica, l’Eucaristia è tradizione cristica. Sono comunque in accordo totale con l’articolo. Non ci sono obiezioni teologiche reali all’ordinazione delle donne, ma “politiche”: i rapporti con gli ortodossi franerebbero, ci sarebbero divisioni fra i cattolici….
Chiedo a Giuseppe da dove ha preso questa informazione su Paolo VI e la Cambogia. Non risulterebbe da nessuna parte…
Il vangelo non entra MAI nella camera da letto delle persone. Per Cristo era discepola la Maddalena, esattamente come Pietro o Giovanni, nonostante l’ostracismo del tempo verso le donne. Nel terzo millennio non è ammissibile continuare con i limiti e le incongruenze sociologiche, all’epoca di Cristo. La chiesa non è più credibile, con l’impuntatura contro le donne e contro i preti sposati. Il bigottismo allontana le persone!!!
Penso che quella di aprire il ministero sacerdotale ai “viri probati” ,soprattutto in certe realtà, sia un’ipotesi da prendere in seria considerazione, così come quella di rendere facoltativo il celibato. Certe affermazioni del teologo Zulehner, invece, mi lasciano a dir poco perplesso. “Se volete che il Vangelo continui ad essere trasmesso sono necessarie comunità vive ” afferma. Giusto, è proprio questo il problema (ben prima di quello delle ordinazioni), ma che indicazioni dà per suscitare e animare comunità di questo tipo? Nessuna! “La chiave per i futuri titolari di un ministero è dunque il più alto livello possibile di soddisfazione personale” afferma. Quale altissimo livello di soddisfazione personale Gesù era riuscito a raggiungere nei tre anni in cui era passato predicando e beneficando? Quanti lo avevano capito e seguito fino al Golgota? E anche nella nostra vita, davvero ogni volta che incontriamo fallimenti, incomprensioni, difficoltà di rapporti (vedi ,per esempio nel matrimonio) dovremmo mollare? Cercare solo la propria soddisfazione non è forse egoismo?
Un ‘ultima perplessità: davvero il Signore risorto non avrebbe più niente a che fare con il falegname di Nazareth? Si è disincarnato? Il suo corpo è forse rimasto nel sepolcro e con esso tutto il suo vissuto terreno? La tradizione che riserva il ministero ordinato ai soli uomini non può essere liquidata in modo così superficiale!
“Per suscitare e animare comunità di questo tipo” non ci sono ricette. Che la comunità stessa ascolti lo Spirito che in ciascuna vive. E metta alla corda tutti coloro che remano contro, gli “anticristo” che esitono (e magari prosperano) dentro ogni comunità, spesso purtroppo sotto copertura dei fratelli e delle sorelle che si attengono al rispetto umano.
Pochi cristiani e, perciò, pochi preti?
Riguardo ai pochi preti, mi sembra che nel Vangelo si dica altro:”Grande è la messa”: otto miliardi di esseri umani in vita! (sic!).
I pochi (e sempre più, vecchi) preti spendono le loro risorse per assicurare ai (se)dicenti cristiani residui , leggiamo nell’articolo, una Chiesa di servizi: battesimi, cresime, matrimoni, funerali: riti, liturgia.
E la pastorale? Le preghiere? Le catechesi?
“I Dodici”, ritenendo non giusto trascurare la parola di Dio per “il servizio di mensa, chiesero ai fratelli di cercare “…tra di voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di saggezza, ai quali affideremo quest’incarico”, e “…Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al ministero della parola».
Come rendere “viva” una comunità?
Affidando ad essa le responsabilità gestionali della entrate e delle spese e le responsabilità organizzative delle opere di carità.
Certamente “aiutata” in questi compiti dal santo presbitero.
