Occidente: la sorpresa dei battesimi

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«Fino a poco tempo fa pensavamo di essere gli ultimi dei Moicani. Ma, d’improvviso, sono arrivati». Così si è espresso p. Vincent Gallois, parroco della cattedrale di Tolosa (Francia), parlando del battesimo degli adulti.

A partire dal 2000, senza preavviso, sono cominciate a crescere le richieste dei giovani-adulti. Ignorando apparentemente lo scandalo degli abusi in Francia i 4.468 battesimi degli adulti del 2000 sono scesi a 3.639 l’anno successivo del Covid per tornare a 4.278 nel 2022, impennandosi poi a 5.463 nel 2023, a 7.235 nel 2024 (12.000 con gli adolescenti), a 18.000 nel 2025 fino agli attuali 21.306.

Un flusso analogo, seppur di minore entità, si registra in Belgio (689), in Olanda (500) in Austria (4.000), in Germania (2.074), in Irlanda (129 nella diocesi di Dublino), nel Regno Unito (800 nella diocesi di Westminster), negli USA (1.755 a Washington, 1.428 a Detroit, 400 a De Moines ecc.).

Sembra che l’intero Occidente conosca una nuova onda di interesse. Certo modesta ma indicativa, soprattutto se venisse confermata in futuro. Essa non riguarda solo la Chiesa cattolica ma anche l’Ortodossia, le Chiese neopentecostali e l’islam. A conferma che i processi di secolarizzazione non hanno una crescita omogenea, ma conoscono interruzioni e resistenze (SettimanaNews: qui e qui).

Cosa dicono i catecumeni

Le ragioni che sostengono la ricerca del battesimo da parte dei giovani adulti sono molto diverse: dalla domanda di “radici” al riscatto di vite ferite, dalla richiesta di pacificazione e serenità al cristianesimo visto come risorsa vitale, dall’istanza di identità al desiderio di stabilità ecc.

Al centro vi è l’apertura a Dio e al trascendente. Come ha detto una catecumena: «Nella vita quotidiana siamo invasi da problemi di denaro, di coppia, di famiglia. Qui (nel gruppo di formazione) si lascia tutto questo da parte e si parla di quanto ci sta a cuore, del nostro desiderio di avvicinarci a Dio» (La Croix, 3 aprile).

In un sondaggio fra 1.500 nuovi battezzati francesi così essi hanno giustificato il loro avvicinarsi alla fede cattolica: una prova subìta nella vita (40%), una ricerca inquieta (34%), un’esperienza spirituale forte (32%). Sono importanti le attese per un legame forte, per la lettura della Bibbia, per superare il vuoto interiore, per la pacificazione del cuore.

Un certo ruolo in questo percorso l’hanno gli influencer cattolici che avviano all’interesse per la fede.

Dal punto di vista dell’età, i giovani fra i 18 e i 25 anni superano ormai quelli fra i 26 e i 40 anni: generazioni particolarmente assenti nelle attuali comunità cristiane. Due terzi sono donne e un quarto sono studenti. In maggioranza provengono da ceti popolari. Il 34% sono tecnici e impiegati. La maggioranza (71%) abitano in aree urbane, mentre il 29% vivono nelle campagne. Provengono da famiglie di antica (e dimenticata) tradizione cattolica, da altre confessioni (in questo caso sono introdotti nella comunione eucaristica e alla cresima perché il battesimo è considerato valido), dall’ateismo e alcuni dall’islam e da altre fedi.

La ricerca di Dio e della relazione con lui nella confessione cattolica comporta un percorso che va da uno a tre anni. Oltre ai contenuti dogmatici, spesso già approcciati e scavati in precedenza a livello personale, sono molto recettivi, anche se non sempre in pieno consenso, alle posizioni “inattuali” della Chiesa sui temi della morale personale e familiare, sulla questione dell’eutanasia e dell’aborto.

Ciò che convince i catecumeni è, in particolare, il nuovo rapporto che la fede ecclesiale induce nei confronti della vita, degli altri e del perdono. Spesso i loro percorsi personali devono essere accompagnati e stimolati per capire il senso comunitario dell’appartenenza alla fede cattolica.

Soprattutto in Francia si è sviluppato un ministero di fatto, cioè gli accompagnatori chiamati i “Barnaba” (il compagno-mentore dell’apostolo Paolo). Con l’effetto che i cristiani “stabili” si trovano a ricomprendere la loro fede per accompagnare i catecumeni.

In occasione di alcune celebrazioni con particolare presenza (le Palme, le Ceneri ecc.), vi è chi invita i presenti non credenti interessati a iniziare il cammino di fede.

È consueto che all’indomani del battesimo il nuovo credente sia invitato a prendersi un incarico di servizio nella comunità per garantirgli un percorso più lungo, argomentato e coinvolgente.

Interpellano la nostra fede

La questione dei nuovi battezzati sarà messa all’ordine del giorno di un concilio provinciale delle diocesi dell’area parigina in alcune tappe fra il 2026 e il 2027.

Il vescovo di Carcassonne e Narbonne, Bruno Valentin, sul nuovo fenomeno ha detto: «Lo constato con gioia. Esso suscita in me uno stupore mescolato a serietà: lo stupore di vedere fiorire la vita anche là dove sembrava in via di scomparsa e la serietà e la responsabilità per noi in ordine in ordine all’accoglienza della nuova vita» (La Croix, 27 marzo).

La richiesta di battesimo è constatabile, in particolare, nell’ambiente studentesco, ma anche nelle zone rurali. Il vescovo registra contestualmente una certa difficoltà delle comunità a percepire la rilevanza del fenomeno e i cambiamenti che esso richiede ai credenti. «Domani o dopo-domani potrebbero rappresentare la maggioranza delle nostre comunità: siamo pronti a lasciarci trasformare da loro?».

In un argomentato articolo su Etudes (gennaio 2026). Guillaume Cuchet invita alla prudenza, a non sovrastimare il cambiamento in atto, applicandosi piuttosto a comprenderne le ragioni, a favorire il loro inserimento nelle comunità, a cogliere l’insieme della ricerca spirituale e religiosa in atto.

C’è una domanda di radicalità e di tradizione, di sacralità e di bellezza, di silenzio e di distanza, di riferimenti morali e di vita comunitaria che vanno interpretati e modellati per dare loro radici profonde.

Il fenomeno, come ha scritto mons. Severino Dianich su queste pagine, domanda ai credenti si saper “dire” la propria fede. «È giunto il momento in cui o i cristiani si riassumeranno, comunicando agli altri la loro fede, la responsabilità di perpetuare nella storia la memoria storica di Gesù, prima ancora che la memoria fidei del Cristo risorto, o il cristianesimo è finito».

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