Polonia-Abusi: Commissione e credibilità

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Conferenza stampa dei vescovi polacchi in cui si annuncia l’istituzione della Commissione indipendente sugli abusi.

Durante l’assemblea generale dedicata al tema parrocchia i vescovi polacchi (11 marzo) hanno istituito la Commissione di esperti indipendenti per indagare sul fenomeno degli abusi sui minori nella Chiesa cattolica.

L’indagine coprirà il periodo dal 1945 ad oggi attingendo agli archivi ecclesiali e civili e ascoltando le vittime. Avrà personalità giuridica ecclesiale con riconoscimento civile e sarà quindi autonoma rispetto alla Conferenza episcopale. Dovrà presentare una relazione finale entro tre anni.

L’annuncio arriva dopo tre anni di attesa e la grave delusione patita per la decisione dell’anno scorso di bloccarne l’avvio con il cambiamento del gruppo di lavoro da quello presieduto dal primate, Wojciech Polak, al giurista mons. Slawomir Oder. Diversi vescovi sono tuttavia partiti autonomamente con gruppi di indagine a livello diocesano (Lȯdz, Sosnowiec) e altri erano pronti a farlo (Czestochowa, Cracovia, Breslavia).

Recuperare la sfiducia delle vittime e di molti ambienti anche ecclesiali non sarà facile. Non casualmente, dopo la votazione, mons. Oder si è ritirato e il compito di selezionare il candidato alla presidenza della Commissione è tornato a mons. Polak consapevole che molto si gioca sulla credibilità dei protagonisti. «Cruciale sarà trovare il presidente giusto, cosa che oggi non è e non sembra facile» ha detto in una recente intervista, sottolineando che, rispetto alla Francia, che ha potuto ricorrere a un esponente di rilievo della burocrazia statale (Jean-Marc Sauvé), in Polonia la polarizzazione politica delle figure anche amministrative indurrà a guardare piuttosto al mondo accademico.

Il futuro presidente sarà un laico e verrà nominato dalla conferenza episcopale d’intesa con le federazioni dei religiosi e delle religiose. «Spero si possa trovare una persona disposta ad assumersi questo incarico, soprattutto perché la credibilità e l’indipendenza della Commissione si baseranno, in ultima analisi, sull’autorevolezza della persona» (Polak). Sarà lui a nominare i commissari e a coordinare i lavori.

Compiti e limiti

Dopo un decennio dedicato a dare forma a un sistema di tutela per i minori, i vescovi hanno compiuto un ulteriore passaggio approvando tre testi: i principi operativi della Commissione, l’accordo fra episcopato e superiori/e religiosi/e e lo statuto della Commissione.

Nel preambolo ai principi operativi si dice: «Affinché la Chiesa possa adempiere in modo credibile alla missione di Gesù nel mondo e aiutare le persone a trovare Dio, è necessario riconoscere e, ove possibile, riparare i torti che non solo hanno offuscato la luce del Vangelo, ma che, in molti casi, hanno lasciato un segno traumatico nella vita delle persone colpite».

Le attese per il lavoro della Commissione sono: rispondere alle domande delle vittime, capire i fattori facilitanti gli abusi, sviluppare una nuova sensibilità sulla questione, dare credibilità alla Chiesa. Il suo scopo principale: «esaminare la portata e le caratteristiche del fenomeno degli abusi sui minori nella Chiesa polacca, tenendo conto del contesto giuridico, sociale e storico in continua evoluzione, e ascoltare coloro che ne sono state vittime».

Si tratta quindi di conoscere a fondo il fenomeno degli abusi, di capirne la connessione con il mondo clericale dal 1945 ad oggi, di preparare una relazione finale che includa una diagnosi e un’analisi complete del fenomeno. Toccherà alla Commissione indicare il proprio metodo di lavoro, accedere alle fonti archivistiche, esaminare gli archivi correnti, aprire canali di comunicazione con le persone che sono state vittime o testimoni di abusi, raccogliere quanto è stato finora prodotto in merito.

La relazione finale dovrà essere sottoposta ai vescovi e ai superiori tre mesi prima della pubblicazione. Si sottolinea che la Commissione non ha funzioni investigative. I reati di cui viene a conoscenza vanno trasmessi alla procura e alla diocesi.