Un contributo eccellente, per mille ragioni. Sintetizza lucidamente aspetti discussi e ampiamente approfonditi negli studi. Naturalmente quando Zuhlener parla di sacerdoti sposati e di dignità battesimale (o di équipe sacerdotale composta da uomini e donne consapevoli del significato del loro battesimo), rischia tuttavia di non essere compreso. Per quale motivo? Perché solo chi conosce questi concetti alla luce dei testi del N.T. e dello sviluppo storico delle chiese riesce davvero a decodificarli e a saggiarne fino in fondo la rilevanza, solidità, importanza. Si spera che contributi come questo continuino a fare conoscere/disseminare temi familiari da tempo solo, purtroppo, a chi se ne occupa per ragioni di ricerca. Come dice Zulehner, solo se le comunità divengono consapevoli di quello che sono o sono chiamate a essere nel Vangelo e col Vangelo, solo allora possono sperare di continuare a vivere e prendere tutte le scelte opportune o necessarie.
Certo che ne spara di grosse con una sicurezza dogmatica degna di miglior impiego … Manco parlasse il papa ex cathedra
“Non esistono ragioni realmente fondate per escludere in modo permanente le donne dall’ordinazione sacerdotale”
Scusate, a stento di trovano uomini sposati disposti a servire la Chiesa come cantori, catechisti, sacrestani, lettori, ecc. E pensiamo davvero di risolvere il problema ammettendo uomini sposati al sacerdozio? Dove sono tutti quegli uomini sposati disposti al Diaconato?
Hai perfettamente ragione, è l osservazione che faccio anch io perché è la verità che osserviamo, non sono frutto di elucubrazioni teologiche. Infatti poi lo stesso, si contraddice affermando che non ci sono abbastanza laici che s impegnano nella Chiesa… Non vorrei che tutto ciò ruoti intorno al solito … cercare di scardinare da altre vie,meno evidenti,il. celibato ?
Il Diaconato, come oggi è inteso, richiede un percorso con tempi esagerati. Quasi fosse un dottorato, presumendo che tutti siano se non analfabeti di teologia, quanto meno “illetterati”. Per un ruolo eminentemente di servizio. Mentre i presbiteri “si dedichino alla preghiera e al servizio della Parola”. Esitono fede e carità anche a prescindere dalla teologia.
Forse se fare il diacono fosse un po’ di più di essere un chierichetto cresciuto, le vocazione salirebbero. Inoltre non esiste alcuna pastorale per queste vocazioni mentre si sprecano quelle per la vita celibataria. Infine il diaconato, nonostante tutto, è in costante crescita in tutte le diocesi.
Preti sposati donne prete? Tutte cose che vediamo nelle confessioni protestanti senza che sia risolto il problema delle evocazioni che è poi semplicemente la crisi generalizzata della fede, il trionfo del secolarismo. Le considerazioni del teologo meritano approfondimento nel senso che i laici devono prendere in considerazione un loro coinvolgimento più attivo nella vita della Chiesa che naturalmente fede viva sostenuta da adeguata preparazione
Condivido appieno, è stato già sperimentato con insuccesso.
Sullo scarso coinvolgimento dei laici è veramente un problema che andrebbe preso in seria considerazione.Per la mia esperienza, il primo ostacolo è il clima nelle parrocchie,di chiusura che frena le persone.Si ha l impressione di essre solo osservatori di circoli di persone autoreferenziate che hanno da tempo certi ruoli che non hanno intenzione di condividere con chi non è dell entourage. Ci sono le eccezioni magari diverse ma questo clima è davvero scoraggiante.
È il modello protestante, niente di nuovo. È la naturale evoluzione del pensiero nato dal Concilio Vaticano II. Basterebbe dire senza tanti lunghi discorsi che la Chieda Cattolica deve diventare una nuova denominazione fra le tante chiese protestanti già esistenti.
La Chissà preconciliare ormai è un ricordo del passato, e la sempre più crescente carenza di persone disposte a rinunciare al matrimonio per il sacerdozio la relegherà sempre di più al passato.
Ormai non serve più nemmeno dire se uno è d’accordo o meno, ormai il cammino della sinodalità è inarrestabile.
Caro Marcello, fai un’indagine fra i praticanti. Quanti non ti diranno “Ormai il sinodo è finito”!
