
Con la Affermazione di Abuja (Nigeria, 6 marzo) le Chiese anglicane dissidenti (della Comunione anglicana globale, GAFCON) affermano la consumazione di uno scisma che chiamano rifondazione.
«Da più di due decenni abbiamo chiesto con umiltà e preghiera il pentimento di quei gerarchi della Comunione anglicana che hanno rinnegato la fede ortodossa con le parole e con i fatti. Rifondare la Comunione anglicana è ora necessario perché un numero significativo di province che si dichiarano anglicane hanno abbandonato l’autorità della Scrittura e non sono riuscite a seguire con fedeltà Cristo.
Sebbene le questioni relative alla sessualità umana ne siano un’espressione esse sono semplici sintomi di deviazioni dottrinali e morali dall’insegnamento della Scrittura. La dirigenza degli “Strumenti di comunione” di Canterbury non è riuscita ad ottenere la disciplina, a custodire la testimonianza biblica e a sostenere i fondamenti della dottrina anglicana espressa nei formulari della riforma (i Trentanove Articoli, il Libro delle preghiere comune del 1662, incluso il rituale).
Gli “Strumenti” invece cercano di mantenere unita in una confusa comunione di coesistenza istituzionale basata sulla finzione di un “camminare insieme” con coloro che si allontanano dalla verità del Vangelo e dall’insegnamento di Gesù. L’unico fondamento della Chiesa è Gesù Cristo. La comunione è una comunità di Chiese che si sottomettono alla signoria di Gesù Cristo, la cui vita e il cui insegnamento sono rivelati nelle Scritture».
La confessio fidei non il compromesso
«La vera comunione è confessante e non semplicemente definita da una storia condivisa o da strutture istituzionali». Per questo si rifiutano i tradizionali strumenti di comunione, «vale a dire l’arcivescovo di Canterbury, la Conferenza di Lambeth, il Consiglio consultivo anglicano e l’assemblea dei Primati».
Si chiede quindi ai partecipanti alla nuova Comunione anglicana il «disimpegno di principio dagli strumenti di Canterbury. I leader che ricoprono incarichi nella Comunione anglicana globale non devono partecipare alle future riunioni dei Primati convocate dall’arcivescovo di Canterbury, né alla Conferenza di Lambeth, né alle riunioni del Consiglio consultivo anglicano e alle commissioni dello stesso […] È necessario un disimpegno completo e pubblico da queste strutture. L’insegnamento chiaro e coerente del Nuovo Testamento è che coloro che cercano di tradire la Chiesa non devono essere tollerati e i cristiani devono rifiutare di essere in comunione con coloro che promuovono falsi insegnamenti (Rm 16,17, Gv 10,11; Ap 2,20)».
Non si potrà partecipare ad ambedue le Comunioni anglicane. «Stiamo rifondando la Comunione dall’interno e abbandonando gli “strumenti” di Canterbury. La Comunione anglicana globale è legata all’ortodossia anglicana».
Non si tratta, secondo loro, né di uno spostamento e tanto meno di uno scisma: «Stiamo riportando la Comunione anglicana alle sue radici. La Comunione anglicana globale non è una nuova Comunione, ma la storica Comunione anglicana rifondata (riformata) dall’interno».
Prima dentro ora fuori
Come comunità confessante si fonda sulla Dichiarazione di Gerusalemme, approvata a giugno del 2008. «La Dichiarazione di Gerusalemme è stata redatta come espressione dell’autentica dottrina anglicana perché la Comunione anglicana guidata da Canterbury aveva perso il legame con le sue radici bibliche, compromettendone i valori, le strutture e la missione». «La partecipazione alla Comunione anglicana globale avviene tramite l’adesione alla dichiarazione di Gerusalemme».
La Comunione anglicana mondiale (GAFCON), nata all’interno della comunione anglicana di Canterbury, è ora costituita in comunione autonoma e il precedente Consiglio dei Primati viene sostituito dal Consiglio anglicano globale. Presidente del Consiglio è l’arcivescovo Laurent Mbanda, primate anglicano del Ruanda, vicepresidente è l’arcivescovo Miguel Uchōa e il segretario generale è il vescovo Paul Donison. Spetta al consiglio accogliere nella GAFCON le province e le diocesi che volessero entrare.
La solenne e drammatica decisione è stata presa dell’assemblea generale convocata ad Abuja in Nigeria, presso la St Matthias House, sede della Chiesa anglicana nigeriana. Vi hanno partecipato dal 3 al 6 marzo 347 vescovi e 121 fra laici e preti sotto il titolo Scegli oggi chi vuoi servire … Quanto a me e alla mia casa serviremo il Signore (Gs 24,15). I quattro giorni di lavoro sono stati scanditi dalle celebrazioni, dalle relazioni, dalle votazioni dei vertici e dall’approvazione della Dichiarazione.
