
«Oggi, 2 giugno 2026, presso il monastero di Strahov a Praga è stato firmato un memorandum d’intesa tra la Conferenza episcopale ceca e l’associazione Someone Will Believe You (“Qualcuno ti crederà”). Il documento sancisce un impegno congiunto per la tutela delle persone vulnerabili all’interno della Chiesa, il sostegno alle vittime di abusi e lo sviluppo di strategie di prevenzione e di approccio sensibile nei confronti di coloro che hanno subito abusi da parte di chierici o operatori pastorali».
L’importante passo porta la firma del vicepresidente della Conferenza e neo-arcivescovo di Praga, Stanislav Přbyl, e del responsabile dell’associazione delle vittime Jiri Kylar.
La ventata di novità introdotta da Přbyl che ha perorato una Chiesa mite, autentica e disponibile al dialogo con tutti, è risultata credibile e condivisibile dai rappresentanti delle vittime.
L’associazione Someone Will Believe You raduna persone che hanno subito abusi nel contesto ecclesiale e altrove con alcuni esperti, garantendo un ambiente sicuro e possibilità di influire sulla formazione del clero e sui necessari cambiamenti sistemici.
Sul versante dei vescovi è nata, nel 2025, una commissione per la prevenzione e la protezione degli abusi, presieduta da mons. Přbyl, che, con la collaborazione di vari esperti, intende rafforzare l’approccio pastorale e terapeutico rispetto al problema, elaborare metodologie per la prevenzione e collaborare con le vittime e le autorità pubbliche.
Gli intenti e il documento
Il memorandum è distinto in sei brevi capitoli: scopo e natura del documento; forme concrete di collaborazione; autonomia e indipendenza delle parti; diritto alla critica anche pubblica; obiettivi comuni; disposizioni finali.
In premessa si dice: «Le parti condividono la convinzione che una prevenzione efficace, procedure trasparenti, l’ascolto delle vittime e la disponibilità all’autocritica siano condizioni indispensabili per affrontare responsabilmente la questione».
Fra gli scopi della collaborazione, si precisa l’ambito della prevenzione, la risposta alle segnalazioni e il sostegno a quanti dichiarano di essere vittime. La collaborazione si può sviluppare attraverso consultazioni e dialoghi specialistici fra le due parti, un comune impegno in ordine agli strumenti formativi e alla condivisione delle esperienze di lavoro, lo sviluppo dei metodi di sostegno alle vittime e la riflessione sui punti critici e i fallimenti del passato.
La chiara distinzione delle responsabilità dei due contraenti conferma l’autonoma responsabilità delle parti e la loro differenza istituzionale e di autorità, anche in previsione di possibili tensioni e di reciproche insoddisfazioni.
Quanto al diritto alla critica, si dice: «La stipula del presente memorandum non limita in alcun modo il diritto di ciascuna delle parti di esprimere pubblicamente posizioni critiche nei confronti delle azioni, delle decisioni e delle impostazioni sistemiche dell’altra parte, né di segnalare fallimenti, carenze o rischi del suo operato, anche attraverso i media o altre forme di comunicazione pubblica», anche se si chiede la reciproca buona fede.
Gli obiettivi comuni sono così definiti: «ridurre sistematicamente il rischio di abusi sessuali attraverso una prevenzione efficace, contribuire a una gestione trasparente, equa e responsabile dei casi di abusi sessuali, rafforzare la tutela dei diritti delle vittime e favorirne il recupero, promuovere una cultura istituzionale improntata alla responsabilità, all’apertura e alla disponibilità al cambiamento». Il documento è a tempo indeterminato.
Le cose stanno cambiando
In gennaio, mons. Přbyl e Jiri Kylar avevano inaugurato una mostra sul tema abusi nel monastero francescano di Praga. Kylar aveva detto: «Il percorso verso la collaborazione con la Chiesa è stato lungo e difficile; le vittime di violenza sessuale hanno trovato scarsa sensibilità ed empatia … Vedo che le cose stanno cambiando e che vescovi, sacerdoti e fedeli si stanno impegnando molto di più per approfondire la questione degli abusi. Vogliamo trovare uno spazio sicuro per la condivisione».
In occasione della firma del documento ha aggiunto che il memorandum non è una conclusione, ma l’inizio: «Siamo felici che, dopo tanti anni in cui alcuni leader religiosi hanno preferito il silenzio, si stia ora aprendo la possibilità di aiutare insieme la Chiesa a diventare un luogo sicuro».
Il vescovo ha ricordato il percorso comune già fatto con l’associazione nelle indicazioni su come denunciare l’abuso o come avviarne la soluzione giuridica e ha aggiunto: «Comprendo il dolore di tutti coloro che sono stati vittime di abusi. Credo che la collaborazione tra la commissione della Chiesa cattolica ceca per la prevenzione e la protezione degli abusi con l’associazione Someone Will Believe You rafforzerà la possibilità di aiutare in modo efficace e sensibile tutti coloro che hanno subìto un danno o una mancanza di attenzione nell’affrontare questi problemi da parte dei responsabili ecclesiali».
Nella vicenda vi è anche un risvolto personale. Jiri Kylar aveva comunicato, nel marzo 2019, al vescovo ausiliare di Praga, Zdenek Wasserebauer, responsabile del centro di contatto con le vittime e successivamente membro della commissione creata dai vescovi, il nome del prete che lo aveva molestato. Il collegio incaricato di accertare la fondatezza delle accuse ha immediatamente sospeso dal servizio il sacerdote, peraltro oggetto di molte voci critiche sui media locali, avviando le procedure canoniche del caso.