Vengono spacciate per novità le solite idee trite e ritrite. Sono le solite proposte che venivano dette dagli anni ’60 in poi. Non siamo più negli anni’ 60! Bisogna andare avanti.
Due osservazioni.
1. La questione del celibato non è quella fondamentale per la carenza di vocazioni. Basti considerare le varie chiese protestanti: non hanno il celibato Eppure hanno una carenza di pastori simile (se non superiore) a quella dei cattolici.
2. L’autore, giustamente, osserva che se si vuole che il Vangelo continui a essere trasmesso, sono necessarie comunità vive,che diventino “vivaio vocazionale”: le vocazioni nascono e crescono là dove i cristiani vivono il Vangelo con gioia. Non è forse qui il problema centrale?
Papa Francesco aveva anche detto:”In Germania c’è già una Chiesa evangelica (protestante) molto buona. Non ne servono due” (2022)
Nella Chiesa si dovrebbero vergognare per come sono trattate le donne. Come delle sceme senza cervello e lo fanno passare per volontà di Dio
Protestantesimo allo stato puro.
Anche leggere la Bibbia era da protestanti fino a 70 anni fa
Perché adesso no?
Certo, loro la leggono ancora. Siamo noi che l’avevamo messa all’indice e l’abbiamo rimessa al centro solo con Dei Verbum
Ma Filoramo due giorni fa non diceva che non la legge più nessuno in Italia? A dire il vero dice che non la legge più nessuno in Europa, c’è ripresa giusto in America. Comunque la Bibbia non è stata tradotta solo da Lutero e dai protestanti, anche da Erasmo e dagli umanisti. (Al massimo Erasmo da filologo era più consapevole della complessità del testo.)
Finalmente una proposta intelligente e proponibile.
Ritengo una colpa che l’ episcopato attenda tanto a provvedere per le comunità cristiane a quanto hanno diritto: una mensa eucaristica per tutti. Generiamo col battesimo, ma non cibiamo i nostri figli. Ciò che sarebbe grave per una mamma non lo è per la Chiesa?
Ma quando il Magistero attraverso l’Episcopato verrà a cercare le persone probate, troverà delle comunità dedite alla “vocazione battesimale” che si assumano responsabilità e partecipino attivamente? Bisogna che nasca prima l’uovo o la gallina?
Le proposte del teologo Zulehner sono realistiche e vanno nella giusta direzione. Bisogna passare da una “Chiesa di servizi” a una “Chiesa della vocazione battesimale” e ciò aiuterà la Chiesa ad avere meno bisogno di funzionari dell’edificio sacro. Chiesa sinodale e missionaria, preti sposati e donne prete rinnoveranno sicuramente la Chiesa.
Il sacerdozio femminile sarebbe un’ottima soluzione, ci sono tantissime donne intelligenti e preparate che potrebbero svolgere egregiamente questo compito, come avviene in altre chiese più aperte, moderne e paritarie rispetto a quella cattolica.
Giusto. Chiese che stanno sparendo, infatti.
Come quelle che del resto hanno abolito il celibato
le Assemblee di Dio hanno un decimo dei fedeli che la Chiesa Cattolica e un numero di pastori pari a quello dei preti cattolici
e crescono
Risposte molto lucide ed interessanti. Mi colpiscono due aspetti. Il primo: il ritardo della Santa Sede nell’avviare una vera discussione sul tema di un nuovo approccio nella linea qui indicata. Il ritardo deriva da un non voler rendersi conto in pieno dei problemi che ci sono. Visto da Roma, tutto diventa relativo, ma le criticità si colgono bene dalla ‘periferia’. E qui c’è lo snodo del vero dialogo tra istanze centrali e locali, che non esiste. Il secondo aspetto: dobbiamo ad un teologo di 86 anni (complimenti!) delle indicazioni che ben più giovani teologi, esperti, cardinali e vescovi, non hanno il coraggio di avanzare. La lucidità di Zulehner è ammirevole e un esempio da seguire.
Nemmeno si avvia la discussione perché i detentori del potere sono tutti maschi celibi