Indipendente dai vescovi

«Nell’esercizio delle sue funzioni, la Commissione deve essere indipendente e i suoi membri fedeli solo alla verità. La composizione della Commissione deve essere proposta autonomamente dal presidente della Commissione.

Il presidente della Commissione viene nominato dalla conferenza episcopale, previa approvazione delle autorità dei consacrati e delle consacrate, garantendo che il presidente goda di una fiducia vera, ragionevole e diffusa per la sua capacità di raggiungere gli obiettivi della Commissione in modo imparziale e onesto». Potrà giovarsi di persone con competenze diverse (storia, diritto, psicologia, sessuologia, sociologia, teologia) e con esperienza di lavoro con le vittime.

Non possono fare parte della Commissione: vescovi, superiori religiosi/e, accusati di abusi credibili, vittime degli abusi e giornalisti. Né i vescovi né i superiori/e possono interferire nei lavori della Commissione. Essa potrà cooperare con gli archivi di stato, con l’Istituto della memoria nazionale, con la commissione statale per la difesa dei minori, col difensore civico dei minori, le autorità giudiziarie e di polizia e con associazioni non governative che lavorano sul campo. Va garantita la privacy.

La commissione dovrà informare dei propri lavori sia le istituzioni ecclesiali sia la popolazione. Vescovi e superiori/e «devono fornire ai membri della Commissione tutta l’assistenza necessaria per il raggiungimento dei suoi obiettivi e lo svolgimento dei suoi compiti, e garantire alla Commissione il diritto di ricevere informazioni e documenti necessari al raggiungimento dei suoi obiettivi, anche da persone e da enti soggetti alla loro giurisdizione».

I costi dell’operazione sono in capo alla Fondazione san Giuseppe, voluta e sovvenzionata dai vescovi e religiosi/e, attiva sul campo da molti anni. Un problema non piccolo sarà quello degli archivi perché, durante il regime comunista, le diocesi non li alimentavano per paura dei controlli statali e quelli civili erano sotto verifica dei poteri comunisti.

Cammino in salita

Alcune settimane prima erano uscite critiche molto severe alla bozza dello statuto da parte di alcuni esperti come p. Piotr Studnicki, ex delegato episcopale per la protezione dei bambini, e di p. Grzegorz Strzelezyk, già membro del consiglio di amministrazione della Fondazione san Giuseppe. Quest’ultimo, in particolare, lamentava che, nel lavoro proposto da mons. Oder, la Commissione subisse un controllo finanziario, che la notizia di abuso dovesse essere immediatamente riferita ai superiori, che non si prevedesse l’obbligo di cooperare con la Commissione, che si parlasse solo di riservatezza dei dati e non di segreto d’ufficio, che si potesse cooperare solo con ONG “affidabili”, che si aprisse all’ascolto non solo delle vittime ma anche di quanti sono stati danneggiati dalle accuse… Limiti che metterebbero una seria ipoteca sulla credibilità dell’operazione «rischiando il fallimento sostanziale dell’intero progetto di istituzione della Commissione» e aprendo un’altra voragine di sfiducia nei confronti della Chiesa.

La delicatezza della situazione e la tensione fra governo e Chiesa (https://www.settimananews.it/vescovi/polonia-chiesa-sulle-spine/) è resa evidente dalla convocazione in tribunale civile del vescovo di Tarnow, Andrzej Jez, chiamato a giustificarsi per una preteso ritardo nella comunicazione alla procura di abusi da parte di due dei preti della sua diocesi (18 febbraio). Un fatto clamoroso in Polonia, anche perché il vescovo aveva seguito le procedure canoniche previste arrivando alla procura dopo un’informazione affidabile circa il delitto commesso dai preti. Il pubblico ministero ha eccepito che il nuovo codice penale del 2017 prevede l’obbligo di una denuncia immediata.

La decisione episcopale circa la Commissione e l’avvio dei suoi lavori costituiscono un banco di prova importante non solo per la credibilità della Chiesa polacca ma anche per le conferenze episcopali del Centro-Est europeo che fanno spesso riferimento ad essa.

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