I cristiani “della soglia”

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Identità smarrite ma comunque in ricerca; diffidenti rispetto all’istituzione-Chiesa ma aperte al mistero; indifferenti ma non ostili; distratte ma non precluse: sono i cosiddetti “cristiani della soglia”, donne e uomini sulla soglia del credere, punti di intersezione fra una ricerca e una risposta.

Tra queste figure differenziate del credere, che faticano a orientarsi con la bussola della fede tradizionale, si dipana il libro di Livio Tonello, Il respiro di Dio. Tra i cristiani “della soglia”, in uscita nella collana Sophia della Facoltà teologica del Triveneto in coedizione con Edizioni Messaggero Padova (Praxis, 23; pp. 190, € 20,00).

Il lavoro offre una ricognizione delle analisi e delle elaborazioni del rapporto del soggetto postmoderno con il sacro, con la religione, con l’istituzione, che parte dalla constatazione di una fluidità di appartenenze, di cammini e di scelte. «La liquidità sociale dell’Occidente europeo si riflette sul suo mondo religioso scalzandone le attribuzioni e le identità tradizionali» scrive Tonello.

Se l’uomo contemporaneo fatica a orientarsi con la bussola della fede tradizionale, tuttavia «non è meno credente di un tempo, ma lo è diversamente; non è meno spirituale ma non lo è dentro un’istituzione; non è meno bisognoso di segni e di riti, ma è refrattario alla continuità». Sembrano pertinenti le categorie di homo viator, religiosus, peregrinus come «icone di ricerca e di accostamento differenziato alla realtà del divino».

Le nuove richieste di spiritualità non sono da considerare come allontanamento dalla fede, ma sfide che interpellano l’istituzione religiosa e la pastorale. Per la Chiesa oggi è necessario riconsiderare «sia i soggetti ai quali si rivolge il messaggio evangelico sia le modalità di azione richieste per compiere ancora un’opera di mediazione tra sacro e profano», a partire da un cambiamento di paradigma teologico: la Chiesa esiste per evangelizzare e non per preservare sé stessa. Occorre allora «chiedersi cosa lasciare andare, cosa rinnovare e quali altre proposte attuare».

La “Chiesa della soglia”, per dirla con l’espressione di papa Francesco, ha i confini indeterminati ed è oggi più che mai abitata da persone di fede a tonalità variabile, per cui il bisogno di spiritualità va assecondato nelle molteplici forme nelle quali si presenta.

«L’azione e la sensibilità pastorale devono essere capaci di costruire ponti tra l’elemento veritativo della dottrina, della morale e della liturgia, e la soggettività variegata di coloro che bussano alla porta alla ricerca di Dio. Tutto ciò non è nuovo, ma urgente» sottolinea Tonello.

«Nuove possono essere alcune pratiche che pongono l’agire pastorale in una prospettiva di estroversione (counseling, animazione di strada, pastorale urbana), valorizzando luoghi apparentemente non consoni alla pastorale tradizionale (piazze, cammini), andando oltre la soglia di azioni consolidate e sperimentando anche con operatori inediti (mediatori culturali, missionari del creato, guide turistiche) nuove forme di incontro, di accompagnamento e di provocazione per coloro che si situano ai margini del vissuto ecclesiale o che sono indifferenti. È il terreno dell’annuncio del Regno – conclude – che apre i confini delle appartenenze e allarga le frontiere del cristianesimo».

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