L’esito dell’assemblea che potrebbe segnare in profondità la storia della Chiesa anglicana è frutto di un cammino che ha coinvolto la maggioranza delle Chiese anglicane d’Africa, attualmente le più numerose (Ruanda, Kenya, Uganda, Tanzania, Sudan Nigeria ecc.), e la Chiesa anglicana del Nord America, formata da conservatori che si sono staccati dalla Chiesa episcopale degli Stati Uniti e dalla Chiesa anglicana del Canada.
Il percorso storico comincia nel 1998 quando la Conferenza di Lambeth apre alla cura pastorale degli omosessuali. Nel 2002 la Chiesa del Canada accetta di benedire l’unione omosessuale. Nel 2003 viene ordinata il primo vescovo omosessuale in America. Nel 2008 nasce la GAFCON per dare un luogo agli «anglicani ortodossi».
Le successive assemblee hanno fortemente censurato le aperture delle Conferenze di Lambeth alle donne vescovo, ai matrimoni gay e l’elezione ad arcivescovo di Canterbury di Sarah Mullally (ottobre 2025) che ha prestato giuramento il 28 gennaio 2026. A Kigali (Ruanda) nel 2023 si è parlato di dare «una casa» agli anglicani «ortodossi» e nel 2025 mons. Mbanda ha parlato chiaramente di una rottura della comunione con Canterbury.
Dissenso etico o teologico?
La Chiesa anglicana nasce nel XVI secolo ed è legata alla volontà dei sovrani inglesi di prendere distanze dal potere di Roma.
Non è mai entrata nell’ambito della Riforma protestante pur assumendone alcuni tratti teologici, ma riti e sacramenti sono simili a quelli cattolici. I sui fedeli (85 milioni) diffusi in 164 paesi sono organizzati in 450 diocesi e 40 Chiese indipendenti (nazionali o sovranazionali), chiamate province. L’arcivescovo di Canterbury gode di un primato di onore (primus inter pares), non di governo, che è invece in capo alle singole Chiese e agli indirizzi delle Conferenze di Lambeth. I punti di riferimento comuni sono il Libro della preghiera (1562), la confessione di fede dei 39 articoli (1571), i quattro riferimenti essenziali: Scrittura, i simboli della fede, il battesimo, la cena del Signore.
I contenuti del dissenso ecclesiale sono riconducibili al ruolo ministeriale delle donne e alle indicazioni sulla famiglia (uomo-donna) e alla condanna morale dell’omosessualità e della convivenza. Elementi che vengono fatti risalire all’infedeltà alla Scrittura e alla teologia che sostiene la confessione di fede. Il riferimento vincolante, come si è visto, è la Dichiarazione di Gerusalemme, approvata dall’assemblea GAFCON nel giugno del 2008.
In quell’occasione si sottolineavano tre elementi di crisi. Il primo era l’apertura alla possibilità salvifica per tutte le religioni e la giustificazione di comportamenti immorali come l’omosessualità. Il secondo era la crescente consapevolezza della Chiese del Sud di non essere più in comunione con le Chiese che accettavano cambiamenti considerati contrari al Vangelo. Il terzo era il fallimento degli sforzi degli «strumenti di comunione» per tenere insieme la Chiese episcopali degli Stati Uniti e del Canada.
La Dichiarazione di Gerusalemme nasce per dare figura confessante alla «nuova» Comunione e si specifica in 14 punti. In essi si sottolinea la salvezza per grazia mediante la fede in Gesù, le sacre Scritture come parola di Dio, la normatività dei quattro concili ecumenici e dei tre «credi» ereditati dalla storia, la riaffermazione di «39 articoli» della confessione anglicana, la signoria unica e universale di Gesù Cristo, la tradizione sacramentale e liturgica, la successione apostolica e la missione universale. Alla responsabilità nei confronti della creazione si aggiunge la disponibilità al dialogo ecumenico, la libertà sulle questioni non centrali della fede e il rifiuto dell’autorità di quanti hanno rinnegato la fede ortodossa. Ultimo punto: l’attesa del ritorno di Gesù nella parusia.
La testimonianza cristiana impoverita
Difficile prevedere l’impatto sul resto delle comunità anglicane. Anche perché la Chiesa anglicana sta lavorando su un piano per decentrare la gestione della Comunione. Canterbury condividerebbe con altri primati la leadership. La presiede il vescovo Graham Tomlin che ha detto: «La storia della Chiesa ci insegna che quando ci separiamo radicalmente l’uno dall’altro, è molto difficile ricucire. (La nostra ipotesi) è un modo per tenerci uniti. Si spera».
Dopo la grave crisi avviata dalla divisione fra le Chiese ortodosse l’attuale scisma nella comunione anglicana allunga un’ombra molto oscura sulla complessiva testimonianza del cristianesimo oggi.






In Germania e non solo prendano nota. Nessuna sinodalità senza verità
Bene, più sismi meno potere clericale, mettiamola così.